Vera è un'adolescente vivace e inquieta che condivide con i coetanei molte illusioni e speranze, ma se ne discosta in larga parte per i gusti. I suoi compagni non la capiscono, e la guardano con un po' di diffidenza, anche se molti le vogliono bene. Ama la musica sinfonica, indossa le gonne della madre, legge Campanile, Ionesco e i fumetti anni Sessanta. Ha un padre lontano a cui scrive lettere destinate a restare senza risposta, e una madre vicina, ma assente, sempre impegnata in nuovi e improbabili progetti. L'incontro con un vecchio linguista bizzarro farà esplodere il suo piccolo universo acerbo, impastato di amori e dolori, al contatto con il grande universo delle parole. «Perché le parole cambiano quando cambia la vita. Anzi le parole cambiano insieme alla vita e vanno a significare la tua tragedia e la tua commedia».
"Ogni parola ha mille, infiniti significati: perduti, nascosti, lì lì per nascere, già viventi. E in ogni significato ci siamo noi tutti che li abbiamo voluti: e in ogni significato, anche nel più piccolo, c'è un senso, un motivo." Consigliato a tutti coloro che sono appassionati di linguistica o, più semplicemente, si interessano alle parole, perché "le parole sono soffi dell'anima davanti all'ignoto per definirlo e non averne più paura."
La scrittura di Vecchioni è sublime, ma non pretenziosa. Il libro scorre e ti riempie di bellezza d ogni parola. Per quanto sia un po’ una storia da adolescenti, i temi che essa descrive sono universali: non parlo della filosofia che molti altri hanno già citato, forse un po’ accusando Vecchioni di averla “incastrata” in un racconto, ma della crescita della protagonista, dei rapporti profondi che si creano tra i personaggi, rapporti con la famiglia, con l’amore, con la scoperta del proprio posto nel mondo attraverso una guida, un “maestro”. Credo che questa sia la forza di questo libro, che forse accuso solo di essere riassuntivo, ma non forzato. Consiglio di leggerlo, soprattutto da ragazzi.
Premessa: preferisco il Vecchioni cantautore al Vecchioni scrittore. Ciò detto, il libro è gradevolissimo. Non un capolavoro, ma una lettura che scorre via bene e che, se solo l'avessi compiuta durante l'adolescenza, avrebbe probabilmente contribuito a farmi far pace con la linguistica all'università. Sembrerebbe quasi essere una lettura propedeutica all'insegnamento di questa disciplina, che contribuisce a mettere nella giusta luce. C'è tanto di Vecchioni nel personaggio di Otto, tanto della sua personale voglia di trasmettere. C'è tanto di lui - forse di quello che lui è stato da ragazzo - anche in Vera (nome non casuale, decisamente). Lei è un po' una figura universale d'adolescente, un po' rabbiosa, un po' ribelle, un po' romantica e un po' disillusa, innamorata e poi lasciata, alle prese con la maturità in arrivo. Cerca di crescere come può ma, complici un padre assente e una madre presa dai suoi affari, si trova impantanata in un punto morto. Sarà l'incontro con Otto, anziano e geniale linguista, a segnare il suo ritorno alla vita. Grazie a Otto, goccia a goccia, parola per parola, Vera torna a respirare. Scopre la catena lunga millenni delle parole, scopre i sentimenti universali che ancora esprimono. Scopre la verità dell'amore, quello puro. Cresce fino a diventare, lei stessa, in grado di insegnare qualcosa agli altri pur senza perdere la sua propria voce limpida e schietta. Un romanzo ironico, a tratti malinconico e sognante, a volte un pelo troppo didascalico ma sempre ben scritto alla maniera di Vecchioni. Gli adolescenti da lui presentati (a volte estremi ma volutamente emblematici), Vera, Max, Mattia, Julian, Filippo, Tommaso, si rivelano con tutti i loro problemi spesso più adulti degli stessi "grandi", con una capacità di visione più netta e non inquinata dalle circostanze di una società che ancora non capiscono davvero. Gli adulti - la madre e il padre di Vera, ma anche la madre e lo zio di Tommaso, lo stesso Otto e la sua combriccola - sembrano invece bloccati in sogni perenni del passato e illusioni effimere, oppure nella rete del giudizio morale e della comunità, in una fuga dalle responsabilità (soprattutto da quelle che hanno verso i giovani). Sono i ragazzi a prendersi cura di loro, mai viceversa. Vecchioni sfrutta la sua esperienza di professore per far comprendere quanto importante sia la comunicazione adulti/ragazzi, quanto importante sia coltivare il cuore dei giovani, ognuno con le proprie attitudini e i propri sogni e valori, quanto importante sia metterli in grado di capire e di trasmettere a propria volta, invece di giudicarli, semplicemente, "gioventù bruciata". Un romanzo che vuole insegnare a crescere, senza mai perdersi, e a vagabondare nel pensiero e nel tempo ritrovandosi.
Il libro racconta di Vera e di due incontri molto importanti, col primo grande amore e con Otto che le trasmetterà l'amore per le parole. Ho trovato questo libro un po' troppo tecnico in alcune spiegazioni di Otto, sembravano quasi lezioni universitarie. Tutto il Vecchioni professore e libero viene fuori da questo libro. Un libro che parla di adolescenti con le parole di un professore universitario.
Un gigantesco NO. Un libro scritto da un boomer per raccontare gli adolescenti. Ne ho un po' le palle piene dei clichè di come i giovani vengano visti dagli adulti, e la narrazione mi sta un pochino annoiando. Ho fatto fatica ad andare avanti, ho saltato molte parti, e l'ho ritenuto davvero pesante e di cattivo gusto -soprattutto nel goffo tentativo di imitare il modo (secondo una persona nata nel '43) in cui i giovani si esprimono. Male.
Il libro mi è piaciuto moltissimo. È perfetto da leggere sotto l'ombrellone o per rilassarsi, la scrittura è chiara e coinvolgente. La storia è veloce, i personaggi simpatici e ci sono anche interessanti spunti sul linguaggio. Consigliatissimo
What I learned from this book is that Math doesn't exist since the numbers doesn't exist as well...except the number one...the only one .....all the other have been invented.....and I also recalled the importance of the sound of the right word.