«ACAB». All Cops Are Bastards. Il refrain di un celebre motivo skin anni Settanta diventa richiamo universale alla guerra nelle città, nelle strade. Michelangelo, «Drago» e «lo Sciatto» sono tre «celerini bastardi». Sono odiati e hanno imparato a odiare. Basta leggere l'impressionante e inedita chat del loro reparto per capirlo. Cresciuti nel culto della destra fascista, si scoprono disillusi al termine di una parabola di violenza che è la loro «educazione sentimentale». Nella narrazione di Bonini si svela, attraverso l'occhio e il linguaggio degli «sbirri» e una lunga inchiesta sul campo, la trama occulta dei più sconcertanti episodi di violenza urbana accaduti in Italia negli ultimi due anni. Che collega in un ritmo serrato e una scrittura emozionante episodi accaduti in tempi e luoghi diversi come l'assalto militare degli ultras a una caserma di Roma e la caccia al romeno nelle periferie, i Cpt per immigrati clandestini e gli scontri della discarica di Pianura. La catena dell'odio e delle impunità.
Un'inchiesta interessante e urticante. Il punto di vista del celerino e del camerata illustrato a chi, per usare le parole di uno dei personaggi, "si indigna seduto sul divano di casa sua di fronte al Tg delle 20". D’accordo, la vita del celerino è pessima, ci vuole un gran coraggio, si rischia la pelle ogni giorno, si respira odio; i metodi forti, anche preventivi, sono necessari per tentare di placare masse inferocite e compatte, armate di qualsiasi cosa, che hanno come unico scopo annientare le "guardie". D’accordo, rischiano la vita per mantenere l’ordine pubblico mentre noi ce ne stiamo a casa al caldo dei nostri salotti a indignarci per la violenza nelle strade. Ma tutto questo non può giustificare la violenza su persone inermi. Le intenzioni di Carlo Bonini nello scrivere questo libro sono probabilmente buone: farci sapere di più, approfondire prima di giudicare gli eventi è sempre una buona cosa. Ma quello che ho letto può farmi comprendere (ma non avallare) la violenza nello scontro tra pari, non la violenza su gente disarmata e colta nel sonno accampata in una scuola, non la violenza su persone ammanettate e indifese, non la violenza in quattro contro uno. Uno dei personaggi dice: "La celere era stato un approdo naturale. L'adesione a un canone che lo riconciliava con l'immagine che coltivava di sé. Muscoli levigati, aria aperta, onore, rispetto, ordine, coraggio." Di quale onore, di quale coraggio stiamo parlando? Alcuni dei fatti recentemente accaduti, dal G8 in poi ma chissà quanti altri prima persi nella memoria, non hanno nulla a che fare con l’onore e con il coraggio. Forse è banale dirlo, da "indignata del divano", ma io so (perché sono convinta che sia sbagliata qualsiasi forma di generalizzazione) che la Polizia non è solo prepotenza e violenza, che essere tifosi non è solo teppismo, che Napoli non è solo camorra e che i rumeni non sono tutti assassini. Ma fino a quando i poliziotti “sani” non prenderanno le distanze da quelli violenti, le società di calcio non prenderanno le distanze dai tifosi non-tifosi e chi protesta per la propria salute non prenderà la distanza dalle mafie, non si potrà impedire che dilaghi il luogo comune. So che non è facile e non so se io stessa sarei capace di farlo (come si dice: tra il dire e il fare…), perché siamo esseri umani e per questo, purtroppo, imperfetti. Quando non pessimi.
Un saggio romanzato che parte da episodi di cronaca per riscoprire l'acqua calda: - per fare il poliziotto devi essere un po' (tanto) fascistello. - per fare l'ultras devi essere un po' (tanto) delinquente. - la politica e la malavita sono ottimi compagni di letto. Minchia signor tenente, niente di nuovo sotto il sole, comunque ricordarselo non fa mai male. Ben scritto, breve e incisivo al punto giusto ma niente di trascendentale.
Un libro veramente "forte" come dicono. "Nella celere, se non eri di destra lo diventavi. E lui di destra lo era sempre stato". Non l'avrei mai detto...
