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Il cappello del prete

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Pubblicato a puntate nel 1887 e in volume nel 1888, Il cappello del prete è stato il romanzo più famoso di Emilio De Marchi, subito tradotto anche all'estero. Ambientato a Napoli, narra le vicende del nobile squattrinato Carlo Coriolano, barone di Santafusca che, ridotto alla rovina dai debiti di gioco e da una vita oziosa e dissipata, uccide il ricco prete usuraio don Cirillo per impossessarsi dei suoi soldi. Ma al suo "delitto perfetto" manca un dettaglio chiave: l'occultamento del cappello del prete. Diventato un indizio pericoloso, il tricorno tormenterà il barone come una sorta di allucinazione ricorrente, fino ad arrivare, dopo una serie di peripezie, davanti al banco del tribunale per inchiodarlo alla sua colpa. Romanzo originale, definibile un "giallo psicologico", Il cappello del prete resta ancora oggi un esempio di letteratura d'intrattenimento di alto livello, in cui De Marchi riprende la lezione della grande narrativa europea - da Dostoevskij a Poe, da Manzoni al verismo - alternando con maestria il tono leggero del bozzetto ottocentesco con il registro cupo del romanzo gotico.

253 pages, Paperback

First published January 1, 1887

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Emilio De Marchi

76 books2 followers
Emilio De Marchi (1851-1901) was an Italian novelist, poet and translator.

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13 (5%)
1 star
7 (2%)
Displaying 1 - 30 of 33 reviews
Profile Image for Sergio.
1,350 reviews133 followers
December 1, 2025
Questo romanzo giallo scritto da Emilio De Marchi [1851-1901] nel 1887 è inevitabilmente molto lontano dai thriller e dai fatti di cronaca attuali nei quali alle indagini investigative di detective, commissari di polizia e quant’altro, sempre si aggiunge, risultando spessissimo determinante, la pratica delle impronte digitali, le tracce di DNA, le riprese di telecamere e l’investigazione digitale su cellulari, PC e social.
Ma ai tempi di questo romanzo, dopo l’inspiegabile scomparsa di prete Cirillo, lo sventurato ecclesiastico che sembra svanire da Napoli senza lasciare traccia di sé dopo aver sparso vaga la voce che si sarebbe allontanato ma senza entrare in merito alla sua destinazione, tutti questi apparati investigativi non esistevano e la psicologia e l’indagine sul campo, in mancanza di testimoni attendibili, solo a volte potevano dare risultati positivi.
E così il romanzo, che svela subito dove sia andato a finire il “pretonzolo” scomparso ci racconta fatti privati e pubblici dei personaggi in causa ma soprattutto si dedica a un’introspezione psicologica dei loro atti, situazioni personali, ambizioni segrete, pensieri nascosti che arricchiscono la storia in qualità e suspense.
Alla fine quello che conta nella lettura di questo “giallo” è l’abilità dello scrittore a renderci edotti del marciume interiore dell’individuo e della società ma anche del lavorio mentale e del disfacimento di una mente corrosa dall’enormità di azioni malvage apparentemente giustificate dall’egoismo e dalla prepotenza ma condannate alla verità dalla inflessibilità e intransigenza della coscienza, ultimo baluardo contro la barbarie.
Profile Image for Evi *.
395 reviews308 followers
October 24, 2017
Mi sono chiesta se sia lecito assegnare cinque stelle ad un noir, se la pentastellatura non sia una valutazione che compete solo all’alta letteratura, ad un classico o a libri che ci hanno scosso nel profondo per i motivi più diversi e non solo piacevolmente accompagnato per un breve lasso di tempo.
Io credo che nel suo genere questo libro sia meritevolissimo delle 5 stelle.
Si dice che sia il primo noir italiano e questa primogenitura già è degna di nota, è un’opera datata perché scritta nella seconda metà dell’800 e gode o paga pertanto di una prosa un po’ d’antan che rappresenta una denotazione poco frequente per un ipotetico lettore di polizieschi contemporaneo ma che io ho trovato elegante e gradevolissima.
L’ambientazione è a Napoli e ci si chiede perché uno scrittore ottocentesco, milanese, abbia deciso di collocare la sua vicenda nella città partenopea, non lo sappiamo ma apprezziamo molto lo stesso.

Abbiamo: un morto non constatato ma presunto, un probabile assassino volatilizzato e un cappello tricorno da prete in luogo di un cadavere, che scompare e ricompare, si sdoppia facendosi beffe di tutti.

