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La donna perfetta: storia di Barbie

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Vistosi occhiali da sole, curve voluttuose, lunghe gambe, tacchi mozzafiato: Barbie interpreta magnificamente l'eterno femminino creato dal conformismo consumista del Novecento.



Il 9 marzo 1959 fa il suo ingresso trionfale alla fiera del giocattolo di New York una nuova bambola: il suo nome è Barbie. La casa produttrice la presenta come una teen-age fashion model: «un nuovo tipo di bambola dalla vita reale», attenta alla moda come qualsiasi altra signorina. Eppure, più che la ragazza della porta accanto Barbie ricorda le inarrivabili dive che popolano gli schermi e le fantasie delle adolescenti statunitensi. Impeccabilmente abbigliata e accessoriata, fascinosa e perfetta fidanzatina, Barbie nasce e vive con una missione ben precisa: accompagnare le bambine verso l'età adulta proponendo un modello ‘perfetto' di femminilità. Assolve il suo mandato lungo l'intero arco di una carriera ormai quasi cinquantennale e attraversa le trasformazioni della società, del costume e della moda della seconda metà del Novecento senza mai rinunciare al proprio sguardo sul mondo, algido e glamour fino all'ottusità.

Simbolo dell'Occidente opulento, nel nuovo millennio la pin up californiana sta però perdendo terreno: le bambine si ribellano allo stereotipo di perfezione che incarna e le preferiscono giocattoli meno ‘patinati'. Il mondo tiri un sospiro di sollievo: Barbie, grazie al cielo, sembra ormai roba da museo.

163 pages, Paperback

First published June 1, 2008

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Displaying 1 - 13 of 13 reviews
Profile Image for TwinFitzgeraldKirkland.
218 reviews16 followers
July 29, 2018
Se lo scopo è quello di leggere un saggio sulla storia di una bambola a mio avviso si potrebbe anche rimanere delusi, perchè il parlare di Barbie è solo un punto di partenza per trattare di argomenti più ampi nell'ambito della storia di genere, quali la trasformazione del modello femminile cui ambire nel corso dei decenni e l'analisi del "sogno americano femminile": consumista, scintillante e bordato di rosa presentato alle giovanissime di tutto il mondo: un modello dove tutto cambia, quindi nulla cambia (una bambola che modifica spesso capelli, vestiti, colore della pelle, lavoro ma i cui tratti principali restano ancorati nella morale della borghesia benpensante vecchio stile). Spesso e volentieri, pur non perdendo mai di vista che il libro in fondo parla di Barbie, si deraglia dai binari per concentrarsi più sui messaggi veicolati dalla bambola che sulla bambola in sè. Questo porta a non indagare mai troppo a fondo sulle trasformazioni della bambola, e molti capitoli ci presentano aridi elenchi di tipi di barbie senza mai davvero fare un'analisi approfondita di costume o di genere legata alla bambola in sè.

Però...
Barbie, per la sua longevità e per il ruolo dominante che ha nel mercato globale dell'intrattenimento per giovanissime, è un'importantissimo mezzo che abbiamo per lo studio dell'evoluzione dei fenomeni di costume e di genere nel corso della seconda metà del Novecento. Ed è su questo che Nicoletta Bazzano si concentra in questo saggio: sul modello di donna postbellico (quella sempre sorridente ed elegante che doveva smettere i panni dell'operaia per tornare a lustrare le sue belle case di periferia e a preparare succosi arrosti in attesa del ritorno del marito) che Barbie ha fatto suo ancorandocisi con unghie fresche di manicure e denti abbacinanti, sul suo modo di restare fedele a se stessa ma al tempo stesso di adeguarsi ai cambiamenti intorno a lei, sulle ipocrisie di fondo legate al suo personaggio, che vuole essere un modello per le future mogliettine perbene ma al tempo stesso ancorata in un continuo presente asessuato e da "libertina", che non si è mai sposata con Ken e si è concessa nel tempo vezzosi flirt.

E' un saggio molto interessante, anche se non il testo più completo sull'argomento (nel testo viene citato La mistica della femminilità di Betty Friedan, a mio avviso un saggio molto più esaustivo e completo per capire le dinamiche di genere del periodo postbellico e il modo in cui alla donna venne richiesto di trasformare se stessa alla fine del conflitto mondiale). L'esiguo numero di pagine non permette un eccessivo approfondimento della cornice storica e sociale, e la storia di Barbie passa in secondo piano spesso e volentieri, preferendole (giustamente, anche se il sottotitolo a quel punto diventa un po' fuorviante) tematiche più serie. Lo stile è scorrevole e divulgativo, per nulla ostico ma neppure eccessivamente "sympa" per venire incontro alle esigenze dei ggiovani.

