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Ore giapponesi

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Ritorna in una nuova edizione un classico della letteratura di viaggio: "Ore Giapponesi" di Fosco Maraini
Un ritratto del Sol Levante uscito per la prima volta nel 1956, ma ancora attualissimo e utile per capire la psicologia collettiva di un paese che resta un mistero per molti. Oltre 80 foto corredano il volume e offrono un racconto per immagini indipendente dal testo. Tutto si può dire, tranne che sia un libro datato

524 pages, Paperback

First published January 1, 1956

38 people are currently reading
583 people want to read

About the author

Fosco Maraini

62 books30 followers
(Source: wikipedia)
Nacque il 15 novembre 1912 dallo scultore Antonio Maraini (1886-1963), di antica famiglia ticinese, e dalla scrittrice Yoï Crosse (1877-1944), di padre inglese e madre ungherese di origine polacca.

Bilingue italo-inglese fin dalla nascita, crebbe e si formò nell'ambiente intellettualmente vivace proprio del suo nucleo familiare e della Firenze degli anni 1920 - 1930. Nel 1934, spinto dalla sua immensa curiosità nei confronti dell'Oriente, si imbarcò sulla nave Amerigo Vespucci come insegnante di inglese, visitando l'Africa del Nord e l'Anatolia. Nel 1935 sposò la pittrice siciliana Topazia (n. 1913), dell'antica famiglia Alliata di Salaparuta, principi di Villafranca, da cui ebbe le tre figlie Dacia (Fiesole, 1936), Yuki (Sapporo, 1939 - Rieti, 1995) e Toni (Tokyo, 1941).

Maraini si laureò in Scienze Naturali e Antropologiche all'Università degli Studi di Firenze. Nel 1937 raggiunse l'orientalista maceratese Giuseppe Tucci, che conosceva assai bene sanscrito, tibetano, hindi, nepali, bengali e altre lingue asiatiche, in una spedizione in Tibet, alla quale ne sarebbe seguita un'altra undici anni più tardi, nel 1948. Da tale esperienza scaturì la grande passione che lo portò a dedicarsi allo studio delle culture e dell'etnologia orientale e a scrivere Segreto Tibet.

Prima della seconda guerra mondiale, Maraini si trasferì in Giappone, dapprima nel Hokkaidō, a Sapporo, e poi nel Kansai e a Kyōto, come lettore di lingua italiana per la celebre università locale. L' 8 settembre 1943 si trovava a Tokyo e rifiutò, assieme alla moglie, di aderire alla Repubblica di Salò. Venne quindi internato in un campo di concentramento a Nagoya con tutta la sua famiglia. Durante la prigionia compì un gesto d'alto significato simbolico per la cultura giapponese: alla presenza dei comandanti del campo di concentramento si tagliò il mignolo della mano sinistra con una scure. Non ottenne la libertà, ma una capretta ed un orticello permisero alla famiglia Maraini di sopravvivere. Finita la guerra tornò in Italia, per poi ripartire verso nuove mete quali il Tibet, Gerusalemme, il Giappone e la Corea.

Conosciuto per i suoi numerosi lavori fotografici in Tibet e in Giappone, Maraini fotografò le catene del Karakorum e dell'Hindu Kush, l'Asia centrale e l'Italia in generale; fu insegnante di lingua e letteratura giapponese all'Università di Firenze e uno dei massimi esperti di cultura delle popolazioni Ainu del Nord del Giappone.

Maraini si cimentò anche nella composizione poetica, utilizzando la tecnica da lui definita metasemantica, di cui è un esempio l'opera Gnosi delle fànfole.

Noto anche come alpinista, svolse la sua attività principalmente nelle Dolomiti, dove compì le sue prime ascensioni con Emilio Comici, Tita Piaz e Sandro del Torso. Partecipò inoltre ad alcune importanti spedizioni del Club Alpino Italiano: quella del 1958 al Gasherbrum IV (7980 m, nel Karakorum, Pakistan), guidata da Riccardo Cassin, e quella del 1959 organizzata dalla sezione di Roma del CAI al Saraghrar Peak (7350 m, nell'Hindu Kush, Pakistan), guidata da Franco Alletto e Paolo Consiglio. Su entrambe le spedizioni scrisse un libro: Gasherbrum 4, Baltoro, Karakorum e Paropamiso (vedi la sezione dedicata alle opere).

Dopo aver divorziato da Topazia Alliata, nel 1970 sposò in seconde nozze la giapponese Mieko Namiki con la quale visse a Firenze, nella villa paterna di Torre di Sopra, presso il Poggio Imperiale, lavorando alla sistemazione del suo archivio fotografico e dei suoi moltissimi libri rari.