Il cappello del prete è il tipo di romanzo nero psicologico che ha la struttura narrativa che più mi piace quando l’antefatto delittuoso è manifesto subito all’inizio (molto alla Simenon), così che il lettore può mettere a lato le proprie velleità investigative e invece abbandonarsi nei meandri sinuosi ed intricati della mente del colpevole, vivere insieme a lui i sensi di colpa, le allucinazioni i drammatici quanto inutili ripensamenti per una azione nefanda e irreversibile, aiutarlo a mettere in atto fini accorgimenti per spostare le attenzioni delle indagine da sé verso altro o altri, insomma, quale modo migliore per diventare assassini per un giorno, Raskolnikov a scadenza, e immedesimarsi con una vita nera, piena di scosse e di spaventi, una vita da uomo condannato dal proprio rimorso che non conoscerà mai più il sapore dolce della pace? ...
Profile Image for Ilaria Palestra.
291 reviews2 followers
June 1, 2022
Un libro veramente bello - e che non avevo mai sentito nominare prima! Un giallo che non e' invecchiato. Belle le descrizioni paesaggistiche, e la caratterizzazione dei personaggi. Una lettura piacevole, dove alcuni dei personaggi (il nobile decaduto, il prete avaro) ammiccano a personaggi simili creati da altri autori italiani e non (Verga, ma anche Sir Walter Scott).
Profile Image for Marta Cava.
580 reviews1,145 followers
Read
November 13, 2025
De tant en tant, m'agrada que em plantin al davant llibres que no els hi hagués donat l'atenció que es mereixen. M'ho he passat molt bé llegint aquesta novel·la negra que ve a ser un «Crim i càstig» que té poc de dostoievskià i molt de napolità; menys sobri, però més divertit
Profile Image for LauraT.
1,386 reviews94 followers
June 12, 2021
Bel.."giallo"? Mah, forse, nel senso dei telefilm del Tenente Colombo, tanto amati da mio padre. Piuttosto direi un delitto e Castigo" in salsa partenopea. Molto godibile.

- Se al di là vi fosse veramente un Dio, - pensava a suo dispetto il barone, - il quale dal suo trono di cartone d'oro giudicasse di queste faccende, capisco ch'io starei fresco il giorno del giudizio; e non avrei gusto di veder risorgere il mio prete dalla sua cisterna. Ma poiché io sono convinto che al di là non c'è nulla e che il cielo non è che una soffitta dove collochiamo le idee che non usiamo piú, di chi, di che avrò paura? delle ombre? dei sogni? del diavolo? delle baie dei preti?

Dopo sperava di ritrovare la pace, che deriva dalla coscienza della propria sicurezza.

- Non dico che il cacciatore abbia ucciso il prete piuttosto a Santafusca che altrove. Può essere che siano molti i colpevoli, che l'abbiano affogato in mare dopo avergli rubati i denari,
Profile Image for Alessio Camobreco.
43 reviews4 followers
March 4, 2020
Nonostante qualche incongruenza e disomogeneità - dovute con ogni probabilità alla genesi "a puntate" - il romanzo rivela aspetti molto interessanti, soprattutto nel tracciare in modo davvero magistrale il lento tracollo psicologico del protagonista.
Profile Image for Sally68.
298 reviews32 followers
May 28, 2021
Quattro stelline e mezza..
Nell' edizione BUR della Rizzol in prima pagina si trova questa citazione: "Proprio un noir alla Simenon, scritto sei anni prima che Simenon nascesse" di Giovanni Raboni, per cui consigliatissimo a chi ama questo autore.

Concordo con questa espressione, inoltre aggiungo che a me ha fatto ricordare alla lontana anche i libri di Dürrenmatt. Libro ben strutturato, trama lineare, accattivante e ben scritto. Pubblicato nel 1888, considerato uno tra i primi veri romanzi polizieschi italiani. Uscito a puntate sul quotidiano milanese "L'Italia" e sul "Corriere di Napoli", per cui si tratta di un romanzo di appendice.
Profile Image for Marco Innamorati.
Author 18 books32 followers
March 7, 2024
Siamo di fronte al rarissimo esempio di un titolo che identifica l’elemento preciso (tutt’altro che usuale) intorno al quale ruota la storia di un romanzo. Anzi, le storie, perché accanto alla principale (il destino del prete e del nobile decaduto che gli si rivolge) ruotano altri destini, felici e meno, tutti toccati in qualche modo dal misterioso cappello e dal suo doppio.
Piacevole e originale. Incredibilmente in grado di inserire nella trama considerazioni non banali su fede, incredulità e giustizia, che non disturbano il clima di commedia nera.
Profile Image for Dioneo.
150 reviews4 followers
September 30, 2025
È ingiustificabile (e tuttavia assai frequente) che la nostra letteratura, anche e soprattutto accademica, abbia del tutto dimenticato alcuni piccoli capolavori del passato. Emilio De Marchi, chi era costui? Cercando informazioni sul suo conto, si ricava che era un modesto manzoniano di stampo umbertino, intrappolato tra un’ideologia piccolo borghese cattolica e tentazioni di letteratura popolare e di genere. Si tratta di una definizione sostanzialmente corretta, ma alquanto riduttiva. “Il cappello del prete”, per altro non ritenuto - snobisticamente - il suo capolavoro (perché giallo), è molto di più. Innanzi tutto è un romanzo sorprendente per modernità, senso del ritmo, sapienza dell’intreccio, spessore dei personaggi; ma soprattutto riesce a conciliare le strutture e gli stilemi tipici del genere giallo con più livelli di lettura: dalla dimensione morale (la meno interessante, perché di tradizionalissima impronta cristiana) a quella psicologica e perfino psicanalitica. Non mancano elementi velatamente fantareali, come il “volo d’uccello marino” intravisto dal barone che, per un attimo allucinato, sembra trasformarsi nel cappello del prete sfuggito all’affondamento e trasfigurato in vivente tormento. Un romanzo insieme godibilissimo e di spessore, purtroppo compromesso da un finale deludente, che lo ripiega nel moralismo didascalico. Eppure…
Profile Image for Elisa Pomarico.
Author 2 books9 followers
July 20, 2025
In questo piccolo capolavoro, Emilio De Marchi si serve di una penna sottile e acuta per tratteggiare un noir di fine Ottocento che, più che sulla tensione del “chi è stato”, lavora sul peso della coscienza e sulla discesa verso l’abisso morale. Già nei primi capitoli, infatti, sappiamo perfettamente chi ha commesso il delitto: il barone di Santa Fusca, spinto dal bisogno e dalla rovina sociale, si macchia dell’omicidio di Don Cirillo. Ma da qui inizia il vero racconto, quello dello sprofondare mentale e morale del colpevole, della sua fuga costante — non dalla giustizia, ma dalla verità di sé.