Trattandosi di un saggio che parla della trasformazione di un modello femminile di plastica nel corso del tempo rivolto a un pubblico di non appassionati si sente prepotentemente l'assenza di immagini che possano offrirci anche un supporto visivo a questa carrellata di cambiamenti fisici legati alla famosa bambola.
Insomma, qualche foto non sarebbe guastata.
Così come non mi avrebbe fatto schifo qualche informazione in più sui processi intentati dalla Mattel a chiunque avesse osato sporcare l'immagine pulita e rassicurante della loro eroina (artisti vari tra cui il gruppo Aqua con la loro famosa canzone Barbie Girl).

Infine, ma in questo caso è complice l'anno in cui è stato scritto il saggio (il 2008) e non quella che avverto come una mancanza da parte dell'autrice, è assente tutta la moderna e interessante diatriba sul corpo della Barbie, che nei decenni precedenti era cambiata e si era adeguata alle richieste di mercato aprendosi alla diversità, ma solo fino a un certo punto (se venivano alla luce amiche di Barbie o Barbie di colore, queste erano sempre afroamericane ricalcate sul modello culturale e fisico della Barbie originale nordamericana benestante e borghese; la Barbie esotica sembrava più un'americana in cosplay che un effettivo omaggio a quei luoghi lontani). Ora le Barbie cominciano a presentare una serie di fisicità varie (capelli afro, misure curvy, diverse altezze, proporzioni più realistiche) e diverse per mostrare alle bambine che non esiste un solo modello di bellezza fisico e non sono più le acquirenti a doversi adeguare alla bambola, ma il contrario.
Profile Image for Rowizyx.
401 reviews159 followers
September 5, 2015
Io devo fare una confessione, perché alle Barbie mordicchiavo i piedi. Non lo so perché, mi rilassava.
A una avevo fin distrutto una gamba e si vedeva la struttura interna di plastica bianca, mentre l'altra gamba era tutta "spellata"... Per un'altra mi ero stufata di averle tutte bionde e ho provato a "tingerle" i capelli piazzandola sotto alla lampada della mia stanza, causando un enorme spavento ai miei per la puzza di bruciato che si è sparsa per casa.

Non so se rientro nelle casistiche di sadici delle Barbie descritti nel libro, in ogni caso la lettura mi è piaciuta perché si sgancia da altre biografie che seguono la linea della Mattel e raccontano l'impatto sociologico di Barbie nei vari decenni e come il marketing del giocattolo si è evoluto da un momento storico all'altro. Io sono una bambina degli anni '90, quindi ho vissuto l'ultima epoca di successo della Barbie forse (quando sono apparse le Bratz ero già troppo grande e le trovavo terribilmente sciatte e "zoccole" XD), avevo un sacco di Barbie VS UN Ken (coi capelli veri leccati indietro per una serata elegante), una Skipper coi piedi piatti perché aveva le Convers a zeppa altissime e una Shelley. Il gadget più epico credo sia stata la vasca da bagno che faceva le bolle di sapone, che però mi facevano usare di rado per paura che inondassi la stanza di saponata dei piatti XDDD La prima è stata una sciatrice, ovviamente con tutto in rosa confetto. La Barbie preferita era la Ballerina classica con le punte e le gambe snodate che riusciva davvero a tenere alcune posizioni di danza serie. Sono ancora tutte in cantina, in uno scatolone con un sacco di vestiti comprati e molti altri fatti in casa da mia madre.

Non conoscevo la bambola tedesca che ha ispirato la prima Barbie, Lilli, e non avevo mai ragionato sulla Barbie stessa in relazione al modello di donna proposto negli anni '50 e in seguito, e le polemiche intorno ad essa (e come queste sono cambiate nel corso degli anni). Una lettura interessante da questo punto di vista.

Anche se quanto descritto, specie nel rapporto bambine-Barbie, cozza molto con le mie percezioni di quando ero piccola: non credo di essermi mai identificata molto con Barbie. Sarà che ho ricevuto la prima che ero molto piccola, ma ero cosciente che lei era grande, molto più grande di me (con quelle tette giganti!), e più che altro la gara era con le amichette, specie con una a cui regalavano sempre le Barbie da collezione di Natale o quelle "etniche", che teneva poi in bella mostra sullo scaffale e con cui non ci faceva mai giocare. Era una questione di possesso, a chi ne aveva di più e chi aveva le più belle e particolari. Quelle che ricevevano le imitazioni, tipo le Tanya, erano fuori gioco.