È morto nel giugno del 2004, con la volontà di essere seppellito in un piccolo cimitero della Garfagnana.

Descrisse la prima parte della propria vita nell'autobiografia romanzata Case, amori, universi, pubblicata presso Mondadori nel 1999. I suoi libri più rari sono disponibili nella biblioteca del Gabinetto G.P. Vieusseux di Firenze.

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7 (2%)
1 star
2 (<1%)
Displaying 1 - 30 of 30 reviews
Profile Image for Timothy Craig.
Author 3 books2 followers
October 30, 2017
The best book ever written about Japan. Wise, down-to-earth, human. Wide-ranging—Maraini was a true renaissance man: scholar, writer, mountaineer, photographer, husband and father. The language (translated from the Italian) is wonderful. The chapter "Red Skies Over Nagoya" will make your hair stand on end. Written in the 1950s, Meeting With Japan stands the test of time, and rings true today; even though much of the Japan he shows us has disappeared, the essence of this country and its people, which he portrays so well, remains very much intact, if sometimes hidden beneath the surface. I've read this book 3 or 4 times and will read it again, savoring each page.
Profile Image for ΑνναΦ.
91 reviews6 followers
April 29, 2016
Di Maraini non avevo mai letto nulla prima, questo primo libro è stata una piacevolissima esperienza. Si vede subito la tempra del grande narratore, del narratore seduttore, abilissimo nel narrare con uno stile elegante, mai trasandato, colto di una delicatezza e di una cultura dell'animo, che trascende il sapere libresco, non si accontenta di scrivere un'opera di viaggio Maraini, ne fa un libro di etnografia, di storia delle religioni, non tralasciando la nota biografica. L'anima del libro è infatti, il suo grande amore per questo paese e questo popolo, che traspare in ogni riga, amore nutrito per mezzo secolo e mai messo in dubbio. Il Giappone come esperienza totale è quello che vien fuori da questo corposo, completo libro, che trovo già difficile da definire. La colonna dorsale dell'opera è costituita dalla narrazione di un ritorno nel paese del Sol Levante, a metà degli anni '50: Maraini torna nel paese dove aveva vissuto sette anni, dove aveva insegnato inglese (la prima volta era giunto qui nel 1938, con una borsa di studio, lui, bilingue perfetto italo-inglese), qui sono nate due delle tre figlie e qui ha vissuto l'esperienza drammatica e indimenticabile della prigionia, cui, insieme alla famiglia e con altri quindici italiani, fu sottoposto dopo il famigerato 8 Settembre 1943, per essersi opposto di aderire alla Repubblica di Salò; gli italiani, da amici alleati, diventarono nemici, inaffidabili, indegni, degni solo di una morte lenta e di una sequela di umiliazioni.

Il ritorno in questo paese, a guerra ignominiosamente terminata con una disfatta non solo civile ma anche politica (abolizione della divinità dell'imperatore, un vero anno zero), a solo due anni dalla cessazione dell'occupazione americana, è un lungo amarcord. Con quanta passione ripercorre luoghi conosciuti o scopre posti nuovi, guidato da due amici italiani, ex compagni di prigionia: Giorgio, napoletano, uomo d'affari, vedovo di una donna giapponese che con le sue luci ed ombre è l'essenza della nazione e madre del suo unico figlio e Somi (al secolo, Adriano Somigli), fiorentino, ex prete cattolico che andato per convertire, fu conquistato dalla cultura giapponese al punto da buttare la tonaca alle ortiche e diventare un esperto di lingue e religioni orientali, non disdegnando la strada del samsara costellata, di tanto in tanto, da muliebri ebbrezze che lasciano una traccia non troppo invisibile nella sua vita, che pur tanto gelosamente nasconde, anche alla curiosità degli amici. Questo allegro terzetto, cui si aggregano di volta in volta altri amici giapponesi, e una donna americana, costituisce l'escamotage con cui Maraini appoggia la sua narrazione della società giapponese e che gli permette di fare un continuo raffronto tra Oriente e Occidente, con le sue tradizioni, superstizioni, costumi, caratteristiche nazionali.

