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Paese d'ombre

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Uscito nel 1972, il volume fu un autentico successo letterario e rappresenta uno fra i titoli più significativi della produzione narrativa di Giuseppe Dessì. Alla vicenda umana di Angelo Uras fanno da sfondo la questione sarda, lo sfruttamento delle miniere, il problema del disboscamento selvaggio, fino all’eccidio di Buggerru, che segnò un momento importante nella presa di coscienza sia di una classe sociale sia di una regione tradizionalmente considerata ai margini dei destini d’Italia.

358 pages, Paperback

First published January 1, 1972

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Giuseppe Dessì

39 books8 followers

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Profile Image for Malacorda.
605 reviews289 followers
March 2, 2019
Questa è Letteratura con la L maiuscola, cinque stelle come si conviene ad un'opera di elevata caratura. Il paese del titolo è il paesino di Norbio posizionato vicino Cagliari, ma è anche l'Italia intera. Le ombre sono quelle dei boschi, ma sono anche i fantasmi di una Storia che non è fatta solo di eventi gloriosi ma anche tanti eventi luttuosi e tante scelte sbagliate. Questo è uno di quei libri che raccontano La Storia: storia delle genti e delle tradizioni, storia d'Italia non per incensarla o inventarla ma per provare a spiegare com'è andata, con le cose giuste e con quelle sbagliate. Storia dal punto di vista della Sardegna, regione trattata da sempre come una sorta di colonia, una specie di optional da sfruttare o da magnificare, a seconda delle esigenze del momento. In tutto questo, come sempre, c'è anche molta attualità.

"Quella diversità di accenti e di caratteri gli faceva pensare alla guerra, anzi alle guerre alle quali aveva preso parte, come tanti altri "per fare l'Italia unita". Ma era stato soltanto ingrandito il regno del Re sabaudo. […] La vera faccia dell'Italia non era quella che aveva sognato con tanti altri giovani, ma quella che sentiva urlare nella bettola - divisa come prima e più di prima, giacché l'unificazione non era stata altro che l'unificazione burocratica della cattiva burocrazia dei vari stati italiani.[…] In realtà, fra gli stessi italiani del Continente, non c'era in comune se non un'astratta e retorica idea nazionalistica, vagheggiata da mediocri poeti e da pensatori mancati."

"Il governo regio e i fanatici dell'unificazione non avevano tenuto conto delle differenze geografiche e culturali, e avevano applicato sbrigativamente a tutta l'Italia un uniforme indirizzo politico e amministrativo. […] Del resto tutta l'Italia appariva come un paese di poveri, destinati a far da comparsa in un grande dramma storico. Dopo la fiammata del Risorgimento, era cominciata l'Italia istituzionalizzata dei prefetti e dei generali, l'Italia della tassa sul macinato e di Dogali, che possedeva soltanto di nome indipendenza, unità e libertà, e nelle sterili polemiche tra Destra e Sinistra si delineava già l'inetta classe dirigente che doveva accompagnarla verso la Grande Guerra e il fascismo. In questo spettacolo, solo le comparse erano uomini autentici. Forse il brigantaggio non fu altro che una rivalsa delle comparse che cercarono, per un momento, di mettersi al posto degli attori i quali, imperterriti, recitavano accademicamente la parte che si erano attribuita sul palcoscenico di Roma."


Dunque un magnifico affresco dell'Unità d'Italia, della vita rurale, dell'avvento delle prime leghe operaie e dei primi scioperi, fino al disastro della grande guerra: a cavallo tra ottocento e novecento, tutto questo è raccontato indirettamente attraverso le vicende della vita del protagonista Angelo Uras, da quando è ragazzino povero figlio di contadini, fino alla sua vecchiaia di capostipite di una numerosa famiglia e di persona stimata da tutto il paese, di cui è sindaco, importante proprietario terriero ma soprattutto persona intelligente e capace di moderazione e persuasione nei confronti dei propri interlocutori. La struttura è un po' la stessa che verrà riutilizzata da Crovi ne La valle dei Cavalieri: attraverso la vita di un protagonista e della comunità all'interno della quale egli si muove e cresce, l'autore racconta la storia d'Italia. Qui l'ambientazione è una Sardegna splendida e rurale e coperta di antichi boschi, e anche questi ultimi sono importanti protagonisti del romanzo, non meno di Angelo Uras o della Storia dell'unità d'Italia. E' Sardegna, ma in molti passaggi potrebbe anche essere un qualsiasi paesino di montagna di qualsiasi altra parte del regno appena unificato. E' il romanzo della montagna e della sua gente, dei suoi alberi e boschi e torrenti. "Erano pur sempre montanari, e dei monti si portavan addosso l'odore - quell'odore di fumo di legna, di erbe secche bagnate dalle piogge del lungo autunno; e lui li amava."

"…la parte più antica del paese: piccole case di pietra e piccoli cortili irti di mucchi di rami secchi, di fasci di canne, di lunghe pertiche. Ogni casa, simile a un guscio annerito, prende luce da piccole finestre e dalla porta aperta direttamente sul cortile."


Emerge bene, in ogni caso, il carattere dei sardi che hanno nell'anima un legame con gli antichi più radicato e sentito rispetto le genti del continente, che riescono a sentire e ricordare eventi accaduti mille anni fa come fossero cose di ieri l'altro.

"- Qui gli alberi sono come ai tempi di Josto…
- Chi era questo Josto?
- Era uno dei nostri, che combatteva contro i romani, contemporaneo di Annibale, credo"


E' un romanzo strutturato, composito come i grandi romanzi ottocenteschi sanno essere, solido e poetico al tempo stesso, usa un lessico attentamente ricercato e selezionato, descrive la psicologia delle persone con una sensibilità fuori dal comune.

"Che cos'è l'amore, si chiedeva, se poi quando si soffre non si trovano nemmeno le parole giuste per consolarsi. Concluse che l'amore è muto, e che per questo si possono amare anche le bestie, che non parlano. Lei e Angelo non si erano mai detti molte parole. Si erano amati, si amavano in silenzio."

