Un ragazzino rumeno di tredici anni, immigrato clandestinamente in Italia, abita a casa di un ambiguo architetto insieme a un'amica. Tex Willer è il suo eroe. Quando un giorno l'architetto tenta di abusare di lui, il ragazzino lo colpisce con un pugno e scappa. Decide allora di mettersi sulle tracce del nonno, che gira l'Europa con una compagnia di artisti di strada e che gli scrive con regolarità, ogni ultima domenica del mese, lettere scritte in una lingua molto particolare. Il ragazzo inizia così un viaggio che, in compagnia di una schiera sempre più grande di nuovi amici, lo porterà prima a Berlino, poi in Francia e infine a Madrid, alla vigilia della strage alla stazione ferroviaria del marzo 2004.
Born in Turin in 1972, Fabio Geda is an Italian novelist who works with children in difficulties. He writes for several Italian magazines and newspapers, and teaches creative writing in the most famous Italian school of storytelling (Scuola Holden, in Turin). IN THE SEA THERE ARE CROCODILES is his first book to be translated into English.
Questo libro mi ha ricordato un mio viaggio,le scoperte e gli incontri significativi e divertenti di quell'estate.... (qui la piccola storia ,di Pakala e Tandala a cui sono molto affezionata :) )
Voglio riportare un passaggio che mi aveva toccato , una lettera , bellissima,di un padre lontano,in Romania,al figlio tredicenne,in Italia : Carissimo Emil,figlio scrivo queste lettere,queste parole,queste frasi,che tutte insieme spero arrivino fino a dove sei tu e ti facciano sentire vicino al mio cuore.(...)Ho piantato 5 semi attorno alla tomba di tua madre.Da quei semi,nasceranno 5 piante.Una è agrifoglio.Questa pianta,come tu sai,ha una crescita molto lenta e produce legno duro,compatto,grigio chiaro,che con il tempo imbrunisce.E' la pianta che ho scelto per tuo nonno Viorel,perchè anche lui è cresciuto lentamente e alla fine è diventato un uomo duro.Ma io non sono arrabbiato con lui perchè mi ha lasciato e ha lasciato la sua famiglia.Perchè so che questo era quello che Doveva.Ciascuno deve seguire cio' per cui è chiamato.Altrimenti non puo' essere un uomo felice.La 2° è il bosso.E' la pianta che ho scelto per mia madre,tua nonna Mina.Il bosso è usato come ornamentale nelle siepi,soprattutto nei giardini all'italiana,perchè sopporta bene la potatura e conserva la forma obbligata per molto tempo.Proprio come tua nonna Mina,che ha conservato la sua vita di sarta e di madre fino all'ultimo.Fino al giorno che ha chiuso gli occhi dicendo:"Vai al negozio;compra dei bottoni"perchè alla mia giacca ne mancava uno, sul polsino. La 3° è Lentisco.Il lentisco è forte e coraggioso e sopporta anche condizioni di aridità forte,come quella dell'estate in cui siamo andati al lago e tu stavi quasi per affogare nel gorgo.Ricordi?Il lentisco l'ho piantato per tua mamma.Perchè lei ha sopportato l' aridità che,nei periodi peggiori,ha bruciato tutto dentro di me.la 4° è Olmo.un olmo particolare,che si chiama Pumila.viene usato lungo i bordi delle strade e come frangivento,cioè per fermarlo e fare sì che non capiti nulla acio' che sta dietro.In modo che il vento non lo porti via o gli strappi dei pezzi.Quello sono io.Cio' che mi sta dietro sei tu.PERCHE' IL SENSO DI ME,DELLA MIA VITA,E'CHE A TE NON CAPITI NULLA.E' per questo che io sono nato.perchè tu,un giorno,saresti nato.La 5° è il Sambuco.Ha bacche buone per il liquore.Ha fiori buoni da cucinare con la pastella.il legno si puo' usare per piccoli oggetti di casa,quello sei tu.Perchè della tua vita nulla deve essere sprecato.E' LA VITA PIU' PREZIOSA CHE IO CONOSCO.sai mi ferisco al pensiero di quello che ho perso e sto perdendo,standoti lontano.In vita siamo destinati ad amare di piu' quello che non abbiamo o non possiamo avere. E se pensi al mio affetto,per te e per la mamma,gia' quando eravamo vicini,allora capirai che non c'è contenitore al mondo che possa raccogliere tutto l'AMORE che è lacrimato via dal mio corpo in questo ultimo periodo. Per questo ho piantato i semi.Perchè tua madre non si sentisse sola.E avesse tutti noi attorno, OGNI GIORNO. Tuo padre Gheorghe 4 ****