Il tratto più interessante è proprio questo: la coscienza umana, piegata su sé stessa, si dimostra capace di giustificare anche il peggiore dei crimini, pur sapendo, nel profondo, di essere nel torto. De Marchi è lucido nel mostrare come i personaggi si costruiscano elaborate impalcature per raccontarsi una versione dei fatti più accettabile. E non è solo Coriolano a farlo: anche Don Antonio, che pure è un’anima buona, ricade nel bias di conferma quando cerca di convincersi che tenere quel cappello sia in fondo giusto, pur sapendo che così non è.

L’ironia del titolo si manifesta con forza nel momento in cui quell’oggetto — il cappello del prete — si rivela il detonatore silenzioso dell’intera vicenda. Ogni personaggio vi si imbatte, lo passa di mano in mano, lo osserva con sospetto, come se quell’accessorio conservasse una memoria propria, un’aura inquieta.

Il vero nodo narrativo, però, non è tanto l’indagine quanto la lenta decomposizione mentale di Coriolano, tratteggiata con maestria. I suoi deliri, la dissociazione, il tentativo disperato di costruire una versione alternativa dei fatti in cui lui non è colpevole, ricordano certi passaggi dostoevskiani o shakesperiani — e non a caso ho pensato a Macbeth, alla lotta col senso di colpa che sconfina nella follia.

De Marchi, come Manzoni, non si nasconde dietro un narratore impersonale: la sua voce è presente, giudicante, chiaramente orientata. Eppure lo fa con misura, senza togliere al lettore il piacere dell’interpretazione. Un romanzo da riscoprire, raffinato nella costruzione e profondo nello sguardo sull’umano.

Profile Image for Umberto Rossi.
Author 22 books43 followers
October 5, 2022
Sono semplicemente sbalordito. De Marchi, forse con un occhio a Dostoevskij, va un passo oltre nella scala temporale: negli anni Ottanta dell'Ottocento scrive un autentico noir che anticipa quelli dei grandi giallisti americani e francesi. Dentro c'è tutto: il prete usuraio, il barone nichilista e indebitato, la Napoli eterna, la nobiltà semi-dannunziana, con una serie di scene da antologia. Ma perché non se ne parla di più, di questo romanzo?
Triste constatare ancora una volta che noi italiani non conosciamo il meglio che i nostri scrittori hanno consegnato alla storia.
Profile Image for Vittorio Ducoli.
580 reviews83 followers
December 8, 2023
Il romanzo nazional-popolare anomalo rispetto al contesto

Quando nel 1888 Il cappello del prete fu pubblicato a Milano da Treves, dopo che nell’anno precedente la sua pubblicazione a puntate sui quotidiani L’Italia di Milano e Il Corriere di Napoli aveva registrato un grande successo, Emilio De Marchi si sentì in dovere di anteporgli una breve Avvertenza, nella quale metteva in chiaro il carattere del romanzo. In essa l’autore rivendica con orgoglio come esso sia un romanzo d’appendice: Ritengo utile riportarne l’incipit, del resto molto citato.
”Questo non è un romanzo sperimentale, tutt’altro, ma un romanzo d’esperimento, e come tale vuol essere preso.
Due ragioni mossero l’autore a scriverlo.
La prima per provare se sia proprio necessario andare in Francia a prendere il romanzo detto d’appendice, con quel beneficio del senso morale e del senso comune che ognuno sa; o se invece, con un poco di buona volontà, non si possa provvedere da noi largamente e con più giudizio ai semplici desideri del gran pubblico.
La seconda ragione fu per esperimentare quanto di vitale e di onesto e di logico esiste in questo gran pubblico così spesso calunniato e proclamato come una bestia vorace che si pasce solo di incongruenze, di sozzure, di carni ignude, e alla quale i giornali a centomila copie credono necessario di servire di truogolo”.