Anche se la storia e il tono sono completamente diversi, questo romanzo si può tuttavia in qualche modo affiancare a Il segreto del bosco vecchio di Buzzati per via della presenza di questi grandi boschi che sono veri e propri protagonisti della storia. Il tema dell'ecologia è messo in risalto sin dalle prime pagine e non viene mai meno durante tutta la lettura; gli alberi nascono con Angelo Uras, crescono con lui e a lui sopravviveranno. Questo stretto legame tra la vita dei boschi e la vita del protagonista vuole ricordare che è possibile l'esistenza di amore e rispetto, da parte dell'uomo, nei confronti di una natura con cui egli aveva tutto sommato ben convissuto fino all'avvento della rivoluzione industriale.

"Aveva un'esatta cognizione del tempo, sapeva che non avrebbe potuto vivere abbastanza a lungo per vedere quelle montagne ricoperte di alberi. La stessa consapevolezza gli dava la possibilità di concepire il tempo con una dimensione infinitamente più vasta della vita degli individui, del breve ciclo entro il quale la polvere prende l'aspetto di un uomo e ritorna polvere. Ma gli alberi, per fortuna, durano di più, pensava, associandoli inconsciamente all'idea della durata che lega generazione a generazione."

E parlando di piantare un nuovo bosco di pini:

"-Ma chi te lo fa fare?
- Mi piace. Fra cento anni questo paese…
- Fra un secolo il cuore di questa gente sarà duro come è sempre stato.
- Il cuore… l'anima… non m'importa di queste cose. Per questo non ho voluto farmi prete. "


E infine, un'immagine degli alberi non solo come di qualcosa più forte dell'uomo ma anche capace di portare più speranza:
"Oggi, quasi un secolo dopo, a dispetto della cattiva amministrazione e della lottizzazione più volte minacciata e sempre incombente, i pini sono centocinquantamila e quando il vento soffia, rumoreggiano come il mare. Salendo verso la chiesetta, se ne vedono alcuni enormi, con i rami grigiastri come sconvolti da un vento cosmico che li abbia investiti, ma come il vento eterni, indistruttibili."
Profile Image for flaminia.
459 reviews130 followers
March 26, 2018
amo tutto di questo libro: i personaggi (da angelo uras, che sposerei anche fra cinque minuti, a carignosa e zurito, fino all'ultimo colombo morto sparato e all'ultimo albero abbattuto); le parole desuete che mi piacciono tanto (c'è ancora qualcuno che usa il termine profenda?); l'ambientazione; la storia che è Storia.
è un grandissimo romanzo, un grandissimo romanzo d'amore e di amori, che ti ripaga di tutti i romanzelli demmerda con i quali ti sei ammorbata tuo malgrado.
Profile Image for Siti.
409 reviews169 followers
September 24, 2017
È un libro d’amore, fondamentalmente d’amore.
L’amore è quello di Giuseppe Dessì per Villacidro, il paese dietro il quale si cela il toponimo Norbio. È l’amore dell’autore per la sua terra e per la sua storia misto ad un disappunto che inframmezza lo scritto con severi rimproveri ad una certa sardità, quella fatta di rassegnazione passiva rispetto ad un destino di popolo colonizzato.
Sardegna, colonia d’Italia; Sardegna, terra da sfruttare; Sardegna, eterno fanalino di coda.
Eppure traspare in tutto lo scritto la necessità impellente di credere in un futuro migliore per la sua terra. Ripercorrendone la storia a cavallo dei secoli XIX e il XX ,si assiste ad una “focalizzazione sarda” della storia nazionale e di alcuni scenari internazionali che irrompono in una terra magicamente statica in balia di un destino severo, cupo, disgraziato ed ineluttabile.
Chi può dunque garantire quel messaggio di speranza?
È il piccolo Angelo Uras che sia affaccia alla vita e al cancelletto di legno di Don Francesco Fulghieri. È orfano di padre, povero, legatissimo alla madre Sofia. Diventerà il destinatario di un’immensa fortuna: possedimenti, terre, frutteti e oliveti che gli garantiranno un’insperata mobilità sociale . Il romanzo narra di lui, l’homo novus, il contadino povero, il povero che ha uno spirito grande, un’intelligenza viva, una sensibilità d’animo che nessun rango può eguagliare. Viene spontaneo crescere con lui, amare, soffrire, evolversi in un’empatia continua che ogni evento nodale riesce a suscitare destando viva commozione grazie all’uso sapiente di una prosa che va dritta al cuore.
I numerosi pregi del romanzo non sono però solo riconducibili all’impianto narrativo, alla trama, allo stile intriso di forte soggettivismo. Il testo oltre ad avere il pregio di rappresentare un messaggio di speranza, pienamente avallato dalla bellissima frase finale, ha il potere di restituire un vissuto che ancora perdura. Scrive chi vede una mamma ancora oggi segnarsi, dopo uno spavento umettandosi la gola con un dito bagnato di saliva, chi sente il proprio genitore rispondere al telefono con un “Commandi” se all’altro capo c’è una persona che viene percepita importante o tante altre piccole sfumature culturali che ancora resistono nel tempo.
Oggi la modernità ha cambiato l’aspetto del paese, un mantello orripilante per alcuni versi lo ha tradito camuffandolo di intonaco, la storia ha inflitto nuove violenze ma non ha modificato il ciclo della vita né lo ha incrinato. Prosegue inesorabile in altri destini percorrendo nuove traiettorie storiche, sociali, culturali, consapevole di un tempo che fu.
Dessì è riuscito a restituirci il nostro passato dosando storia e fantasia, rappresentando l’anima di un territorio che amava profondamente, consegnandocelo in dono come solo un padre può fare. Un’opera per soli sardi? Affatto!Un’opera per tutti perché “ogni punto dell’universo è anche il centro dell’universo”(introduzione a I passeri, 1955): uguale è la vita, l’amore, la morte.
Profile Image for Giacomo.
374 reviews25 followers
March 30, 2024
Dannato sia il mio corso di scuola superiore che ha ritenuto più importante farmi leggere mille p****nate anziché questo ROMANZO (va messo tutto in maiuscolo per rispetto). Ma a cosa pensavano? E pure io, perché non lo avevo mai letto finora? Ignoranza ma anche mistero. Come mistero come non sia una lettura obbligatoria al primo anno delle superiori, o forse lo è ma io sono (ancora una volta) ignorante.
La Sardegna che era, la Sardegna che è oggi e la Sardegna che vorremmo/desidereremmo noi tutti cittadini di questa regione (sia che ci siamo nati, sia che ci siamo finiti) si fondono in un'unica opera, mistica, maestosa, quasi irreale.
Ma la vera operazione di stregoneria di Dessi' è rendere OGNI PERSONAGGIO interessante, tratteggiato anche con poche righe (il farmacista e l'usuraia...) e degno di esistere. Mai visto, nemmeno tra i più grandi. Su tutti, Angelo Uras (facile scegliere da lui, verrebbe da dire, quasi scontato. Un gigante. La persona a cui tutti dovrebbero aspirare di assomigliare e quindi, proprio per questo, irraggiungibile.
Voglio veramente bene a questo romanzo, penso si noti.
Profile Image for Dafne.
238 reviews40 followers
July 20, 2016
Prima o poi devo porre rimedio ad una mia lacuna: la letteratura sarda. Infatti, fra i tanti libri degli autori isolani ho letto solo questo.
Ambientato nel paese di Norbio (in realtà Villacidro) nel periodo a cavallo dell’Unità d’Italia e i primi anni del XX secolo, attraverso le vicende personali del protagonista, Angelo Uras, narra gli eventi della collettività. Dall’inaspettata eredità che riceve il protagonista, all’accusa di omicidio quando è ancora un adolescente. Dalla sua lotta contro il disboscamento dei boschi intorno al paese fino al primo sciopero avvenuto in Italia (lo sciopero dei minatori venne sedato nel sangue nel settembre del 1904 a Buggerru).
Un libro molto bello e scorrevole che racconta un pezzo di Sardegna, il mio pezzo di Sardegna, i suoi abitanti, uno scorcio della storia isolana e un periodo che, ormai, non esiste più, ma che è radicato in tutti noi.
Profile Image for giada.
706 reviews109 followers
March 21, 2024
In uno spaccato della Sardegna dall’unità d’Italia fino ai primi decenni del novecento, Dessì segue la vita di Angelo Uras e dei cittadini di Norbio e del sud dell’isola, dalle chiudende del 1820, il disboscamento irresponsabile da parte dei Savoia e lo sfruttamento delle miniere, fino alle guerre di colonizzazione in Africa e l’eccidio di Buggerru.

