Valerio Evangelisti ripercorre la formazione del Messico come stato moderno in un romanzo storico di ampio respiro. Dalla rivolta dei messicani in Texas nella metà dell'Ottocento la vicenda si dilata, spostandosi in Messico per abbracciare la lotta di Benito Juárez contro Massimiliano d'Austria, la dittatura di Porfirio Díaz, la modernizzazione forzata del paese, le rivolte contadine, le stragi e le deportazioni di indigeni, fino ad arrestarsi alla soglia della rivoluzione. Filo conduttore, il rapporto contraddittorio di odio e amore tra Messico e Stati Uniti; ma anche il lento formarsi di un'identità nazionale e di una cultura unitaria adatta a darle espressione. Il tutto visto attraverso le vicende di molti personaggi (spesso realmente vissuti).
Valerio Evangelisti è stato uno dei più importanti scrittori italiani di genere fantasy e horror. Si è laureato in scienze politiche, indirizzo storico-politico, e ha intrapreso una carriera accademica interrotta verso il 1990, alternata all'attività di funzionario del Ministero delle finanze. Dopo avere numerosi saggi, si è dedicato interamente alla narrativa. Nel 1994 è uscito il suo primo romanzo, Nicolas Eymerich, inquisitore, che ha vinto il Premio Urania. Sono seguiti seguiti altri numerosi romanzi, tradotti in più di dieci lingue.
Evangelisti earned his degree in Political Science in 1976 with a historical-political thesis. He was born in Bologna. Until 1990 his career was mainly academic. He also worked for the Italian Ministero delle Finanze (Treasury Department). His first written works were historical essays, including five books and some forty articles. In 1993 his novel Nicolas Eymerich, inquisitore won the Urania Award, which was established by Urania, Italy’s main science fiction magazine, with the aim of discovering new talent in the field. Urania published other novels of the series in the following years: Le catene di Eymerich ("Eymerich’s Chains", 1995), Il corpo e il sangue di Eymerich ("Eymerich’s Body and Blood", 1996), Il mistero dell'inquisitore Eymerich ("Eymerich’s Mystery", 1996), Cherudek (1997), Picatrix, la scala per l'inferno ("Picatrix, the Stairway to Hell", 1998), Il castello di Eymerich ("Eymerich’s Castle", 2001), Mater terribilis (2002). Most of the last ones were however first published as hardcover. Nicolas Eymerich is a real historical character, member of the order of the Dominicans and inquisitor in the Spanish Inquisition. He was born in 1320 in Girona, Catalonia, and died in 1399. Evangelisti’s interpretation of his character is a cruel, ruthless, haughty, restless man, who acts mercilessly to protect the Catholic Church against perceived menaces of natural or supernatural origin. At the same time he shows an outstanding intelligence and a deep culture in his actions. In the novels of the series he investigates the mysterious phenomena of Medieval Europe, thus subtly influencing many of the historical events of that epoch; on many occasions the solution of the riddles comes up from stories which are narrated along with the main plot, normally set in the present and in the future. Evangelisti's atmospheres are normally dark, nightmarish, haunting. Another success of 1999, also translated in several languages, is the Magus trilogy, a romanticized biography of the famous Middle Ages prophecies writer Nostradamus. The three novels, Il presagio ("The Omen"), L’inganno ("The Deceit") and L'abisso ("The Abyss") sold 100,000 copies in Italy. Evangelisti's novels are greatly appreciated in France (where he won several literary awards), Spain, Germany and Portugal. He is currently the director of the Carmilla magazine. In the last years he has written some works which show his love for heavy metal music, namely the short stories collection Metallo urlante (referring to the French magazine Metal Hurlant) and the novels Black Flag and Antracite: they are set during the American Civil War and feature a new character, Pantera, a palero shaman. One of his latest novels, Noi saremo tutto ("We Shall Be All"), spans several decades of the last century, exploring the life of Eddie Florio, a gangster, against the background of the history of the trade unions and the workers' battles for civil rights. Mexico is the setting for his next two novels, Il collare di fuoco ("The Fire Collar"), which was published in November 2005 and Il collare spezzato ("The Broken Collar", October 2006). In 2007 La luce di Orione was released, the ninth title in the Eymerich series, followed in 2010 by Rex tremendae maiestatis. Tortuga, a novel about pirates of the Caribbean, was published in 2008.