A bordo di un'auto scalcagnata i nostri tre amici si avventurano lungo il Tokaido – l'arteria stradale che percorre in lungo gran parte del paese – fermandosi tra templi, città, giardini, campagne, assistendo a Festival, cerimonie religiose e quotidiane, non un aspetto viene tralasciato: economico, storico, etnologico, religioso, culturale, tutto viene trattato con deliziosi particolari biografici e dottissime perorazioni professorali. L'intento, del tutto riuscito, è quello di far penetrare a fondo nell'animo nipponico, così diverso dal nostro, così cerimonioso, piramidale, così ossequioso verso l'ospite. Mai un giapponese si rivolgerà ad un conterraneo incontrato all'estero senza aver prima e ricevuto il biglietto da visita (meishi), che dà modo di sapere esattamente in che casella sociale si trova e permette, solo ora, di usare la formula linguistica adeguata! A questo proposito, ho trovato molto interessante il capitolo sulla lingua giapponese, con i suoi ideogrammi, la sua struttura degli “onorevoli” che prevede numerosissime sfumature di maggiore o minore deferenza verso l'interlocutore, fino a sconfinare in raffinate, complicatissime perifrasi degne di un linguaggio di corte medievale. Questa suddivisione stratiforme della società è retaggio, apprendiamo, del Confucianesimo – una delle tre radici filosofico religiose insieme allo shintoismo e al buddismo – tutto ordine, gerarchia, senso del dovere e dell'onore. Credo sia per questo motivo che tutto ciò che riguarda l'ospite, l'interlocutore, è “onorevole”, così a metà pomeriggio l'ospite giapponese offrirà al suo amico di passaggio prima un onorevole tè, poi un onorevole quotidiano bagno e alla fine gli augurerà – se parte per un'escursione – di “andare e onorevolmente tornare” e non un grezzo e sbrigativo “buon viaggio”!. Da queste piccole, fondamentali sfumature si capisce, e Maraini non si esime dal rimarcare, quanto raffinata, gentile, attenta all'altro (anche se fosse solo formalmente) sia la civiltà giapponese e quanto rozzi, maleducati, spicci, invadenti e indelicati dobbiamo sembrargli noi occidentali (almeno negli anni '50, ancora lontani dall'occidentalizzazione massiccia), con i nostri piedoni, i nostri cibi elaborati, lo sfarzo, l'esagerazione, il nostro peccato originale e il nostro carico di colpe davanti a Dio, mentre loro, il popolo dell'Overstatement of the Understatement sembrano vivere in un metamondo, dove tutti sono onorevoli, tutti hanno il loro posto, tutti si sentono prima che individui, parte di un tutto, come termiti, una nazione dove gli altri sono degni di onore e rispetto e l'uomo è, per natura, fondamentalmente buono (!); loro vivono tra templi e giardini discreti, avvolti in colorati kimono, in leggeri yakuta da casa, dormono su scarni tatami, in case leggere, flessibili come giunchi, di carta e di legno, in mezzo a una natura gentile che si intromette nelle stanze, in un'aurea di semplicità raffinatissima e rilassante, zen buddista shintoista e anche confuciana, come semidei, figli del Sole, delle nubi, protetti da Kami, sudditi di un imperatore kami supremo (non certo Dio, come noi ignoranti occidentali crediamo!). Del Giappone di oggi chissà quanto resta di tutta questa aria di fiaba. Tuttavia, che bella fiaba ci ha narrato!
Profile Image for Crystal.
603 reviews
November 1, 2011
This book was written in 1958, that twilight zone between Japan's total devastation and defeat at the end of WWII, and its reemergence as a modern power with the 1964 Tokyo Olympics and inauguration of the shinkansen. Just for the vivid portrayal of that period the book is fascinating. But it goes beyond that and gives the author's take on Japanese culture, art, and human relations as he travels from Tokyo to Nara, Kyoto, and finally Nagoya. In Nagoya he recalls his time as an internee during the war, making a very moving ending. The photographs are all the author's.
Profile Image for Daniele.
1 review1 follower
January 18, 2022
Difficile criticare un libro Fosco Maraini, non delude mai. In quanto studioso e appassionato di Giappone, Ore Giapponesi è un libro che sento molto vicino. Lo scrittore (alpinista, antropologo, insegnante, fotografo, poeta...) non è mai banale, ogni concetto lo esprime in poche ma formidabili parole. In poco più di 500 pagine fornisce al lettore un quadro riassuntivo ma totale sul Giappone; il capitolo nel quale racconta la sua prigionia durante la II Guerra Mondiale è formidabile, argomento purtroppo raramente toccato dai testi scolastici.
