Lo stereotipo assoluto
Ridere convulsamente con un romanzo è quasi un evento. Eppure è proprio ciò che capita prendendo in mano questo libro. -Neri Marcorè-
E’ davvero raro che accada, infatti a me con “Il privilegio di essere un guru” non è successo. Non che il libro non sia ironico, forse deve avermi disturbato fino ad annoiarmi la pianificazione sistematica delle menzogne. Andrea Zanardi è L’UOMO da stereotipo assoluto, colui che usa tutti i mezzi possibili per sedurre una donna e abbandonarla subito dopo averla posseduta.
Il modus operandi dello stereotipo assoluto, durante la gli anni ’80, era il colpevole principale del fenomeno della miopia adolescenziale maschile. Oggi non so se le cose siano cambiate, Andrea Zanardi mi è parso molto “ottantesco” nonostante agisca a Genova nei primi anni del nuovo millennio. Nel libro non vi è nessuna data, è sufficiente però la sigla G8 per collocare temporalmente la vicenda. Delle oltre 300 donne che compongono l’attivo di Andrea Zanardi avremo solo qualche sommario accenno, sarà la storia con Maria ad occupare buona parte del libro.
Maria non era emancipata, e forse non credeva nemmeno di esserlo, lei era mistica. E se c’è una categoria di donne ancora più pericolose delle Emancipate è quella delle Mistiche, anzi di quelle che credono di esserlo. Io sono l’essenza del materialismo, e ci sguazzo, ma per portarmi a letto Maria sono diventato l’uomo più spirituale del mondo, e l’ho pagato caro.
Andrea Zanardi passa da essere uno sciupafemmine ad essere un Guru, come un venditore di contratti energetici si reinventa personaggio politico, si tratta sempre di essere i primi a credere nelle proprie fandonie, se non altro nel momento in cui si raccontano. Il G8 di Genova, i cibi biologici, la pratica Reiki, scherzandoci su, Licalzi, racconta l’inizio del millennio accennando anche alla neonata islamofobia.
La cosa migliore del libro è la citazione iniziale di ROBERT MAXWELL, non voglio commettere il torto di riportarla, se capitate in libreria cercatela è la sintesi de “Il privilegio di essere un guru” nonché lo sprone ad acquistarlo.