Sicuramente un libro difficile da comprendere oggi, non solo perché la raccolta di articoli de L'erba voglio risale al '77 e a quell'attualità politica fa riferimento, ma per il linguaggio da volantino di Lotta comunista con cui si esprime, cosa peraltro molto diffusa nei movimenti di militanza dell'epoca. Lea Melandri, femminista e scrittrice che apprezzo ma non conosco a fondo, conduce analisi sulle dinamiche di un periodo politicamente così peculiare con acutezza e dimostrando di saper rielaborare ciò che viveva come militante di due movimenti differenti: quello per la liberazione della donna e la sinistra extraparlamentare. In particolare, ho apprezzato la sua critica ai militanti incapaci di comprendere che le donne avevano bisogno di portare avanti una battaglia che le riguardasse in maniera esclusiva, e non facendosi inglobare in una lotta politica maschile che le marginalizzava e le considerava con opportunismo. Insomma, qualche spunto sul dualismo femminismo-rivoluzionari l'ho colto e l'ho apprezzato, ma è veramente troppo poco per godermi il volume.