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Il castello di Udine

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Come la "Madonna dei filosofi" anche il secondo libro di Gadda (1934) raduna "pecore randage": scritture sparse, oscillanti tra le prose di diario, tratte dai ricordi della prima guerra mondiale, e le divagazioni su polemiche letterarie di quegli anni. Nella sua unicità, "Il castello di Udine" recalcitra a qualsiasi etichetta, anche a quella di "prosa d'arte". Ma lascia intravedere tutti i caratteri distintivi, per non dire proverbiali, del Gadda l'ossessione dell'ordine e il ribellismo anarcoide, l'odio-amore verso Milano e la sua classe dirigente, la straordinaria perizia retorica e i limiti costruttivi dell'intreccio, il calligrafismo (ma sui generis) e l'oltranza espressionistica del grande "pasticheur".

197 pages, Paperback

First published January 1, 1934

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About the author

Carlo Emilio Gadda

90 books138 followers
Carlo Emilio Gadda was an Italian writer and poet. He belongs to the tradition of the language innovators, writers that played with the somewhat stiff standard pre-war Italian language, and added elements of dialects, technical jargon and wordplay.
Gadda was a practising engineer from Milan, and he both loved and hated his job. Critics have compared him to other writers with a scientific background, such as Primo Levi, Robert Musil and Thomas Pynchon--a similar spirit of exactitude pervades some of Gadda's books.
Carlo Emilio Gadda was born in Milan in 1893, and he was always intensely Milanese, although late in his life Florence and Rome also became an influence. Gadda's nickname is Il gran Lombardo, The Great Lombard: a reference to the famous lines 70-3 of Paradiso XVII, which predict the protection Dante would receive from Bartolomeo II della Scala of Verona during his exile from Florence: "Lo primo tuo refugio e 'l primo ostello / sarà la cortesia del gran Lombardo/ che 'n su la scala porta il santo uccello" ("Your first refuge and inn shall be the courtesy of the great Lombard, who bears on the ladder the sacred bird").
Gadda's father died in 1909, leaving the family in reduced economic conditions; Gadda's mother, however, never tried to adopt a cheaper style of life. The paternal business ineptitude and the maternal obsession for keeping "face" and appearances turn up strongly in La cognizione del dolore.
He studied in Milan, and while studying at the Politecnico di Milano (a university specialized in engineering and architecture), he volunteered for World War I. During the war he was a lieutenant of the Alpini corps, and led a machine-gun team. He was taken prisoner with his squad during the battle of Caporetto in Octorber 1917; his brother was killed in a plane--and this tragic event death features prominently in La cognizione del dolore. Gadda, who was a fervent nationalist at that time, was deeply humiliated by the months he had to spend in a German POW camp.
After the war, in 1920, Gadda finally graduated. He practiced as an engineer until 1935, spending three of these years in Argentina. The country at that time was experiencing a booming economy, and Gadda used the experience for the fictional South American-cum-Brianza setting of La Cognizione del Dolore. After that, in the 1940s, he dedicated himself to literature. These were the years of fascism, that found him a grumbling and embittered pessimist. With age, his bitterness and misanthropy somewhat intensified--one of his less amiable traits was misery.
There is some debate amongst scholars as regards Gadda's sexual orientation. Certainly, his work demonstrates a strongly subversive attitude towards bourgeois values, expressed above all by a discordant use of language interspersed with dialect, academic and technical jargon and dirty talk. This is particularly interesting as the criticism of the bourgoise life comes, as it were, from the inside, with the former engineer cutting a respectable figure in genteel poverty.

