Milano, marzo 2007: una ragazza e un uomo trascorrono la loro prima notte insieme. Fanno l’amore, mangiano, dormono, si scambiano tenerezze. E parlano. È soprattutto lei, Irene, a parlare: racconta all’amante la storia straordinaria della propria vita, segnata da eventi spesso drammatici che tuttavia narra con una leggerezza sorridente e irresistibile. Partito da un oscuro, remoto fatto di sangue, il suo racconto finisce per disegnare un quadrilatero amoroso in cui la donna si confronta con un marito ambiguo, un amante geloso, un misterioso e innamoratissimo persecutore. La tensione sale fino a precipitare verso una conclusione inattesa, dove i conti in sospeso con il passato vengono chiusi, ma il futuro è ancora tutto da inventare. Romanzo anomalo e sorprendente, La prima notte non rinuncia alla suspense che caratterizza da sempre la scrittura di uno dei maestri del noir italiano. Ma più che per evocare ombre e minacce Montanari la usa per cantare un tragico, selvaggio, gioioso inno alla vita.
Gli amanti (L’abbraccio) di Egon Schiele, 1917, olio su tela, Österreichische Galerie, Vienna
Riferimento cinematografico immediato, il film cileno En la cama perché come in questo romanzo si tratta di una stanza, un letto, una lei e un lui, un incontro, due corpi nudi che si cercano, che si amano, due anime che si raccontano. Due sconosciuti che imparano a conoscersi. Una distanza che viene colmata (o resa più profonda). Un film che ho avuto modo di far premiare in un piccolo festival e, che da noi ha girato meno di quanto avrebbe meritato, ma che ha lasciato il suo segno ed è servito da modello ispiratore.
En la cama (2005)
Infatti, poi non ho potuto non pensare anche al remake, lo spagnolo Habitación en Roma di Julio Medem, quello di Lucía y el sexo, che ci ha regalato Paz Vega, che io non ho mai più dimenticato. Remake più sontuoso, ma anche più pruginoso. Questo è l’unico remake ufficiale, ma c’è chi sostiene che anche Entre sábanas, film dominicano del 2008, si sia più che largamente ispirato (leggi: plagio). E poi, si da il caso che lo stesso regista, il cileno Matías Bize, ha realizzato un remake del suo stesso film intitolato En tu piel.
Habitación en Roma (2010)
Tutto questo, secondo me, dimostra come la situazione e la struttura adottata da Montanari sia ingegnosa e feconda.
Montanari è catalogato scrittore di noir, ma qui non mi pare di essere in territorio noir se non per il fatto che Irene, la protagonista, sembra preda di un destino avverso contro il quale sembra non poter combattere. È un thriller, un buon thriller, con una buona suspense, e una bella sorpresa nel finale, un finale coraggioso, contro chi non crede all’amore, chi si accontenta di succedanei dell’amore, gli stupidi e i pavidi.
Quello che colpisce me è soprattutto l’assenza totale di descrizione: solo dialogo, puro dialogo, senza neppure le virgolette, l’a capo scandisce chi parla, ora lei, ora lui, ma soprattutto lei. Lui è bravo, molto bravo ad ascoltare, e per lei sembra innanzi tutto uno specchio in cui passando si è trovata bella. Lei racconta e racconta, tutta la sua vita, come non si dovrebbe mai fare, un errore da non commettere mai, è il modo per uccidere un amore sul nascere. Qui invece…
"En tu piel", di Matías Bize, 2018.
Irene è molto bella, molto attraente, sembra che il mondo le giri intorno, è piena di slancio vitale, non si arrende, non rinuncia alla sua curiosità, alla sua capacità di accendere. Ma è anche una persona che ha subito un danno, più di uno: e si sa che le persone danneggiate sono pericolose. Sanno di poter sopravvivere... e non hanno pietà. Il sesso è pressoché assente, solo suggerito, intuibile. Si capisce che i due passano la maggior parte del tempo (una lunga notte insieme) nudi tra le lenzuola, con pause per rifocillarsi di cibo consumato sullo letto stesso.
Ma il tempo sembra per lo più dedicato al racconto, al dialogo tra i due protagonisti: si amano soprattutto parlando. Questo è quanto il lettore riceve. Gli uomini della vita di Irene sono un campionario maschile di vizi e virtù, ma sono i vizi a emergere più vistosi, al punto che ci si chiede come mai questa moderna Shahrazād perda tempo proprio con loro. Se è vero che la donna brilla di luce propria al punto di dar vita ai tre uomini del suo racconto, è ancor più vero che il faro è lui, l’ascoltatore: stravince il premio, non fosse altro che per la pazienza, la disponibilità, l’attenzione. Un eroe molto moderno.