Mi spiace che non ci siano stati riferimenti a Toy Story 3, in particolare, perché secondo me ha costituito un recupero del brand pazzesco dal punto di vista emotivo: quando Barbie piange perché la sua padroncina adolescente l'ha data via senza pensarci un attimo mi sono sentita una merdaccia.
Profile Image for Roberta.
460 reviews
March 13, 2013
Di quanti significati è stata caricata la povera Barbie nel corso dei decenni passati, e tuttora! Eppure io ho amato le 3 Barbie che ho posseduto da bambina (Barbie Superstar, Barbie Tennis e una simil-Barbie acquistata al mercato), ho tagliato e cucito vestitini per loro utilizzando la fantasia e le stoffe di scarto a mia disposizione, ho utilizzato scatoloni di cartone e pezzi di legno al posto delle case rosa che non ho mai avuto, ho dato loro un nome e una personalità secondo i miei desideri, del tutto incurante degli "scopi e degli obiettivi" che secondo l'autrice di questo libro la Mattel avrebbe avuto. E dato che tutt'oggi le conservo gelosamente in soffitta, sono inorridita nel leggere delle sevizie a cui certi bambini le sottoporrebbero...
Penso sia esagerato sostenere che il fine di Barbie fosse indottrinare le ragazzine con gli ideali della mistica della femminilità. Molto più� semplicemente credo che la bambola fosse uno specchio dei tempi, per cui riproponeva questo stereotipo anche nel gioco. E in effetti è singolare vedere come 30 anni dopo siano le stesse femministe a difendere Barbie contro gli attacchi dei nuovi fondamentalisti religiosi, segno che forse il problema non era la bambola in sè, quanto l'ambiente da cui traeva il modello.
42 reviews4 followers
Read
November 15, 2010
Non è il primo libro su Barbie, ma credo sia il primo a valutarne l'impatto sulla società e la "storia della ricezione", anche in Italia. C'è qualche brano piuttosto interessante, come quando l'autrice spiega che negli anni Sessanta in Italia Barbie era nemica di tutti: missini e comunisti la rifiutavano in quanto americana, e i cattolici perché immorale.

E poi è curioso vedere come le femministe siano divise tra pro- e anti-Barbie, e come le anti-Barbie si trovino in lieta compagnia dei fondamentalisti islamici.