WM1: Valerio Evangelisti pensa che raccontare l'America non sia impresa da lasciare in esclusiva agli americani. Gli americani sono troppo dentro l'America e i suoi confini immediati, difetta loro la capacità di vedersi da fuori, il distacco parziale, l'empatia con altri mondi e culture. Impero coloniale sui generis, l'America nulla sa di come la vedano i colonizzati. Non a caso nel post-11 Settembre sono usciti saggi con titoli interrogativi come Perché il mondo detesta l'America? o Perché ci odiano? Lo sguardo dei narratori europei è invece prezioso. Dopo sessant'anni di rapporto con la cultura a stelle e strisce, noi siamo anche americani. I baby boomers, fin dall'appellativo, sono stati la prima generazione euro-americanizzata, ed Evangelisti (classe 1952) ne fa parte a pieno titolo. Al contempo, però, l'Europa rimane altro: noi vediamo l'America da fuori, anche quella che è dentro di noi. Guardiamo l'America, ma i piedi sono saldi sul limine, la soglia del nostro retroterra. "Doppia coscienza", se si vuole: partecipazione e distacco. Parlando dell'America, in realtà parliamo di noi, noi Italia, noi Europa, noi stessi, visti alla luce del rapporto con l'America. Tuttavia, se un italiano ambienta un romanzo in America, subito se ne critica la "esterofilia", la presunta subalternità. Parole d'ignoranza. Non furono degli italiani, quarant'anni fa, a rivitalizzare il western, genere quintessenziale dell'autorappresentazione americana? Quando il western d'oltreoceano cominciò a imbolsirsi, a farsi manierato e fumettoso (cfr. I magnifici sette), alcuni italiani (in primis Sergio Leone) decisero di non lasciare il genere in cattive mani, si appropriarono di quel materiale e ne trassero qualcosa di nuovo e diverso, influenzando a loro volta i cineasti americani. In letteratura, il western è morto e sepolto da tempo: Louis L'Amour non c'è più, Elmore Leonard scrive altro, nuove leve non ne esistono. Dal primo romanzo del ciclo del Metallo urlante (1998), Evangelisti ha scelto di riprendere il genere e trasformarlo. Nel farlo, l'autore bolognese ci racconta le altre Americhe. Gli USA del movimento operaio dagli albori (Antracite) alla decadenza (Noi saremo tutto) lasciano ora il posto all'América che esiste appena sotto il Rio Grande e continuamente sfora, sconfina, si vendica, "contro-invade" gli invasori. L'America dei latinos che tanto spaventa i reazionari alla Huntington. Il collare di fuoco è l'inizio di una nuova saga. Come in molti spaghetti-western, anche qui ci si inoltra nel Messico rivoluzionario. Non la rivoluzione di Villa e Zapata, bensì quella repubblicana e "juarista" di cinquant'anni prima, coi suoi strascichi pluridecennali (le vicende vanno dal 1859 al 1890). Il "collare" che dà il titolo al romanzo è il rapporto conflittuale tra Messico e Stati Uniti, "annosa questione" che non perde d'attualità. Il lettore si perde e ritrova in un meta-western corale e pieno di sorprese, senza un protagonista ma con una continua staffetta tra i personaggi, che sono una miriade. Ogni capitolo è un quadro a sé stante, spostato nel tempo di qualche mese, di un anno, di un lustro, ed è impossibile riassumere la trama (le trame) in poche righe. C'è una proliferazione inaudita di nomi (almeno un nome nuovo ad ogni pagina), e appositi microsegnali dicono al lettore quando tenerli a mente e quando no. La scrittura è accordata su un finto "registro medio", in realtà eccedente, sovvertito sin dalle prime pagine. Non solo western: a essere scavato dall'interno è tutto il romanzo popolare otto-novecentesco, dal feuilleton in poi, da Dumas padre a Eugène Sue a Salgari, passando per Verne, Ponson du Terrail e Maurice Leblanc . Colpi di scena, dialoghi, rallentamenti, accelerazioni... Viene tutto da lì, e quando arriva è diverso, è una mutazione. [La doppia recensione prosegue qui: http://www.wumingfoundation.com/italiano/Giap/nandropau… ]
Purtroppo la sensazione che provo una volta terminato il libro, è delusione. Il tema della rivoluzione messicana è affascinante e dettagliato a livello storico, nota positiva per l'autore, a sprazzi si sente l'aria polverosa delle terre aride messicane.
