Jump to ratings and reviews
Rate this book

Le terre emerse: Poesie scelte 1985-2008

Rate this book
L'opera poetica di Fabio Pusterla prende avvio dal grande modello di Sereni, ma trova fin dai primi libri un tono originale che travalica la cosiddetta linea lombarda. I temi più ricorrenti si concentrano sulle tracce del passato, siano ere geologiche o generazioni di uomini, e su quelle del futuro («Sperando in una luce lontana guardavano i figli | e i figli dei figli perduti di lingua e costume») alla disperata ricerca di una comunità tra vivi e morti, tra vivi e vivi, tra vivi e futuri viventi che è sempre più difficile da «sentire», da individuare, da pronunciare.
Questo volume è un'antologia d'autore, una sorta di autoritratto in versi che riassume più di vent'anni di lavoro poetico, con l'aggiunta di una sezione di poesie recenti e inedite. Un libro sintetico ma sufficientemente ampio per rappresentare complessivamente un poeta fra i più importanti e di valore più sicuro nella poesia italiana degli ultimi decenni.

213 pages, Paperback

First published January 1, 2009

12 people want to read

About the author

Fabio Pusterla

57 books3 followers

Ratings & Reviews

What do you think?
Rate this book

Friends & Following

Create a free account to discover what your friends think of this book!

Community Reviews

5 stars
3 (37%)
4 stars
4 (50%)
3 stars
1 (12%)
2 stars
0 (0%)
1 star
0 (0%)
Displaying 1 of 1 review
Profile Image for Davide.
509 reviews140 followers
Read
May 30, 2018
Avevo letto le singole raccolte, quindi non ho mai letto di seguito questa auto-antologia. Però è sempre bello in questi casi andare a vedere se quella singola poesia c'è o non c'è, e se non c'è chiedersi perché non l'ha scelta, e se c'è chiedersi perché sì visto che forse ne preferivamo un'altra, e provare a sentire che effetto fanno i nuovi accoppiamenti che si creano togliendo qualcosa in mezzo, e come cambia il ritmo generale di pieni e vuoti.

Questa, ad esempio, c'è:

Paesaggio

Qui piove per giorni interi, talvolta per mesi.
I sassi sono neri d’acquate,
i sentieri pesanti.

Sul bordo delle rogge:
girini, latte scure. Una valigia
incatramata.

Un filo d’olio cola
sulla ghiaia. Sopra, cemento.
Se gratti la terra: detriti,
mattoni scagliati, denti di coniglio.

Si possono pensare rumori umani,
passi, palle da tennis. Voci eventuali.
Ogni frantume è ammesso purché inutile.

Siccome questo è il vuoto c’è posto per tutto,
e quel poco che c’è, è come se non ci fosse.
Anche i binari sono perfettamente inerti,
le lucertole immobili, i vagoni
dimenticati.

E poi il pollaio. Le cose senza storia.
O fuori. Una carriola
che non ha ruote. Un pozzo. Un secchio marcio
privo di fondo. Il nome di uno scemo:
Luigino. Piume dentro la rete, di gallina.
Buchi dentro la rete. Trame rotte.
Quello che non chiamate crudeltà.

Io sono questo: niente.
Voglio quello che sono, fortemente.
E le parole: nessuno adesso me le ruberà.

(da Le cose senza storia, del 1994)
Displaying 1 of 1 review

Can't find what you're looking for?

Get help and learn more about the design.