"...l'idea di un movimentismo ribelle e irregolare, antipolitico. Lo stesso che ha contrassegnato la storia del primo fascismo. Rispetto alla destra radicale (...) riserviamo maggiore stima (...) a quei compagni di cui condividiamo la mentalità radicalista, barricadera, che li porta non a caso in prima fila nella lotta a fianco degli oppressi e degli emarginati".
"... la politica è rifiutata dai ribelli in quanto luogo di tenebrosi giochi di tipo mercantilistico e capitalistico, inevitabilmente scaduti a logiche di accumulazione di denaro fondate su intrighi e menzogne".
Sinceramente avevo aspettative più alte. Di per sé l'idea è bella. È un bel racconto ruotante attorno a fatti di cronaca realmente accaduti. In un paese dove ancora si negano i crimini commessi al G8 di Genova apprezzo molto quando ne viene invece raccontata la cruda realtà anche attraverso gli occhi di chi quei crimini li ha commessi. Anche la "denuncia" di come dilaghino gli estremismi di estrema destra nel mondo delle forze dell'ordine italiane e di come questi estremismi rappresentino dei demoni nelle coscienze dei protagonisti. La trama di per sé però è un po' piatta a volte confusa, sicuramente non coinvolgente (almeno dal mio punto di vista). Se vi capita di leggerlo bene, ma non lo ricomprerei. Il film è stato molto più appassionante
è un libro strano, a volte fa paura, paura del ritorno e della diffusione delle idee fasciste e fascistoidi tra i ranghi sia della polizia (pardon, dei celerini) che degli ultras negli stadi. Nonostante tutto, nonostante i celerini vengono presentati come persone inclini alla violenza non si riesce a accusarli, perchè si affrontano con selvaggi, non con persone, e quindi, parafrasando le parole del libro: se non sei così lo diventi. Consigliato!
It is not an easy book. Not because is complicated, but because it shows our society in a hard way. The struggle between police and ultras, what we see on tv from the perspective of police officers, "celerini", without rhetoric or trying to find an apology. In a sorto of way, is the chronicle of the After Diaz, after the G8 in Genova. Interesting, but not sufficiently worked on. Just an aesthetic observation: the cover is horrible, totally out of contest.
Bonini, Carlo (2009). Acab. Torino: Einaudi. 2010. ISBN 9788858400944. Pagine 191. 6,99 €
Comprato e letto di getto sull’onda dell’entusiasmo per Suburra. Un po’ deluso. Penso che l’idea fosse quella di scrivere una “verità pasoliniana”: narrare una storia che si sa vera, anche per averla esplorata con un lungo reportage, ma di cui non si hanno o non si possono mettere in fila le prove, perché non reggerebbero in un tribunale ed esporrebbero l’autore a molte ritorsioni. Conosco molto bene, anche sulla mia pelle, i limiti non scritti ma molto praticati della libertà di opinione in Italia.
Io so. Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato “golpe” (e che in realtà è una serie di “golpe” istituitasi a sistema di protezione del potere). Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969. Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974. Io so i nomi del “vertice” che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di “golpe”, sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli “ignoti” autori materiali delle stragi più recenti. Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974). Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l’aiuto della Cia (e in second’ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il ’68, e in seguito, sempre con l’aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del “referendum”. Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l’altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l’organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli. Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari. Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli. Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi. Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero. Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell’istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il mio “progetto di romanzo”, sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il ’68 non è poi così difficile. [Pier Paolo Pasolini. "Cos'è questo golpe? Io so". Corriere della sera. 14 novembre 1974]
Idea buona, dicevo, raccontare così un arco di tempo e di storia che va dalla macelleria messicana della Scuola Diaz e della Caserma di Bolzaneto (21 luglio 2001) agli scontri a Roma dopo la morte di Gabriele Sandri (11 novembre 2007). Ma è la realizzazione che non mi convince. Troppo visti e sentiti, troppo convenzionali quei poliziotti idealisticamente fascisti ma tutto sommato integri, troppo compiaciuto il gusto della violenza, troppo lezzo di docufiction ed edutainment …
Il libro ha generato un film, con l’onnipresente Favino. Un motivo in più per diffidare.