Ahimè dopo i primi capitoli, il succedersi dei personaggi tende a confondore il lettore, troppi eventi, salti nel tempo che rendono difficoltosa e stancante la lettura. Anche se in alcuni momenti il ritmo si alza aumentando l'interesse nel proseguire fino alla fine.
Punto negativo e fastidioso, sono le continue scene di sesso, ne ho contate oltre la dozzina. Le ho trovate spesso inopportune, inutili e sopratutto eccessivamente volgari. Esempio non trovo altre parole nel definire il personaggio di M.G. una vecchia bagascia-ninfomane.
In conclusione, non mi sento di consigliarlo, peccato.
Estenuante (400 pagine e rotte, e c'è anche la seconda parte!) romanzo corale che ripercorre la storia del Messico dal governo di Juarez a quello di Diaz, dalla nascita del liberalismo messicano a quella del movimento operaio organizzato. All'inizio è un po' difficile seguire il continuo passaggio dal punto di vista di un personaggio all'altro e l'intreccio di parentele, tradimenti politici, chi va e chi viene, ma non c'è scritto da nessuna parte che leggere un romanzo deve essere sempre una cosa da fare sovrappensireo
Inizio un pochino in salita ma vale la pena leggere questo romanzo, permette di aver gli spunti di approfondimento per quella che è la nascita del Messico e delle contraddizioni, dei conflitti e delle dinamiche tutt'altro che semplici che hanno attraversato quel territorio. Libro che si fa leggere e con la classica capacità espressiva di Evangelisti
Este libro me permitió ver a México con otros ojos, a veces en la historia nos cuentan las cosas como los buenos y los malos, sin contar el hecho de que los "buenos" derramaron demasiada sangre como los "malos" inclusive más...
Ci ho tentato, eh, perché sono in Messico e mi sembrava una buona idea per imparare qualcosa del paese in cui mi trovo, ma è di un pesante incredibile.ho letto poco più di 130 pagine in due settimane, e non ho davvero MAI voglia di tornare a questo libro. Quindi, ci rinuncio. Peccato, però. È che tentare di finire libri che non mi piacciono mi sembra una perdita di tempo incredibile... Mi sa che per me non decollerà. Mi sa che Evangelisti non fa per me, anche, anni fa avevo tentato con i libi di Eymerich, ma mi avevano annoiata. I temi sono fighissimi, è il suo modo di scrivere, che proprio proprio non mi acchiappa. Peccato.
Per mettere la storia a romanzo non basta una prosa da - appunto - romanzo e ricamarci attorno qualche personaggio per fargli dire quello che succede. A meno che uno non conosca gia' la storia del Messico, qui non capisce niente. Ad ogni capitolo si cambiano luoghi, vicende, rifementi e personaggi. E ci si perde per strada, e senza un protagonista trainante, non ci si appassiona. L'unico vero no della bibliografia evangelistiana.