Nell’ottima ricerca storica è incastonato il romanzo, una storia semplice ma fedele alla realtà dei paesani; la natura dell’isola freme di vita, e ogni personaggio, anche quando menzionato solo per poche righe, sembra voler saltare fuori dalle pagine. Nonostante sia ambientato più di un centinaio di anni fa la storia di Angelo e di Norbio mi ha ricordato quella raccontata dalle mie nonne e prozie.
Profile Image for Sally68.
298 reviews32 followers
June 11, 2019
Libro, che proprio grazie alle sue pagine ingiallite, ha attirato la mia attenzione e che ho voluto portarmi a casa. Non conoscevo ne l'autore, tanto meno il titolo. Ho poi scoperto, leggendo, di aver trovato un gioiellino, di un grande autore italiano.
Siamo in Sardegna, Dessì, ci racconta la storia di Angelo Uras, ragazzino orfano di padre, povero ma che erediterà una piccola fortuna.
Vedremo Angelo crescere, essere ingiustamente accusato, farsi una posizione e prendere delle decisioni, subire pressioni. La sua vena ambientalista e la sua grande onestà intellettuale saranno la sua forza e sono il messaggio principale di questo bel libro.
Profile Image for Penny.
123 reviews2 followers
October 3, 2022
bellissimo, nonostante in molti passi non succeda niente di particolare, non diventa mai noioso. è stato molto bello seguire la vita degli abitanti di norbio, soprattutto di angelo uras, da bambino alla morte. impossibile non affezionarsi a certi personaggi, anche se durano relativamente poche pagine. <3
Profile Image for Annie .
200 reviews45 followers
June 30, 2016
" Ma il silenzio della campagna era diverso da quello del giorno prima. Ad ascoltarlo bene, e ogni tanto Angelo si fermava con l'orecchio teso, si distinguevano tanti piccoli rumori simili alle bollicine d'aria in un bicchiere di acqua limpida: rotolìo di carri, colpi lontani di un'accetta o di una zappa, il su e giù ritmato di una sega, e un alitare di voci umane, invisibili presenze nel fruscìo della pioggia. Poi le voci sparse si fusero ed ebbe l'impressione di una folla, di una processione che si avvicinasse a piedi scalzi." Questo è un "assaggio" della scrittura di Dessì che, in questo libro, il primo per me, ti cattura ed affascina, trascinandoti nella sua storia, anima e corpo. Dosando storia e fantasia, l'autore ci introduce in un Paese, la Sardegna, raccontandoci con pennellate semplici e precise, personaggi molto reali e paesaggi che ti fa vivere con i suoi colori, suoni e odori. Ci racconta la forza delle tradizioni che sono parte integrante di questo popolo e lo tengono unito alle sue origini .Particolarmente intense le pagine che raccontano le condizioni della Sardegna, dopo l'unificazione, considerata una terra da spremere da parte dello stato, unificazione non di tutti gli italiani nelle loro diversità, ma delle varie burocrazie dei precedenti piccoli stati.( I sardi si convincevano di essere sudditi e non concittadini degli italiani, e sempre più si abbandonavano alla loro secolare apatia e alla totale sfiducia nello Stato)Un grande affresco storico, la storia di un protagonista, Angelo Urias, che ti conquista con la sua umanità, senso di giustizia e del dovere, che ne fanno quasi un eroe, un romanzo che a tratti commuove, ti fa viaggiare nello spazio e nel tempo, ma soprattutto ti lascia una grande nostalgia,alla fine della lettura, per i personaggi e la terra descritta in modo così magistrale e realistico.
Profile Image for LauraT.
1,404 reviews94 followers
September 24, 2018
"Intanto era stata proclamata l'Unità del Regno e Fulgheri non si stancava di ripetere che si trattava della unificazione delle burocrazie dei diversi stati italiani; soltanto della unificazione burocratica: perché l'unità vera, quella per la quale tanti uomini si erano sacrificati si sarebbe potuta ottenere soltanto con una federazione degli stati italiani.