Non meno significativa è la lapidaria frase finale: ”L’arte è cosa divina; ma non è male, di tanto in tanto, scrivere anche per i lettori”.
Molti sono gli elementi di interesse racchiusi in queste poche frasi. Il primo è il richiamo ai romanzi d’appendice francesi. All’epoca nel nostro Paese la letteratura d’appendice, nata tardivamente sulla scia del feuilleton francese, era egemonizzata dalle traduzioni di romanzi di scrittori d’oltralpe, sia contemporanei sia della generazione precedente, quali i due Dumas, Ponson du Terrail, Sue, solo per citare i maggiori, mentre scarsa era la produzione nazionale: il successo di scrittori come Francesco Mastriani e Carolina Invernizio, agli inizi della carriera, rappresentavano di fatto un’eccezione.
Significativo è anche l’intento di fornire al grande pubblico un prodotto letterario diverso. Nella triade incongruenze, sozzure, carni ignude De Marchi esplicita una critica radicale sia alla qualità artistica delle opere d’appendice solitamente pubblicate, sia al loro contenuto, che spesso faceva leva sugli istinti più bassi dei lettori. A ciò lo scrittore milanese contrapporrà una funzione morale, quasi pedagogica della letteratura, di stampo tardomanzoniano, che si evidenzierà soprattutto nelle sue successive opere maggiori, quali Demetrio Pianelli, Arabella e Giacomo l’idealista, ma che - come si vedrà - è presente, sia pure in forma più sotterranea, anche in questo romanzo. Sotto questa luce risulta chiara la presa di distanza dal romanzo sperimentale, nella quale si può individuare una critica alla letteratura di stampo naturalista - tradotta in Italia nel verismo - che si limita a osservare e riportare impersonalmente i fatti, senza che l’autore intervenga per trarre una morale da ciò che scrive.
Infine, sintomatica è a mio modo di vedere la quantificazione della larga diffusione della letteratura d’appendice con i giornali a centomila copie. Nulla come quest’ordine di grandezza, in un paese di alcune decine di milioni di abitanti, può dare l’idea dell’arretratezza culturale del Paese, nel quale la lettura è ancora fenomeno elitario, appannaggio di fatto delle classi abbienti, essendo il tasso di analfabetismo ancora molto alto, soprattutto se confrontato con altri paesi europei: nel 1880 in Italia la percentuale degli analfabeti era del 47,5% (!), contro il 17% in Francia, il 14% in Gran Bretagna e il 2% nei due imperi centrali.
Emilio De Marchi nacque a Milano nel 1851, in una famiglia della piccola borghesia. Presto orfano di padre, crebbe sotto l'influsso dell’energica madre. Insegnante di materie letterarie prima nei licei e quindi presso l’Accademia Scientifico-Letteraria, fu attivo nella vita sociale milanese, ricoprendo incarichi di prestigio in numerosi istituti filantropici; fu anche consigliere comunale. Era profondamente cattolico e moderato, tanto da lasciare la direzione di una rivista letteraria che aveva fondato quando l’editore decise di fonderla con un’altra rivista di ispirazione radicale. Di salute malferma, soprattutto dopo la prematura perdita di una figlia, morì – non ancora cinquantenne – nel 1901.
Letterariamente, esordì negli anni ‘70 con alcune novelle e due romanzi, nei quali si sente l’influsso della stagione della scapigliatura, da cui comunque si distaccò presto. Solo dopo una decina d’anni - durante i quali si dedicò alla novellistica, a pubblicazioni pedagogiche per ragazzi, ad una elegante traduzione delle fiabe di La Fontaine ed alla saggistica letteraria – uscì Il cappello del prete, che come detto fu un grande successo editoriale. Con Demetrio Pianelli, del 1890, considerato il suo capolavoro, inizia il ciclo dei Ritratti e costumi di vita milanese, nel quale l’ascendenza manzoniana assume tratti dostoevskijani, non scevri da un sapiente uso del tono ironico. Il ciclo, composto oltre che dai tre romanzi maggiori anche dall’ultimo della sua produzione, Col fuoco non si scherza, è ambientato nel mondo della piccola borghesia lombarda, e presenta - con risultati artistici invero altalenanti – una serie di personaggi vinti dalla vita e dalla crudeltà dei meccanismi sociali.
I romanzi di De Marchi posteriori a Il cappello del prete ebbero scarsa fortuna di pubblico e di critica: oltre che agli indubbi limiti espressivi della sua opera, ciò si può forse attribuire al fatto che, in un’epoca in cui il panorama cultural-letterario italiano era dominato ormai dall’estetismo dannunziano e dal verismo, il moralismo pedagogico dell’autore milanese appariva probabilmente superato. L’autore soffrì tale insuccesso, sia per ragioni commerciali, sia perché convinto fautore di una letteratura popolare, come evidenzia la già citata Avvertenza ed anche indirettamente la scrittura di volumi di prose in dialetto milanese, tra i quali il più noto è Milanin Milanon, uscito postumo.
Il cappello del prete è quindi un romanzo in qualche modo anomalo nella produzione dell’autore, sia per l’ambientazione napoletana, sia per la trama noir sia infine perché come detto fu l’unica sua opera di grande successo, che si è rinnovato nel tempo: ancora oggi ne sono disponibili in libreria una decina di edizioni, e nel 1970 la RAI ne trasse un pregevole sceneggiato televisivo, per la regia di Sandro Bolchi, molto aderente al libro e con attori di prim’ordine, tra i quali Luigi Vannucchi, Franco Sportelli (che sarebbe morto di lì a poco), Angela Luce e un giovane Bruno Cirino.
