In una delle sue vite precedenti Iosif Brodskij fu sicuramente italiano. E quando l’esilio lo costrinse a lasciare la Russia, a cambiare continente e impero, il poeta si affrettò a tornare nel paese per cui aveva sempre nutrito una lancinante nostalgia, che aveva illuminato la sua memoria con squarci di luce anche nei plumbei anni dei soprusi e della persecuzione. Venne in Italia, e lo colse come una vertigine la gioia dell’agnizione: riconobbe volti, vie, piazze, calli, lungarni, luoghi di battaglie, antichissimi compagni di avventure e disastri. Riconobbe soprattutto il profumo del mare e per una volta ancora ammirò i prodigi dell’acqua, la pronuba che aveva per sempre apparentato le sue due patrie: quella reale e quella del ricordo, Pietroburgo e Venezia. In Italia, Brodskij entrava nel paesaggio come la figura del donatore in una pala d’altare. E quel panorama di rovine e smozzicate vestigia esaltava in lui la percezione del fondale necessario di ogni letteratura: il tempo. Durante la sua ultima visita in Italia, nell’ottobre del 1995, Iosif Brodskij tracciò l’elenco delle poesie che voleva componessero questo volume – a cui molto teneva. Esso raccoglie liriche in qualche modo legate all’Italia, scritte fra il 1972 e il 1995, ed appare qui per la prima volta.
Joseph Brodsky (Russian: Иосиф Бродский] was a Russian-American poet and essayist. Born in Leningrad in 1940, Brodsky ran afoul of Soviet authorities and was expelled from the Soviet Union in 1972, settling in America with the help of W. H. Auden and other supporters. He taught thereafter at several universities, including Yale, Columbia, and Mount Holyoke. Brodsky was awarded the 1987 Nobel Prize in Literature "for an all-embracing authorship, imbued with clarity of thought and poetic intensity." A journalist asked him: "You are an American citizen who is receiving the Prize for Russian-language poetry. Who are you, an American or a Russian?" Brodsky replied: "I'm Jewish; a Russian poet, an English essayist – and, of course, an American citizen." He was appointed United States Poet Laureate in 1991.
Si accendono i lampioni, quasi un'attrice che per farsi bella e mettere spavento si bordi gli occhi di violetto.
E con il paracadute l'emicrania cala sulle retrovie del nemico in pastrano di ponte.
E i colombi sul frontone di palazzo Minelli fanno l'amore negli ultimi raggi del tramonto, senza badare, come un tempo i nostri cupi antenati in condizioni antidiluviane, ai propri simili.
I rintocchi del campanile che ha messo radici nel cielo veneziano: frutti che cadono senza toccare il suolo.
Se esiste un'altra vita, li qualcuno si occupa della raccolta di queste cose.
Chinati, ti devo sussurrare all'orecchio qualcosa: per tutto io sono grato, per un osso di pollo come per lo stridio delle forbici che già un vuoto ritagliano per me, perché quel vuoto è Tuo. Non importa se è nero. E non importa se in esso non c'è porta se in esso non c'è mano, e non c'è viso, né il suo ovale. La cosa quanto più è invisibile, tanto più è certo che sulla terra è esistita una volta, e quindi tanto più essa è dovunque. Sei stato il primo a cui è accaduto, vero? E può tenersi a un chiodo solamente ciò che in due parti uguali non si può dividere. Io sono stato a Roma. Inondato di luce. Come può soltanto sognare un frammento! Una dracma d'oro è rimasta sopra la mia retina. Basta per tutta la lunghezza della tenebra.