Bello scorcio della "mia" terra alla fine dell'ottocento, inizi novecento. Una sardegna che conosco poco, con poco mare e che sta lontano da Cagliari. Bella, bello il libro ....
12 reviews19 followers
August 4, 2016
A volte capita di imbattersi in una perla nascosta della letteratura. In qualche caso è pura fortuna, in altri qualcuno ti offre l'imbeccata giusta e ti regala pagine e ore di felicità. Per l'amor di battuta potremmo quasi dire che questo è il Buddenbrook del Campidano: ma finiremmo per svilire l'opera di Giuseppe Dessì.

Paese d'ombre è questo: una perla nascosta. Un libro di cui non si parla mai, pur avendo vinto un premio prestigioso ai suoi tempi (lo Strega), con un enorme percorso lungo tre generazioni e che ricalca le epiche epopee dei Buddenbrook di Mann. Una prosa semplice, di facile lettura, che conduce però il lettore a conoscere tutte le sfaccettature dei personaggi che si succedono pagina per pagina: non ci sono personaggi minori in questo libro, tutti godono del loro momento per scoprire fino in fondo quali sentimenti albergano nel loro animo. È un libro completo sotto tutti i punti di vista. E che va letto, soprattutto se vi interessa capire qualcosa di più del luogo dove la vicenda è ambientata ma non solo: vengono citati fatti storici, realmente avvenuti, che hanno influenzato tutta la storia del nostro Paese e che proprio dalla Sardegna ebbero origine.

Dentro Paese d'ombre si respira un enorme amore per la terra da cui lo scrittore proveniva e con la quale evidentemente ha tenuto sempre un legame profondo, intimo: la Sardegna di Dessì è selvaggia e affascinante, bellissima e multiforme, minacciata dal livore e dalla avidità di un popolo che invidia tutta questa bellezza agli isolani. Gli italiani sono arrivati dopo l'unità a spogliare la Sardegna delle sue risorse: i sardi hanno provato ad opporsi a questo saccheggio, e per primo lo fa Angelo che è il protagonista del libro, ma si tratta di un'impresa alla Don Chisciotte, che si scontra con l'indifferenza e la strafottenza di chi vede in un'isola verde solo un territorio da conquistare.

C'è anche un altro amore che scorre tra le pagine di Paese d'ombre: quello di un uomo per una donna, totale e assoluto, che va oltre gli avvenimenti che si succedono in una vita comune come quella che vivono a Norbio tutti i suoi abitanti, e che l'autore riesce a raccontare in tutti i suoi aspetti. L'esaltazione, la passione, l'affetto, la complicità e la disperazione: perché l'amore è tutto questo, e molto altro ancora, ma è una componente indispensabile nella vita di uomo esattamente come il senso di appartenenza ad una terra. Ed è lo stesso amore che spinge a creare le imprese più grandi, quelle di cui il personaggio principale si dimostrerà capace nel corso di tutta la sua vita.

La bellezza di Paese d'ombre è che resta un libro che parla di avvenimenti a cavallo tra la fine dell'800 e la Grande Guerra, ma rimane al contempo di una attualità disarmante: il richiamo all'amore per la propria terra, al rispetto per la natura, all'impegno sociale, suonano perfettamente calzanti all'anno 2016. In più, la bravura di Dessì consiste nel raccontare la grande storia e le grande emozioni dal punto di vista piccolo e personale dei protagonisti della vicenda: ed è un punto di vista fondamentale, perché aiuta a comprendere l'importanza del contributo del singolo nella riuscita del quadro generale.

Ho amato tanti passaggi di questo libro, e questa ovviamente è una questione totalmente personale: ma credo che tutti possano trovare in queste pagine una frase e un paragrafo che si porteranno dietro tutta la vita.
Profile Image for lau.
20 reviews
September 2, 2024
“Che cos’è l’amore, si chiedeva, se poi quando si soffre non si trovano nemmeno le parole giuste per consolarsi. Concluse che l’amore è muto, e che per questo si possono amare anche le bestie, che non parlano. Lei e Angelo non si erano mai detti molte parole. Si erano amati, si amavano in silenzio.”

Questo libro mi fu consigliato, ormai alcuni anni fa, da una persona che fin da subito mi colpì per la sua cultura e la sua “simbiosi” con il territorio da cui proveniva, che percepii fin dalla prima conversazione con lei. Non ho suoi contatti da un po’, eppure ancora mi porto nel cuore il calore di quella prima conversazione, da cui traspariva un fortissimo amore per le sue foreste e le sue colline, e che in qualche modo riuscì a trasmettere anche a me.

È questo stesso amore per la natura ciò che funge da base per la storia raccontata in Paese d’ombre, romanzo di Giuseppe Dessì vincitore del Premio Strega nel 1972. Il Paese di cui si parla è Villacidro, qui mascherato sotto il nome di Norbio, luogo natale dell’autore, a cui egli dedica quella che è una lunghissima lettera d’amore, per i suoi abitanti, il suo territorio, la sua storia e cultura. Infatti, pur ruotando intorno alla vita di un singolo personaggio, Angelo Uras, ciò che dà linfa al romanzo è proprio la storia corale dei vari cittadini, i quali formano un mosaico di vite e avvenimenti capaci di ritagliarsi il loro posto nella Storia. A fare da cornice, infatti, è proprio Lei: nel libro sono così presenti i principali episodi storici avvenuti tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, visti da una prospettiva sarda, che spesso si tende a ignorare in nome di una presunta visione italianizzata, che tralascia i sentimenti delle regioni minoritarie, quali la Sardegna per l’appunto, in particolare nel periodo post-unificazione. Ciò che colpisce è la visione di un’isola terra di confine, mal integrata rispetto alle regioni del Nord, e da sempre reputata più una colonia da sfruttare che una parte integrante del nuovo Stato, anch’esso poggiante su deboli fondamenta.