Profile Image for Sofia Megh.
156 reviews4 followers
January 27, 2021
'La donna perfetta' di Nicoletta Bazzano ha un'impostazione storica che tratta della storia non solo di Barbie, ma delle donne. Per questo è un libro che a mio parere potrebbe interessare a tutti, perchè Barbie è un pretesto, anche se molto ben analizzato, per parlare di tematiche più grandi che riguardano il femminismo. Si parla di sessualità, di espressione personale, di consumismo. E' una panoramica per niente banale del mondo di Barbie, ma soprattutto di tutto ciò che la circonda. Ogni prodotto commerciale nasce da un contesto storico ben preciso, e per una bambola che ha più di 60 anni, i cambiamenti sono stati numerosi, realizzati sia per marketing sia per aderire allo standard di ogni epoca. La critica che mi sento di porre è che in alcune pagine la Bazzano procede per elenchi (c'è stata Barbie norvegese, marocchina, tedesca...così via per pagine intere) che hanno reso la lettura simile a quella della lista della spesa. Per il resto, sebbene io sia divenuta ancora più fan di Barbie durante la lettura di questo e altri libri e la visione di documentari, non posso che concordare sul fatto che Barbie è un'icona sessista e consumista. Ma è pur sempre fatta di plastica. E sarò una cattiva femminista di sinistra ma... io una vita semplice come la sua la vorrei avere.
Profile Image for Ilaria Gonnelli.
54 reviews
November 29, 2023
Da amante delle Barbie, non ho potuto non apprezzare la ricerca sulla storia e sull'evoluzione del celebre giocattolo. Mi dispiace però che si tenda sempre a sottolineare la problematica secondo la quale le Barbie siano adatte a degli adulti, ma non per delle bambine perché le fanno giocare a "essere grandi e bellissime" creandogli in testa uno stereotipo irraggiungibile.... perché nessuno ha mai polemizzato sui Cicciobello che le fanno giocare a "essere grandi e accudire un bambino", oppure sulle cucine-giocattolo che le fanno giocare a "essere grandi e cucinare per la famiglia"?
E' vero, le bambine tendono a essere adultizzate (e responsabilizzate) molto prima dei bambini dalla società e questo è un grosso problema.
Constatato questo, per le bambine continuo a preferire un giocattolo che veicola il messaggio: "puoi essere grande, puoi essere bellissima, puoi vestirti come vuoi, puoi lavorare, fare il mestiere che ti pare e puoi anche spassartela nella tua casa da sogno!"
I bambolotti che si sbrodolano addosso e i finti aspirapolvere, compriamoli ai maschietti, è meglio.
Profile Image for Ilaria Gonnelli.
Author 9 books4 followers
January 4, 2023
Da amante delle Barbie, non ho potuto non apprezzare la ricerca sulla storia e sull'evoluzione del celebre giocattolo. Mi dispiace però che si tenda sempre a sottolineare la problematica secondo la quale le Barbie siano adatte a degli adulti, ma non per delle bambine perché le fanno giocare a "essere grandi e bellissime" creandogli in testa uno stereotipo irraggiungibile.... perché nessuno ha mai polemizzato sui Cicciobello che le fanno giocare a "essere grandi e accudire un bambino", oppure sulle cucine-giocattolo che le fanno giocare a "essere grandi e cucinare per la famiglia"?
E' vero, le bambine tendono a essere adultizzate (e responsabilizzate) molto prima dei bambini dalla società e questo è un grosso problema.
Constatato questo, per le bambine continuo a preferire un giocattolo che veicola il messaggio: "puoi essere grande, puoi essere bellissima, puoi vestirti come vuoi, puoi lavorare, fare il mestiere che ti pare e puoi anche spassartela nella tua casa da sogno!"
I bambolotti che si sbrodolano addosso e i finti aspirapolvere, compriamoli ai maschietti, è meglio.
Profile Image for Lu legge cose.
55 reviews4 followers
July 10, 2023
Interessante saggio che spiega come la figura di Barbie abbia attraversato i decenni, incespicando e per qualche motivo (sempre spiegato) mai cadendo dal piedistallo. Dall'Europa agli Stati Uniti al Taiwan, di nuovo in Europa e poi... nei musei?

Leggere la frase di chiusura del saggio, all'indomani dell'uscita del film di Greta Gerwig, è stato fenomenale.
Profile Image for Marta.
896 reviews13 followers
February 22, 2020
La donna perfetta. Storia di Barbie (2008)

Saggio davvero interessante e ben sviluppato, che accosta la storia di Barbie a cambiamenti storici e sociologici. La mia Barbie preferita era Barbie fior di pesco, e quella sfumatura di arancio è ancora l'unica che riesco a tollerare.
Profile Image for TyzSte.
22 reviews2 followers
October 9, 2024
Non solo la storia della bambola più famosa del mondo.
È femminismo, audacia, conformismo, finzione.

Bello perché apre riflessioni e invoglia all’approfondimento.
Profile Image for Gloria.
395 reviews14 followers
April 11, 2016
È stato interessante apprendere come sia nata Barbie e quale percorso abbia compiuto nel corso dei decenni.
L'autrice traccia un costante parallelismo tra la storia della bambola e quella della società americana: da un lato Barbie cerca di imporre un modello di vita ordinato e vagamente "reazionario", dall'altro non può esimersi dal riflettere i mutamenti che avvengono intorno alle sue piccole amiche/padrone.
Lunghi capitoli sono quindi dedicati proprio all'analisi sociologica. anche se talvolta un po' scontata e superficiale.
Mi ha deluso l'assenza di un approfondimento del risvolto economico/industriale della storia di Barbie, accennato solo qua e là con magri riferimenti alle campagne pubblicitarie.
Infine, mi sarebbe piaciuto trovare anche dell'iconografia di accompagnamento al testo, ma non so se questa mancanza sia dovuta al fatto di aver utilizzato la versione kindle e non quella cartacea.
Profile Image for Gloria Finocchi.
253 reviews5 followers
September 7, 2015
Bel saggio dedicato all'immortale bambola tettoruta e al contesto storico e sociale dalla sua nascita ai tempi attuali.
Displaying 1 - 13 of 13 reviews