Roberto Bazlen non pubblicò nulla durante la sua vita. Eppure si può dire che sempre la sua vita ha avuto a che fare con i libri. Così l’immagine che per molti si è fissata di lui è quella di un infaticabile scopritore e suggeritore di opere, di autori. Ma basta aprire una pagina qualsiasi di questi suoi Scritti per avvertire che quell’immagine è parziale e sviante. Singolare non è tanto che apprezzasse e consigliasse quei libri (in fondo erano libri essenziali del nostro tempo, e solo in un paese di inveterata angustia culturale i suoi suggerimenti sono potuti apparire a lungo eccentrici); singolare è che una vita così viva (per lui il raggiungimento più difficile: «Un tempo si nasceva vivi e a poco a poco si moriva. Ora si nasce morti – alcuni riescono a diventare a poco a poco vivi»), che un’intelligenza così bruciante, che una limpida vocazione sciamanica sfociassero, come nella loro principale manifestazione pratica, in quell’attività del consigliare libri. Taoista (è l’unica definizione che gli si può applicare senza imbarazzo), Bazlen aveva imparato da Chuang-tzu che il sapiente lascia il minimo di tracce: quei libri di cui parlava e che consigliava erano le sue tracce. Per il resto, ciò che ha scritto è tutto una sequenza di «note senza testo»: annotazioni leggere, acuminate, narrative o aforistiche o epistolari, leggibili tutte come appunti per un’immaginaria scienza dell’autotrasformazione. Una scienza che, se esistesse, non si manifesterebbe in forma scritta; e, finché è immaginaria, si manifesta per scritto nel modo più discreto, quasi impercettibile. Questo libro raccoglie i tre volumi postumi di Bazlen apparsi fra il 1968 e il 1973, con l’aggiunta delle preziose Lettere a Montale.
Roberto Bazlen, noto anche come Bobi Bazlen (Trieste 1902 – Milano 1965), è stato un critico letterario, traduttore e scrittore italiano. Studioso in particolare della letteratura tedesca, fu consulente editoriale di varie case editrici italiane, quali Nuove Edizioni Ivrea, Edizioni di Comunità, Bompiani, Astrolabio, Giulio Einaudi e Adelphi. Bazlen non pubblicò nulla in vita, ma nella raccolta Scritti (1984, che comprende anche le Lettere a Montale) vennero presentate le sue opere postume Lettere editoriali (1968), Note senza testo (1970) e Il capitano di lungo corso (1976); quest'ultimo libro è un romanzo, tradotto dal tedesco da Roberto Calasso, che parla di un passante della terra in viaggio secondo uno schema-modello d'ispirazione implicitamente omerica. La vita di Bazlen è al centro del romanzo Lo stadio di Wimbledon (1983) di Daniele Del Giudice,
"Quando sono solo non posso comunque andare in giro come una mezza coppia di innamorati." (Il capitano di lungo corso, p. 141)
"Il maestro scopre il problema, gli allievi inventano le risposte." (Note senza testo, p. 229)
"L’unico pericolo vero, per me, è l’argomento giusto o la parola giusta nella bocca sbagliata. Non è un problema di parole, è un problema di bocche." (lettera a Luciano Foà, Casa editrice Adelphi, 31 agosto 1962, in Lettere editoriali, p. 323)
Longish segments of the sea captain’s story and his wife’s reaction are interesting in their possibilities and unstructured and possible addenda fill out the fiction section of this volume.
There are also review comments for editors on various submissions. Roberto Calasso is the editor of this collection, and I think anything he was involved with deserved notice.
Anni fa un amico ci consigliò di leggere Roberto Bazlen*: erano ancora i tempi in cui delle persone reali ti parlavano con entusiasmo di qualcosa che avevano letto.
Bazlen è autore di nessun libro, eppure ha una notevole influenza su tutta la letteratura a lui contemporanea e su quella successiva. http://www.piegodilibri.it/libri-disp...