«Io passo attraverso i muri. Attraverso le villette antiladro controllate dagli allarmi antizingaro, protette da inferriate antinegro con vernice antiruggine dove antipatici padroni antisemiti con crema antirughe fanno antipasti antiallergici in bunker antiatomici. Attraverso le banche videosorvegliate. Attraverso i muri delle caserme, dei manicomi, delle galere. E mi viene da ridere mentre una guardia prova a fermarmi, perché attraverso anche lei con la sua divisa. Lei che si girerà dicendo: - Brigadiere, che facciamo? Questa è stregoneria! E io le risponderò: - No, questa è lotta di classe». Questo è un libro in cui perdersi. Un saliscendi di storie, su e giù per le scale di un condominio di periferia. Sono torrenti di voci che corrono verso un burrascoso racconto corale, una miscela irripetibile di affabulazione, politica e poesia.
Questo libro mi piace il doppio, perché è stato un non–avevo–capito–fosse–un regalo di Adriano e perché è bellissimo. Non mi aspettavo che quattro voci potessero distinguersi e incastrarsi così bene, ma succede: leggi perché ho letto Lotta di classe.
Ascanio ha una sensibilità eccezionale. Ha un modo di esprimersi quasi infantile e per questo estremamente spontaneo e diretto, a volte crudo, ma poetico. Le storie che si intrecciano nel condominio si estendono a tutta la nostra società, nonostante possano sembrare paradossali. Questo fa riflettere....
Quanti sorrisi amari suscita Celestini. Ti sembra quasi di sentire la sua voce lanciare divertenti sentenze e criticare aspramente, seppur con goliardia, i nostri tempi moderni (ma non troppo). Ascanio ci racconta di un modo vincolante e asfissiante: una realtà in cui bisogna correre e muoversi in fretta per sopravvivere, diventare null'altro che pedine di un gioco al quale ci ostiniamo a giocare, pur sapendo che ci farà male.
Sono 4 racconti, 4 storie di pedine che giocano come noi, quattro episodi intrecciati e concatenati da diversi punti di vista. Ogni evento, ogni situazione può essere visto come un pezzetto di puzzle che va ad incastrarsi perfettamente con tutti gli altri. Questa scelta narrativa mi ha incuriosita molto.
Lo stile di Ascanio è divertente, sarcastico, ricco di metafore e similitudini atti a dare colore a storie che altrimenti sarebbero troppo grigie.
Tempo fa ho letto “Il contagio” di Walter Siti, e leggendolo mi sembrava quasi che per parlare della precarietà dei lavori, della povertà e dei problemi di chi deve conquistare la propria quotidianità la strada migliore fosse proprio quella di un romanzo corale, magari ambientato nella periferia di Roma. Come se lì nell’indistinto della periferia ci fosse tutto ciò che c’è da dire. Lotta di classe di Celestini forse cita Siti, forse lo ricorda soltanto. Rispetto a Siti c’è più teatralità, c’è forse una distinzione troppo concreta e manichea tra le parti, ingenua nel dividere bene e male. In quell’ingenuità genuina, però, c’è tutta l’empatia con i personaggi, tutti i passaggi più alti e più belli.
Forma... che dire, avrei preferito che l'autore evitasse certe volgarità, o almeno di riperterle così spesso. Il fondo: ho molto apprezzato questo suo mostrare la banalizzazione di certi orrori della vita odierna, l'alienazione delle nostre menti. Un libro che fa un baccano da tapparsi le orecchie, ma che allo stesso tempo ti manda un messaggio importantissimo in modo quasi subliminale.
this book wasn't translated into english so i'll just review it in my native language. bellissimo il tema affrontato e bellissimo il modo di scrivere dell'autore, molto grafico e immediato, le metafore in particolare azzeccatissime e potenti. me l'ha un po' fatto calare l'assenza di una vera e propria trama, non ho empatizzato molto con i personaggi.
Di Celestini conoscevo l'attività teatrale e alcune canzoni, ma non sapevo che avesse scritto dei libri. Questo ha sicuramente un respiro teatrale, anche se forse non è mai stato messo in scena, o almeno non integralmente. Si potrebbe definire un testo polifonico, perché ci sono 4 personaggi che si alternano nel raccontare (più o meno) la stessa storia, aggiungendo ciascuno dei particolari e il proprio punto di vista. È ambientato in un condominio popolare della periferia romana, e anche in un call center di lavoratori precari e sfruttati.
Un libro con più di una chiave di lettura. Pochi personaggi per una vicenda con molti intrecci. I protagonisti raccontano lo stessa situazione che prende forme diverse in base al personaggio narrante. Sullo sfondo una vita di lavori precari tra call-center e piccole altre cose. Nel frattempo il calendario di solo pochi anni prima ha trovato posto sulla sedia da ministro e la rassegnazione regna sovrana tra la gente comune. Riflettere viene abbastanza spontaneo, anche se... : http://ferdori.wordpress.com/2010/09/...
non guardando la tv, non mi è mai capitato di vedere celestini. me ne hanno parlato molto bene, però, così ho preso questo libro con un titolo allettante. ho faticato a iniziarlo e a finirlo, anche se nella parte centrale mi sono trovata a procedere con piacere. la tecnica è quella della stessa storia raccontata da personaggi diversi, ciascuno dei quali aggiunge qualche tassello. la lotta di classe c'è, abbastanza, ma nel complesso non mi ha soddsfatta. il libro, non la lotta.