Un romanzo breve à rebours che descrive il più borghese dei triangoli amorosi e la fragile logica dell’abbandono di chi, forse, ha deciso di rinunciare all’amore. In Facile da usare, Oreste del Buono scompone e ricompone microesistenze, le passa ai raggi X, scorge le incongruenze più banali e si ostina a ingrandirle a dismisura per farci osservare come possano trasformarsi in pericolose frustrazioni o evolversi in fissazioni maniacali. L’esasperazione del dettaglio quotidiano per andare oltre il quotidiano, per raccontare qualcosa di più sui sentimenti. Il tutto in un dettato condiscendente come chi – invece di indignarsi – si abbevera a un filo di pietà: non per commiserare l’uomo ma per resistere, se possibile, con lui.
Scrittore, giornalista, consulente letterario, traduttore, sceneggiatore, protagonista della vita culturale milanese del dopoguerra, editor presso le maggiori case editrici italiane, redattore della rivista «Linus» (1972–1981).