Ho finito questo libro da un paio di giorni e ancora non so bene che cosa dire su di esso. Né, se è per questo, come valutarlo. Questo, infatti, è un romanzo che mi ha lasciato molto interdetta: per quanto tratti di temi importanti e i messaggi di fondo siano bellissimi e soprattutto fondamentali ai giorni nostri, il modo in cui il romanzo viene trattato non mi ha convinta praticamente mai. La trama, infatti, risulta molto semplice ed infantile, adatta molto spesso a ragazzi piccoli e poco agli adulti, però è intervallata da scene davvero molto toccanti, in primis le lettere che il padre del protagonista, rispedito in Romania, invia al figlio, che molto spesso sono state in grado di farmi persino commuovere. Il protagonista, infatti, è Emil, un tredicenne romeno immigrato a Torino clandestinamente che ad un certo punto si ritrova senza padre, rimandato indietro, e senza il suo benefattore, che risulta essere un personaggio molto subdolo e viscido, motivo per cui decide di scappare e andare alla ricerca del nonno, un artista di strada. Il personaggio di Emil devo dire che non mi ha convinto del tutto: sotto certi punti di vista risulta decisamente più maturo dei suoi 13 anni, fa cose che alla sua età non mi sarei mai nemmeno immaginata fossero possibili, e questo anche a causa delle sue esperienze passate, ma sotto altri risulta un bambino decisamente più piccolo; tutto ciò lo rende un personaggio molto complicato da interpretare, spesso fin troppo, a causa di atteggiamenti spesso in contrapposizione con quelli che aveva solo un istante prima. Certo però non mi posso lamentare che il personaggio risulti piatto o stereotipato, perché decisamente non è così.
Nel complesso un libro con i suoi alti e i suoi bassi, che non mi ha convinto del tutto. Credo che sia un libro indirizzato verso quella fascia dei ragazzi tra i 14 e i 16 anni, più o meno, anzi, credo che loro dovrebbero tutti leggerlo. Già solo per capire quanto sono “fortunati”.
Der dreizehnjährige Emil flüchtet mit seinem Vater Gheorge illegal von Rumänien nach Italien. In Turin lernen die beiden schon bald die junge Frau Assunta kennen, doch das Glück zu dritt währt nicht lange, denn Gheorge wird von der Polizei aufgegriffen und prompt abgeschoben.
Während er zunächst in Abschiebehaft und später in einem rumänischen Gefängnis landet, ist Emil auf sich alleine gestellt, denn die Behörden wissen nichts von seiner Existenz. Gheorge schreibt seinem Sohn Briefe und bittet den Jungen in Italien bei seiner Freundin Assunta zu bleiben und auf seine Rückkehr zu warten. Gemeinsam finden die beiden schließlich bei einem italienischen Architekten ein Dach über dem Kopf.
Als ihm der Mann eines Tages ungewollt zu nahe kommt, flüchtet Emil schlagartig aus der Stadt. Er packt seine wenigen Habseligkeiten und begibt sich zum Bahnhof, wo er zufällig das Mädchen Asia und deren Hund Lufthansa kennenlernt. Der Teenager ist mit ein paar Jugendlichen auf dem Weg nach Berlin und obwohl Emil anfänglich zu seinem Vater nach Rumänien reisen wollte, schließt er sich nun der bunten Truppe an, denn in der deutschen Hauptstadt lebt sein Großvater Viorel.