Ho letto e sentito molte critiche che definiscono Ore Giapponesi un testo troppo vecchio, che descrive un Giappone ormai sparito. In parte potrebbe essere vero, è difficile rendersi conto che il Giappone che vediamo adesso è strettamente legato a quello che ci racconta Maraini, lo scrittore ci da però diversi spunti per collegare le varie epoche. E ci si renderà conto che, dopotutto, cambiano i tempi, cambiano gli attori, ma il risultato sarà spesso lo stesso. Le parole di Giorgio Amitrano alla fine sono una chiosa che secondo me ci sta benissimo.
Un libro fondamentale, una base di partenza per chi vuole avvicinarsi a un Giappone per quello che è, non soltanto per alcuni clichè che lo stanno travolgendo negli ultimi anni.
"Chi ha detto che i giapponesi sono duri e formali? Se, è vero, spesso lo sembrano, ma il più delle volte è una difesa. Dentro non vedono l'ora di sciogliersi in cordialità e calore umano. Bisogna saper trovare la porticina.".
Profile Image for Jeff.
110 reviews22 followers
June 16, 2018
If I could give a book six stars, this book would get that rating from me. It is beautifully written: layered, elegant, rich, lyrical, insightful, erudite and elegiac. It is a masterpiece. I am almost sad I finished it.
The book, published in English as "Meeting With Japan", is part memoir, part travelogue -with history, art and anthropology all swirled together to make up a brilliant, rich, operatic whole.
It fondly captures an era in Japan between 1930-1960 that is now long past, when Hokkaido was still a cold, remote frontier and the Emperor was revered as a Kami-God. Hikkikomori and crime were unknown then and Japan was a vast society of subtle connections and communities with laughter, poetry and casual violence being commonplace-yet a "money-based, anonymous, consumerist culture" was almost as alien as the surface of the Moon. He uses his travels to both celebrate historic places, but also to delved deeply into their meanings in art, history, literature, economics and culture.
The author was an Italian who taught at Imperial University and after Italy changed sides in 1943, was interned with his Sicilian Princess wife ( a famous art critic and art dealer) and three daughters (all of whom became very famous in their own rights) and almost starved to death. He witnessed the destruction of Nagoya by bombs, kamikazes flying into B-29s, the occupation, met many famous and infamous people, some of whom he charmingly seems to have been unaware of ( the nun he met at Nitto was in fact the bisexual geisha who was the inspiration for " The Memoirs Of A Geisha". Her American girlfriend was the teacher of Sylvia Plath. The wretched Baron Sato, whose lice fled his corpse during his funeral, was a junior member of the Shinsengumi).
I suspect I will reread this again one day. I very much wish I had met the author.
By the way, do not skip the appendices. They are treasures.
Profile Image for GONZA.
7,440 reviews126 followers
March 22, 2014
Bello, interessante, prolisso, impiccione, Maraini avrei tanto voluto conoscerlo dalla "Gnosi delle fanfole", ma con questo libro il desiderio si fa struggimento.
Un Giappone vissuto, assaporato, patito e condiviso il suo, da vero cittadino e tale lo rende anche ai suoi lettori, una vera chicca per gli amanti del Sol Levante.
Profile Image for Theut.
1,886 reviews36 followers
December 20, 2021
Uno straordinario viaggio in un paese così diverso dal nostro che non può non incuriosire ed ammaliare (e sarei anche pronta per il terzo viaggio :P).
Profile Image for Joanna.
108 reviews3 followers
July 19, 2023
This book is definitely one I want in my own personal library, right alongside my other books about Japan. I enjoyed reading the sections about Japan and it's history, because I feel as though I know nothing about the country's past. There's so much more of it compared to the US. This book was also written during the 1950s, so the author describes a lot of the cities and rural areas being run down, ugly, primitive, and brown. Lots of brown. I wonder how he would write about Japan in the 21st century. I'm sure he would be shocked and in awe at the Japan of the 80s when the country boomed, thanks to Nintendo, and America a little bit too. This book is a great intro for those who don't know much about the Japan and it's culture and people. I really liked learning about how Japan was in the mid-20th century.
Profile Image for Rodolfo Maggio.
5 reviews
May 4, 2019
Ore giapponesi (tante)
Originariamente pubblicato su: https://www.rodolfo-maggio.com/blog/o...

