Secolo 9 d. C. Sotto la guida del legato Quintilio Varo, l'esercito romano sta per andare incontro a una delle sue sconfitte più devastanti. Nella foresta di Teutoburgo, in Germania, tre legioni marciano verso la morte. Un massacro annunciato. Le vicende del centurione Calidio, pronto a lottare fino all'estremo pur di mettere in salvo almeno l'aquila, l'insegna simbolo della sua legione, si intrecciano a quelle dei soldati, dei comandanti, degli uomini, donne e bambini al seguito delle colonne romane.
Inizio questa recensione con il dire che è un libro ben scritto, con una narrazione dal ritmo moderato. Vengono sviluppati diversi aspetti legati all'antica Roma, come la vita militare, la rigida gerarchia che la governava e le complesse dinamiche di potere. Ho trovato particolarmente efficace la descrizione dell'ambientazione (foresta di Teutoburgo) che, con il suo realismo e la sua atmosfera opprimente, si rivela un elemento cruciale per amplificare la tensione e accentuare la sensazione di vulnerabilità dei personaggi, immersi in un ambiente ostile e inospitale. Un punto critico del libro l'ho riscontrato nello sviluppo dei personaggi: alcuni di questi sono piuttosto approfonditi, mentre altri rimangono superficiali e di contorno. Inoltre, alcuni passaggi della narrazione sono risultati pesanti (probabilmente per un eccesso di dettagli), rendendo la lettura meno scorrevole. Un elemento essenziale che ha caratterizzato la storia di questo libro è l'aquila della legione. Dapprima data per dispersa, essa viene infine ritrovata, ma non vengono esplicitate le conseguenze di questo evento per il protagonista. Il perchè di questa scelta penso possa risiedere nel significato puramente simbolico del ritrovamento. L'autore sembra voler dare più importanza al valore rappresentativo del ritrovamento dell'aquila, lasciando in secondo piano le conseguenze pratiche per il protagonista. Per ultimo, ho veramente apprezzato la nota storica alla fine del libro.
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Scritto molto bene e con elementi storici molto realistici. È un libro breve che si legge velocemente e di grande qualità. Molto interessante e bravo l'autore.
Era un libricino molto sottile, poco più di 200 pagine, e sinceramente non sapevo nemmeno se prenderlo o no. Alla l'ho preso, e più perché gli altri due romanzi di Cervo che ho letto mi sono piaciuti che per altro. Niente di speciale. Sono abituata a qualcosa di più lungo, più sviluppato, in un certo senso. Che cosa si riesce a sviluppare in 200 pagine? Non è che l'autore abbia detto poi molto… va bene, l'aquila l'hanno trovata… ma allora, ce l'ha riavuto il suo comando di una legione di prima fila o no? E questa figlia rompiscatole che salta fuori come un fungo e di cui si sa solo il nome? È quasi più completa la nota storica in fondo al romanzo che il romanzo stesso, anche se hanno una differenza di quasi 200 pagine. Da notare.
Dovendo tirare le somme, è comunque ben scritto, niente da dire su questo. Però secondo me doveva… esserci qualcosa di più.
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