La trama del romanzo è nota, ma è utile riassumerne i tratti principali, e soprattutto delineare la personalità del protagonista, il barone Carlo Coriolano di Santafusca, detto ’u barone. Egli è l’ultimo rampollo di una antica casata napoletana ormai decaduta. All’epoca dei fatti, ambientati tra l’aprile e il maggio di uno degli anni ‘70 del XIX secolo, ha quarantacinque anni; a suo tempo ha combattuto i Borboni ed è ora sommerso dai debiti, accumulati per il gioco e le donne. È ateo e in gioventù è stato seguace delle teorie razionaliste e anarchiche di un teorico francese, il dott. Panterre (nome che forse richiama il materialismo), cui ancora si ispira la sua weltanschauung. A Napoli vive ormai in un modesto appartamento di via Speranzella, accudito dalla fedele Maddalena, la vecchia domestica ultimo resto dell’antica servitù dei Santafusca. Possiede, nel paesino poco fuori città che porta il suo nome, villa Santafusca, grande ed un tempo splendida dimora barocca, ormai in rovina e spoglia di tutti i suoi arredi, impegnati o venduti. Anche alla villa è rimasto un solo servitore, l’ormai vecchio e malandato Salvatore.
Quando riceve da un istituto ecclesiastico la cartella di pagamento di un debito di quindicimila lire, con la minaccia, in caso di mancato saldo entro quindici giorni, di adire le vie legali, vede davanti a sé lo spettro del carcere e del disonore. Dopo aver brevemente meditato il suicidio decide che l’unica possibilità che gli resta è vendere la villa, e pensa a don Cirillo, detto ’u prevete, che già aveva manifestato interesse per un suo acquisto. Don Cirillo è un anziano sacerdote tanto ricco quanto avaro. Presta denaro ad usura e si dice preveda le uscite del lotto, avendo fama di negromante tra il popolino, che lo ferma continuamente per chiedergli li nummeri; pochi mesi prima è stato sequestrato da una banda di camorristi, cui ha dovuto fornire un terno, che è uscito. Non ne può più di questa situazione e vorrebbe acquistare Villa Santafusca per pochi soldi, approfittando dello stato di necessità del barone, per rivenderla all’arcivescovado, in cerca di un grande edificio in cui realizzare un collegio, al fine di lasciare Napoli e ritirarsi nella quiete della campagna, lontano per sempre dai questuanti e dalla sua fama di indovino. Offre pertanto a Santafusca trentamila lire, sapendo di poterne avere almeno centomila dall’arcivescovado.
I due si accordano perché il prete venga alla villa il giovedì successivo per vedere la proprietà e concludere l’affare: Don Cirillo confida al barone che nell’occasione lascerà Napoli per sempre e farà perdere le sue tracce a tutti, per trovare finalmente la pace. Nei giorni successivi il barone si convince che per risolvere definitivamente i suoi problemi finanziari è necessario uccidere il prete, visto che presumibilmente giungerà alla villa con tutti i suoi averi: il luogo è deserto e nessuno sa che Don Cirillo si recherà a Santafusca. Il giovedì, allontanato Salvatore con un pretesto, con la scusa di far visitare a Don Cirillo la proprietà lo attira in un cortile appartato e lo uccide a sprangate, seppellendolo nel fondo di una cisterna abbandonata. La perfezione del delitto sarà però rovinata da un oggetto particolare: il cappello di Don Cirillo, che il barone non recupera dal luogo del misfatto. Saranno proprio la storia di questo cappello e le sue peripezie a far emergere la verità sulla fine di Don Cirillo, che inizialmente si ritiene scomparso di sua volontà.
Molti hanno definito questo romanzo un giallo, ma a mio avviso in senso tecnico è più appropriato chiamarlo noir, in quanto il colpevole è noto da subito ed il delitto viene dettagliatamente descritto nel quarto capitolo, mentre i successivi ventuno sono dedicati alle vicende che portano la giustizia alla scoperta del delitto e al precipitare dei sentimenti del barone dall’iniziale assoluta tranquillità alla confessione finale dinanzi al giudice.
Il cappello del prete è sicuramente un’opera piacevole da leggere ancora oggi, nella quale l’intreccio poliziesco è molto ben congegnato, e non vi sono incongruenze o forzature degne di nota (personalmente ho rilevato solo una piccola incongruenza, non tale però da rendere improbabile la vicenda). I due personaggi principali, ma anche altri comprimari, sono ben tratteggiati, e l’autore non lesina di impiegare nei loro confronti il registro ironico, anche se si può certamente dire che alcuni di loro a tratti scadono nel macchiettismo. Del resto, il milanese De Marchi, avventuratosi per quest’opera nell’esotico e a lui praticamente sconosciuto territorio napoletano, non può che pagarne lo scotto, nei termini di una rappresentazione fortemente stereotipata in particolare del popolo e dei luoghi. È da notare come l’autore, pur come detto profondamente cattolico, non esiti a connotare il personaggio di un sacerdote come usuraio, avido, avaro e ipocrita, anche se a Don Cirillo fa da contraltare la figura di Don Antonio, il parroco di Santafusca che grazie alla sua rettitudine morale e ai suoi scrupoli di buon cristiano avrà grande, anche se inconsapevole, parte nell’emersione della verità.
Dicevo sopra che il romanzo, pur essendo in qualche modo anomalo nella produzione di De Marchi, contiene una sotterranea vena del suo usuale pedagogismo cristiano, che si può percepire nella caratterizzazione del barone, ateo e miscredente, il quale dalla sua filosofia trae la giustificazione morale del delitto, ritenendo che l’uomo sia una nullità di fronte al cosmo e che la vita di un uomo equivalga a quella di una lucertola. Durante tutto il romanzo, a fronte dell’emergere sempre più incalzante ed angosciante della possibilità che il delitto venga scoperto, Santafusca si appella al razionalismo assoluto del suo pensiero per convincersi che ciò non è possibile, ed è significativo che il drammatico epilogo giunga in un capitolo chiamato dall’autore Il castigo la cui chiosa è questa: ”Il barone era stato tradito e punito dalla sua stessa coscienza”.