Tempo di lettura: 6 minuti.

Consigliato con: niente.

Tante, tante ce ne sono volute per leggere il libro di Maraini; lungo, non tanto per la quantità di pagine quanto perché non è sempre una lettura avvincente. Mi pare di bestemmiare nel dir questo, poiché l'autore non è semplicemente un uomo, ma un simbolo, un monumento nella storia della letteratura italiana. Ma è così. Forse siamo noi a essere sbagliati, a non avere più la tempra per percorrere i discorsi sviluppati nel corso di pagine dense. Ma dire che Ore Giapponesi sia ancora attuale mi pare errato, e cercherò di spiegare perché, prima di tutto ricapitolando cosa invece c'è di più bello in questo famoso libro.

Maraini è insuperabile nel raccontare l'altro. Sa fare altrettanto solo chi, come lui, si è nutrito di repertori concettuali separati da migliaia di chilometri. Quando parla dei giardini giapponesi usa l'inglese, intraducibile in italiano, per illustrare il controllo della natura da parte dell'uomo nipponico: the overstatement of understatement. La pianta viene piegata alle esigenze estetiche del giardiniere; che parola inadatta a indicare chi scompaia dalla scena dopo aver stabilito in che modo la bellezza della Natura dovrà presentarsi all'occhio dell'uomo! Egli sparisce, lasciando solo Lei, dopo averle permesso di vestirsi di sé stessa, ma non completamente, solo dei suoi abiti più belli. E la bellezza è concetto umano, in questo caso declinata secondo le leggi dell'asimmetria. Chi volesse cominciare a capire il rapporto dei giapponesi con la Natura, è Maraini che deve leggere.

Ma prima ancora di questo varrebbe la pena assaporare le delicatezze del linguaggio, e se non lo si può fare con anni di studio e di viaggio, lo si può fare leggendo la sua squisita spiegazione delle differenza tra le parole delle donne e quelle degli uomini. "Gli uomini usano forme verbali brevi, intense, scattanti, quasi comandi militari -itta, yutta, aru, minai, kuré-; in bocca alle donne queste stesse parole si addolciscono, si affusolano, scivolano come sospiri o cascatine d'argento -ikimashita, iimashita, arimasu, mimasen, kudasai-". E se questa opposizione non fosse abbastanza limpida all'orecchio non abituato del lettore, Maraini usa ancora l'inglese: "sarebbe come se ... gli uomini usassero prevalentemente parole sassoni ... e le donne preferissero vocaboli di origine latina... come se gli uni dovessero dire ... buy that pot and pay the man, mentre le altre fossero obbligate invece ad annunciare, purchase that recipient and conclude the transaction with the vendor". Bisogna avere il mondo dentro di sé per saper dire tanto.

E infatti il nostro si sposta ancora, torna in Italia, e sceglie le città di Viterbo e Civitavecchia per spiegare quanto sia diabolica le lingua giapponese. Entrambi i nomi significano "città vecchia", ma se immaginiamo per un attimo che queste due parole si scrivano ciascuna con i due ideogrammi di vecchio e di città, all'occhio non allenato alla lettura dei kanji i due nomi parrebbero perfettamente identici. Come distinguerli allora? Città-vecchia o Vetus-Urbs? Non ci resterebbe che la conoscenza del contesto per permetterci di capire di quale delle due si stia parlando. Un problema simile lo ha lo studente di inglese che tutti siamo stati in un momento della nostra vita: come si fa a sapere con certezza la pronuncia di parole che contengono gruppi graficamente simili delle stesse lettere? Pear, bear, near, fear... Anche Maraini cita esempi di parole inglesi per suggerire che l'unico modo per farsi strada in questo mondo di segni è l'esperienza.

Ed è proprio con l'esperienza che Maraini dà il suo meglio. Quando racconta le storie, da lui stesso vissute o quelle che gli hanno raccontato, ecco che improvvisamente siamo anche noi lì con lui: attraverso i patimenti della prigionia negli ultimi anni della Guerra; i nostri occhi dolgono per un cielo "madreperlaceo, un soffitto d'altissimi vapori che disciolgono il sole in una larga macchia accecante senza contorni"; e quando ci sciogliamo in deliquio per qualcosa di piccolo, tenero e unico come il cinguettio di una geisha. Maraini è un antropologo, ma il suo linguaggio è spesso quello della poesia perché ha scelto sempre di non fingere, di non tentare neanche di essere oggettivo. Parlando di un giovane prete cattolico così ardente da non poter celare lo stridere d'idee contrastanti nel proprio monologo interiore, scrive: "Padre Fustelli ci guarda facendo una leggera smorfia nervosa con la bocca; sembra qualcuno che traversi la strada con una donna che gli piace, ma con la quale non vorrebbe essere visto. La donna si chiama filosofia." Bisogna essere stati anche filosofi per capire così a fondo gli uomini; tutti, in fondo, un po' illusi e un po' persi dietro a qualche idea incompletamente pensata.

