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Trilogia di Thomas #1

Un mondo meraviglioso

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Con questo libro Trevisan, uno dei talenti più originali della nostra narrativa, si rivela spigoloso auscultatore dei sintomi di una società malata, anatomopatologo che racconta, in un pietoso referto, le cause di quella insopportabile euforia suicida che inquina i nostri rapporti sociali ed esistenziali.
Scritto come un'improvvisazione jazzistica, il romanzo è la trascrizione letteraria dell'incessante ruminare di pensieri, ricordi, immagini che si presentano nella mente del protagonista, un giovane disoccupato in perenne rivolta contro se stesso, gli amici, il padre, i suoi concittadini.
Nel vorticante monologo di Thomas appaiono squarci di una provincia italiana descritta come il corpo putrescente di un cadavere, si aprono ricordi d'infanzia dove un padre impettito regala al figlio un'insopportabile filosofia di vita che tende a normalizzare la sua follia solitaria, reintegrandola nella più conformistica follia sociale condivisa dagli altri. Thomas è invece l'antieroe moderno che non ci sta, ma che non ha altre armi per esprimere il suo rifiuto oltre la nevrosi e la scrittura.

148 pages, Paperback

First published January 1, 1997

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About the author

Vitaliano Trevisan

21 books45 followers
Vitaliano Trevisan (1960–2022) è stato uno scrittore, attore, drammaturgo, regista teatrale, librettista, sceneggiatore e saggista italiano. Dopo una giovinezza trascorsa come impiegato nel settore edilizio e dell'arredamento, si dedica a lavori più manuali fino ad approdare alla letteratura. Dopo alcune prove letterarie di buona levatura, raggiunge il successo nazionale e la notorietà nel 2002 con il romanzo I quindicimila passi, apprezzato dalla critica, che racchiude i pensieri di un uomo, Thomas, dalle mille fobie e dai meccanici comportamenti ossessivo-compulsivi. È morto suicida il 7 gennaio 2022 nella sua casa di Crespadoro all'età di 61 anni.

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Displaying 1 - 12 of 12 reviews
Profile Image for Orsodimondo.
2,462 reviews2,436 followers
July 22, 2025
VIVERE O SCRIVERE, PER CHI SCRIVE, È LO STESSO

description
Andy Warhol: Dance Diagram (Foxtrot).

Nessuno è in grado di capire che scrivere o non scrivere è una questione che implica per me anche il dilemma vivere o non vivere in funzione dello scrivere o non scrivere. Scrivere e vivere non scrivere non vivere. E anche se a volte ho l’impressione che lo scrivere possa contenere il non vivere, non mi passa neppure per la testa l’idea che il vivere contenga il non scrivere. Su questo non ho alcun dubbio.

Trevisan parte subito forte, parte in quarta, in questo suo primo ‘romanzo’, il primo della “trilogia di Thomas”, dove Thomas ritorna sempre come io-narrante, ma non è necessariamente lo stesso Thomas, non sono tre scritti conseguenziali.
E anche se per Trevisan Thomas è chiaramente ed esplicitamente un riferimento diretto al suo maestro Thomas Bernhard, io che sono fresco di un paio di letture dello scrittore austriaco, e sto rileggendo l’opera di quello italiano, mi spingo a dire che l’allievo supera il maestro, come si dice parlando di Giotto e Cimabue.

description
Andy Warhol: Dance Diagram (Charleston).

Il discorso indiretto, o anche, l’arte del discorso riportato; l’io-narrante; il periodare lungo e (in apparenza) complesso; le ripetizioni; il “come” lei, “come” lui, “come” io, “come” mio fratello; lo spaccare in quattro il capello analizzando e verbalizzando ogni situazione, esaurendo i particolari; quel senso di emarginazione di chi scrive, di disagio nel mondo e con la società degli uomini…
Fin qui si può dire che l’italiano segua e ricalchi le orme dell’austriaco.
Solo che poi il primo sa ‘sporcare’ la sua lingua, per quanto sempre curatissima, sa inserire accenni di contemporaneità, sa essere attuale ed eterno, senza tempo e nel tempo, il suo e il mio, brilla per l’ironia che spinge davvero al sorriso…
Mentre il secondo, a me suona più vecchio che antico, nonostante sia solo di trent’anni precedente; perennemente dedito all’invettiva livorosa; lontanissimo da gran parte dell’umanità, che per lui sembra esistere solo nella classe più agiata…
Lo stesso ruminio, o rimuginio, che li accomuna, sembra letale e mefitico nel caso del tedesco, invece costruttivo e vitale nel caso dell’italiano. Mi rendo perfettamente conto dell’assurdità di questa asserzione a fronte della sorte esistenziale dei due scrittori. D’altra parte c’è tanta vita in un suicidio.
E allora forse la grande differenza è una, sola e soltanto, almeno per me: Trevisan parla la sua lingua e sa farla risuonare come fosse anche la mia, Bernhard ne usa una che non conosco e non comprendo.