Bellissima – e non sto scherzando – la copertina.
* * *
Pochissime le citazioni (riferimento alla posizione sul Kindle):
Contusioni multiple con suggellatone parzialmente estesa ed ematomi su tutte e quattro le estremità, costole, fianchi, viso e schiena. [278: locuzione citatissima sul web, ma tutte le citazioni alla fin fine derivano da questo passo di Bonini: e nessuno si preoccupa di spiegarci di che cazzo stiamo parlando. Forse di un errore di stampa diventato classico della letteratura contemporanea?]
Ho imparato studiando Diritto che dire che un fatto è accaduto non è sufficiente ad attribuirne la responsabilità a chi è accusato di esserne l’autore. [2116]
Questo libro ce l'avevo da un po', dal 2009 per la precisione, anno della sua pubblicazione: questo l'articolo che me l'ha fatto scoprire. Ora che è in arrivo il film che ne hanno tratto, non mi è sembrata una cattiva idea leggere un titolo che promette di tornare al centro delle discussioni.
Mi è sembrata abbastanza spiazzante la scelta della copertina con la testa di Medusa del Caravaggio, in genere le opere d'arte si riservano ai classici e ai romanzi storici, per la narrativa, i noir e i romanzi di argomento più crudo vanno più fotografie o composizioni grafiche varie. ACAB è l'acronimo di All Cops Are Bastards, frase divenuta grido di battaglia di skinhead, ultras e formazioni antagoniste: proprio i "celerini", quelli che prestano servizio sulle strade per garantire l'ordine pubblico, che di regola prendono botte, insulti e sputi e talvolta invece finiscono al centro di casi problematici, sono i protagonisti di questo libro che ha la forma del romanzo ma che l'autore, Carlo Bonini, giornalista, ha assemblato traendo il materiale dalle sue inchieste (i fatti e i personaggi sono assolutamente reali). Ci inoltriamo così in questa guerra continua che vede fronteggiarsi negli stadi, per le strade, alle manifestazioni un'umanità arrabbiata e disillusa e poliziotti spesso altrettanto arrabbiati e disillusi, in una spirale di violenza che finisce per soffocare le vite di tutti nella stessa misura. Ripercorriamo così alcuni eventi tragici degli ultimi anni, le violenze del G8 di Genova del 2001, gli scontri allo stadio, la morte del tifoso Sandri (forse il capitolo più coinvolgente e riuscito), gli scontri della discarica di Pianura, a Napoli.
Insomma, materia attualissima, importante, scomoda, prospettiva coraggiosa e inedita. Sì, però... Avrei voluto trovare qualcosa di meglio da dire sulle tematiche affrontate dal libro, ma mi sono accorta di non riuscire a farlo, e questo è dovuto alla mia crescente insofferenza durante la lettura, nel corso della quale il contenuto ha finito per essere fagocitato e "annullato" dalla forma. Forse sono io a non capirci nulla, visto che la quarta di copertina parla di "ritmo serrato" e di "scrittura emozionante", che De Cataldo ne tesse ampie lodi, che nell'articolo del Corriere della Sera di cui sopra si legge di "dialoghi efficaci". Mi rendo anche conto che questo più che un romanzo vero e proprio è un tentativo di docu-fiction, e che quindi molti dei dialoghi e delle descrizioni saranno presi da fonti documentarie (interviste? intercettazioni? verbali di polizia? Il capitolo sulla chat intranet del sito della Polizia riporterà sicuramente dei messaggi autentici) e sia anzi proprio questo il loro valore aggiunto, l'assoluta aderenza alla realtà.