Al di là del valore letterario intrinseco del romanzo, ritengo che il suo maggiore interesse stia proprio nei suoi elementi di originalità rispetto al panorama letterario italiano dell’epoca, orgogliosamente rivendicati dall’autore nell’Avvertenza. L’opera rappresenta infatti una notevole eccezione a quella mancanza di una letteratura nazional-popolare che avrebbe alcuni decenni dopo costituito il cuore della critica gramsciana alla vita letteraria italiana e al ruolo degli intellettuali, come spia dell’arretratezza culturale del paese. Nei Quaderni del carcere Gramsci dedica una splendida pagina proprio alla letteratura d’appendice, considerando grave la mancanza di una sua espressione nazionale; così si esprime il pensatore comunista, commentando un saggio del critico francese Paul Nizan: ”Inoltre, il Nizan non sa porre la quistione della così detta «letteratura popolare», cioè della fortuna che ha in mezzo alle masse popolari la letteratura d’appendice (avventurosa, poliziesca, gialla, ecc.), fortuna che è aiutata dal cinematografo e dal giornale. Eppure, è questa quistione che rappresenta la parte maggiore del problema di una nuova letteratura [italiana] in quanto espressione di un rinnovamento intellettuale e morale: perché solo dai lettori della letteratura d’appendice si può selezionare il pubblico sufficiente e necessario per creare la base culturale della nuova letteratura. Mi pare che il problema sia questo: come creare un corpo di letterati che artisticamente stia alla letteratura d’appendice come Dostoevskij stava a Sue e a Soulié o come Chesterton, nel romanzo poliziesco, sta a Conan Doyle e a Wallace, ecc.? Bisogna a questo scopo abbandonare molti pregiudizi, ma specialmente occorre pensare che non sì può avere il monopolio non solo, ma che si ha di contro una formidabile organizzazione d’interessi editoriali”.
In questo contesto asfittico, analizzato da Gramsci con una estrema lucidità accompagnata da un umanesimo scevro da ogni snobismo letterario, un’opera come Il cappello del prete, al pari di quelle di Mastriani, rappresentano l’eccezione che non sarebbe riuscita a fare della giovane Italia un paese dotato di una letteratura moderna, essendo drammaticamente arretrata la sua base sociale.
Profile Image for Veronica.
175 reviews4 followers
January 12, 2023
capita a pochi ( se ben si considera ) di andare in cerca d’un cappello e di trovarne due
Profile Image for Theut.
1,886 reviews36 followers
February 13, 2013
Davvero una bella scoperta, uno di quei classici che nessuno legge :P e che poi si scoprono essere dei gioielli. Ben scritto, un ottimo quadro della società dell'epoca, trama intrigante e una capacità di analisi psicologica molto sottile. Merita il massimo!
Profile Image for Emanuela.
Author 31 books28 followers
July 1, 2020
Pur essendo di fine Ottocento, è davvero un giallo ben scritto e dal ritmo incalzante, "quasi" moderno. Uno dei migliori letti nell'ultimo periodo.
Author 7 books13 followers
June 23, 2025
In The Priest’s Hat, Steve Eaton and Cinzia Russi have given us a splendidly modern English translation of a late-nineteenth century crime thriller by the Milanese writer Emilio De Marchi. Set during the Neapolitan Belle Epoque, The Priest’s Hat, which originally appeared in serialized form in the Milan daily Italia in 1887, and is recognized as the first Italian detective novel, tells the tale of Count Carlo Coriolano, a dissipated playboy who, having squandered his family’s fortune, resorts to a brutal murder to save himself from poverty and social ruin. Unlike most detective novels, but like Dostoevsky’s Crime and Punishment, we know “whodunit” from the very beginning. Also like Dostoevsky’s masterpiece, it is not just the unraveling of the crime, but the perpetrator’s state of mind, that grips us with increasingly excruciating suspense as the novel reaches its end, when it evokes nothing less than Edgar Allen Poe’s gem, “The Tell-tale Heart.” Surprisingly, although contemporaneous with Sir Arthur Conan Doyle’s widely popular Sherlock Holmes stories, and despite a 1935 UK translation, De Marchi’s darkly comic tale never gained international recognition, and today remains relatively unknown, even in Italy, a “crime” that one hopes Eaton and Russi’s excellent new English translation will help rectify.
Profile Image for Davide Maria.
70 reviews1 follower
Read
July 4, 2021
Fino ad un terzo la vicenda è un mix tra "The Fall Of The House Of Usher" (La Caduta della Casa Degli Usher) e "The Cask Of Amontillado" (Il Barile Di Amontillado), entrambi di Edgar Allan Poe, per i restanti due terzi, il simpatico Emilio De Marchi si rifà spudoratamente a "The Tell-Tale Heart" (Il Cuore Rivelatore), sempre ovviamente del grande bostoniano. Al di là di queste imbarazzanti somiglianze, la vicenda è godibilissima all'inizio, supportata da una ottima forma, ricca di citazioni, riferimenti, ironia, sprazzi di buon gusto, sfoggiando un mirabile lessico, ma appena si gira la boa del punctum pruriens, si capisce subito come andrà a finire, soprattutto se si conosce l'ultimo racconto di Poe menzionato, e l'interesse scema drammaticamente perché la vicenda diventa scontatissima e a lungo andare anche un po' noiosa. Se non altro, De Marchi può vantarsi di avere molto probabilmente ispirato prima Federico De Roberto per "I Vicerè" e poi Giuseppe Tomasi di Lampedusa per "Il Gattopardo" nel ritratto che dipinge della decadente aristocrazia borbonica. Giudizio: 75/100
Profile Image for Silvia.
367 reviews28 followers
May 20, 2024
All'origine del giallo italiano