Gli amanti (Les Amants) di René Magritte, olio su tela (54cmx73cm). Dell'opera esistono due versioni, entrambe datate 1928, la prima conservata alla National Gallery of Australia, la seconda al Moma di New York
Neobična knjiga čija se radnja dešava tokom jedne noći i guta se za jedan dan... Veliki pisac u Italiji kod nas je ovo prvi prevod njegovih dela... Želim da čujem vaše reakcije ako je pročitate...
Costruito interamente su un dialogo a due. Lei, Irene, una donna bellissima, che in una notte racconta tutto il suo passato a un uomo misterioso. Un passato fatto di uomini, ovviamente: un marito introverso, facoltoso, e il suo migliore amico, con cui condivide un trauma infantile.
L’epilogo finale cambia passo e dal dialogo si passa al punto di vista dell’uomo, che si fa io narrante. Mi è piaciuto molto.
È tra i romanzi più impegnativi e stimolanti che ho letto di Raul Montanari.
La pagine di questo romanzo volano ed effettivamente richiedono soltanto una notte di lettura. L’autore si serve di uno stile morbido, scorrevole, leggero per affrontare temi atroci quali la scoperta individuale dell’omosessulita’, la pedofilia, la psicosi. Sebbene la fluidita’ mitighi lo sfondo tragico I protagonisti emergono dalle pagine con tutta la loro irruenza. Affascinanti sono i loro contrasti interiori, la natura grottesca e l’aureola di violenza e disgrazie che sembra li accompagni ovunque. Irene, voce narrante della storia seppur parte attiva negli eventi rimane cmq in armonia con lo stile pacato e sereno scelto dall’autore....
Irene non e’ la protagonista del romanzo, e’ spettatrice, donna che si trova al posto sbagliato nel momento sbagliato e che diventa un altro anello del legame indissolubile e malato fra Remo e Gravil, personalita’ complementari e indiscusse protagoniste.
Gavril, sebbene meno ruvido di Remo, rappresenta la parte piu’ malata dei due; tiene nascosti dentro di se’ odio profondo, rancore, disperazione e desiderio di rivalsa. Remo che all’apparenza sembra quello meno stabile conserva ancora nonostante tutto un proprio codice etico e lucidita’ mentale.
Sicuramente piu’ intrigante la prima parte del libro che presenta I personaggi e ne definisce il profilo psicologico. Piu' dinamica la seconda dove pero'gli eventi assumono un carattere paradossale. La scelta narrativa del dialogo e’ originale, purtroppo il secondo interlocutore, l’uomo che ascolta, rimane tale. Cassa di risonanza della confidenze della protagonista, non assume mai spessore autonomo se non nelle poche ultime pagine.
In ogni caso la tensione narrativa si protrae intense per tutta la durata del romanzo che nonostante il sonno non si riesce a riporre sul comodino!
Una storia che potrebbe avere come sottotitolo "eccessi colposi di legittima difesa": tali sono i diversi crimini che in una sola notte - di passione mista a confidente intimità - Irene racconta al suo innamorato, narrando al contempo tutti i fatti, delittuosi ma non solo, che hanno costellato la sua vita di trentenne. Lo fa con sorridente leggerezza e dovizia di particolari, delineando i confini di una geometria umana fatta di amicizia, amore, gelosia, tradimento.
La principale particolarità di questo romanzo sta nella narrazione in forma di dialogo fra i due unici interlocutori, la narratrice e l'uomo che ascolta, gestita - avverte l'Autore - "omettendo le vigolette che di solito compaiono nei libri ogniqualvolta i personaggi parlano, per non affaticare inutilmente la vista del lettore. E non offendere la sua intelligenza". Il libro è del 2008, di 17 anni successivo al primo romanzo pubblicato da Montanari, e di 9 rispetto all'apertura della sua scuola di scrittura a Milano: non ho potuto fare a meno di pensare che in quella fase il suo maggior divertimento fosse proprio quello di trovare originali forme espressive e di composizione narrativa.
Sono a dir poco sbalordita dalla quantità di recensioni positive lette in giro: è senza dubbio uno dei libri peggiori che mi siano passati sottomano nell'ultimo anno! Una protagonista detestabile, Irene, che crede alla "magia" che le fa avere premonizioni di vario genere (tra cui la plausibilissima strage in cui perde genitori e fratello mentre sta dicendo addio alla verginità!) e la incastra tra un marito e un amante che hanno un torbido passato in comune, fatto di omicidi e segreti e che è tutt'altro che finito. Costruito in forma di dialogo tra Irene e un uomo (la cui identità si capisce molto presto, per quanto venga svelata solo alla fine), con uno stile di scrittura fin troppo semplice e una sorta di riassuntino in cima ad ogni capitolo, definirlo deludente è veramente riduttivo!
La storia che Irene, la protagonista, racconta durante una lunga notte e' molto coinvolgente, ma il libro ha due difetti: il primo e' che il lui che ascolta e' un cascamorto insopportabile, fuori luogo, l'altro e' che le interruzioni continue (per mangiare, bere, fare l'amore) nuocciono un po' al ritmo della storia. Comunque interessante.