Sta di fatto che questo libro a tratti è illeggibile: interminabili dialoghi mezzi in romanesco mezzi in italiano che, senza disconoscere la potenza espressiva del dialetto, sono di una pochezza e di una sciatteria disarmanti, ripetitivi, con frasi spezzate (avete presente i "no, niente", "cioè", "praticamente"... come tendono normalmente a essere i dialoghi, non dico di no: veri lo saranno senz'altro, ma c'era bisogno di riportare tutto l'intercalare?), periodi paratattici e scarso uso delle subordinate, lunghi brani citati da opuscoli e pubblicazioni di gruppi di ultrà, referti medici, dibattimenti in tribunale, gli stessi messaggi della chat che ricordavo prima... Tutto questo ha sicuramente lo scopo di farci toccare con mano la realtà dei temi affrontati, ma deprime inevitabilmente il tono stilistico del libro, tanto da farmi pensare che, se volevo proprio avere un assaggio di queste problematiche, poteva andar bene un reportage giornalistico o un saggio che almeno facevano il loro mestiere senza velleità narrative o di costruzione della trama. O anche sì, un film, come quello che esce in questi giorni, che forse era il mezzo più adatto per veicolare questa storia e che non è detto non si riveli ben fatto: ma non un romanzo. Veramente illeggibile: spiacente, ma se fai il tentativo di scrivere un "romanzo", è coi parametri del romanzo che ti valuto.
Reparto Stimolato dall'ottima recensione di Bana che vi invito a leggere prima di proseguire, ho continuato comprandolo, la lettura iniziata durante la presentazione su Repubblica. Il libro � assai semplice. Come molte opere giornalistiche potenti, la fatica � stata nello scegliere cosa guardare: separare le minchiate dalle cose che contano. Il resto viene da se. Sono sbobinature di colloqui, interrogatori e memoriali di Fournier e di altri celerini. Non solo sui famigerati fatti del G8, qui riportati opportunamente innanzitutto come elenco di referti medici per sapere di cosa si sta parlando quando la merda colpisce il ventolatore. Ad essi � affiancato analoga inchiesta in presa diretta, come se foste stati presenti o in ascolto, sulle imprese degli ultras e di altri esagitati nella specie - ad esempio - di azioni dirette per reazione a un noto grave reato del quale gli immigrati furono incolpati fin da subito. Il libro � ricolmo di flash fotografici sulla realt� col grave, gravissimo vizio di mostrarla nella sua versione secca, drastica, cos� come si vede. Sembra che questo sia ovvio ma non � vero. Se fai vedere la realt� in una frase, il talcsci� non decolla, il politico non interviene, insomma dare la realt� liscia in pasto ai media, senza le consuete maniglie per maneggiarla � un colpo basso che giustamente l'autore esercita. Non dico che ci sia qui del fegato a livello di Saviano, ma � di quel genere li. Il cuore del libro � la presa di coscienza di alcuni ma non rari celerini (es: vedi pagg 88) dotati di autorit� o solo di autorevolezza, attraverso il loro percorso prima fuori dai reparti con le consuete storie personali e gli ovvi contatti e simpatie di destra sociale, e poi dopo: di cosa sono, di cosa devono rimanere e di cosa devono stare attenti a non diventare. Squadernata la realt� in questo modo - l'arrivo di Fournier a Napoli nei giorni della discarica di Pianura � un assoluto capolavoro politically incorrect - assolutamente difforme dalle giulebbatiche visioni a cui molti sono abituati, talvolta colpevolmente, si lascia come sola e unica curiosit� l'esito che questo libro avr� sui celerini stessi (per loro assicuro che non c'� assolutamente alcun tentativo castrante o rigurgiti di populismo sinistrato da anni '70) e su una parte della sinistra italiana (e anche del centro, che quanto a puzza sotto al naso molti non scherzano pure li). Se da questa il libro verr� percepito solo come esca per addomesticare i reparti di ordine pubblico l'occasione sar� persa e l'orrore di morire democristiani ci sembrer� un'opzione accettabile. Colonna sonora: The Who - Tommy The Who - Quadrophenia The Specials - Too much too young [live] The Selecters - Out on the Streets [live] Special Beat - Live
Un testo che ha poche idee buone, ma che porta avanti con chiarezza e semplicità.
L'idea di base è questa: unire in un'unica narrazione una serie di fatti di cronaca che hanno caratterizzato i primi dieci anni del nuovo millennio. I nomi presenti sono ripresi da persone reali, i fatti narrati sono realmente accaduti. L'invenzione sta nell'unire questi fatti di cronaca all'interno di un intreccio.
