Fellini parle de Fellini... Au cours de ces entretiens habilement conduits et orientés par Giovanni Grazzini, le critique cinématographique du Corriere della sera, l'homme et le metteur en scène se racontent avec une extraordinaire volonté de franchise et une humilité à la fois orgueilleuse et sincère. Que ce soit la politique, la guerre, la religion, l'Italie ou l'argent, tous les thèmes sont sujets à évocation spontanée, mais superbement réfléchie et formulée. Et c'est une succession de séquences passionnantes, qui font de cet ouvrage un nouvel Amarcord infiniment attachant. Fellini et l'enfance, Fellini et la musique, Fellini et Jung ou Freud, Fellini et le sport, Fellini et les enfants, Fellini et le terrorisme, Fellini et la Rome de la Dolce Vita, et bien sûr, Fellini et le cinéma, de ses débuts auprès de Rossellini à la maturité de Et vogue le navire : voici une éblouissante succession de confidences qui dessinent magistralement la personnalité de l'un des plus grands cinéastes de notre temps.
Federico Fellini was an Italian film director and screenwriter known for his distinctive style, which blends fantasy and baroque images with earthiness. He is recognized as one of the greatest and most influential filmmakers of all time. His films have ranked highly in critical polls such as that of Cahiers du cinéma and Sight & Sound, which lists his 1963 film 8 1⁄2 as the 10th-greatest film.
In una lunga intervista Fellini si racconta, seppure con scetticismo: prova apertamente disagio a parlare di ciò che ha fatto, poiché pensa ci si aspetti da lui una visione del mondo e una profondità di pensiero che sente non gli appartengono. Eppure dal testo emerge moltissimo. Oltre a ripercorre le vicende di vita, la realizzazione dei film, le proprie passioni (come le automobili), mostra i tratti fondamentali della sua arte: la mania di fare schizzi per formare le idee, l’attrazione verso ciò che fa paura, la voglia di rappresentare situazioni incerte e sfumate, la simpatia per il nevrotico, buffo e patetico.
Ciò che il regista ha sempre cercato di fare, grazie a una profonda osservazione, è rappresentare il nostro mondo, affascinante e tremendo, misterioso e inquietante. Basta guardarsi intorno per accorgersi di essere circondati da volti comici spaventevoli, difformi, ghignanti, attoniti. Vuole evitare l'approssimazione e l’inganno, testimoniando il vero, il sentimento delle cose. Ma non si tratta di una semplice copia della realtà, per questo preferisce il bianco e nero: un uso del colore pedissequo fa impoverire la fantasia, perché più ci si avvicina alla realtà più si scade nell'imitazione. La fantasia infatti deve sempre avere la sua importanza: il racconto segue soprattutto il tortuoso labirinto dei ricordi, dei sogni, delle sensazioni.
Consiglio il testo agli appassionati dei film felliniani, perché oltre alle nozioni ormai conosciute, Fellini scava in profondità spiegando alcuni tratti inediti, come il fascino per la vita dei rotocalchi e i motivi del distacco nei confronti della questione politica. Di un film, in fin dei conti, gli interessa cogliere l’indescrivibile e misteriosa componente che amalgama tutto, il momento di aggregazione magnetica che dà unicità e credibilità, conservando allusività e simbolicità.
“Mi pare di aver sempre girato lo stesso film; si tratta di immagini e solo di immagini, che ho filmato usando gli stessi materiali, forse sollecitato di volta in volta da punti di vista diversi.”