“La salvaguardia delle foreste sarde non interessava ai governanti piemontesi. La Sardegna continuava ad esser tenuta nel conto di una colonia da sfruttare, specialmente dopo l’unificazione del Regno, e i suoi abitanti eran considerati alla stregua dei briganti calabresi.

Il governo regio e i fanatici dell’unificazione non avevano tenuto conto delle differenze geografiche e culturali, e avevano applicato sbrigativamente a tutta l’Italia un uniforme indirizzo politico e amministrativo.

I politici, legati agli interessi del governo, predicavano la rassegnazione. I sardi si convincevano di essere sudditi e non concittadini degli italiani, e sempre più si abbandonavano alla loro secolare apatia e alla totale sfiducia nello Stato.”


Acquisiscono così nuova importanza fatti come l’introduzione della Legge delle Chiudende nel 1820, i cui echi permeano le vicende dei personaggi, in particolare di Angelo, motore del romanzo, che da povero contadino riceve una piccola fortuna, la quale servirà a dargli una posizione e un nome, crescendo man mano di più. Ciò che però non perde mai è la sua vena ambientalista, la quale diventa così uno dei messaggi principali del libro, e che lo porterà a difendere con forza e amore le foreste e i boschi del suo paese, ottenendo sempre più rispetto da parte dei suoi concittadini, dai quali fin da bambino era amato per il suo coraggio, i suoi ideali saldi e la sua moderazione.

“- Solo per piantare i pini - disse Angelo calmo. - Voi avete lasciato distruggere le foreste, io voglio piantarle di nuovo.
- Ma perché proprio pini; perché pini e non querce?… I pini non danno frutti, non rendono.
- Ma sono belli. Puliscono l’aria, fermano l’acqua e… non sono buoni da bruciare nelle fonderie.
- Pura follia! - sospirò il vecchio Loru ormai più che novantenne.
- Si tratta, per ora, di un progetto. Spero di riuscirci.
- Ma chi te lo fa fare?
- Mi piace. Fra cento anni questo paese…
- Fra un secolo il cuore di questa gente sarà duro come è sempre stato.
- Il cuore… l’anima... non m’importa di queste cose - disse Angelo tracannando d’un colpo un bicchierino d’acquavite. - Per questo non ho voluto farmi prete.

Dopo pochi anni i pini erano quindicimila: una vera pineta giovane e vigorosa. Oggi, quasi un secolo dopo, a dispetto della cattiva amministrazione e della lottizzazione più volte minacciata e sempre incombente, i pini sono centocinquantamila e quando il vento soffia, rumoreggiano come il mare. Salendo verso la chiesetta, se ne vedono alcuni enormi, con i rami grigiastri come sconvolti da un vento cosmico che li abbia investiti, ma come il vento eterni, indistruttibili.”


Non solo Angelo, però, come già accennato, interviene nel libro: i personaggi sono tanti, ognuno dei quali è caratterizzato pienamente, e da cui è quasi difficile staccarsi a lettura finita. Uno di quelli che più mi è rimasto nel cuore è Sante Follesa, minatore a Buggerru, strenuo difensore dei diritti dei minatori. Per mezzo della sua figura ricevono un posto nel libro i fatti avvenuti nella cittadina mineraria nel settembre 1904, tristemente noti per l’eccidio che fu perpetuato nei confronti dei lavoratori in sciopero da parte dell’esercito italiano.

“Mi pare - disse Angelo - che ci sarebbe voluta più moderazione sia da una parte che dall’altra. Avete assalito i soldati: al loro posto, chiunque avrebbe fatto lo stesso.
- Ma la questione sta proprio lì: i soldati non dovevano essere dov’erano. Li hanno fatti venire a Buggerru per spararci addosso e loro hanno sparato. No, non è questo il modo di risolvere le vertenze.

- Tutti voi - continuò Sante - detestate la violenza e per voi gli armamenti non sono violenza. Gli altri subiscono, emigrano, non votano perché nullatenenti e analfabeti, e se si radunano in piazza per far valere le loro ragioni, gli si spara addosso. Voi, Angelo Uras, siete un uomo giusto, amministrate questo paese come se fosse roba vostra, come un padre di famiglia, ma non basta per cambiare il mondo. E il mondo ha bisogno di essere cambiato. Ci sono dei diritti uguali per tutti. E per questi diritti io sono pronto anche alla violenza.
- Vuoi fare la rivoluzione? - chiese Angelo con tono scherzoso.
- Se è necessario - rispose Sante con fermezza. - Non mi piace, come non piace a voi, ma non vedo altra soluzione. E quando si sparerà sul serio, io non sarò dalla vostra parte.”


Infine, come per chiudere un cerchio, vorrei focalizzarmi su un altro dei numerosi punti di forza di questo romanzo: le descrizioni. Anche a rischio di risultare pesante in alcuni punti, per via della mancanza di avvenimenti salienti, lo stile di scrittura poetico e appassionato riesce a rendere giustizia alla bellezza narrata in queste pagine: amore, natura, vita e morte trovano posto in queste vicende come in un quadro dipinto con sapienza, e numerosi passaggi riescono a smuovere nel lettore questi sentimenti in maniera fortissima.