Seinen geliebten Opa hat Emil noch nie persönlich kennengelernt, doch er erhält regelmäßig Briefe von ihm. Die letzte Nachricht lässt ihn wissen, dass sein Großvater mit einer Theatergruppe durch Europa tingelt und sich momentan in Berlin aufhält. Hoffnungsvoll macht sich der Junge, ohne Papiere und in einem alten VW Bus versteckt, mit Asia, Cora, Leon und Nerone auf den Weg nach Deutschland. Die Jugendlichen beziehen ein Zimmer in einem Abbruchhaus am Berliner Ostbahnhof und Emil begibt sich sofort auf die Suche nach seinem Großvater.
Nach einigen Tagen und vielen Erlebnissen in der Großstadt, erfährt der Junge, dass sein Opa nach Madrid weitergezogen ist und so schlägt er sich zusammen mit dem Fotografen Sebastiano zunächst nach Frankreich und dann bis nach Spanien durch. Wird er schließlich seinen Großvater aufspüren?
Nachdem ich schon viel Gutes über Fabio Gedas bekannten Roman „Im Meer schwimmen Krokodile“ gelesen habe, war ich schon sehr gespannt auf sein Buch „Emils wundersame Reise“, das er noch vor dem beliebten Bestseller geschrieben hat. Meine Erwartungen waren groß, doch leider muss ich sagen, dass mich das Buch schlussendlich sehr zwiespältig zurückgelassen hat.
Der Leser begleitet das Schicksal des dreizehnjährigen Flüchtlingsjungen Emil, der mir sofort ans Herz gewachsen ist. Einerseits stellt sich Emil seinen schwierigen Lebensumständen sehr tapfer und erwachsen, andererseits wurde auch seine kindliche Phantasie sehr schön herausgearbeitet und Momente der Angst wurden authentisch beschrieben. So flüchtet sich Emil in bedrohlichen Situationen oftmals in die Welt seines Comic-Helden „Tex“ und identifiziert sich mit seinem fiktiven Vorbild.
Bis zum Ende der Geschichte wurde der Spannungsbogen aufrecht erhalten, denn man konnte als Leser bei Emils Suche nach Sicherheit und einem besseren Leben stets mitfiebern und gespannt sein ob der Junge seinen Großvater schlussendlich aufspüren wird.
Leider konnte ich nur schwer in die Geschichte finden, denn ich war von der Erzählweise und dem Schreibstil des Autors enttäuscht. Die kurzen Sätze, die barsche Wortwahl und die wechselnden Perspektiven und Rückblicke haben mich stellenweise sehr irritiert und haben den Lesefluss unterbrochen. Der Autor kreiert zwei Ich-Perspektiven. Einerseits erzählt er die Geschichte aus Emils Sichtweise und andererseits aus der des Architekten, wobei die beiden Blickwinkel viel zu abrupt wechseln. Gelegentlich bekommen wir Einblicke in die Briefe von Gheorge und Viorel, doch ich konnte der Schreibweise des Großvaters nur sehr angestrengt folgen.
Obwohl die stilistische Umsetzung des Romans leider nicht meinen Erwartungen entsprochen hat, verströmte die Geschichte Abenteuergeist, Optimismus und Hoffnung aber war gleichzeitig auch sehr traurig, denn Emil erlebt Dinge, die einem dreizehnjährigen Kind definitiv nicht widerfahren sollten.
Fabio Geda ha la capacità di raccontare gli stati d’animo. La storia potrebbe essere inverosimile e a volte “semplice”, ma in realtà ciò che risalta nella scrittura sono i personaggi, le loro Storie e loro emozioni. Consiglio la lettura a tutti, ragazzi e adulti.
