Jump to ratings and reviews
Rate this book

Mio Carso

Rate this book
"La ignara felicità dell'adolescenza, il godimento della natura, i primi amori e dolori: tutte queste cose nel libro sono immedesimate ad una intensa e costante simpatia lirica dello scrittore per la sua terra. Dapprima è l'adesione alla terra in sensazioni elementari, violente: l'acidità di un frutto immaturo, lo scroscio d'un acqua impetuosa nella quale il tempo si tempra. Dovrebbe quindi albeggiare la vita sentimentale, ed infine annunziarsi la vita morale, con l'organizzazione della volontà; e la comunione con la terra sarebbe così completa nei sensi, nei sentimenti come nel volere, e diventerebbe tradizione". (Emilio Cecchi)

177 pages, Paperback

First published January 1, 1912

Loading...
Loading...

About the author

Scipio Slataper

17 books1 follower
Scipio Slataper (14 July 1888 – 3? December 1915) was an Italian writer, most famous for his lyrical autobiographical prose-poetry novel/essay Il mio Carso (My Karst). He is considered, alongside Italo Svevo, as the initiator of the prolific tradition of Italian literature in Trieste.

Slataper was born to a relatively wealthy middle-class family the city of Trieste, then part of the Austro-Hungarian Empire (today in Italy). After completing his high school studies in the native city, he moved to Florence in Italy, where he studied Italian philology. In Florence, he collaborated to the literary journal La Voce, edited by Giuseppe Prezzolini and Giovanni Papini. During his stay in Florence, he started writing essays and articles on the literary and cultural situation in Trieste.

After the suicide of his lover in 1910, Slataper retired in solitude to the village of Ocizla in the Karst plateau above Trieste, where he wrote his most famous work, the lyrical novel/essay My Karst (Italian: Il mio Carso), considered one of the masterpieces of Italian fin-de-siecle prose. The essay, in which Nietzschean influences can be seen, is an assertion of vitalism and primitive life force. The essay also contains political and philosophical reflections. Among other, Slataper was polemical against the superficial business mentality of the Italian merchants of Trieste and criticized their anti-Slavic prejudices. On the other hand, the work contains highly controversial depictions and reflection on the "suppressed brutal and barbaric nature" of the Slovene peasants from the area.

My Karst was published in Florence in 1912, and remained the only book Slataper published during his lifetime. In 1921, the book was translated to French by Benjamin Crémieux, which helped its spread of Slataper's popularity Europe in the 1920s.

After graduation in 1912, Slataper moved to Hamburg in Germany, where he taught Italian language at the local university. When Italy declared war on Austria-Hungary on 24 May 1915, he moved to Italy and volunteered to join the Italian Army. He was sent to the front along the Isonzo river. In December 1915, he was was probably killed in the Fourth Battle of the Isonzo on the hills surrounding the town of Gorizia as he vanished during the battle and his body was never found.

Ratings & Reviews

What do you think?
Rate this book

Friends & Following

Create a free account to discover what your friends think of this book!

