A volte il tempo restituisce un libro importante. E' quel che è successo a "Croce senza amore", il primo romanzo di Heinrich Boll, pubblicato per la prima volta in Germania nel 2002, a più di 15 anni dalla morte del suo autore, e a più di cinquanta dalla sua stesura. Nel 1947, infatti, il giovane Boll mette mano a un romanzo sul tema del conflitto tra cristianesimo e nazionalsocialismo, che l'editore tuttavia respinge perché "la descrizione dell'esercito tedesco - pur essendo noi stessi contrari a ogni forma di militarismo - appare priva di sfumature e sembra frutto soltanto di un sentimento non ancora elaborato". Deluso e offeso dalla valenza ideologica di tale giudizio, Boll accantonò il romanzo e non volle mai più riconsiderarlo. Quando finalmente "Croce senza amore" ha visto la luce in Germania, l'eco suscitata è stata davvero grande. Perché questo romanzo testimonia inequivocabilmente come Boll fosse fin dagli esordi il grande scrittore morale destinato a vincere il Nobel. Antinazista, antimilitarista, interprete di una fede che si realizza nell'esercizio intransigente dell'amore per il prossimo, quell'amore che rende incompatibili la croce cristiana e quella nazista. "Croce senza amore" segue i destini dei membri della famiglia Bachem negli anni che vanno dall'ascesa di Hitler alla disfatta del nazismo. I Bachem sono una famiglia borghese e cattolica di Colonia, tragicamente divisa dalla nuova realtà. Christoph e sua madre identificano fin dall'inizio il male in Hitler, mentre il secondogenito Hans, convinto che dal nazismo possa venire un riscatto per la Germania, si iscrive di getto al partito. Farà così carriera, rompendo i vincoli di sangue e d'amicizia, mentre il fratello verrà addestrato all'odioso mestiere del soldato e mandato a esercitarlo in una guerra che aborrisce. Collocandosi accanto ai capolavori di Remarque e di Anna Seghers, "Croce senza amore" non è solo una bruciante testimonianza e una straordinaria riscoperta letteraria, ma un libro che si inserisce in un dibattito ancora aperto, un romanzo che ci vuole lettori e, al tempo stesso, parti in causa.
Der deutsche Schriftsteller und Übersetzer gilt als einer der bedeutendsten deutschen Autoren der Nachkriegszeit. Er schrieb Gedichte, Kurzgeschichten und Romane, von denen auch einige verfilmt wurden. Dabei setzte er sich kritisch mit der jungen Bundesrepublik auseinander. Zu seinen erfolgreichsten Werken zählen "Billard um halbzehn", "Ansichten eines Clowns" und "Gruppenbild mit Dame". Den Nobelpreis für Literatur bekam Heinrich Böll 1972; er war nach 43 Jahren der erste deutsche Schriftsteller, dem diese Auszeichnung zuteil wurde. 1974 erschien sein wohl populärstes Werk, "Die verlorene Ehre der Katharina Blum". Durch sein politisches Engagement wirkte er, gemeinsam mit seinem Freund Lew Kopelew, auf die europäische Literatur der Nachkriegszeit. Darüber hinaus arbeitete Böll gemeinsam mit seiner Frau Annemarie als Herausgeber und Übersetzer englischsprachiger Werke ins Deutsche...
Heinrich Böll became a full-time writer at the age of 30. His first novel, Der Zug war pünktlich (The Train Was on Time), was published in 1949. Many other novels, short stories, radio plays, and essay collections followed. In 1972 he received the Nobel Prize for Literature "for his writing which through its combination of a broad perspective on his time and a sensitive skill in characterization has contributed to a renewal of German literature." He was the first German-born author to receive the Nobel Prize since Hermann Hesse in 1946. His work has been translated into more than 30 languages, and he is one of Germany's most widely read authors.
Postumo, considerato da molti un libro poco interessante, a me è piaciuto parecchio. Mi ha ricordato non tanto Boll (di cui ho letto altro trovandolo diverso) quanto Moravia, non so mica perchè. Mi è piaciuto sia per com'è scritto anche se immagino che alcune persone potrebbero considerarlo troppo confusionario e introspettivo, e mi è piaciuta la visione che dà di un momento storico che non dovrebbe mai finire di interessarci, l'ascesa del nazismo.
Dio doveva soltanto essere misericordioso se un popolo preso alla gola dalla necessità chiudeva gli occhi e soffocava ogni timore e si apriva spietatamente un varco brandendo la spada nuda tra la malerba dei nemici.
Di Heinrich Boll, “Croce senza amore” ha una storia un po’ singolare.
Scritto nel 1947, rifiutato dall’editore, è stato pubblicato solo nel 2002, ma il suo autore (Nobel per la letteratura negli anni ’70), era morto nel 1985.
È la storia di una famiglia di Colonia, cattolica, nella Germania nazista che scivola dentro la guerra. I protagonisti sono due fratelli: uno membro del partito, l’altro (Christoph), consapevole come la madre di cosa sta per accadere, è avverso all’ideologia che travolgerà l’Europa intera.
Due le riflessioni su questo romanzo: c’è tutto il Boll che poi troveremo nelle opere successive (Opinioni di un clown; E non disse nemmeno una parola, eccetera). Il che non rappresenta una grande notizia: la prima opera di un Autore già racchiude tutto il suo universo. E si sente un’urgenza di raccontare talmente forte, che i difetti passano in secondo piano. Occorre ricordare che Boll ha combattuto al fronte per tutta la durata del conflitto.
Quello che vide, visse, è poi traboccato in questa opera, dove le riflessioni, le domande retoriche, l’immaturità insomma, sono ben visibili. Nonostante questi limiti, “Croce senza amore” è un grande opera che completa (non aggiunge nulla), l’identità di Boll.