Il noto autore del libro di successo “Nel mare ci sono i coccodrilli”, Fabio Geda, ne scrisse un altro, forse passato in sordina, ma comunque interessante e fatto di commistioni (vi sono delle lettere all’interno), nel 2007: “Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani”. Il titolo, in modo sia didascalico che evocativo, non solo lascia intendere che questo romanzo di formazione sia un “road book”, ma anche la sua patina, fatta appunto di quell’alternanza tra i due aggettivi prima citati. Ed è proprio in questo contesto di “modus narrandi” che spesso il racconto si perde, specialmente quando cerca di far funzionare l’accostamento di due voci narranti: quella di un giovane immigrato in Italia, Emil, e di un architetto che l’ha accolto. È ben evidente (e quindi riuscito) il meccanismo stilistico che rende differenti i due narratori, ma la seconda voce narrante s’inserisce male nella vicenda, trascinandola qualche volta verso una linea poco chiara. Tuttavia, sebbene due o tre momenti leggermente prevedibili e altri due o tre un po’ facilitati a livello di trama, non mancano colpi di scena in un viaggio reso vivace più dai personaggi che dalle descrizioni. Un viaggio fatto anche di continui rimandi con flashback alla patria rumena e all’infanzia, con un piede nel passato, un altro nel presente e un altro ancora (quello della fantasia) perso tra le pagine del fumetto “Tex”, con il quale, fisicamente e metaforicamente, il protagonista s’era costruito la propria corazza per continuare a vivere. Al protagonista alla fine ci si affeziona, poiché è un duro che fa il duro, ma ha il cuore tenero. Ma anche alla scelta di Geda di dare voce a un cane, Lufth, confondendolo magicamente con gli umani. La seconda parte è meglio riuscita, poiché nella prima Geda tenta di rifarsi in modo troppo esplicito a Kerouac senza riuscirci; d’altra parte, è difficile rifare anche in parte un capolavoro della letteratura come “Sulla strada”. E non è neanche utile, se pensiamo che l’Emil di Geda e il Dean di Kerouac hanno storie di vita diverse, pur intrecciandosi, di tanto in tanto, caratterialmente. Le pagine che riguardano Emil e Sebastiano in Francia sono di grande poesia, poiché è in quel caso che Geda lascia in pace Kerouac e ritrova autenticità, così come nel linguaggio crudo di un adolescente di strada, nella ripetitività costante che procede per blocchi di parole e nelle descrizioni di Lavapiés in Spagna. Talvolta si ride, ma pure si accenna alla commozione, specialmente per come viene narrato l’incontro col nonno nell’ultima parte. Dopo tanti ostacoli, è il noto quartiere multietnico di Madrid a chiudere il cerchio della fine di un viaggio, durante il quale non sono mancati momenti in cui Emil non si è sentito al sicuro. Ma a Lavapiés no, perché Lavapiés è metafora surreale, a metà tra il realismo e l’onirico, di un mondo senza barriere che esiste, ma solo dopo averle attraversate. Perché, se già la vita è dura per un autoctono, per uno straniero è ancora più difficile, in quanto le peripezie come muri da oltrepassare saranno maggiori.
Dal libro:
“Sei un fotografo se sai scegliere cosa fotografare, perché sai che in quel modo, quella cosa, non l'ha mai guardata nessuno. È più o meno come raccontare…”
Emil è un ragazzo rumeno di tredici anni, arrivato rocambolescamente in Italia con il padre, che si trova improvvisamente solo quando questi viene rimpatriato. Inizierà cosi il suo viaggio, fisico e metaforico per l’Europa, alla ricerca del nonno, un teatrante politicamente impegnato, accompagnato da personaggi i più diversi: un gruppo di amici che vanno a Berlino a passare il Capodanno, un fotografo del National Geographic, la sua amante francese, un padre spagnolo di sette figli abbandonato dalla moglie. In Italia si è lasciato alle spalle gli amici della scuola e l’architetto che lo aveva accolto nella sua casa, un amante della bellezza che lo ha tradito. Viaggiare è camminare verso se stessi in fondo, ed Emil lo fa con tutto il suo cuore di ragazzo, con tutto il suo desiderio, con la certezza che l’unica cosa da volere nella vita è “essere felice. In modo unico, eterno, inviolabile”. Una lettura da fare.
Emil ha 13 anni e ama i fumetti di Tex, che ha scoperto per caso, quando una sera è costretto a usarli come coperta per ripararsi dal freddo di Bolzano, che ha accolto lui e suo papà dopo la fuga dalla Romania. Per questo, quando si mette in viaggio e attraversa mezza Europa per ritrovare la sua famiglia ormai sgretolata, ha bisogno di convincersi di essere come Tex Willer. Quello che Emil non sa è che ha già tutto il coraggio che gli serve per ritrovare chi ama e che sarà proprio la forza di quell’amore, insieme alla lealtà dei suoi nuovi amici, a portarlo a destinazione.
Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani è una storia commovente che parla della speranza che accomuna tutti noi, quella di ritrovare casa, e dei dolori e delle meraviglie che ci travolgono lungo la strada.
Bello, appassionante, la storia di un ragazzino rumeno che arriva in Italia con il padre, poi varie vicissitudini lo portano alla ricerca del nonno paterno. Una storia verosimile, dura ma positiva. Emil incontra tante persone, buone e cattive, come l'umanità, un po' di tutto. Domina, tuttavia, l'obiettivo e il coraggio per cercare di raggiungerlo. Emil è un ragazzo di 13 anni che avendo vissuto l'esperienza dell'amore in famiglia riesce e tenere duro, superare gli ostacoli e scoprire il mondo e se8 stesso; suo fedele compagno nei momenti di smarrimento sarà Tex Willer eroe dei fumetti western.
Romanul nu abunda in actiune, dar probabil nici nu se vrea acest lucru. Se parcurge usor, iar personajele sunt cat de cat credibile. Stilul insa nu m-a dat pe spate, iar povestea o gasesc putin cam neverosimila, dar privind asta prin prisma faptului ca totusi, este un un roman, hai sa o luam ca atare. Per total, o carte ok.
Come tanti libri scritti da uomini, la cosa più importante è far vedere che superfigo è l'autore. Scrivere è meno importante: l'opera è confusa, spesso non si capisce chi sta parlando. La fine: una delle più deludenti mai viste.
Un altro libro per gridare al miracolo ed affermare, senza tema di essere smentita, che gli scrittori italiani non sono solo Ammaniti, Camilleri o la Santacroce. Dalla stessa città di Culicchia arriva questo autore, con un blog molto carino, che ha scritto una storia di quelle che ti rimangono dentro. Non so se vi è mai capitato di conoscere qualcuno che ci piace e chiedersi a volte cosa farebbe al nostro posto, o cosa ne penserebbe. A me capita con alcuni personaggi di certi libri, quando insisto a pensare a come continuerebbero la loro vita al di fuori del libro, a cosa farebbero dopo; con i ragazzi dei libri di Ammaniti per esempio, mi succede sempre, a partire da quello che stava in "Ti prendo e ti porto via", per passare dal ragazzino coraggioso di "Io non ho paura" e arrivando al Cristiano di "Come Dio comanda" e mi è capitato con Anita, la mia vampire executioner preferita oltre che con Hercule Poirot, Sherlock Holmes e i personaggi dei libri di Jane Austen. Posso da ieri aggiungere Emil, il ragazzino rumeno che arriva con il padre in Italia viaggiando su un camion di riso e dormendo in un garage coperto dai Tex, che diventeranno per lui la strada maestra per imparare l'italiano e giocare con le parole. La storia di Emil è anche una storia di viaggi, da Torino a Berlino per finire a Barcellona e tornare in Romania, una storia di tre generazioni di uomini di cui l'ultimo è la somma delle parti e di tutti gli amici/nemici incontrati nella vita e nel suo viaggio; personaggi al limite tra la fantasia e il paradosso in città come Torino e Berlino che sono un crocevia di mondi e di situazioni, una miscellanea di storie e di popolazioni che, come nel quartiere multietnico di Lavapiés, non è pienamente immaginabile se non ci sei mai stato. Emil va alla ricerca del nonno per andare a prendere il padre; Emil scappa da un architetto che è in assoluto il migliore tra gli interior designer, talmente interior che arreda anche se stesso; Emil scappa da Nerone che lo chiama vampiro, accompagnato da Asia e da un cane, insieme a un fotografo del National Geographic, che pure era partito da Torino; Emil vive per breve tempo con un uomo che la moglie ha lasciato con sei figli per scappare con il pediatra e padre della settima. Emil si chiede ogni volta cosa farebbe Tex e gli piacerebbe avere un nonno come Kit Carson e combatte con Mephisto, che potrebbe, a volte, essere pure lui suo nonno. Un libro che si legge tutto di seguito, si respira solo alla fine e poi si gusta come un vino costoso, perchè ti lascia in bocca un buon sapore e anche un po' più di fiducia nel mondo e nella gente che ci abita. Nell'eventualità mi credeste sulla parola e decideste di leggerlo, potete anche poi votarlo nella pagina del Sole 24Ore , in modo da farlo rientrare nella cinquina del Premio Strega.