Un filosofo da televisione come quello che tanto va di moda (oggi, ieri, che differenza fa?) avrebbe tanto da imparare, qui. Non lo nomino, perché uno dei miei maestri mi ha insegnato che essere umani significa risparmiare a un altro uomo un'umiliazione. A un aperitivo mi disse che "gli orientali non hanno avuto una vera filosofia, perché non hanno avuto Hegel". Ricordo che risposi con ira, e me ne rammarico ancora oggi, perché non lasciai il segno. Questo deve fare un antropologo, oltre che vedere Buddha, Confucio e Sun Tzu nella morale e nell'etica delle moderne nazioni asiatiche. Maraini gli avrebbe detto: "Da noi Hegel e gli idealisti hanno fatto tanto chiasso per alcune ideucce in cui gli indiani Nagarjuna, Asangha, Vasubandhu li avevano preceduti di ben dodici secoli. Se l'avessero saputo sarebbero stati più umili, eh, non ti pare?" Per questa e per tante altre cose questo libro va letto.

Leggerlo mi ha convinto una volta di più che non esiste mezzo migliore delle storie per educare, per ispirare a vivere una vita piena e profondamente vissuta, e per invogliare con l'intrattenimento, senza il quale la cultura è puro nozionismo. Ma in esso non ci sono soltanto viscerali descrizioni che lasciano tracce indelebili nella mente del lettore, sintesi di saggi e romanzi che fanno venir voglia di abbandonare ogni cosa per darsi alla filologia, collegamenti tra filosofie che gli specialisti non si arrischiano a fare perché la libertà di pensiero è sempre compromettente in accademia; dialoghi che catturano con l'efficacia definitiva di un epitaffio l'incessante e perpetuo fluttuare dei significati: il concetto di effimero è permanente. C'è anche altro, purtroppo...

Recensione integrale disponibile su: https://www.rodolfo-maggio.com/blog/o...
Profile Image for Alison.
45 reviews25 followers
October 18, 2010
This was an ok book but seriously out of date as it was written in the 1950's. The writing style was difficult to read and the writer often droned on in many places about the most commonplace things rather than expanding on some of the more interesting ideas he vaguely presented.
Profile Image for Federico.
14 reviews
August 24, 2014
All'apparenza un mattone, in realtà uno dei più bei libri che abbia mai letto. Un fantastico spaccato sugli aspetti meno superficiali dell'ambiente socio-culturale giapponese visti attraverso gli occhi dell'autore, che ripercorre le strade dei luoghi dove aveva vissuto per anni. Da leggere!!
Profile Image for Andrea Lovati.
5 reviews
August 27, 2017
Stupendo, biografico, intenso e istruttivo su un Giappone che in parte non c'è più. Se però cercate una chiave per vedere il Giappone di oggi, rivolgetevi altrove.
Profile Image for Susanne.
379 reviews
November 7, 2018
A remarkable life changing (for me) book. Opens your eyes to the rich world of Japan. First read in about 1965 and again in about 2000. Time to read it again.
Profile Image for fulviadd.
60 reviews2 followers
June 20, 2024
A metà tra racconto di viaggio, memoir e saggio antropologico, questo testo immerge il lettore - quanto più vicino è concesso ad un occidentale - all'animo giapponese. Maraini investiga la cultura giapponese con profondità, mente aperta, affetto, e tanti ricordi della sua lunga permanenza negli anni precedenti e durante la seconda guerra mondiale.

Dai suoi pensieri ho potuto comprendere meglio molti aspetti di questo paese, soprattutto le origini delle differenze tra oriente (terra dell'alba, delle infinite vite, della poesia visiva, della bellezza nel nascosto) ed occidente (terra del tramonto, dell'unica vita, della poesia di suoni, della bellezza spavalda da mostrare a cielo aperto per raggiungere l'alto). Quanti stereotipi, diffidenze e prese in giro tra questi due mondi, perché gli uni parlano vaghi sussurrando e gli altri parlano troppo diretti e a voce alta. Questo libro è un tassello fondamentale nell'andare incontro ad una cultura così diversa a mente e cuore aperto.