Community Reviews

5 stars
17 (11%)
4 stars
54 (36%)
3 stars
51 (34%)
2 stars
19 (12%)
1 star
7 (4%)
Displaying 1 - 15 of 15 reviews
Profile Image for Domenico Francesco.
314 reviews34 followers
April 28, 2021
Un libro unico, che scoprì acquistandolo ad un mercatino e che mi colpì profondamente nel mio periodo dell'adolescenza. Un poema in prosa o un romanzo autobiografico con picchi di estremo lirismo e sperimentazione abbastanza curioso per l'epoca. Slataper racconta in uno stile frammentario la sua vita e la sua formazione, dalla sua infanzia sulle montagne del Friuli, la sua formazione a Trieste e l'inizio della sua carriera come giornalista e l'attività letteraria. Slataper racconta anche della sua relazione con Anna, una ragazza che morirà suicida l'anno successivo. Da questo punto del racconto l'opera diventa un fluviale monologo emotivo che mostra quanto questo episodio abbia scosso la sua già tormentata esistenza che accrebbe la sua volontà di isolarsi dal mondo e vivere a contatto con la natura selvaggia del Carso, dove si ritirò per scrivere quest'opera. Le influenze Nietzschiane e Dannunziane si evolvono in qualcosa di personale e originale che non possono non far chiedere al lettore cos'altro avrebbe potuto scrivere un simile autore così ribelle e interessante se non fosse morto giovanissimo. Pur non condividendo le idee irredentiste si arruolò probabilmente più per spirito d'avventura che per convinzione, morendo poco dopo l'inizio del conflitto proprio vicino l'altopiano che fu centrale per la sua opera.
Profile Image for Chevalier_de_fortune.
139 reviews16 followers
January 18, 2019
Una lunga poesia in prosa che come tutte la poesia va letta ad alta voce per essere pienamente apprezzata.
Profile Image for Alice Cosmaro.
11 reviews
December 5, 2021
mi è piaciuto moltissimo. si tratta di prosa poetica, un'autobiografia spirituale dell'autore. la storia della fortissima empatia e comprensione dell'autore per la natura della propria terra, il Carso, che è anche la terra di origine della mia famiglia. mi ha coinvolto profondamente. prosa poetica, lirica, sicuramente. ma non per questo falsamente retorica, non vuota. un flusso di coscienza emotivamente carico, che si fa tuttavia rispettare grazie a una serietà e a una dignità decise; un evento drammatico. testo poco noto, ne consiglio vivamente la lettura !
Profile Image for Chiara.
77 reviews1 follower
December 4, 2020
Con le sue lunghe descrizioni Slataper ti riconduce ad una Trieste passata, con odori e persone antiche.
Interessante per il triestino nostalgico dell'amata città e del Carso.
Lettura spesso faticosa per il linguaggio arcaico, ricco di vocaboli dialettali e l'assenza di movimento.
A tratti pare una poesia, ti aiuta a vedere la meraviglia nella semplicità delle cose comuni.
Profile Image for Soobie has fog in her brain.
7,305 reviews137 followers
March 3, 2019
Slataper lo conoscevo di nome. C'è una caserma a Sacile (PN) che è dedicata a lui. Ma la sua storia era un pochino nebbiosa.

Non mi è piaciuto per niente perché avevo aspettative completamente diverse su questa collana. Avendo pubblicato prima uno dei miei libri preferiti, Centomila gavette di ghiaccio, poi Quota Albania di Rigoni Stern e un saggio sulla guerra sulle Alpi, mi aspettavo che anche questo fosse un libro sulla Prima Guerra mondiale. Poi, leggiucchiando su Wikipedia mi ero accorta che era stato scritto nel 1912.

Non si parla di guerra. Si parla del Carso, di Trieste, dell'essere italiano in una città che era italiana, slovena e tedesca allo stesso tempo. Si contrappone l'anima pura del Carso con la città che rovina le persone. L'autore dimostra anche una conoscenza geografia da bocciatura, confondendo lingue, popoli e interi stati. E fa dei commenti sugli slavi e sugli asiatici che mi son piaciuti poco. Sì, lo so, l'ho scritto prima: 1912.

Slataper è un po' fissato con la purezza ed è il motivo per cui non combina nulla con le donne. Magari le bacia, ma è talmente preso dall'idea di purezza che alla fine le lascia perdere. Ha anche paura delle malattie che potrebbe prendere dalle ragazze. Non sono d'accordo con Zandel che nella prefazione dice che molti ragazzi odierni si riconoscerebbero in quelle pagine. Figuriamoci.

Molto lirico, molto disgiunto. Son solo schizzi che non danno un quadro completo della situazione ma saltabeccano da un argomento all'altro. Spesso non avevo neanche idea di chi o cosa stesse parlando.

