Inizio d' con un cane sgozzato, una serie di omicidi lunga un anno nel quartiere di Quarto Oggiaro, periferia di Milano. Protagonista è, suo malgrado, l'ispettore Ferraro, uomo senza particolari qualità. Separato con un figlio, vive da solo. Attorno a lui ruotano poliziotti surreali, spacciatori, imprenditori rampanti, contrabbandieri, informatori, pendolari, "sciure" e il popolo di una città e della sua periferia. Le indagini di Ferraro servono da pretesto narrativo per raccontare il ventre molle di Milano, vera protagonista del romanzo. «Una città - sostiene l'autore - che non vuole morire e che, se muore, comunque rinasce, con orgoglio».
Gianni Biondillo (Milano, 3 febbraio 1966) è uno scrittore e architetto italiano. Autore di romanzi, testi per il cinema e la televisione, articoli di tema artistico, letterario e politico, saggi su Pasolini e Proust. È membro del blog collettivo Nazione Indiana.
Divertente e dal ritmo incalzante questo primo romanzo di Gianni Biondillo. Romanzo, tra l'altro, che io classificherei sotto l'etichetta da me stessa coniata dei "gialli non gialli", ovvero di quei gialli che giocano, più che su una trama puramente gialla, ruotante attorno all'asse di delitto- indagine (qui infatti quasi completamente assente)-risoluzione, sulla caratterizzazione piscologica e non dei personaggi e su un'ambientazione particolare. E infatti l'ambientazione di Per cosa si uccide, ovvero la periferia milanese, appare qui ben connotata, a volte in maniera un po' forzata (attraverso la continua ripetizione di luoghi e paesi realmente esistenti), come se l' intento principale dell'autore fosse quello di ricostruire un mondo preciso, con il suo popolo e le sue atmosfere, più che di fornirci una classica storia gialla. Insomma, un giallo non propriamente fine a se stesso, ma comunque gradevole e ben scritto, soprattutto nelle parti dialogate: brillanti i botta- risposta tra il protagonista, l' ironico ispettore Ferraro, e il suo compare, l'apparentemente ingenuo commissario Lanza; ammirevole e ben riuscito l'intento dell'autore di riprodurre il parlato di vari personaggi secondari, dal milanese della sciura al siciliano del fruttivendolo passando per l'emiliano dell' imprenditore sospettato: conferisce alla vicenda un'effetto di maggiore realismo e rende più variegato ed eterogeneo, quale effettivamente è, il tessuto linguistico e sociale della città meneghina. Nì invece alla struttura del romanzo, che ci presenta quattro diversi casi divisi in quattro capitoli, l'ultimo dei quali riprende alcuni elementi degli altri tre: avrei preferito leggere e seguire un'unica vicenda. Il risultato resta comunque quello di un piacevole romanzo.
Primo incontro con l'ispettore Ferraro e la Quarto Oggiaro in cui vive: quattro storie, una per ogni stagione, con un crescendo fino all'ultima indagine. Ferraro non è un super-commissario, le sue intuizioni sono spesso fallaci e corrette da Lanza, ispettore puntuale e estremamente surreale. Gli avvenimenti sono descritti con ironia a cui però si associa l'orrore inevitabile dei delitti. Un bel romanzo, forse troppo desideroso di divertire nella parte iniziale ma riabilitato dall'ultima indagine.
Non conoscevo questo autore ed è stata una scoperta.
Scoperta perchè siamo a Milano ed è la storia dell'Ipettore di Polizia Ferraro di Quarto Oggiaro. Lui è cresciuto qui e ora ci lavora.
I personaggi sono pazzeschi! sono vivi reali e ti trovi a patteggiare per loro anche se a volte non sono proprio i buoni.
Ambientazione perfetta!!! descrive il quartire e i personaggi alla perfezione..mi sembra davvero di essere li. e poi per una che vive nelle vicinanze di Quarto e aveva amici di Quarto alle superiori posso dire che sono davvero così! e ho riso tanto in alcuni punti..e in altri devo dire che mi è venuto il magone.
Insomma davvero un ottimo libro, anche se all'inizio essendo piccoli episodi, piccoli crimini che si risolvevano velocemente mi ha lasciato un pò di amaro in bocca..io volevo di più! e poi il di più l'ho avuto e ho capito il perchè delle storielle prima.
Sono divise in stagione e in ognuno introduce personaggi diversi e ci fa capire il carattere e la vita dell'Ispettore Ferraro e nell'ultimo..tutto si riunisce.
E' davvero davvero bello!Ieri sera ho fatto l'una di notte per finirlo!! non riuscivo a staccarmi! si perchè la sotira mi ha talmente presa..e volevo sapere chi era l'assassino e la cosa che mi è piaciuta è che non è o bianco o nero..è come la realtà..quella sfumatura di grigio..che fa male perchè appunto reale.