Ad unire gli intermezzi saggistici (si potrebbe dire forse troppo ripetitivi o dettagliati), Maraini descrive un viaggio in macchina negli anni '50 tra Tokyo, Kyoto e Nagoya, insieme ad in gruppo a volte improvvisato di amici italiani, giapponesi, americani e via dicendo. Un viaggio molto moderno, un viaggio da cittadini del mondo (o meglio, "della luna" come scrive l'autore), e un viaggio tra i ricordi degli anni passati come insegnante all'università di Kyoto prima, e come prigioniero (insieme alla famiglia intera) durante la guerra poi. Il racconto della prigionia è stato senza dubbio la parte più avvincente del libro, mentre i momenti di viaggio con i compagni Giorgio e Somi sono così intimi e naturali da farti sentire parte del gruppo di amici. A fine lettura, mi sento di aver viaggiato anche io con loro, discutendo di arte, filosofia, religione e di cittadinanza del mondo.
Profile Image for Laura Ghezzi.
30 reviews
December 31, 2025
⭐ 4,5
Mi aspettavo qualcosa di diverso, ma non per questo sono rimasta delusa, anzi.
Fosco Maraini, qui, ha unito una struttura accademica con un linguaggio narrativo, presentando così un libro che racconta il Giappone come lo potreste trovare in un manuale universitario, e allo stesso tempo un diario di viaggio e di ricordi, con sentimenti e impressioni.
Ovviamente racconta il Giappone di fine anni '50, molto diverso rispetto ad oggi, quindi non lo consiglio se vi serve un libro per prepararvi a un viaggio (tuttavia, è accompagnato da riletture a fine capitolo degli anni '80). Da un punto di vista, invece, di sviluppo storico e culturale da un Giappone prima della seconda guerra mondiale a uno con una forte presenza americana, può essere una lettura interessante.
Si parla poi di arte, storia politica dal medioevo al periodo moderno, letteratura e religione. Molto utile se si vogliono scoprire gli aspetti più tradizionali di questo paese, senza la "noia" che un manuale accademico può presentare.
Il tutto è accompagnato da alcuni, bellissimi scatti dello stesso Maraini, sia in bianco e nero sia a colori.
11 reviews1 follower
April 12, 2020
Fosco Maraini descrive un Giappone che (in parte) non esiste più; un Giappone dove modernità e pensiero classico si fondono ad ogni livello, in ogni più recondito anfratto della società nipponica.

Descrive delle geografie fisiche ed umane oramai anacronistiche, ma proprio per questo così affascinanti, cariche di un simbolismo mistico così puramente giapponese. I Kami Shintoisti, i Bodishattva buddhisti, e i vari spiriti della fervida mitologia si fondono con gli usi ed i costumi, così vivi e così veri, di un tempo.

Il Maraini unisce le sue descrizioni etnografiche della storia, composizione sociale e cultura nipponica ad un racconto intimo e personale della sua esperienza di vita da europeo borghese all'interno del paese del sol levante, raccontandoci anche il travagliato e difficile periodo della Guerra e della sua reclusione, con la famiglia ed alcuni amici, in un campo di prigionia ('43-'45).

Questo è un libro che adesso reputo immancabile nella libreria di ogni nippofilo.
Profile Image for Patty &#x1f408;‍⬛.
222 reviews5 followers
February 19, 2019
E', a mio parere, obbligatorio per chi si senta incuriosito dal Giappone. Maraini ne dà una lettura onesta, essenziale e profetica; mixando un saggio, un romanzo e una guida; per ottenere il difficile risultato di interpretare lucidamente un "endocosmo", termine a lui tanto caro nel libro, tanto diverso dal nostro ed incredibilmente affascinante.
Profile Image for lauwisteria.
129 reviews5 followers
September 9, 2021
Un viaggio in Giappone negli anni '50. Il libro è questo, un vero e proprio documentario di cui l'autore era studioso, orientalista; libro pieno di illustrazioni, permette di immergerci in un Giappone misterioso. Vi sono molte descrizioni dei luoghi visitati ma anche riflessioni su molti aspetti del carattere dei giapponesi e sui loro costumi.
Profile Image for Daniel J.  Rowe.
486 reviews4 followers
January 30, 2018
S04E11 of Mad Men. The book is on Peggy’s headboard and was a great thing to dive into. It likely suggests Peggy dug deeper when the firm had the Honda contract but is also just a fascinating and engaging look at Japanese history and immediate postwar Japan.
Profile Image for Giulia Delmondo.
56 reviews
March 11, 2022
Libro bellissimo che trasmette amore e passione per una terra tanto lontana dal nostro mondo. Bella la parte descittiva delle città ed anche l'integrazione con la bibliografia.
Consigliato per che ama il Giappone e vuole conoscerlo meglio.
196 reviews
November 15, 2022
Quite impressed by this translation, I'd never guess the initial version was in Italian if I didn't know.
I don't know if this "holds up", but on the whole this was an enjoyable and fascinating read.
Profile Image for William K.Z..
80 reviews1 follower
June 2, 2024
If you want to know what Japan was like through and Italian man’s eyes In 1959 then this is your book.