Andy Warhol: Dance Diagram (Tango).

Il Thomas di questo primo incontro è già viandante e vagabondo, cammina, si sposta a piedi, si allena per i “quindicimila passi” che seguiranno a distanza di cinque anni.
È già ossessionato dall’essere vero e dallo scrivere in modo adeguato, smascherando falsità, ideologiche e quotidiane. La verità sta solo nello stile, e solo una scrittura consapevole delle sue strutture e del suo farsi è in grado di dire come stanno le cose. Il lavoro della e sulla scrittura – che per Trevisan è sempre lavoro manuale, anche ben prima del suo capolavoro Works – ha il compito non certo di mettere ordine nella vita, quanto piuttosto di renderne, in modo rigorosamente ordinato, l’intrinseco disordine. Il passato non finisce, ma si perpetua e si completa nel presente, e il presente, così carico di ricordi, quasi non si manifesta, tutto avvolto nel passato.

Desidero vivere ancora un po’, pensavo, solo un po’, quel tanto che basta per arrivare a conoscere il perché.



Profile Image for Daniele.
308 reviews68 followers
November 13, 2022
Nessuno è in grado di capire che scrivere o non scrivere è un questione che implica per me anche il dilemma vivere o non vivere in funzione dello scrivere o non scrivere. Scrivere vivere, non scrivere non vivere.

Nonostante lo scrivere, Vitaliano a un certo punto ha detto basta e ha deciso di smettere di vivere, non è riuscito a salvarsi, forse non ha voluto, non ho idea, so solo che leggendolo si evince spesso questo vuoto interiore impossibile da colmare, questa sofferenza, questo male di vivere che lo attanagliava.
Eppure il protagonista di questo romanzo, Thomas (Bernhard? Perché Trevisan è estremamente Bernhardiano), l'aveva intravisto un mondo meraviglioso, nonostante tutte le brutture ed i problemi che lo circondavano, aveva capito che il mondo meraviglioso era nel modo in cui lo si guarda e lo si affronta.

È un romanzo cupo, freddo, sicuramente triste, che tratta la solitudine e l'alienazione, ma con una storia che come dice la nota di copertina è un'improvvisazione jazzistica, movimentata e affascinante.

Molto bello.

Nella malattia altrui si esplicita la consapevolezza del nostro essere sani, nella disgrazia altrui la nostra fortuna, nella morte altrui la soddisfazione di essere vivi.

Ma mi resi conto che non stavo correndo con lo sguardo rivolto in avanti. Per quanto mi sforzi il mio sguardo è sempre all'indietro, pensavo, corro come un gambero: corro in avanti guardando indietro, e non riesco a fare altrimenti. Non so mai dove vado, perché guardo indietro, e non so nemmeno da dove vengo, perché correndo in avanti tutto ciò che vedo, all'indietro, diventa sempre più lontano, e piú si allontana piú diventa indistinguibilmente lontano e non so piú nemmeno da dove vengo e dove vado non lo so perché corro di spalle. Ma devo uscire di qui, via via pensavo, e correvo. Fuori fuori, devo uscire fuori, pensavo, dove non so, ma fuori di qui. Via dal parco, via dal passato. Ah, se non avessi nessun ricordo, pensavo correndo, se non avessi un passato, ma sono pieno di ricordi e il passato, prima o poi, ritorna. Se ne va, sembra che se ne sia andato per sempre e poi, quando meno te l'aspetti, in una forma che non ti aspettavi, in un modo che non ti saresti mai aspettato, ritorna. Ma un passato che ritorna, pensavo, è un passato che non se n'è mai veramente andato.

I mostri e i pazzi sono una consolazione per tutti, meno che per i pazzi e i mostri.

Deve esistere il mostro piú mostruoso di tutti, non può non esistere, mi dicevo camminando, semplicemente deve esistere perché non è possibile che non esista, il mostro che è la consolazione degli altri mostri e non ha nessuno che lo possa consolare perché nessuno è piú mostruoso di lui.