L'obiettivo è quello di descrivere un particolare tipo di sentimento che attraversa le masse italiane. Da una parte ci sono i poliziotti, dall'altra gli ultras. Ma il calcio c'entra ben poco: gli scontri tra le due fazioni rappresentano un conflitto di classe che ha le sua radici in profondi disagi sociali.
Fin qui, nulla di nuovo: eppure, l'idea di Bonini è di mostrare come queste lotte vedano il conflitto di due fazioni che in realtà hanno lo stesso substrato culturale, cioè quello della destra o, addirittura, del fascismo. In entrambe le fazioni, c'è il desiderio di fondare un forte sentimento comunitario e di reciproco aiuto, sulla base della difesa del territorio da eventuale minacce. E la minaccia maggiore viene vista nello straniero che viene qui a delinquere e a rubare i sonni tranquilli dei poveri italiani.
Il problema è che gli ultras e i celerini, in fin dei conti, risultano essere marionette di poteri criminali o istituzionali che vogliono difendere i propri interessi. E' pura carne da macello che poi deve rispondere della violenza che esercita per conto di terzi che, al momento della presa di responsabilità, scompaiono.
Sono forze ingenue che credono che attraverso qualche atto di forza possano riscattare tanti momenti di umiliazione. E, di fatto, questa è la spiegazione che Bonini dà della violenza: l'acme di una frustrazione che trova il suo sfogo in un singolo momento di confusione, in cui la dimostrazione di forza diventa legittima.
Il punto di debolezza del testo è di non andare oltre la rappresentazione dei miti beceri e qualunquisti della destra italiana. Spiega il perché di determinati atteggiamenti, senza però andare a scandagliare le ragioni più profonde e complesse. Bonini si concentra sulla massa, senza far vedere la complessità sociale in cui questa massa è immersa e, soprattutto, si mostra incapace di mostrare le colpe del potere. Il romanzo mostra gli effetti della malagestione e del malaffare, ma non le sua cause.
Ciononostante, il testo è molto godibile e alcune parti sono scritte in maniera molto interessante (le pagine più belle sono quelle in cui Bonini imita la lingua dei post qualunquisti della destra italiana, per rappresentare uno scambio di vedute tra poliziotti avvenuto tramite un sito interno della Polizia). Ma resta su di un piano superficiale, anche se ricostruito per bene.
1.3.1.2. "Libro scritto da Carlo Bonini e pubblicato dalla Einaudi nella collana Stile libero * Big nel 2009. Carlo Bonini giornalista professionista con trascorsi ne “il Manifesto” e il “Corriere della Sera”, dove si è occupato di cronache giudiziarie, è oggi un inviato per “Repubblica”. Romanzo/Cronaca che abbraccia gli ultimi 10 anni della cronaca nera riconducibile alle malefatte di alcuni reparti della Polizia di Stato. Dalla “Macelleria Messicana” della Scuola Diaz, alla rivolta di Pianura, passando per l'odio razziale post omicidio Reggiani a Roma a quello del tifoso laziale Gabriele Sandri. La storia/cronaca gira attorno ad un gruppo di “celerini” del disciolto VII Nucleo del reparto mobile di Roma, gruppo eterogeneo culturalmente e di estrazione sociale, ma una una forte connotazione di “nera”. Il Vice Questore Michelangelo Furnier, Drago, Lo Sciatto e Carletto, volteggiano all'interno di questo spazio temporale di storia Italica, senza sentirsi minimamente fuori luogo nel subire violenza e ridarne indietro 10 volte tanta. L'autoreferenzialismo e l'intoccabilità del corpo speciale è facilmente connotato nel capitolo “Chat”, dove si descrive l'incontro e velato scontro telematico dei celerini in servizio dalla Calabria al Veneto. Tutto questo condito da troppo qualunquismo, populismo e una bella spruzzata di buonismo. La realtà è tutt'altra, chi ha vissuto e vive le strade e gli stadi d'Italia conosce la verità/realtà, il buon Bonini come successivamente Sollima, per la pellicola, hanno cavalcato l'onda mediatica, producendo discreti business ma pessimi prodotti. Non basta vedere tutto ""nero"" per cancellare o alleviare le responsabilità di ""alcuni"" reparti della Polizia di Stato. Il nostro è il paese in cui si evita di dare il triciclo ai propri bimbi per evitare che sbattano la testa. Reprimere non vuol dire educare, reprimere non vuol dire aiutare, reprimere vuol dire soltanto ... odiare. http://theclash976.word