“A Cagliari, sotto l’ampia tettoia della stazione furono circondati da un nugolo di piccioccus de crobi, i piccoli facchini cagliaritani, scalzi, vestiti di stracci e vispi come passeri, con le loro gialle corbule di giunco, sempre pronti a trasportare qualsiasi merce per pochi centesimi. Angelo di solito non rifiutava i loro servigi quando passava per il mercato a fare acquisti, prima di prendere il treno del ritorno; ma quel giorno era stanco e se li levò di torno in modo sbrigativo. Montarono sul tram a cavalli stracarico di gente sudata e impaziente, fiaccata dallo scirocco che portava, attraverso il mare, il fiato ardente del deserto africano. Pareva di essere ancora in piena estate. Il tram infilò la via fiancheggiata a sinistra dai grandi palazzi con gli alti portici ombrosi e a destra dai colossali ficus elastica dal fogliame folto, carico di polvere. Tra il fogliame s’intravedevano le locomotive e i piroscafi neri e rossi attraccati nella darsena accanto alle imbarcazioni a vela dalla poppa rotonda, quasi appoggiata alla banchina sulla quale si affaccendavano i facchini. Sul vocìo e lo sferragliare confuso, si alzavano tratto tratto il fischio delle locomotive o l’urlo cupo delle sirene. La via Roma era stipata di gente che non si capiva bene dove andasse, cosa facesse in quell’ora afosa, mentre il sole, nascosto dietro cumuli di nuvole, la accendeva di giallo, rosso, arancione, verde, turchino. Anche le facciate dei palazzi e le torri più alte del castello con le case stipate, stratificate fra ciuffi di palme e di agavi e i contrafforti dei bastioni medievali, si tingevano di quei colori fantastici che presto si sarebbero spenti lasciando la città sotto un cielo di ametista.“

Concludendo, questo non può che essere un libro da consigliare a tutti, non solo ai sardi, che sicuramente si ritroveranno nelle vicende di Angelo e dei suoi compaesani, ma anche chi della Sardegna sa ancora poco, perché in quest’appassionante cronaca di vita potranno cogliere un’occasione in più per entrare in contatto con questa terra ancora troppo bistrattata da chi non la comprende a pieno.
Una dolcissima dedica ricca d’amore all’Isola, che al tempo stesso in queste pagine si pone contro ogni guerra e sfruttamento inumano a danno dei suoi abitanti.

“In quel momento, mentre si alzavano i bicchieri e si brindava a non so quale felicità futura, dalla quale Marco e sua madre erano esclusi, in un punto lontanissimo, nella notte, morivano centinaia, migliaia di uomini. Anche se il babbo non stava morendo in quel momento, una pallottola poteva passare a un palmo dal suo cuore.”
Profile Image for Lorenzo Berardi.
Author 3 books269 followers
August 22, 2007
This novel has a very particular and personal meaning to me. I've read "Paese d'ombre" in unique circumstances while my thoughts were completely caught by someone I have, in a certain way, lost.

Previously I had already read "Il disertore" by the same author (who is uneasy to find on both, Amazon and Goodreads catalogues) finding it a good and interesting work about stillness. In those pages Dessì is able to catch the reflections and the anguishes of a deserter who hides himself in the woods above his little town in Sardinia during the first World War.

"Paese d'ombre" (Town of shadows) is above all a novel about motion. Where "Il disertore" was characterized by the slow flowing of time, day after day in a climax of constant waiting, this novel, by contrast, reaches its best moments when Dessì writes about action. In this book the novelist shows a sublime ability in describing horse ridings, train runnings, river floods, Carnival dances, stabbings.

At the same time in this novel story meets history in a perfect and realistic way in which every event in the lives of main characters is deeply connected with a wider scenario made of social issues the importance of which seems almost forgotten today.

Furthermore, Dessì has a deep awareness of what life means, what people think in a small town of Sardinia between 19th and 20th century. Indeed the author has set the novel in the same place where he's born and grown up, even if he doesn't call his town with its real name.

I've heard and known a lot about this novel before to read it and all that I can say now is that I miss so much the few people I would like to share my impressions on "Paese d'ombre" with.
Profile Image for Sergio.
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July 25, 2020
Ma che bel libro ho tenuto in naftalina per tanti anni! che scrittore, che racconto! Ambientato nella Sardegna degli anni appena successivi all'Unità d'Italia, quando i soprusi dei piemontesi più dominatori che governatori dell'isola, rischiavano di trasformare quella terra boscosa e ricca di selvaggina e di risorse naturali in un'arida landa, questo romanzo racconta la vita, gli amori e l'attività imprenditoriale prima e di sindaco del paese poi di Angelo che, reso benestante dal testamento di un avvocato facoltoso e ribelle, s'impegna a difendere la sua isola dall'avidità del governo, dalle angherie e furberie dei ricchi del paese, sforzandosi di tendere più vivibile una terra aspra e difficile. Dessì ha saputo narrare e descrivere così bene la sardegna e i suoi abitanti, sfrondando il suo racconto dell'atmosfera magica di deleddiana memoria e restituendoci una terra comprensibilmente amata dai suoi abitanti pronti a lottare per non perderla
Profile Image for Nana'.
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October 18, 2014
Il libro della mia giovinezza...sarda.Una storia semplice che racconta i silenzi, le ombre...le pastoie, di una terra ancestrale. Un personaggio su tutti mi è rimasto impresso : Valentina, giovane donna che perde la sua vita mettendo al mondo una vita, assonanza con la fine di chi mi portò al mondo. Dovrei rileggerlo oggi,allora lasciò un segno che piano scolori'.
Profile Image for Andra.
42 reviews1 follower
August 18, 2022
uno dei libri più belli che io abbia mai letto. questo libricino mi è stato fatto regalo da un amabile signore che incontravo la mattina quando andavo a scuola; non mi era mai venuto in mente di aprirlo fino ad ora e devo dire che sono felicissima di averlo finalmente fatto. vi innamorerete immediatamente del giovane Angelo Uras e della sua vita, piena di amore, lutti e successi
Profile Image for Lucio Aru.
Author 1 book35 followers
July 15, 2016
Un'intima, delicata e autentica intrusione in un mondo a parte, che non esiste più o che resiste in remote realtà. Questo romanzo racconta una e cento vite, una e cento storie. La Sardegna è viva e l'immagine chiara, spiegata con amore. Da leggere assolutamente
Profile Image for Dr. Watson.
Author 3 books44 followers
July 26, 2021
Questo libro mi era già noto per la sua fama e per le descrizioni della Sardegna e dei paesaggi, e non ha di certo deluso. È un libro complesso, che tratta diversi temi e molti personaggi. Come da tradizione della letteratura sarda (se si può dire che una tradizione esista), è focalizzato sulla vita di alcuni personaggi, in particolare il personaggio principale, Angelo Uras.

