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180 pages, Paperback
First published January 1, 2008
da sempre nella storia c'è una grande confusione di ruoli tra vittime e carnefici, tra schiavi e padroni. Non è mai perfettamente chiaro chi dipenda da chi fra il maggiordomo perfetto e il suo signore. Non è affatto sicuro che tra un gioco e la pila che lo fa funzionare il pezzo principale sia il gioco: senza pila resta buttato in un angolo come a Natale le magnifiche confezioni con la minuscola scritta «batterie non incluse». Senza il prezioso oggetto servile il mega robot non si muove. Quel che fa la differenza, certo, è la sproporzione di forze effettiva: tra vittima e carnefice uno soccombe e a volte muore, l'altro sopravvive. […]Tuttavia, senza giustificare nemmeno per un istante chi alza la voce e le mani, chi picchia, chi insulta, chi umilia, chi alimenta l'altrui debolezza, restano da capire fino in fondo le ragioni di chi si lascia umiliare.
«Si potrebbe cominciare dal non essere particolarmente fiere di aver partorito un figlio maschio. Non comunicare né con le parole né coi gesti che per la madre si tratta di un privilegio: addirittura non pensarlo. Considerare il fatto che si rifacciano il letto e raccolgano da terra i calzini non un gesto di generosità ma una semplice decenza. Che tirino l'acqua del wc dopo essere stati in bagno un obbligo; mostrare raccapriccio, fin da quando sono bambini per l'abitudine contraria a meno di non vivere in luoghi desertici e non raggiunti da acquedotto. Non lasciarli dormire fino a mezzogiorno o alle due perché hanno fatto tardi, ieri sera, in fondo sono ragazzi. Se hanno fatto tardi, che dormano meno. Non essere fieri con gli amici della quantità delle loro conquiste sentimentali e dell' eventuale turnover ... Non chiedergli cosa vogliono per pranzo, eventualmente chiedergli di preparare il pranzo....
Se va a stare da solo, ma tanto capita di rado, ... non offrirsi di lavare e stirare la sua biancheria portata a sacchi due volte a settimana, meno che mai andarla a raccogliere a domicilio.
... Non andarlo a prendere perché non gli va di venire in autobus. ... Non nascondere al marito le malefatte del figlio, non fare la parte di quella che tutto comprende e tutto risolve, quella che "non lo diciamo a papà", ma nemmeno lasciare che il marito - o il compagno, o il fidanzato, o chiunque sia - sia quello che gioca alla playstation e vede la partita in tv col figlio maschio che così si divertono e sono proprio simpatici quei due...».
Ho scelto questo brano, che non è certo il più pregnante, perché ho figlie femmine ("solo" quattro fratelli maschi) ma ho un mucchio di amiche che ne ha e nei comportamenti descritti ho riscontrato un deja vu troppo familiare.
Il libro non è opera di un'autrice «Post femminista con data di consumazione scaduta», quanto piuttosto una raccolta di esempi di vita e di dolore che ciascuna può riconoscere come il proprio.
Non direi consigliato, oserei dire consigliatissimo!