Rozzo, potente, inquietante. Romanzo-reportage la cui struttura è singolarmente efficace, base del film omonimo che però è giustamente infedele al testo stampato; giustamente nella misura in cui gli autori della sceneggiatura hanno saputo trasformarla in un grande film. Comunque, il coacervo di contraddizioni, disastri, corruzione e degrado che costituisce attualmente la vita nella città di Roma (e non solo) viene colto da Bonini con una serie di istantanee estremamente convincenti. Le tifoserie politicizzate o al grado zero della politica; la paura degli immigrati; la marginalità sociale; la Polizia, in particolare la Celere, e le sue storture; le scelte disgraziate o disoneste dei pagliacci al governo e le catastrofiche ripercussioni su una società sgovernata; la decadenza Italiana. Insomma, c'è tutto lo squallore che ci circonda, ma messo a fuoco in un modo che nessun programma televisivo o editoriale di Repubblica (ma anche del Giornale, se è per questo) riuscirà mai a eguagliare. Leggendo si ha l'impressione di star toccando tutto quello che le chiacchiere dei politici e i teatrini dei talk show si affannano a nascondere. Ma è quello che incontri per strada tutti i giorni, anche se - grazie a Dio - di sfuggita.
A.C.A.B. è l'acronimo che sta per All Cops are Bastards, il refrain di un brano della band oi! 4 Skins. E bastardi lo sono veramente, gli sbirri protagonisti di questo romanzo-inchiesta. Michelangelo, Drago e Lo Sciatto, tre poliziotti in forza al Reparto Mobile di Roma (la vecchia Celere), accomunati da una certa fascinazione per il Ventennio. Quest'opera, partendo dai fatti del G8 di Genova, arriva agli scontri della discarica di Pianura, passando attraverso la selvaggia guerriglia scatenata dagli ultras romanisti e laziali dopo l'uccisione di un tifoso della Lazio da parte dell'agente Luigi Spaccarotella. Basandosi su sentenze del tribunale e su referti medici, Carlo Bonini ricostruisce un inquietante spaccato di un'Italia che pochi conoscono, o molti fingono di non vedere. L'Italia dell'odio.
E' difficile dare un giudizio su questo piccolo libro, perché la sua natura ibrida esclude che lo si possa dire 'romanzo', ma l'ingombrante filtro dello scrivente esclude anche che lo si possa chiamare 'reportage'. Se il tema contemporaneo ha un appeal potente, ammetto di aver trovato spesso stucchevole e fastidiosa la vena political-buonista che percorre alcune pagine, quasi esistesse, di fondo, la voglia di far-male-ma-non-troppo. In uno sforzo costante di umanizzazione-legittimazione di alcuni episodi assai controversi, l'interpretazione (gonfia anche di una discreta dose di retorica e cliché, a mio avviso) si sostituisce alla scarna cronaca, e annacqua, di fatto, il valore dell'inchiesta.
Poliziotto buono, poliziotto cattivo. La dicotomia da telefilm che ormai conoscono anche i bambini qui si colora di tinte nuove: i due infatti sono la stessa persona. Che si accaniscano nella macelleria della Diaz (G8 del 2001) oppure che respingano gli assalti degli ultrà organizzati e assetati di sangue fuori dagli stadi. Niente retorica e tanta ipocrisia. Un altro mondo, purtroppo, è possibile.
Letto di getto, scorre bene fino alla fine...ma poi non lascia nulla. L'anima nera della celere non é mai stata in dubbio, ma nel libro sembra quasi che sia un "obbligo" o un vanto. Avendo letto da poco un altro libro simile (a viso coperto-gazzaniga-einaudi) dovendo consigliarne uno che tratti il duopolio ultras/forze dell' ordine, consiglierei sicuramente quello di gazzaniga
Un giornalista che scriva su questi temi non può che essere cerchiobottista.Bando alle ipocrisie: i violenti vanno repressi con una violenza maggiore.Non esiste altro modo.