“L’Amleto o la Traviata o l’Alice di Lella Costa sono inconfondibilmente spettacoli di Lella Costa, scritti per la sua voce e la sua figura agile e vibrante. Di shakespeariano e verdiano e lewiscarrollesco hanno però l’atmosfera, la grana culturale, la sostanza del racconto, in un continuo entrarci dentro e uscirne un istante dopo per aggiungere qualcosa di apparentabile, politica e televisione, sogni e delusioni, intuizioni e confusione, in ammirevole equilibrio tra la precisione dell’argomento e l’imprecisione di noi pubblico contemporaneo, che ce ne andiamo in giro con la testa e lo sguardo zavorrati da milioni di cose non tutte in ordine, e soprattutto non tutte utili. Nel suo teatro, Lella riesce a restituire al pubblico la voglia (sua e nostra) di orientarsi daccapo. La sua recitazione apparentemente divagante, perfino dispersiva nelle tante digressioni sull’attualità, ce la fa sentire complice, una che parte dal nostro stesso sguardo, mediatrice dei nostri dubbi, voce recitante delle nostre lacune. Ci fidiamo di lei perché parte per il suo viaggio dentro i classici senza alcuna supponenza, senza pesantezza accademica o birignao da diva, cercando e trovando i nessi logici, le emozioni, le scoperte e le riscoperte che fanno da benefico antidoto allo spaesamento dei massificati, dei confusi dal troppo, dei saturi di notizie.” (dalla Prefazione di Michele Serra)
Questo libro contiene tre monologhi teatrali della meravigliosa Lella Costa (e se ho mai sentito una vera affinità con una scrittrice italiana a me contemporanea, mi sento proprio di citare lei!).
Il primo monologo ci racconta La traviata di Verdi o, volendo, La signora delle camelie di Dumas Jr. Ho visto l'opera innumerevoli volte e rimane ancora la mia preferita. Cos'è cambiato dai tempi delle vicende di Violetta e Alfredo? Nulla.
Il secondo monologo, che mi sembra essere anche il più breve, prende molti spunti da due delle opere di Lewis Carroll: "Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie" e "Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò". Non ho ancora letto questi due libri ma cercherò di rimediare il prima possibile perchè mi sembrano molto particolari.
La terza parte è dedicata interamente all'Amleto di Shakespeare e, secondo me, è quella dove il genio dell'autrice è venuto un po' meno. Dopo la Traviata mi aspettavo ci mettesse più del suo. Certo che le opere di Shakespeare hanno una potenza verbale assoluta: frasi ipnotizzanti, senza dubbio. Riprenderò in mano anche questo.
Spero che Lella Costa si cimenti ancora in questo tipo di lavoro di rivisitazione, o meglio, rilettura in chiave moderna, dei capolavori della letteratura mondiale. Non ne sarò mai sazia.
Bah...... l'ho trovato di un banale sconfortante. Se davvero abbiamo bisogno di queste spiegazioni per capire i classici (Traviata e Amleto) siamo messi molto male!! Alice poi, � veramente senza senso, di Alice non ha che il titolo. Una cosa, la sig.a Costa mi dovrebbe spiegare: come � che critica la guerra, quella lontana, ma farcisce costantemente i suoi testi di "guerra fondaiola" di sinistra contro la destra, aizzando l'odio gi� stupido (l'odio non costruisce, il confronto costruisce, il confronto leale) di un certo tipo di gente con battute idiote, che con la tematica del testo non c'entrano a niente. Gi� per questo, pollice verso. E, una altra cosa: com'� che la sig.a fa tanto la comunista, tenta di fare cultura, ma il suo spettacolo qui, in teatro di provincia, costava 25 euro (voglio dire, 50mila lire a zucca) mentre gli altri nello stesso teatro, attori non da meno, erano tra i 10 e i 12? Baliani, 12 euro. E non � affatto da meno! Forse, � pi� onesto? Alla fine, non vale la pena. Quando sei arrivato in fondo, non ha detto assolutamente niente che gi� non sapevi.
Leggendo questo libro non si puo' non risentire la voce di Lella Costa, rivederla sul palco mentre ci narra mirabilmente di classici che tanta parte hanno nelle nostre vite e nella nostra formazione culturale. Il tutto con la solita mordace ironia e appena qualche velato accenno satirico...