All'inizio la lingua era un po' difficile, non per il dialetto triestino ovviamente. Ma ci sono frasi lunghe e parole un po' desuete. Poi migliora. O forse son io che mi sono abituata.

Mi sembra un po' pittima il ragazzo. Vuole partire, arriva al chiosco dei biglietti e alla legittima domanda del bigliettaio «Dove vuole andare?» non sa cosa rispondere e torna via con la coda tra le gambe. Poi vuole andare a Rangoon, senza sapere bene dove sia. Oppure va a lavorare in Brasile, perché tanto basta imparare lo spagnolo.

Quindi sì, l'ho letto perché pensavo fosse un tipo diverso di libro e ci son rimasta male perché non era quello che aspettavo. E non mi è piaciuto come stile.

Se proprio volete leggere uno dei triestini, suggerirei Giani Stuparich. Molto più comprensibile e leggibile. Ha scritto anche lui qualcosa sulla Prima Guerra mondiale ma non ho ancora letto. Provvederò.

490 reviews15 followers
January 10, 2018
"Il mio Carso" es la única novela de Scipio Slataper, autor italiano de Trieste (zona de confluencia italiana y eslovena) donde se sitúa precisamente el Carso o meseta del Kras, a la que hace referencia el título del libro. Se trata de una obra autobiográfica, en la que en muchas ocasiones prima más la lírica que la prosa y en la que el hilo de la historia queda (bajo mi punto de vista) excesivamente difuminado. El autor, que falleció antes de cumplir 28 años en la I Guerra Mundial, publicó esta novela con apenas 25 y la dividió en tres partes (infancia, adolescencia y madurez). Al leerla en su versión original (italiano de principio del siglo XX con mezcla de dialecto) la lectura se vuelve farragosa, pero la obsesión por lo lírico y sentimental la convierte en una tortura. Es indudable el valor estético del lenguaje usado (he tenido que buscar palabras como nunca), pero la verdad es que es un peñazo pese a lo corta que es la novela.
Profile Image for Bobparr.
1,172 reviews92 followers
May 11, 2026
Giovane, poeta, lirico, tormentato, espressionista: tutte queste cose sono quello che posso ricordarmi di questa opera di Slataper, poema in prosa in tre atti.
Non si possono non notare la freschezza, il sentimento panico, le riflessioni sulla morte che tutti abbiamo attraversato ma che qui sono acuminate da un fatto reale.
Il linguaggio è desueto alle nostre orecchie, le numerose note svelano termini dialettali o dimenticati o evocativi.
Ampie e solide sia l’apertura che la chiusura, con pagine luminose e squillanti; in mezzo, diversa frammentazione e inquietudini molto aggettivate.
Profile Image for Marco Svevo.
437 reviews21 followers
August 25, 2017
il mio scarso

pensavo meglio. Io non so dir niente che li persuada.io son impersuaso e contraddittorio. Bisogna star zitti e prepararsi. Mi ricorda qualcuno. ..
Profile Image for Ale_bu.
7 reviews
December 13, 2025
È stata una lettura lenta e faticosa, nonostante il libro sia piccolo. Questa prosa poetica è stata di difficile comprensione, ho fatto fatica a capire cosa ho letto
Profile Image for Juan Jiménez García.
243 reviews38 followers
January 6, 2014
Scipio Slataper. La urgencia de vivir

Scipio Slataper vivió deprisa. Nacido cuando apenas quedaba nada para acabar aquel siglo XIX (1888), murió prácticamente de forma simétrica en 1915. La guerra acabó con él. Con tantos, pero también con él. Como si hubiera intuido todo eso, vivió deprisa. Solo escribió un libro, pero todo él, todas esas pocas páginas, estaban atravesadas por la memoria, por los recuerdos. Nostalgia de los veinticinco años. Menos. A la edad que él murió, yo no había aún empezado a vivir. Me pregunto si ya lo he hecho, muchos años después… Sí, quizás sí. Todo se ha ralentizado en nuestro tiempo. Ya no habrá más Rimbauds.