I temi a lui cari sono puntuali all’appuntamento. La religione (lui abbandonerà ufficialmente la Chiesa cattolica tedesca, pur restando credente, perché troppo ipocrita). L’ipocrisia degli ambienti perbene.
Soprattutto, la sua simpatia e attenzione per l’individuo, il suo interrogare/interrogarsi senza posa. La responsabilità del singolo: Hans capisce che il nazismo rende l’essere umano un guscio vuoto, da riempire di forza bruta, e metallo. Ma prosegue; solo al fronte, troverà il modo per riscattare in qualche modo la sua dignità.
C’è anche un altro aspetto che rende Boll così… Boll. Il disincanto con cui si accolgono i vincitori, la certezza che con essi, si ricostruiranno edifici e apparenze. Ma il meccanismo che ha messo in moto tutto, rimane lì, pronto ed efficiente.
Prima ho scritto: “Nonostante questi limiti”. O meglio: “Grazie a questi limiti”; gli scrittori non sono macchine perfette, nemmeno dopo decenni di esperienza. Eppure, hanno la capacità di regalarci una storia convincente, magari imperfetta o rozza. Senza di essa però, saremmo più poveri.
Questa lettura è stata un caleidoscopio di emozioni contrastanti. Ho faticato nella parte centrale, in alcune pagine mi sono annoiata, ho trovato pesanti alcune scene, spesso ridondanti, ma dopo ogni muro Böll mi ha sempre fatto trovare dei capitoli bellissimi, per ripagare i miei sforzi e la fiducia ben riposta. Se mi è consentito dirò che questo è un gran romanzo d'atmosfera - funerea - perché le immagini, le sensazioni, i panorami, gli scenari descritti, sono pennellate che arrivano direttamente al cuore. Le battute finali sono state incredibilmente belle e strazianti. Il ritratto della guerra, e della Germania degli anni 30/40, è impietoso e crudele. Al giovane Cristoph, il protagonista, non resta che raccogliere i cocci delle sue convinzioni distrutte a poco a poco, così come la feroce condizione di solitudine a cui è condannato dopo aver perso tutti i suoi affetti. Gli rimarrà, forse, la fede.
«Dobbiamo imparare e riconoscerli, questi assassini dello spirito che di solito si definiscono élite spirituale; non conoscono fede né abnegazione e se si definiscono cristiani noi non vogliamo crederci; non vendono Dio, lo eludono. Ma noi non dimenticheremo che Gesù Cristo è stato crocifisso come vittima della giustizia di questo mondo e che fu giudicato secondo tutte le regole del gioco della giurisdizione. È una fortuna per gli esteti che la croce fosse lo strumento di morte abituale in Palestina, altrimenti dovrebbero appendere in camera da letto una ghigliottina o una forca»
Il primo romanzo di Heinrich Boll, pubblicato postumo nel 2002, in quanto all’epoca rifiutato dagli editori: troppo acerbo, imperfetto, non adatto alla Germania in macerie dell’immediato dopo guerra. In realtà, pur con le sue pecche e difetti, non è lo scarto di uno scrittore alle prime armi ripescato per fini commerciali; la storia c’è e i messaggi da trasmettere al lettore pure. Racconta di una famiglia borghese e cattolica durante il nazismo, dalla sua ascesa fino alla fine della guerra, e della diversità di vedute di due fratelli che già adolescenti o poco più alternano giochi e scherzi a discorsi etici e politici. Christof è cattolico praticante e considera una sciagura per la Germania e per il mondo l’ascesa del nazismo mentre Hans aderisce convinto al partito: il primo vivrà come un incubo la ferma militare, insofferente alla disciplina, un soldato in guerra da un fronte all’altro ma non un buon soldato del Reich, il secondo a distinguersi nel partito, pupillo dei dirigenti, poi come tenente sul fronte orientale. Diversi anche i genitori con la madre, che ha già perso due fratelli nella grande guerra, terrorizzata dai tempi nuovi e dai venti bellici, mentre il padre, ingegnere, più indifferente e attento solo al proprio lavoro, non capisce le lugubri preoccupazioni della moglie I conflitti sono interiori, non venendo mai meno l’amore della madre o l’affetto tra fratelli, e che conflitti, che lacerazioni nell’animo di fronte agli eventi! Speranza e disperazione, gioia e dolore si alternano improvvisi fra tante lacrime. Christof, come la madre, si rifugia nella preghiera e nella speranza, e poi nell’amore di Cordelia, amore in tempo di guerra, fino a trovare pace in una sorta di libertà spirituale. Hans sempre più dibattuto prenderà coscienza del vero volto del nazismo, riscattandosi da tante colpe commesse. La narrazione specie nelle parti centrali è appesantita da troppe allegorie, metafore, moralismi, si sente la necessità di limare, smussare, contenere l’esuberanza di poter finalmente raccontare quello che si era tenuto dentro per troppi anni, ma temi e messaggi sono quelli del Boll più maturo, che non si iscrisse al partito nazista e si dissociò dalla chiesa cattolica tedesca. Non è colpa del singolo come Hans che aderì ingenuo irretito da falsi ideali, quanto delle istituzioni, compresa la chiesa, che ipocritamente finsero di non guardare e che ora sono prontissime ad allearsi con i vincitori, voltando tranquillamente pagina… Un romanzo doloroso e moralista che nonostante le sue pecche ha finito per coinvolgermi più di quanto mi aspettassi, certo non è all’altezza dei suoi romanzi più famosi – Foto di gruppo con signora (il mio preferito), Opinioni di un clown, Assedio preventivo… - ma ha buoni motivi per essere letto. Tre stelle e mezzo