Il mio preferito? ma Lanza!!!! è una barzelletta vivente..ma intelligente come pochi..da leggere per capire!
alcune discussioni sono scritte in dialetto..si va dal siculo al milanese ed è uno spasso.
Consigliatissimo!!!! ovviamente deve piacere il genere poliziesco reale diciamo che è il Montalbano milanese.
Grazie Fabio per avermi fatto scoprire Biondillo! Voto 4 e 1\2
Bellissimo. Bel ritmo, accompagnato da una bella vena umoristica. Il racconto è immerso nella realtà di una Milano vera, quella di Quarto Oggiaro. Una realtà imponente, ma che spesso viene un po’ “dimenticata” perché considerata “imbarazzante”. I personaggi sono ben delineati, ti fanno calare totalmente nella narrazione.
Bellissima la struttura narrativa a cornice. Ci sono vari episodi criminali, risolti da Ferrari, che crescono in complessità e drammaticità. Il Fil Rouge che unisce gli episodi, e che parte dal titolo stesso, è la domanda filosofica: “perchè si uccide?” La risposta non è la banalità dal male, come nella maggior parte della giallistica americana e internazionale, ma le miserie della condizione umana nelle sue sfaccettature più tristi. Un libro pieno di spunti di riflessione sugli aspetti drammatici della vita, ma che scorre con agilità attraverso un racconto giallo, pieno di colpi di scena e con finali a sorpresa.
Per cosa si uccide è il primo capitolo della serie con protagonista l’ispettore Michele Ferraro, e leggerlo oggi, a distanza di anni dalla sua uscita, ha per me il sapore di un ritorno consapevole, adulto. Mi ci sono tuffata con un desiderio preciso, ovvero ritrovare quelle atmosfere che ho imparato ad amare, quelle che intrecciano il giallo a Milano, una città che sento profondamente mia, nelle sfumature di un autore conosciuto che non avevo mai avvicinato.
La Milano di Gianni Biondillo non è uno sfondo neutro, ma una presenza viva e pulsante. In questo giallo, la storia si muove soprattutto a Quarto Oggiaro, quartiere natale dell’ispettore Ferraro, e attraversa luoghi che conosco, che mi appartengono, fino a toccare paesi confinanti con il mio, in una Milano concreta, reale, che ha molto da raccontare: non solo la città in sé, ma il mosaico umano che la abita tra milanesi “storici”, nuove generazioni, immigrati e meridionali: un intreccio di voci, colori e storie che restituisce tutta la complessità dei quartieri e delle strade.
Il romanzo segue Ferraro nell’arco di un anno, durante il quale si trova ad affrontare diverse indagini, quattro, una per ogni stagione. Alcune si risolvono con relativa facilità, altre restano più sfuggenti, ma tutte hanno un filo conduttore chiaro: passano da Quarto Oggiaro e, in qualche modo, toccano la sua infanzia, i suoi luoghi, la sua memoria, in un giallo quindi che parla di delitti, certo, ma anche di radici e di appartenenza.
Uno dei grandi punti di forza del libro è senza dubbio la scrittura, infatti Biondillo costruisce una narrazione poetica, cinematografica, fortemente descrittiva, capace di stuzzicare l’immaginazione. Alcuni avvenimenti sembrano svolgersi al rallentatore, tanto sono dettagliate e visive le descrizioni.
La trama è articolata e, soprattutto all’inizio, può dare l’impressione di non sapere bene dove voglia andare a parare, le tre indagini principali infatti sembrano quasi autonome, finché non si arriva all’ultima parte, più strutturata, che conclude l’anno e il romanzo. Qui i tasselli si ricompongono, anche se non nel modo che mi aspettavo, infatti pensavo che l’indagine finale potesse legarsi più direttamente alle precedenti, invece resta una storia a sé, ma è proprio quella che forgia Ferraro, che lo porta a una conclusione personale e chiude il cerchio del libro.
Per cosa si uccide è un giallo che ha tutti i tratti del genere, ma con un sapore unico che è quello del giallo milanese, fatto di strade, quartieri e umanità, e di una scrittura che si distingue per qualità e identità, una prima tappa che incuriosisce, che lascia voglia di proseguire e approfondire la serie, anche perché Michele Ferraro è un personaggio che sembra avere ancora molto da raccontare.