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Emil, tredici anni, rumeno, una vita difficile, ma con la certezza di alcuni affetti. Un viaggio tra ricordi e nuove amicizie alla ricerca di un filo che ristabilisca i legami persi con la sua famiglia, perchè un padre ti serve sempre!. Emil affronta la sua vita con la maturità e il coraggio di un adulto, ma anche con la fantasia e il cuore di un bambino. E così il suo viaggio è un alternarsi tra realtà e sogno, tra amaro e dolce, tra il suo mondo e quello di Tex Willer, il suo idolo e la sua forza. Complimenti a Fabio Geda anche per la scrittura schietta e di impatto e la mia ammirazione per la sua attività di educatore in una comunità per minori. La prima cosa che mi ha colpito quando ho preso in mano per la prima volta il libro e l'ho sfogliato?? Sì la foto di copertina, sì il titolo (certamente migliore di 'Sturm und Plastic'!!),... ma soprattutto la pagina 119, con la successione di Fibonacci: sulla testa di tutti i torinesi, grazie a Mario Merz, e nella mia, per deformazione...culturale!
Fabio Geda ha scritto un libro che potrebbero collocare sia nel reparto Ragazzi che Narrativa adulti, in qualsiasi biblioteca e libreria. Ha colto il senso più profondo del suo personaggio, e di quelli che ruotano attorno a lui. E’stato realista, attraverso il linguaggio di questo ragazzino speciale, e il sui pensieri più reconditi, ci ha regalato pagine di freschezza, di intensità e di pura poesia. E ci ha insegnato come niente sia scontato, e che tutto può accadere in modo, per fortuna non irreversibile, da un momento all’altro, e quella che era la nostra vita diventa un ricordo, mentre si deve combattere davvero per riappropriarsene. Si legge bene questo libro, senza discostamenti, senza tentennamenti, senza pensare di dover modificare nemmeno una virgola, un libro che si dovrebbe sicuramente comprare e rileggere di tanto in tanto, per il puro piacere di ritrovare Emil e il suo tenace e per nulla scontato, spirito avventuriero.
Libro carino: storia di un ragazzino rumeno 13enne, immigrato illegalmente in Italia, che per peripezie assortite rimane solo, e parte alla ricerca del nonno, artista di strada a Berlino. Una sorta di 'road-book' divertente e leggero, con un paio di frasi qua e là che mi hanno dato da pensare. Particolarmente toccanti alcune delle lettere che il protagonista legge e rilegge, specie una di quelle del suo babbo. Niente di eccezionale, ma mi sento comunque di consigliarlo, se vi capita tra le mani!
Ho comprato il libro perché ricordavo di aver già letto un altro libro dell’autore (nel mare ci sono i coccodrilli) e che mi era piaciuto particolarmente. Lo lessi in terza media, e, ora che leggo un altro libro dell’autore all’età di 23 anni, capisco che probabilmente Fabio Geda è più adatto a una fascia d’età tra i 12 e i 15 anni.
La storia è interessante ed Emil non è per niente banale, però non sono del tutto convinta, in generale, sul finale o comunque sullo sviluppo della storia.
Lo inizi e dopo un po' pensi di avere a che fare con l'ennesimo se-ne-poteva-fare-a-meno di scuola holdeniana. Invece, sorpresa, qui c'è della ciccia e anche piuttosto appetitosa! Sporadici avvitamenti ombelicali, qualche stereotipo ma una sottile e continua traccia di onestà che rende vero e denso il viaggio raccontato.
Questo libro si è rivelato una piacevole sorpresa! Godibilissimo, mi ricorda alcuni romanzi di David Grossman. Sarà per il bambino furbo protagonista, sarà per tutti quei viaggi avventurosi, sarà per la suspence che ti tiene incollati gli occhi alle pagine. Sarà perché è proprio un bel libro e le 5 stelline le merita tutte.