Dire che si tratti della sua storia è forse riduttivo perché si tratta invece della vita di molti personaggi del paese, che in modo o nell’altro sono legati a lui. La storia inizia proprio con un Angelo bambino, bambino di origini contadine, orfano di padre che però acquista la simpatia di un importante personaggio di Norbio (paese ideale per rappresentare Villacidro) che lo rende ricco proprietario, a soli 8 anni. Da lì parte la storia di Angelo che lentamente, con l’impegno nella sua comunità, riesce ad acquisire posizioni sempre più importanti.

Paese d’ombre è quello che si può dire un “libro completo”, che ti fa provare tutte le emozioni possibili. In un solo libro, ci sono quattro funerali, innumerevoli matrimoni e figli che nascono di continuo. Paese d’ombre affronta le vicende umane di molte persone, da Angelo – che incontriamo come bambino e seguiamo per tutta la vita, sua madre – giovane ragazza-madre, centrale per tutta la storia che i porta a considerazioni personali sulla morte, sulla vita, sulla malattia e come queste potevano essere vissute fra Ottocento e Novecento. Abbiamo poi la famiglia Fulgheri e i suoi membri, bassa nobiltà, che si ricollegano alle vicende guerresche del Regno d’Italia, dalle colonizzazioni in Africa alla Prima Guerra Mondiale. C’è poi la famiglia Manno, con le sorelle e in particolare Valentina, giovane ragazza dal destino difficile. Anche attraverso di lei vediamo una prospettiva realistica a toccante della vita di una ragazza del periodo, di timori e paure che le hanno impedito di vivere a pieno la sua vita, fino a quando non è stato troppo tardi.

Ci sono numerose cose che mi sono piaciute di questo libro, a partire dal rapporto fra Angelo e sua madre Sofia, un amore materno che raramente si trova in romanzi ma che riempie il cuore. Così come l’amore vero fra Angelo e Valentina, così forte e così violentemente interrotto da lasciare una traccia indelebile. , ma non sarà mai la stessa cosa (tra l’altro, Margherita è uno dei personaggi che mi infastidiva di più per le sue arie altezzose. Davvero, benché ci stesse a pennello nella trama, Angelo poteva scegliere meglio).

Un romanzo che copre una settantina d’anni ti fa provare qualsiasi cosa, ti fa conoscere a fondo i personaggi, che diventano persone, e che fa sorgere tenerezza a ripensare a come fossero all’inizio della storia. Tratta anche temi importanti, ci sono diversi passaggi che sono spunti di riflessione.
È anche un libro di forte impronta sociale. Si parla della deforestazione e degli incendi, tema centrale dell’amministrazione sabauda; si parla delle guerre di colonizzazione; si parla del dramma della Prima Guerra Mondiale e delle miniere, dello sfruttamento dei lavoratori e dell’eccidio di Buggerru, innescato dallo sciopero. È un libro che porta a riflettere e fare paragoni. Porta anche a domandarsi sull’attività dei cittadini, sulla lotta e all’opporsi a determinate situazioni, tutto improntato nelle lotte del periodo.

Per quanto riguarda l’impronta sarda, c’è ed è evidente, anche se non è esasperata come in altri contesti. Le descrizioni dei paesaggi mi sono piaciute tanto, in particolare gli uliveti e la campagna di Balanotti. Per di più, l’area geografica è vicina alla mia zona, per cui mi è piaciuto come fosse una località che non è fra le classiche della letteratura sarda, Barbagia o Cagliari.

Se c’è da fare un appunto è che alcune vicende storiche (chiudende, per esempio) sono trattate con un velo di propaganda dell’epoca, che non sempre aderisce alla realtà storica, e spesso vengono raccontate troppo in dettaglio le procedure di lavorazione, di qualsiasi ambito. Rimane comunque un libro che gode di ottima fama ed è stato in grado di reggere le aspettative.
Profile Image for Natalia Pau.
46 reviews3 followers
March 17, 2024
Di recente sto portando avanti il buon proposito di recuperare i classici della letteratura sarda che ha davvero tanto da offrire e niente da invidiare a quella del resto del continente italiano.
È così che mi sono imbattuta in questo piccolo capolavoro che ho sempre visto tra gli scaffali di casa e mai aperto.

Dessì ha la capacità di riuscire a descrivere con estrema chiarezza e precisione quella che era la Sardegna di fine 800 e inizio 900, a partire dai personaggi e dalle ambientazioni.

Quando ancora non erano sdoganate le parole come “decolonizzazione” o “ecologia”, Dessì riesce a trattare anche a trattare queste tematiche che non sono centrali nel libro ma permeano l’intera storia.

“«Conosco l'argomento e mi sento solidale col Negus e con tutti i popoli colonizzati: loro sono colonizzati la, in Africa, in Asia, o altrove; io vengo colonizzato qui.[…]»”

Un libro essenziale per capire la terra della Sardegna, la sua storia e i suoi cambiamenti. Per capire le ingiustizie che ha attraversato e perché no per continuare a sperare e a trovare la giusta strada che porti all’emancipazione del suo popolo e il suo rifiorire.
Angelo Uras diventa un esempio davvero prezioso.

Profile Image for Chiara Carnio.
445 reviews14 followers
June 21, 2020
Signore e signori, qui ci troviamo davanti alla grande Letteratura, ma che dico grande: cubitale.
Romanzo meraviglioso che nel 1972 vinse il Premio Strega e se si legge se ne capisce il motivo, ma ignoravo completamente libro e autore. Dessì era uno scrittore sardo che mi ha fatto conoscere la mia amica Maria Pina, sua conterranea, e non finirò mai di ringraziarla per avermi aperto un mondo poco conosciuto.
Qui c’è tutto quello che ci deve essere in un ottimo libro: una buona storia, la Storia, personaggi intensi, paesaggi caratteristici, usanze, suoni, rumori, silenzi, profumi. E una scrittura ricercata ma non ampollosa, un ritmo musicale e scandito che tiene incollati alle pagine. Ci sono dentro talmente tante belle parole che al lettore, almeno a me, non ne restano per descrivere cos’è questo romanzo.
Profile Image for teresa.
2 reviews
December 18, 2025
un libro che mescola con leggerezza il filo narrativo della storia e la questione socio-politica sarda; ci si ritrova assorti nel pieno della Sardegna dell'800 e delle sue debolezze, che Dessi descrive con leggerezza ma allo stesso tempo molto fortemente (si prendano per esempio le questioni della preservazione delle foreste e delle condizioni dei minatori). i personaggi sono specchio di una società umile, che viene rappresentata in tutte le sue forme senza vergogna, e la trama è come una candela che si accende alla morte di Don Tommaso e va, con alti e bassi, piano piano spegnendosi fino alla vecchiaia del protagonista.

