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Mitobiografia

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Durante i trent’anni in cui Ernst Bernhard (1896-1965) praticò la psicoterapia junghiana a Roma si creò intorno alla sua figura una grande fama sotterranea, legata essenzialmente al rapporto – non solo medico, ma di vera guida – che egli aveva con i suoi molti e diversissimi pazienti e, negli ultimi anni, con i suoi allievi. Bernhard fu per altro sempre restio a pubblicare i suoi scritti e fino a oggi solo poche sue pagine sono state stampate. Eppure era evidente che in lui continuamente si sviluppava un pensiero vasto, una visione audace, che spesso si spingeva oltre le stesse formulazioni estreme di Jung e l’àmbito della psicoanalisi in genere. In quest’uomo enormemente complesso agivano e si mescolavano componenti opposte: l’ebraismo, piuttosto di stampo chassidico, che lo spinse per tutta la sua vita a cercare per sé, e ad affermare come compito attuale della coscienza, l’innesto della sapienza religiosa ebraica su un nuovo ceppo; l’eredità germanica, che lo riconduceva alla tradizione dei filosofi romantici della natura, una cui ultima propaggine può essere riconosciuta anche in Jung; infine il rapporto con la ‘madre mediterranea’, l’apertura al mondo delle immagini, che dava a Bernhard una capacità di penetrazione immediata nel segreto dei simboli. L’opera di Bernhard che qui si presenta è una scelta dai suoi quaderni e dagli appunti da lui dettati ad amici e allievi, dove vediamo articolarsi su un fronte larghissimo le sue speculazioni: passiamo da una teoria degli strati e dell’entelechia, in rapporto all’evoluzione cosmica, all’analisi dell’inconscio familiare, alla legge del karma, dal senso dei grandi miti e archetipi alla tematica del pensiero indù e cinese, dalla delineazione dei conflitti della nostra società ai problemi della presa di coscienza collettiva. Continuamente intrecciati a questi temi compaiono, a specchio del pensiero, i sogni fondamentali della vita di Bernhard, spesso commentati a distanza di anni: ciò che ne risulta è, come Bernhard stesso scriveva, una mitobiografia, il progressivo enuclearsi di un destino e di un mito personale nel pensiero e attraverso il pensiero. Così, non solo per la novità e l’arditezza della tematica, ma per la sua forma stessa, che non ha riscontro nella letteratura psicoanalitica, questo libro ha gli stessi tratti di potente singolarità che sempre avvertivano coloro che avvicinarono Bernhard in vita.

243 pages, Paperback

First published January 1, 1969

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Profile Image for Marco Innamorati.
Author 18 books32 followers
May 26, 2022
Ernst Bernhard è il padre della psicologia analitica in Italia e questo libro costituisce il suo unico lascito, a parte le lettere edite alla moglie Dora (spedite da un campo di internamento in Calabria) e un breve carteggio con Jung. (Mi risulta che l’altro libro pubblicato sia una selezione da questo). Di fatto si tratta di una raccolta di sogni, appunti, brevi osservazioni, con un unico scritto più lungo (Il complesso della Grande Madre) dedicato alla psicologia degli italiani e francamente imbarazzante, per quanto sembra una raccolta di luoghi comuni. Il resto ha un sapore esoterico e difficilmente comprensibile, nutrito da un eclettismo religioso singolare, che mette insieme ebraismo, cristianesimo, taoismo e induismo. Sicuramente non è un libro che consiglierei per avvicinare il mondo junghiano, malgrado il suo valore di testimonianza storica.
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