Very insight full, especially if you are interested in the golden era of Japanese cinema and was some cultural context (the book is not about film)
Profile Image for Andrea.
16 reviews1 follower
November 10, 2020
Un po' datato ma per chi ama la cultura giapponese è iconico.
Profile Image for Joe Palermo.
Author 2 books6 followers
June 9, 2025
A beautifully written book that delves deeply into Japanese culture. Translated from the Italian.
Profile Image for Maurizio Manco.
Author 7 books132 followers
August 26, 2025
"Una civiltà è un organismo il cui compito supremo è quello di generare Dio, e ogni civiltà ha gli dèi che si merita." (p. 178)
Profile Image for Edoardo Giungi.
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April 12, 2023
Fosco Maraini è un gigante, un uomo dalla cultura sconfinata, un appassionato viaggiatore, un grande accademico. Ma è innanzitutto un poeta che regala in questo splendido libro scorci di lucente bellezza.
In Ore Giapponesi Maraini parla del suo ritorno in Giappone negli anni 50’, 10 anni dopo averlo lasciato nel 1945 in seguito alla conquista del Paese da parte degli americani. Si tratta quindi di un Giappone che aveva appena iniziato la sua traiettoria di sviluppo, era un paese ancora in gran parte rurale e medievale, in ricostruzione nei suoi ambienti urbani, pesantemente colpiti dai bombardamenti alleati. La delizia del viaggiatore che si ritrova a visitare luoghi totalmente privi di turismo è una magia preclusa a noi uomini del terzo millennio, è un’esperienza di autenticità irraggiungibile dopo il trionfo di fenomeni quali turismo di massa ed industrializzazione di stampo occidentale. Ma Maraini come detto non è semplicemente un visitatore, è un intellettuale di spessore, è antropologo, è storico delle religioni, è sociologo. Sa di cosa sta parlando, conosce il Giappone meglio di tantissimi giapponesi, accompagna il lettore attraverso descrizioni acutissime di idee e tradizioni prima ancora che di luoghi. Spazia agilmente dall’attualità del Giappone anni 50 alle origini millenarie della dinastia Yamato, della mitologia shinto. Si occupa con onestà dei lati negativi, segregazionisti, di una società fortemente irreggimentata in schemi per certi versi neofeudali e racconta con supremo amore gli aspetti più nobili ed a noi sconosciuti di una cultura che ha molto da insegnare al superbo occidente.
L’amore sconfinato dei giapponesi per la natura e la loro concezione estetica sono il filo conduttore di un racconto che indaga nel profondo di una gloriosa civiltà e regala preziosissime chiavi di lettura per poter meglio valutare e mettere in discussione principi che noi consideriamo universali e che invece sono frutto del mediterraneo, di un’area geografica decisamente limitata.
Nella terra del sol levante la religiosità, tema a me caro, non è iperrazionale, non è scontro tra principi e tra sacre scritture, ma è apertura verso il diverso, inclusione anziché esclusione. Dottrine spirituali come il buddismo, lo shinto, il tao, convivono tranquillamente, completandosi in un panorama articolato e plurale. L’individuo giapponese è secondario, è senza dubbio subordinato ad istituzioni quali la famiglia e lo stato, ma per certi versi esprime riflessi paragonabili all’individuo antico, romano o greco, che vedeva nella comunità il principio e la fine del suo agire sociale.
Maraini ci descrive in modo semplice e brillante queste particolarità avventurandosi anche in racconti di vita quotidiana colmi di sensibilità e d’interesse. La descrizione dei suoi amici giapponesi e dei pochi occidentali residenti in Giappone sono perle che impreziosiscono ulteriormente il libro e rendono evidente la posizione privilegiata di cui Maraini godeva all’interno della società giapponese in quanto uomo di grande spessore e sensibilità, trait d’union tra due mondi estremamente lontani ma che possono e devono imparare molto dalla conoscenza reciproca, nel rispetto della preziosa diversità.
Profile Image for Aomame*.
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July 31, 2015
- Cosa pensi sia il segreto di questo paese? Perchè incanta in maniera così sottile chi l'ha capito una volta? Cos'è questa dolcezza, questa pace, questo senso di armonia fra l'uomo, gli alberi, il cielo, la vita, la morte tutto?
- Caro mio, per me sono tre cose: una che non hanno mai sentito parlare del peccato originale, due ch'è un modo di vivere del Sud, permeato di sole, tre ch'è una civiltà del legno..

F. Maraini all'amico Somi.


"Kiri shigure
Fuji wo minu hi zo
Omoshiroki"

"Bello è anche il giorno bigio
in cui
la pioggia cela il Fuji"

Basho, XVII secolo
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