Solo da solo riesco a stare, pensavo, e da solo sto male, perché mi sento solo in modo irrimediabile e allora cerco qualcuno, e illudo questo qualcuno, in questo caso lei; lo illudo perché per qualche attimo riesco a illudere anche me stesso attraverso l'altra persona, ma poi, all'improvviso, mi sveglio ed è la fine di tutto. Solo che è una fine lenta lunga e dolorosa per tutti e due, perché non mi rendo conto di essermi svegliato e anche se me ne rendo conto, non voglio che sia cosí. Lotto con tutte le mie forze per restare addormentato, faccio finta di esserlo ancora. Ma sono sveglio. Terribilmente sveglio, orribilmente cosciente, spaventosamente consapevole. Devo stare solo.

E tutto perché dentro di me, dal momento in cui mi sono ritrovato al mondo, ho scoperto questa infinita tristezza che sembrava non avere un motivo. Dentro di me ho una sorgente di tristezza che si esaurirà solo con la morte, cosí penso e cosí, fin da bambino, ho sempre pensato.

Sí, pensavo, il mondo è davvero meraviglioso, siamo noi che suoniamo male, abbiamo sempre suonato male e suoniamo sempre peggio, piú passa il tempo, peggio suoniamo, e senza rendercene conto facciamo delle nostre vite degli spaventosi assoli fuori tempo, stonati, abborracciati, ognuno per conto suo; credendo di suonare insieme agli altri, pensavo, in realtà suoniamo sempre e solo da soli, uno da una parte e uno dall'altra, ognuno il suo strumento, crediamo di parlarci e non ci parliamo, facciamo a pezzi il meraviglioso tema che abbiamo a disposizione in tanti piccoli insignificanti pretestuosi presuntuosi pezzetti, creiamo una gigantesca cacofonica distonia alla quale non si può prestare orecchio senza rischiare di impazzire. E tutto perché nessuno ascolta nessuno, tutti suonano e nessuno ascolta che cosa l'altro sta suonando, pensavo ballando, e se uno suona forte, l'altro suona ancora più forte, se uno si lancia in un acuto, l'altro cerca un acuto ancora piú acuto, se uno va in basso, l'altro vuole andare ancora più in basso, non importa quanto in alto o quanto in basso, ma più in alto e più in basso, piú veloce del piú veloce, piú lento del piú lento, piú bello, più brutto, più grande, più piccolo, ma di piú di piú sempre di più.
Profile Image for Maurizio Manco.
Author 7 books132 followers
October 1, 2017
"Tutti credono che io sia solo, ma io solo non sono mai. […] Mi siedo al tavolo a prendere un cappuccino col giovane Holden, oppure col giovane Törless, col giovane Werther, coi Fratelli Karamazov, con un vecchio e il suo mare, con Almayer che era pazzo, con Nostromo, con Jakob von Gunten, addirittura una volta con Anna Karenina mi son preso un caffè al Garibaldi. Oggi cammino con l’Idiota." (pp. 67, 68)
Profile Image for Bobparr.
1,149 reviews88 followers
November 16, 2017
Sono contento di averlo letto, perché questi testi mi rilassano e mi divertono, anche se sono scritti in maniera sincopata e frenetica. Mi beo della scrittura di Trevisan, come vado in sollucchero con quella di Bernhard - anche se i temi sono diversi, e ovviamente anche gli scrittori lo sono, ma il gioco dei rimandi è inevitabile.
Più divertente però Trevisan, di una pazzia più gestibile e meno pericolosa, che sa raggiungere comunque interessanti abissi psicotici di cinismo.
Profile Image for Elalma.
901 reviews103 followers
January 15, 2013
Ma che soddisfazione leggere queste pagine. Non per la storia - poi, quale storia? - ma perch� vedo esternate le paranoie, le fissazioni, le cattiverie che si pensano e che non si riescono a scrivere cos� bene. Thomas vorr� essere Fred Astaire ma mentre lo leggevo io volevo essere Vitaliano Trevisan per poter scrivere con tanto sarcasmo, tanta lucida improvvisazione. il mondo � davvero meraviglioso, siamo noi che suoniamo male. Beh, anche se � domenica sera, mi ha quasi convinto.
Profile Image for Fedri.
86 reviews26 followers
June 22, 2025
La scrittura è nel bianco tra una riga e l'altra.
Profile Image for Francesco Casari.
20 reviews1 follower
August 1, 2024
Ci penso spesso.