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Displaying 1 - 6 of 6 reviews
Profile Image for SCARABOOKS.
295 reviews270 followers
April 30, 2013
Questa è una delle prime raccolte di scritti di Gadda. Ci sono alcune pagine tra le sue più sperimentali e ardue. E ci sono alcune tra le sue pagine più belle.
È vero in generale che, alla prima lettura, la frase di Gadda, spesso sembra voler nascondere il significato, lasciarlo nell'ombra. Il primo istinto può portare il lettore a disperare di poter far luce ed a scappare. Invece bisogna accettare per un attimo la fatica della ricerca del significato. Andare per un istante a tastoni e fare il lavoro di spremerle, le parole. E’ un “gioco” che finisce per appassionare e che viene premiato con la scoperta che quella miscela unica di termini gergali, dialettali, antichi o inventati nasconde e poi produce vera meraviglia. A volte anche autentico divertimento.
Alla seconda lettura, quando le parole le hai spremute e provi a ripercorrere il “raccontino” dall'inizio (sono tutti di poche pagine e ce ne sono di vita e di fantasia), scopri che, a veder bene, tutto era semplice, in realtà. Che la sua prosa è un lavoro da ingegnere, appunto: precisa, chiara, rigorosa. Le invenzioni linguistiche più colte ed audaci ed i percorsi di significato più labirintici hanno la loro “legge morale”; tutto è accuratamente selezionato e disegnato.
Sono cronache di guerra, orgogliose e strazianti e cronache di viaggio, colorate e dense di umori. Segnalo “La festa dell’uva a Marino”: dieci paginette memorabili, da godere.
C'è anche il Castello di Udine del titolo: appare in poche righe come un miraggio accompagnato da un canto friulano ("O ce biel, o ce biel sischièl in Udin!"). Ci fa balenare misterioso "un disperato rimorso" per un incontro mancato “con persona che dovevo non più rivedere sulla terra!”. Poi l’immagine lentamente svanisce in un dolore intermittente e irriducibile, dentro "un disperato destino": un vizio della mente o del cuore dal quale non c'è uscita.
Un’annotazione a parte va fatta sul primo capitolo del libro: uno scritto famosissimo (si fa per dire; si parla di/da innamorati), straordinariamente bello; un po' il suo manifesto letterario. Per dare un’idea, l’ho linkato e commentato qui
http://scarabooks.blogspot.it/2013/03...
Profile Image for Andrea.
143 reviews11 followers
March 31, 2024
Tendo a una brutale deformazione dei temi che il destino s'è creduto di proponermi come formate cose ed obbietti: come paragrafi immoti della sapiente sua legge. [...] La virtù, senza il becco d'un quattrino, è pur veneranda cosa: e questo si arà da sentire nelle mie note. Era ed è la legge che custodisce ed impone l'inutilità marmorea del bene, che ignora o misconosce le ragioni oscure e vivide della vita, la qual si devolve profonda: deformazione perenne, indagine, costruzione eroica.
(Il castello di Udine - Tendo al mio fine, p.13)

Frattura esistenziale [1], la guerra!
Qualcuno - al quale era avversa la bellezza della natura [2], quantomeno a confronto del più infimo prodotto umano - la riterrebbe manifestazione necessaria di un principio superiore originario. Tuttavia, quando il contenuto incontra una forma espressiva adeguata, si è ben d'accordo, non solo per una comune ragione di buon senso, che una simile concezione abbia scarsa ragione d'essere oggi presa in considerazione [3].

Espressione [4] è la parola chiave. Gadda l'ebbe intesa fin dagli albori della sua peculiare attività di scrittore. E l'espressionismo de Il castello di Udine comincia proprio dalla frattura originatasi dalla sua esperienza di guerra [5] (e di prigionia), la quale scatena un'acuta, nonché pungente analisi della realtà che rimargina le ferite ed esalta il molteplice [6], ben amalgamandosi, assieme ad "antologie" quali L'adalgisa e Accoppiamenti giudiziosi , nel variopinto carnevale enciclopedico gaddiano delle bestie umane [7].

Nulla che riuscì, ahimè!, a spiegarsi di quel male oscuro: inconoscibile maligno: radice d'ogni essere-al-mondo [8]. La (dolorosa) consapevolezza d'una grottesca deformazione delle cose era troppo potente; sicché nessun criterio logico-razionale sarebbe mai riuscito ad imprimerne un ordinamento. L'ingegnere fu dunque costretto ad ammettere le finitezze della propria costruzione, anche tramite una feroce, seppur autoironica, distruzione del proprio Ego. Tuttavia, dei suoi tentativi ne permane la poesia: quello squisito cocktail letterario dal sapore jazz, cifra stilistica del periodare gaddiano, che rompe gli schemi per creare nuove connessioni (in un'espressione: uno gnommero di concause); un'ossidazione che richiede una buona dose di tempo per attuarsi, ma che se ben assimilata porta con sé il beneficio di un'irripetibile esperienza letteraria.