Un uomo di antico lignaggio - O' Barone (nome omen sull'ambientazione) - uccide un prete per questioni di denaro, ne cela il cadavere nei meandri della sua tenuta seicentesca, ovviamente decadente e quasi abbandonata, e.... comincia ad avere paura e a farsi assoggettare da ansia e senso di colpa.
È l' analisi introspettiva ad essere il punto di forza di questo protogiallo di fine XIX, scoperto grazie alla lettura di 'Ad alta voce' in podcast; certo, non è Dostoevskij, però i movimenti dell'animo, le improvvise discese nelle torbide acque dello sconforto e le ancor più repentine risalite verso stati di inspiegabile entusiasmo- vicino alla follia-sono credibili e coinvolgenti.
I personaggi di contorno sono comici, il che crea una piacevole discrasia fino all'inevitabile finale, verso il quale mi sembra giusto non infierire, visto che siamo all'inizio della storia del genere letterario in Italia.
1 review
December 22, 2025
A gripping psychological drama of murder and its consequences with an added bonus of a wonderful depiction of Italian society in the late 1800's . The fascinating dynamic is not that it is a "who done it", because you know pretty early on. Instead, it is a back and forth of "will he get away with it" layered with a slowly increasing revelation of facts -- none of which are really anticipated. So, you are kept on the edge of your seat while encountering a wonderful cast of characters from all different strata of Italian society of the time. Priests, noblemen, commoners... all have interesting psychologies in this well written novel. The everyday details of their lives are expertly woven in with the overarching plot of a murder which may or may not be solved. There are unexpected twists and turns, of course, but the added pleasure is the lovely portraits of all the characters and their fears and dreams. Just an enjoyable read that transports you to another place and time.
20 reviews4 followers
Read
July 30, 2022
Gelesen in der deutschen Übersetzung von Christiane Pöhlmann, erschienen bei der anderen Bibliothek. Zum Zeitpunkt des Schreibens dieses Kommentars noch nicht auf Goodreads. Unterhaltsam, schizophren, italienisch!
Profile Image for Mariano Hortal.
843 reviews202 followers
February 6, 2014
Publicado en http://lecturaylocura.com/el-sombrero...