Grande disperazione che prende la forma di un iper analisi del circostante e sfocia nella mania e nell’allucinazione.
Memorabile la sfrenata discesa dal monte Berico in bicicletta inseguito da uno storpio a bordo di una carriola.
Profile Image for dv.
1,401 reviews60 followers
February 27, 2023
Opera prima di Trevisan (1997 per Theoria, ripubblicata da Einaudi nel 2003, nel 2023 fuori catalogo e introvabile), è uno "standard" jazz, come dice il sottotitolo (insieme all'esergo che cita Keith Jarrett), soprattutto una improvvisazione libera, che procede da una "cellula armonica" all'altra senza soluzione di continuità. Monologo-monstre nello stile che poi, con più ariosità e ritmi meno frenetici, confluirà nell'opus magnum Works, ma con un surplus di invenzione narrativa, anche se è chiaro dopo poche righe che dietro il nome del protagonista Thomas (omaggio a Bernhard) c'è Vitaliano, che anche da questo punto di vista - in maniera molto più diretta rispetta a I quindicimila passi - anticipa i temi di Works. Anche se il tono è verso sé più delicato, più romantico, soprattutto quando racconta la passione per la lettura, e a tratti esplicitamente ironico (cosa rara per Trevisan).

Per esempio qui (la lettura):

"il momento ideale per leggere un determinato libro si presenta una sola irripetibile volta, se non si approfitta del momento ideale si perde un’occasione che non si ripresenterà più e il libro in questione perde di valore e di significato e di senso e leggerlo diventa inutile, una perdita di tempo".

E qui (l'ironia):

"Una canzone di Whitney Houston è come un piatto di spaghetti stracotti, come i calzini corti, come i gambaletti, è come vedere uno che va in giro per il corso parlando nel telefonino, come un attimino, come un panzone in canottiera sporca di sugo, come uno che passa le unghie sulla lavagna, come i manifesti contro le tasse dell’associazione artigiani vicentina, come le pubblicità del mulino bianco, come i ponti di Madison County, e potrei continuare ancora per qualche pagina, ma preferisco smettere qui, perché non ho abbastanza pagine da sprecare".
Profile Image for Tiziano.
96 reviews
September 20, 2025
Trevisan costruisce una narrazione che procede come un flusso ostinato e ininterrotto, in cui la voce sembra non concedersi mai una vera pausa. Ti avvolge in un ritmo che richiama per densità e insistenza la prosa di Thomas Bernhard, senza tuttavia risultarne imitazione. Piuttosto si tratta di una rielaborazione personale, riff su uno stile che nel panorama letterario italiano sa di veramente nuovo ed eccitante. ciò avviene attraverso una scrittura che, pur apparentemente aspra, sa farsi sorprendentemente musicale, rivelando una cura per il dettaglio che trasforma la ripetizione in eco e la digressione in necessità, fino a delineare un’opera che, al di là della trama, funziona come esperienza immersiva e totalizzante. In questo movimento la tematica centrale, che si potrebbe riassumere nel continuo tentativo di misurare l’inadeguatezza dell’individuo di fronte a un mondo che promette meraviglia e restituisce disincanto, assume una forza particolare, perché non si limita a descrivere la caduta o la disillusione, ma mostra come proprio nell’attrito tra desiderio e realtà si generi una tensione vitale, capace di illuminare le contraddizioni più profonde del nostro tempo.
Profile Image for Annarosa.
50 reviews1 follower
February 17, 2025
Pensare come attività fisica.
This is how I think when I try to go to bed.
Profile Image for Aronne.
235 reviews2 followers
March 18, 2013
" La mobilità è a tutti gli effetti una malattia, penso, una malattia che può diventare una malattia mortale (...)malattia pericolose ( cassa integrazione) e in qualche modo contagiose.

Un bipolare che odia le similitudine ed è perseguitato da un reduce in carrozella, non fatico a vederci l'autore.
Qua e la spunti interessanti, disquisizione sulla tascabilità o meno dei Fratelli Karamazov conlusa con il gettare il romanzo nel fango.
Alcune pagine noiose a tratti irritante, cionostante gli do tre stelle perchè in fondo ti fa riflettere, magari lo stile di Trevisan è da affinare però dice moltr cose che mi piacciono parla di assurde oassesione che poi non sono così assurde. di perdita di lavoro. solitudine..

" l'idea di andare a vivere insieme a una donna, era oggettivamente assurda anche allora: ero io che non ero minimamente oggettivo. L'amore non ha niente da che spartire con l'oggettività, biene in comune con la logica...Anzi pensavo, il fatto che io abbia avuto un idea così assurda e priva di senso irrealaizzabile, dimostra che l'amavo davvero.
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