Il critico: ma questa recensione non avrebbe dovuto parlare de Il castello di Udine ? Tutte queste parole paiono solo un esercizio di stile per girare attorno all'argomento senza mai affrontarlo.
Replico: il critico più accorto - che per fortuna non coincide col minore degli ottusi - si sarà accorto che ne ho parlato ben più espressamente di quanto avrei potuto fare con altri strumenti. Se proprio ci tenete, leggetelo: tanto ora sapete a cosa andrete incontro!
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Note.

[1] met. si intende proprio l'interruzione del flusso esistenziale, di una continuità che si frange per via di un fattore esterno - per quanto il paragone sia imperfetto, causa l'impossibilità di una biiezione tra le ossa del corpo umano e le infinite possibilità di un singolo esistente.
[2] stor. dacché Ironia narra che il filo a cui ne era appesa l'esistenza fu reciso da un chicco d'uva posseduto dal batterio del colera.
[3] volg. (non fiorentino) i.e. bisognerebbe farla defluire dallo scarico del pensiero in quanto superlativa minchiata.
[4] gol. (ma non troppo) l'atto di mettere tra parentesi qualcosa, di delinearne la forma in modo netto e distinto tramite l'esaltazione delle sue caratteristiche. Proprio come in matematica.
[5] (semi)crit. non a caso discussa anche tra le pagine del suo esordio, La meccanica . Non troppo sorprendente come fatto: ogni evento dotato d'ampia risonanza esercita una grande influenza (ma non mi dire...!).
[6] pol. Nelle sue Lezioni Americane , Calvino ebbe l'ardire di collocare il molteplice nel punto più basso delle parole chiave su cui si sarebbe dovuta basare la letteratura del nuovo millennio... per "coerenza", avrebbe dovuto rovesciare l'intera scaletta!
[7] crit. in cui annoverare i coloriti, feroci, pittoreschi, e risoluti "aggettivi espressivi" con cui riferirsi al "fallocratico" senza mai citarlo direttamente (cfr. Eros e Priapo ; nell'ordine: furioso pamphlet, saggio polemico, e goduriosa esplosione linguistica).
[8] (auto)ref. espressioni tratte da un "ingiurioso tentativo" di recensire La cognizione del dolore , dovute ad un anonimo individuo che si sospetta idolatrare Gadda al punto da provare ad emularne lo stile.

Rapida sinossi (alfabetica) delle abbreviazioni usate annotando:
-) crit.=critico;
-) gol.=goliardico;
-) met.=metafilosofico;
-) pol.=polemico;
-) ref.=referenziale;
-) stor.=storico (?);
-) volg.=volgare.
Profile Image for Garbo Dillinger.
3 reviews
May 14, 2026
Le infinite sfumature di colore di un mondo che si fotografa. Così inequivocabilmente umano nella sua grottesca, delirante perfezione da muovere in lacrime ad ogni passaggio. Si ride senza fine, si indugia sulla magra porchetta e sul quartuccio d'osteria; ci si corica accanto alle zampe odorose del proprio compagno ed il sogno continua, mentre la notte sigilla il cuore nel ricordo della mamma, dei caduti, dello scirocco.
Profile Image for Il lettore sul trespolo.
218 reviews9 followers
March 9, 2020
La pesantezza di questo libro è qualcosa di inimmaginabile.
Con questo e "La cognizione del dolore" ho iniziato ad evitare Gadda come la peste.
Profile Image for Paolo Rinco.
91 reviews4 followers
July 8, 2012
Stesso stile colto e gustoso nel raccontare di eventi di varia umanità con divagazione che ti lasciano senza fiato.
8 reviews
September 4, 2026
Scritti geniali ma talora malagevoli. Di particolare interesse la seconda sezione, “Crociera Mediterranea”
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