Marcel Proust was a French novelist, best known for his 3000 page masterpiece À la recherche du temps perdu (Remembrance of Things Past or In Search of Lost Time), a pseudo-autobiographical novel told mostly in a stream-of-consciousness style.
Born in the first year of the Third Republic, the young Marcel, like his narrator, was a delicate child from a bourgeois family. He was active in Parisian high society during the 80s and 90s, welcomed in the most fashionable and exclusive salons of his day. However, his position there was also one of an outsider, due to his Jewishness and homosexuality. Towards the end of 1890s Proust began to withdraw more and more from society, and although he was never entirely reclusive, as is sometimes made out, he lapsed more completely into his lifelong tendency to sleep during the day and work at night. He was also plagued with severe asthma, which had troubled him intermittently since childhood, and a terror of his own death, especially in case it should come before his novel had been completed. The first volume, after some difficulty finding a publisher, came out in 1913, and Proust continued to work with an almost inhuman dedication on his masterpiece right up until his death in 1922, at the age of 51.
Today he is widely recognized as one of the greatest authors of the 20th Century, and À la recherche du temps perdu as one of the most dazzling and significant works of literature to be written in modern times.
Ho comprato questo libretto attratto dal titolo, sembra quasi un dispetto fatto a Proust. I curatori assicurano che sia uno scrittore aforismatico, personalmente credo che il francese non avrebbe esitato a sfidarli a duello per un tale affronto. E', comunque, un assaggio della Recherche.
Un tempo si sognava di possedere il cuore della donna di cui si era innamorati; più tardi, sentire di possedere il cuore di una donna può bastare a farci innamorare di lei.
Siamo tutti costretti, per rendere sopportabile la realtà, a coltivare in noi qualche piccola follia.
Si dovrebbe almeno, per prudenza, non parlare mai di sè, perchè è un argomento su cui si può esser certi che la visione degli altri e la nostra non concordano mai.
Gli sciocchi immaginano che le grosse dimensioni dei fenomeni sociali costituiscano un'ottima occasione per penetrare più addentro nell'anima umana; al contrario, dovrebbero capire che è calandosi nel profondo di un'individualità che avrebbero maggiori probabilità di comprendere quei fenomeni.
Un uomo di grande talento farà normalmente meno caso all'altrui stupidità di quanto non farebbe uno sciocco.
La gelosia è sovente solo un inquieto bisogno di tirannide applicato alle cose dell'amore.
Noi viviamo solamente con quel che non amiamo, che abbiamo fatto vivere con noi solo per uccidere l'insopportabile amore, sia che si tratti di una donna, di un paese, oppure di una donna che racchiude in sé un paese.
Abitualmente, si detesta ciò che ci è simile, e i nostri difetti visti dal di fuori ci esasperano.
In amore è più facile rinunciare a un sentimento che perdere un'abitudine.
Gli altri, non potendo mai situarsi dal nostro stesso punto di vista, non capiscono l'importanza del male che le loro parole dette a caso possono farci.
L'uomo è l'essere che non può uscire da sé, che non conosce gli altri se non in se stesso, e se dice il contrario mente.
L'arte non è la sola a infondere fascino e mistero alle cose più insignificanti; quello stesso potere di metterle in intimo rapporto con noi è devoluto anche al dolore.
La lettura [...] ci insegna ad accrescere il valore della vita, valore che non abbiamo saputo apprezzare e della cui grandezza solo grazie al libro ci rendiamo conto.
La letteratura [...] dà una sorta di seconda vita a sentimenti che non esistevano più.
Ogni lettore, quando legge, è il lettore di se stesso. L'opera dello scrittore è solo una specie di strumento ottico offerto al lettore per consentirgli di discernere ciò che forse, senza quel libro, non avrebbe potuto intravedere in se stesso.