Biondillo non mi ha convinta. Forse dipende da me, ma mi aspettavo altro. I primi tre racconti li ho trovati noiosissimi, ho proprio fatto fatica a portare avanti la lettura. Mi dimenticavo completamente i nomi dei personaggi, le situazioni. Spesso riaprendo il libro non mi ricordavo dove mi ero fermata e di solito per me questo non è un buon segno. Vuol dire che la lettura non mi sta trasmettendo niente, che la storia non mi coinvolge. Quando un libro non mi lascia spunti di riflessione vuol dire che lo dimenticherò in fretta. L'ultimo racconto per fortuna è piacevole e per questo un po’ l’ho rivalutato. C’è una Milano molto vera in queste storie, e questo è l’aspetto che più mi ha colpito. Una Milano bella e una brutta, descritta con odio e con amore da qualcuno che la conosce bene e che la ama, per il resto la trama gialla è un po’ troppo fiacca. Biondillo si parla un po’ troppo addosso, girando attorno alle situazioni e creando siparietti che se ogni tanto divertono alla lunga diventano monotoni e forzati.
I milanesi sono strani. Hanno nostalgia solo delle cose che distruggono. Hanno tombinato tutti i Navigli e ora li piangono.
Io sono basita, come si fa a spacciare una roba così come a) unbel libro e soprattutto come b) Un thriller? Innanzi tutto non c'è un filo conduttore nella trama. No, anzi!! NON C'E' UNA TRAMA perché sono 4 raccontini spezzettati in cui c'è l'infelice (non nel senso che è depresso eh.. Nel senso di scelta infelice) ispettore Ferraro, che compete con un calcio ben assestato alle giunture delle ginocchia in quanto a simpatia. Le vicende sono al limite del surreale, i personaggi delle macchiette sullo sfondo e le indagini.. Boh, diciamo che ci troviamo di fronte a 'deduzioni magiche'. MEH!! Una cosa che mi ha messo in uno stato di profondo disagio e spesso fastidio è stata l'ironia dell'autore: non nego che alcune uscite siano state divertenti, anche se un po' furbine.. però la verità vera è che nel 90% dei casi si tratta di una roba tristissima e imbarazzante.. Quelle battute che nemmeno fra 12enni farebbero ridere.
La cosa devastante è che lo avevo in WL da millenni (per qualche oscura ragione) e vedermi davanti una cosa così.. Amarezza.
Una bella lettura per passare il tempo. Divertente a sprazzi, interessante nella ricostruzione dell'ambiente di Milano. Avrei tagliato qualche pagina...come al solito.
Bel giallo dall'originale struttura vivaldiana: la ripartizione in stagioni è funzionale ad evidenziare le caratteristiche di Milano e dei suoi abitanti e non fa perdere unità narrativa al romanzo, benché vi si snodino 4 indagini distinte. Ha evidenti ambizioni tardo-gaddiane sia nello stile che nell'oggetto di amore/odio, Milano, la Brianza. Si veda ad esempio:
"Si sa, Milano ormai è un'unica città fino a Como e oltre. Ma fra i due poli, tranne alcuni condomini popolari costruiti negli anni 60 e 70 che ogni tanto sbucano a cadenza infracomunale, il resto è una selva indistinta di villette, villule, villacce, rustici, casette, box, tavernette, mansarde, templi dorici, Bianchenevi, sette nani, leoni rampanti, aquile di cemento, centri commerciali, parcheggi, asfalto, bitume, rovi, cartacce. Il paradiso del geometra, il delirio dell'ingegnere, il trionfo del postmoderno, del premoderno, del post postmoderno, del supermoderno, dell'ipermoderno, del neogotico, del neoromanico, del newromantic, dello pseudocascinale, dell'uforobot, del, in una parola, Brianza style. Intere generazioni di architetti spinellati si sono fatte le ossa, e i danée, su questa immensa tabula rasa, da tutelare per legge come patrimonio indisusso dell'umanità, vera e propria opera d'arte a livello territoriale, land art, monumento sublime del kitsch lombardo e produttivo."
Al sarcasmo contro ricchi, nobili, poveri, maggiordomi, mafiosi, quartoggiaresi, immobiliaristi, cocainomani, ricche sciure, milanesi di prima, di seconda e di ennesima generazione, si aggiunge - con irresistibile comicità - un uso sapiente della lingua, un calco di quella koinè di italiano, vernacolo meneghino e dialetti meridionali che caratterizza la zona e fa parte della sua storia. E i protagonisti delle indagini, il talentuoso benché distratto e ignorante Ferraro, i buffi Lanza, De Matteis e Comaschi, con i loro dialoghi sempre brillanti e sopra le righe, sono sapidi quanto basta a non annoiare mai il lettore.