Hablando un día con mi librero sobre el tema, comentábamos la labor de la nueva editorial Ginger Ape Books & Films; es interesante por el tipo de catálogo que han escogido, ya que, podríamos decir que seguiría la más firme tradición de la editorial Valdemar colmando un poco a ese pequeño grupo de lectores que son, además, bastante fieles a sus ediciones. Ya comenté lo interesante de su propuesta en este “Los forajidos del Missisipí” de Allan Pinkerton y hoy vengo con el que fue el primer libro que sacaron y que resume a la perfección su carta de presentación.
“El sombrero del cura” del italiano Emilio de Marchi fue publicado por entregas en 1887 y como volumen único en 1888, y es considerado el punto de partida del conocido y explotado giallo italiano. Emilio de Marchi (1851-1901) es un autor muy particular y en esta novela nos presenta uno de esos personajes difícil de olvidar, el amoral barón Carlo Coroliano de Santafusca; descrito en sus primeras páginas con todo lujo de detalles que conforman, especialmente en lo psicológico, sus características, nos podemos hacer una idea clarísima de ante quién nos encontramos:
“El barón Carlo Coroliano de Santafusca no creía en Dios y menos aún en el diablo; y por más que buen napolitano, tampoco en las brujas o en el mal de ojo.
A los veinte años quiso hacerse fraile, pero topó con un cultivado científico francés, un tal doctor Panterre, perseguido por el gobierno de Napoleón III por difundir ideas materialistas y anarquistas, y con la fantasía tumultuosa y violenta que es propia de los meridionales, quedó prendado de las doctrinas de aquel extraño conspirador, que tenía, por todo lo demás, una curiosa cabeza, toda hueso, con dos grandes ojos de halcón; en resumen, un terrible seductor.
Por aquellos años, el barón leía muchos libros y tomaba con toda seriedad la ciencia: pero no hubiese sido él si por amor a la ciencia hubiese renunciado a las bellas mujeres, al juego, al buen vino del Vesubio y a sus queridos amigos. El libertino tomó las manos del fraile y del nihilista, y de la fusión de estos tres hombres surgió el barón único en su género, gran jugador, gran fumador, blasfemo a los ojos del Eterno. Nada, y al mismo tiempo, amable camarada, ídolo de las mujeres, valiente como un negro y, ciertas noches, fantasioso como un brahmán.”
Narrada desde un punto de vista omnisciente, el barón tiene ecos de su descripción psicológica y su posterior tormento de remordimientos que nos recuerdan a la caracterización del Raskolnikov de “Crimen y Castigo” de Dostoievski.
“El barón estaba por encima de los prejuicios. Si con la muerte hubiese creído cometer un delito contra la naturaleza o contra un superior directo o inmediato, nunca lo hubiese consumado, aunque solo fuera por vivir en paz y guardar un cierto sentido de la dignidad y el decoro.”
El barón no dudará en intentar cambiar su destino cometiendo un asesinato para lograrlo; lo que empieza como algo sencillo tendrá muchas más implicaciones de las que espera posteriormemente:
“Sin embargo, empezaba a notar que era más fácil acabar con un hombre que con una aflicción.
No podía resignarse a vivir así, minuto a minuto, como un reloj. Necesitaba dar a su vida una buena sacudida y hacer caer para siempre las hojas secas.”
Especialmente claros son los ecos de buena literatura que se destellan en cada momento y que De Marchi utiliza sin reparos pero con buen gusto, al uso de lo psicológico que aludía anteriormente se le suma la influencia del “Macbeth” shakesperiano:
“Era terriblemente grotesco que un hombre como él tuviese que sufrir tanto por culpa de un sombrero. ¡Ni que fuera Macbeth!”
El sombrero, se convierte, en el “corazón delator” del escritor italiano, en el catalizador de la culpa del protagonista, en lo que desembocará su previsible confesión final. Poe está más cerca que nunca en esta obra y para todos los que amamos su obra nos congratula aún más. La vida del barón está lleno de sinsabores y el estilo inigualable de De Marchi, preciosista en su desesperación compone una obra deliciosa desde cualquier punto de vista:
“Vino y sangre no era el título de una novela, sino la horrible y verdadera historia de su vida. Una historia que amenazaba con no terminar nunca. Era un castigo, un espanto, un tormento insoportable sentir que alguien lo acosaba, le pisaba los talones; y no poder parar a ese fantasma, no poder hacerse una idea de lo que realmente sucedía.”
Dos maravillas llevo ya de la editorial. Habrá que seguirla pero MUY de cerca.
Los textos vienen de la traducción del italiano de Rubén López Conde de “El sombrero del cura” de Emilio de Marchi en la editorial Ginger Ape Books & Films
Profile Image for Finestrelle2020.
202 reviews2 followers
December 6, 2022
Tra i primissimi gialli letterari italiani, scritto in un limpido stile ottocentesco, affronta il delitto nella prospettiva del logorio che genera nei colpevoli. Una delle opere più famose di De Marchi e decisamente godibile a distanza di oltre cento anni dalla sua uscita.
Profile Image for Confuso.
116 reviews34 followers
December 13, 2022
Un giallo magistrale, mica le schifezze del XXI secolo.
Profile Image for Steve Eaton.
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December 28, 2023
If I hadn't thought that this was a well written and suspenseful novel, I wouldn't have gone to the trouble of translating it.
Profile Image for Shan.
213 reviews10 followers
July 15, 2019
E’ considerato il primo noir italiano è ambientato nella Napoli di fine ottocento. Il protagonista : Il Barone Carlo Coriolano di Santafusca uccide un prete di dubbia moralità per rubargli i soldi, ma poi ha l’impressione che la sua presenza sia ovunque:incubi, fogli del calendario strappati che ricompaiono integri ed un cappello che sembra vivere di vita propria. Racconto questo per il bonus fantasmi. Il barone Il Barone Carlo Coriolano di Santafusca è ricoperto dai debiti, completamente in bolletta, l’unica soluzione è fingere di vendere per pochi soldi al prete –mago Don Cirillo la sua magione, il prete dal canto suo sa già che risolverà quel fortunato affare vendendo il possedimento al doppio se non al triplo ad un alto prelato. Non sarà così, il Barone medita di ucciderlo ed intascare i soldi che il prete si era portato dietro per il contratto. Il Barone, una volta ucciso il prete, sembrerà essere tormentato dal suo spirito. Il cappello del prete che era sgusciato via come un corvo all’improvvisata tumulazione nella cisterna, passando di mano in mano, rivelerà la verità.
Profile Image for Antonella Sacco.
Author 20 books33 followers
December 16, 2016
(prima edizione del 1888)
Di quando in quando mi capita di scaricare ebook gratuiti, relativi a romanzi i cui diritti d’autore sono scaduti e questo è uno degli ultimi che ho letto.

Si tratta non tanto di un giallo, anche se c’è un omicidio, quanto della storia di un rimorso. È comunque considerato il romanzo capostipite del noir italiano.
La vicenda è ambientata a Napoli, dove un nobile, il barone Carlo Coriolano di Santafusca, pieno di debiti e senza risorse, risolve di assassinare un prete, prete Cirillo, “un uomo pieno di denari, che egli aveva radunati un poco coll’usura, prestando ai pizzicagnoli, ai pescivendoli, ai galantini della Sezione, e molto colle vincite al lotto.”

Le impressioni di lettura complete sono a questo link:
https://antsacco57.wordpress.com/2016...
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