Existen los lugares geográficos y también los espacios de la memoria. Geográficamente, Carso es una región que en tiempos de Slapater era parte del Imperio austrohúngaro (y él la soñaba italiana) y ahora es un poco de todos lados: Italia, Eslovenia, Croacia. Todo ello con un Trieste próximo, allá al fondo. Luego están aquellos lugares que nos pertenecen, que son nuestros, que no responden a más frontera que nosotros mismos. Imprecisos, fugaces o persistentes. En el caso del escritor, Mi Carso.

Mi Carso está dividido en tres partes. Tres partes que podrían ser toda una vida, la suya a esos veinticinco años: infancia, juventud, sentimientos y sensaciones. Después de todo, no hay nada más. En un antiguo acto de despojamiento, Scipio Slapater se cuenta. Es decir, nos cuenta: Quisiera deciros, nací en el Carso.

La infancia es ese lugar que traza una geografía imaginaria que nunca dejaremos de recordar. Por mucho que volvamos sobre aquellos lugares, su sentido íntimo vendrá configurado por el recuerdo de esos primeros años. Los caminos serán los de entonces y no los de ahora, las noches serás aquellas otras. También las personas. La infancia, momento en el que todo está para ser descubierto a través de una mirada original, primera. Los abuelos, la guerra de Abisinia, la chiquillada, los padres, la tierra, los juegos, los amigos, las tardes tórridas que solo existen para los niños. Entonces era Scipio. El primer amor: Vila. La chica deseada por todos pero que solo le quería a él. Pero él quería ser libre, desde bien pequeño.

Dice: Ha nacido un poeta que ama a las hermosas criaturas de la tierra porque ha de restituir, puro, su túrbido pensamiento, como el agua absorbida por el sol.

Tras la infancia, llega la juventud. Tras el bosque, los campos y los viñedos, la ciudad. La ciudad es Trieste. Una vez la poesía está dentro de él, ha llegado el momento de buscar un oficio, el oficio de escribir. En un periódico. Escribir artículos, reivindicar cosas. Dejar sitio al hombre político, en unos tiempo prebélicos. Principio de siglo, final de las cosas antiguas. La dificultad de crecer, porque todo envejece. Nuestros padres. Sus padres. Los problemas con los negocios. El cansancio. El dolor. Vivir. Los cafés y las mujeres. El amor. Ya no aquel de niño, junto al tronco de los árboles. Y entonces llega la muerte del padre.

Dice: La vida es más amplia, más rica. Tengo ganas de conocer otras tierras, a otros hombres, porque no soy en absoluto superior a los demás, y la literatura es un oficio árido y triste.

Tras las la juventud ya no queda nada. Scipio Slapater no lo lo sabe, pero ni tan siquiera le queda mucha vida por vivir. Le queda la poesía. Entonces, se entrega a un intenso poema en prosa. Empieza: Recuperé mi Carso en un periodo de mi vida en que necesitaba ir lejos. Regresará y entonces las historias dejarán lugar a los sentimientos, a las sensaciones. Las personas a todo aquello que nos atraviesa y nos conmueve, un canto a la tierra, a la vida. La nostalgia se desborda, una nostalgia que, como dice, se tiene ya desde niño. Los pensamientos tropiezan entre sí, hay que correr, vivir con una cierta urgencia. Quién sabe…

Dice: Yo te doy las gracias, naturaleza. Tú me has hecho libre, y te doy las gracias.

Escrito para Détour.
Profile Image for Cristina.
901 reviews38 followers
February 5, 2017
Opera prima di un autore promettente che è morto troppo presto.
Purtroppo risente tantissimo del tempo trascorso e lo stile è, per me lettrice di oggi, pesante, pedante e fastidioso.
Displaying 1 - 15 of 15 reviews