Mi è piaciuta l'ambientazione a Milano, una città che sembra di attraversare insieme ai personaggi, nei suoi quartieri eleganti e nelle zone più povere. Mi sono piaciuti Ferraro e i colleghi poliziotti (Lanza un mito), personaggi come Don Ciccio e Ambrogio (sì proprio quello dei cioccolatini), l'intreccio tra vicende più banali e casi complessi. Mi ha un po' deluso trovare errori grammaticali in avverbi o coniugazioni verbali che da uno scrittore non mi aspetto. Leggerò gli altri romanzi e spero di poter attribuire all'editor queste scorrettezze.
Devo dire che negli anni sono tanti i gialli italiani che ho letto ma questo è stato il mio primo Biondillo. La lettura è scorrevole e i personaggi decisamente simpatici e ben caratterizzati. Biondillo fonde molto bene humor e noir e la Milano che scorre sullo sfondo è la ciliegina sulla torta di questo romanzo. Unico piccolo neo, una trama che in un paio di punti mi è parsa poco lineare anche se, come ripeto, non ha impedito la scorrevolezza della lettura.
Abbastanza divertente, qualche sorriso lo strappa. Poi si perde nel già letto. Ormai ho perso il conto dei poliziotti separati/divorziati (per colpa del loro lavoro) ma con una figlia che adorano, e anche le vicende investigative, per non parlare di quelle erotico-sentimentali, non si caratterizzano per originalità.
Questo libro è stata una bella sorpresa. 4 stagioni corrispondenti a 4 crimini da risolvere per l'ispettore Ferraro, un personaggio originale, simpatico, ben delineato. Si legge piacevolmente, magari senza i grandi colpi di scena dei gialli americani, ma i racconti sono coerenti e scorrono lisci.
Un bel noir nostrano ambientato in quel di Milano e che per questo strizza l'occhio ai milanesi.Tiene desta l'attenzione tanto da costringere il lettore a farsi domande sulla storia anche quando non si ha il libro in mano.
Ho scoperto questo autore per caso perché l’ebook era in offerta. Scrittura brillante e divertente ma non scevra di una certa profondità sui temi della vita. L’ispettore Ferraro mi piace con le sue imperfezioni, credo che leggerò gli altri romanzi della serie.
L’ispettore Ferraro è simpatico, ironico affascinante ma Lanza è un personaggio unico! Da leggere sotto l’ombrellone o nelle giornate uggiose, un sorriso, anche se i temi trattati non sono leggeri, ve lo strapperà sicuramente.
Biondillo does it again... at least for me. A brilliant "giallo". Biondillo's sense of plot, his ingenious dialogs, his clearly drawn and fascinating characters, his hilarious sense of humor, his very carefully researched and realistic depictions, and his clear love and caring for Milano all come together with a result as fantastic as this one. This is my fourth "ispettore Ferraro" book, and probably the best so far. For sure I'll be reading more (I've got one on my waiting list already). One note about use of language, and for this I'll compare him to another favorite of mine, Andrea Camilleri. In Camilleri's Montalbano stories, he uses a lot of Sicilian, Italified Sicilian, and Sicilianized Italian. With a combination of online and offline resources, plus other linguistic knowledge, I can pretty much understand it all. Biondillo, on the other hand, uses Milanese sparingly, putting in the mouths of particular characters, but honestly, sometimes I haven't got a clue what the character is saying. Perhaps native speakers of Italian can do better, but I wonder, because Milanese is just from another world, it seems. knowing French helps a little;perhaps if i knew more about Provençal/Occitan, that would help. But this does on rare occasions hinder my full enjoyment. Having said that, let me end by reiterating that Biondillo is FABULOUS.
Per chi conosce un po' la città di Milano, Quarto Oggiaro è, nell'immaginario popolare, l'equivalente del Bronx.
Eppure, leggendo Biondillo non ho per nulla percepito che questo quartiere sia stato scelto perché, insomma, è malfamato, ma perché l'autore è cosciente che si tratta di un quartiere con una sua identità, una sua personalità.
Inoltre mi è piaciuto tantissimo l'umorismo che traspare tra le righe, che lo rende sicuramente un giallo godibile in molte situazioni.
Penso che sia davvero un bel giallo, con una descrizione di Milano che la rende piacevole e intrigante anche per chi, come me, non la conosce molto. I personaggi sono sempre interessanti e mai banali. Lo consiglio senz'altro!
3.5/4 per questa raccolta di quattro storie ambientate a Milano. Esordio di Biondillo e dell'ispettore Ferraro. Indubbiamente ben scritto, soprattutto nei dialoghi, nelle dissertazioni ironiche di Lanza, nelle descrizioni dei gesti… Non vedo l'ora di leggere i suoi lavori più "completi"
Si nota un miglioramento man mano che il romanzo va avanti, in generale un po' troppo acerbo per poter dare un'opinione. Qualche personaggio troppo caricaturale