“Se fossi rincasato soltanto cinque minuti prima…” continua a pensare Bayard Paulton. Se fosse rincasato soltanto cinque minuti prima avrebbe potuto incontrare l’uomo che, venuto a cercarlo al suo appartamento, si sarebbe poi improvvisamente lanciato da una finestra per morire sull’asfalto di un marciapiede.
Passano le notti e i giorni eppure, nonostante i numerosi impegni, Bayard non riesce a togliersi dalla mente le immagini del drammatico evento. «Nessuno può far nulla per me», «Soltanto il signor Paulton mi può aiutare, nessun altro», aveva detto l’uomo a sua moglie. Così quando Margo parte per una vacanza – per dimenticare l’accaduto e riprendersi dallo shock subìto –, Bayard decide finalmente di tentare di scoprire perché lo sconosciuto Roy Kearney cercasse il suo aiuto.
La ricerca lo porta a incontrare varie persone che hanno conosciuto Roy, ma le descrizioni dell’uomo sono in alcuni casi talmente diverse da apparire contrastanti. L’accumularsi di racconti, aneddoti, rivelazioni ha perciò il frustrante effetto di allontanare la soluzione del mistero: come una massa di minuti dettagli osservati da vicino, troppo vicino, non possono permettere una visione adeguata dell’intera immagine.
Seguendo le tracce del passato di Roy Kearney per mezzo dei racconti dei testimoni, Bayard Paulton rivede anche la propria vita attraverso i primi decenni del Novecento, in una nazione sempre impegnata – o appena uscita o in procinto di entrare – in una guerra, ossessionata dal “sogno americano”, dove l’avere una vita migliore, il possedere – sempre di più – cose e persone, sono aneliti irresistibili, intessuti profondamente anche in realtà urbane e rurali intrise di povertà e miseria, emarginazione e solitudine. E “le estati spietatamente infuocate e gli inverni spietatamente gelidi, il vento che urla nelle tormente di neve e che spazza arido e ardente le assolate praterie” non sono solo istantanee del Nebraska, del Montana o di basi militari al Circolo Polare – i luoghi che fanno da sfondo ai ricordi e ai racconti –, ma possono servire anche a illustrare paesaggi umani di estrema aridità, dove a malapena si scorgono briciole di affetto sincero.
“La fine è nota” è un romanzo giallo un po’ anomalo, scritto molto bene, in cui la mancanza di suspense e di una trama elaborata sono compensate dalla persistenza di un mistero insolubile. La fine è nota, o forse no. Di sicuro è molto triste.
… “Già una mezza dozzina di persone erano sopraggiunte. … Mentre passava accanto al capannello uno dei due con l’ombrello stava dicendo: — Pensa quando lo racconterò a Myra. T’immagini, io che assisto al suicidio di un uomo… Myra va pazza per le emozioni forti: le verranno i brividi.” …