angelo uras ti soffro ❤️
123 reviews1 follower
January 8, 2026
Un paese d'ombre, è questo che siamo, siamo sempre stati e sempre saremo. Con la nostra allegria e i nostri silenzi, il nostro orgoglio e la nostra testardaggine, i nostri tesori e i nostri limiti. Questo romanzo è un omaggio che Dessì fa alla sua terra, uno scorcio di storia sarda nel passaggio tra antico e moderno. Ma è anche un'analisi attenta e accurata della società isolana e delle sotterrane tensioni che per secoli hanno infiammato gli animi fra occupazione e ricerca della fantomatica autonomia. Un romanzo per riflettere sul passato ma soprattutto sul presente.
Profile Image for Edoardo.
28 reviews2 followers
February 23, 2024
Il romanzo storico-sociale per eccellenza sulla Sardegna, un capolavoro letterario che attraversa quasi un secolo di storia sarda da quando è ancora nel Regno sabaudo della prima metà dell'Ottocento fino ai primi decenni del Novecento. Bellissimo poi il tema ante litteram dell'inquinamento e del disboscamento, visti con rabbia e scetticismo dal protagonista, una bellissima scoperta recente sebbene sia stato scritto negli anni '70.
Profile Image for Eleonora Carta.
Author 16 books37 followers
January 4, 2025
Una Sardegna, antica, mitica e apparentemente immutabile, "Sardegna come un'infanzia" ma un'infanzia contaminata da elementi che dall'esterno la invadono e le muovono violenza, distruggendo memoria e identità, deprivando di speranza, svilendo la considerazione del sé o della comunità.
Un romanzo ecologico ante-litteram che raggiunge profondità inattese nell'uso quasi proustiano del concetto di tempo ciclico; di tempo immobile; in una narrazione che è al tempo stesso antropologia e filosofia di un popolo.
Profile Image for Piri.
100 reviews7 followers
August 29, 2019
È la storia di Norbio e della sua gente, in un periodo che va dall’Unità di Italia alla Prima Guerra Mondiale. Su tutti, è la storia di Angelo Uras, dalla sua infanzia fino alla vecchiaia, e di come questi, animato da idee progressiste e moderne, cerchi di far fiorire la propria Terra, da sempre sfruttata e maltratta dai Governanti.

Paese d’ombre è un romanzo storico, una sorta di saga familiare che ha come palcoscenico la Sardegna, terra antica e indomita. Non manca nulla: scene di inseguimenti e di fughe, amori e litigi, descrizioni attente e partecipate della dura vita nei campi e tra le greggi. Si accenna ai sanguinosi moti di Buggerru del 1904, al colonialismo, alle trincee della Prima Guerra mondiale, allo sfruttamento indiscriminato dei boschi, che rende deserte le campagne, e quello delle miniere, che arricchisce tutti furchè chi ci lavora.
Una Sardegna selvaggia ed atavica, con la sua gente semplice, la lingua antica e le credenze popolari , la sua bellezza e al tempo stesso la sua assurdità.

“Paese d’ombre” è un grande romanzo italiano, Premio Strega 1972. Un libro bellissimo, scorrevole ed attuale, che rischia di sfumare nella memoria dei più. Io stessa non avevo mai letto un romanzo di Dessì, prima.
Iniziate con questo.

“Il ragazzo camminava nell'oliveto silenzioso, e camminando contava gli olivi. A vederli dalla strada, sembravano tutti uguali; ora invece, per la prima volta, si accorgeva che erano diversi: avevano ognuno una fisionomia particolare, come persone. Se guardi da lontano la gente che affolla una piazza, o una processione che ti viene incontro, ti sembra che tutte le persone siano uguali: se invece ci vai in mezzo ti accorgi che si assomigliano, ma nella somiglianza sono diverse. Così era anche per quegli alberi di cui percepiva il silenzio, non come si percepisce il silenzio delle cose, ma come si percepisce il silenzio di persone che stanno zitte e pensano.”
Profile Image for Peter.
371 reviews35 followers
January 28, 2020
An historical novel set in southern Sardinia in the late nineteenth and early twentieth century, The Forests of Norbio has a time frame close to that of Giuseppe Tomasi di Lampedusa’s Sicilian classic, The Leopard .

The resemblance stops there, unfortunately, since Giuseppe Dessi’s novel – despite winning the prestigious Strega Prize – is no literary masterpiece. It follows the life of Angelo Uras, a poor boy befriended by an old aristocrat who leaves him enough land to lead a modest but not uncomfortable existence in his local town. The opening boyhood section starts promisingly enough, but we then progress episodically and relentlessly through Angelo’s life – as he helps divert a flood, gets married, goes on a hunt, looks after his olives, helps put out a fire, gets involved in politics, and so on and so on and so on.

Dessi – a Sardinian by birth – clearly did his research and is determined that we shall share it, in footnotes if necessary, rather to the detriment of our waning interest in the novel as a novel. The prose is adequate but rather flat, which may partly be the fault of an unsympathetic American translation, though I somehow doubt the original was all that better. Angelo never really comes alive and even the landscape, including the threatened forests, is indifferently described, which is a real pity. Sardinia is a remarkable place and deserves better than this unremarkable novel.
Profile Image for Scaffali da Leggere.
69 reviews12 followers
July 21, 2016
Attraverso le vicende personali di Angelo, Giuseppe Dessì ci narra le vicende collettive della Sardegna e di Villacidro. Un incredibile affresco della Sardegna che trasporta e coinvolge il lettore. Sono convinta che Dessì dovrebbe essere letto di più, e io non posso che consigliarvi questo suo romanzo.

Recensione completa qui: https://scaffalidaleggere.wordpress.c...
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