In un’Italia in bilico tra passato contadino e futuro genericamente new global, che troppe volte dietro la maschera della nazione aperta e solidale nasconde invece un volto di intolleranza e provincialismo, si svolge la storia vera di Salah Methnani, giovane nord africano di Tunisi. Il suo è un viaggio da sud verso nord, passando per Palermo, Roma, Firenze e infine Milano: alla ricerca di quell’Occidente ricco e civile, vagheggiato nei ricordi d’infanzia, che rimane un miraggio, una fantasia più che una promessa. Salah ha un’istruzione, viene da una famiglia benestante, parla diverse lingue, ma in questa terra di illusioni televisive la sola immagine che sembra corrispondergli è quella di extra comunitario. Gli “altri” — i buoni cittadini, all’occorrenza pronti a sfruttare — lanciano al più sguardi distratti, e tutto ciò che riescono a vedere è un estraneo, quasi un fastidioso infiltrato in una comunità che ancora distingue, in un primitivo e inconsapevole bisogno, chi è dentro da chi è fuori. Il sogno del giovane Salahsi infrangerà nelle lunghe giornate senza lavoro, nelle notti passate alla ricerca di uh riparo, negli incontri con chi vive ai margini della società. Tenero e commovente, il racconto che Mario Fortunato ha imbastito sull’esperienza di Salah è la storia di un viaggio amaro ma anche di una presa di coscienza, che porterà il protagonista a guardare i fenomeni dell’integralismo islamico e del razzismo con gli occhi di chi crede che lo scontro di civiltà sia solo un’invenzione dei potenti della terra. Vincitore del Premio Pier Paolo Pasolini, Immigrato viene qui riproposto con una nuova introduzione.
Mario Fortunato è uno scrittore e giornalista italiano. Ha diretto l’Istituto italiano di cultura di Londra ed è opinionista della Süddeutsche Zeitung. Critico letterario, traduttore di autori come Maupassant, Virginia Woolf e Evelyn Waugh, ha pubblicato narrativa, saggi e memoir. Il suo ultimo romanzo è Sud (Bompiani, 2020).
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Immigrato di Mario Fortunato e Salah Methnani, oltre ad essere uno dei primi romanzi della letteratura migrante, è anche prova degli atteggiamenti sessuali che intercorrono fra, in questo caso, gli italiani e gli stranieri.
Il dominio politico e culturale si riflette immediatamente in quello sessuale. Il carattere esotico dell’immigrato è fonte di piacere per l’omosessuale italiano. Ma non solo, vi è la certezza, per tutti i migranti, che sia un guadagno facile, quello della prostituzione, perché consapevoli dell’attrattiva che offre il bene che posseggono.
Il meccanismo riguarda la possessione dell’italiano di un essere umano inferiore. E bisognoso. Si tratta realmente di sesso facile: da una parte, la necessità di guadagnare qualche soldo, dall’altra, il bisogno di soverchiare il più debole. Ma non solo. L’idea che l’immigrato sia disposto a compiere un atto sessuale che non rientra fra i suoi desideri, fa parte dell’immaginario collettivo occidentale.
Il carattere esotico, che rimanda alla vita negli harem, alla concupiscenza, al vizio, anche, di un Paese ritenuto non scolarizzato, non civilizzato, e quindi più propenso all’istinto, è decisamente una fonte di attrazione. Che non riguarda solo la necessità di soddisfare un bisogno – come può essere l’istinto sessuale – ma anche la necessità di raccogliere un frutto proibito, di toccare con mano un ideale utopistico che, come ha chiarito Salah Methnani, poco si avvicina alla realtà.
Il colonizzatore si mostra anche negli occhi e nelle mani dell’approccio facile, diretto, sicuro, su una minoranza etnica che ricerca libertà e indipendenza, e si trova invece incastrata in uno stereotipo.
La visione ottocentesca dell’arabo omosessuale (vizioso, violento, antireligioso) fortificava la superiorità dell’uomo bianco. E per questo, dagli anni della colonizzazione, l’immaginario anziché diminuire si accresceva.Il che giustifica pienamente l’atteggiamento degli uomini nei confronti dei migranti.
Il desiderio sessuale nei confronti degli stranieri arabi ha – seppure in maniera incondizionata, forse velata, quasi certamente macchiata dal bisogno di possessione – radici lontane, fondate proprio sul rapporto di potere fra colonizzatore e colonizzato.
"Immigrato". Mi ha attirato subito il titolo: una parola che oggi è ripetuta, calpestata, svuotata quasi di senso, diventata pretesto. Nel 1990 Mario Fortunato raccolse la testimonianza di Salah Methnani, dando forma a un racconto di forte impatto attraverso la voce di un uomo che scopre un'Italia diversa da quella che sognava con i suoi amici. Il mito dell'Occidente è sostituito dalla diffidenza, dalla violenza, dall'indifferenza. Salah si smarrisce, perde se stesso in una quotidianità fatta di nulla, svuotata persino della speranza. Pur con dei limiti e senza eccellere, "Immigrato" conserva il suo valore di testimonianza e ha avuto il merito di rinnovare la mia volontà di conoscere e capire.
Immigrato, the story of a young Tunisian migrant in search of a better life in Italy at the beginning of the 1990s, is a short story which highlights the plight of the migrants in our contemporary society. We see the world through the eyes of Salah, a graduate of Modern Languages who speaks several languages and hopes for a better future. Instead, his identity morphs as he roams from city to city, encountering stereotypical behaviour, racist attitudes and revealing the extents these people have to go to in order to survive. The situation in Italy, and indeed Europe, is still very similar today. A novel which really opens your eyes.