La scrittura di Mariangela Gualtieri, come il teatro insieme al quale prende forma, è primariamente esplorazione e registrazione di un flusso emotivo, di una voce che affiora alla coscienza. Quasi fosse un rabdomante della parola, l'autrice oltrepassa la sembianza razionale delle cose e i confini della psiche individuale, in un abbandono vigile e teso a cogliere l'essenza di stati d'animo e corrispondenze col mondo. E dalla capacità di osservazione stupita del mondo, unita a quella di ascolto delle risonanze interiori, nasce il tono sorprendentemente ispirato di queste poesie, che conducono chi legge nel territorio ibrido che sta fra infanzia e crudeltà, bellezza e dolore, umano e animale. Una visionarietà dirompente centra suggestioni e umori, e una generosa passionalità sostiene il verso, approdando a un discorso su vocazione, ragione e istinto, mancanza e possibilità di conseguimento, morte e rinascita. Cioè sulla necessità di tornare a uno stato sorgivo dell'essere per potersi ritrovare, per colmare la ferita della distanza da se stessi e dal proprio fuoco centrale. Questo volume propone una scelta, curata e rivista dall'autrice, dei testi pubblicati negli ultimi dieci anni.
Mariangela Gualtieri è nata a Cesena nel 1951. Si laurea in architettura allo IUAV di Venezia e nel 1983 ha fondato, insieme a Cesare Ronconi, il Teatro Valdoca, di cui è drammaturga.
Ha pubblicato alcune raccolte di versi, fra le quali Antenata (Crocetti 1992), Fuoco centrale (Einaudi 2003), Senza polvere senza peso (Einaudi, 2006), Bestia di gioia (Einaudi 2010) e Caino (Einaudi 2011).
Io sono spaccata, io sono nel passato prossimo, io sono sempre cinque minuti fa, il mio dire è fallimentare, io non sono mai tutta, mai tutta, io appartengo all’essere e non lo so dire, non lo so dire,
io appartengo e non lo so dire io sono senza aggettivi, io sono senza predicati, io indebolisco la sintassi, io consumo le parole, io non ho parole pregnanti, io non ho parole cangianti, io non ho parole mutevoli, non ho parole perturbanti,
io non ho abbastanza parole, le parole mi si consumano, io non ho parole che svelino, io non ho parole che puliscano, io non ho parole che riposino, io non ho mai parole abbastanza, mai abbastanza parole, mai abbastanza parole
ho solo parole correnti, ho solo parole di serie, ho solo parole fallimentari, ho solo parole deludenti, ho solo parole che mi deludono, le mie parole mi deludono, sempre mi deludono, sempre mi deludono, sempre mi mancano io non sono mai tutta, mai tutta, io appartengo all’essere e non lo so dire, non lo so dire, io appartengo e non lo so dire, non lo so dire, io appartengo all’essere, all’essere e non lo so dire.
Ascolto Mariangela la prima volta in un link di faccialibro e ne resto incantata. Vero è che la Poesia è una forma di preghiera, ma la sua è più preghiera di tutte: ascoltatela prima di leggerla.
"Volevo tutte le sbandate esere viva fino allo scortico essere tavolo pietra bestiale essere bucare la vita coi morsi infilare le mani in suo pulsare di vita scavare la vita scrostarla fìsfondarla spericoarla battermi con lei fino ai suo sigilli. Per amore - per amore - tutto per amore.
Fa freddo alle ossicine. Tu riso degli uomini adesso risolvi il teorema.
E io di un colore velato abbasso l'enigma sul fondo e a nuoto, come pregando, mi butto di là nel non bene non bello per un bere sontuoso che mi vortica tutta nell'ebbrezza degli slegati nell'urlo che all'ultimo salva.
“Io non so se l'amore sia una guerra o una tregua, non so se l'abbandono d'amore sia una legge che la vita cuce fino al ricamo finale. Io non so che farmene di questi nemici che premono, non so che farmene oggi di questo oggi e me lo ciondolo fra le dita perplesse, non so parlare quello che è sentito nel profondo me, non so parlarlo quell'essere qui presente fra le vite degli altri.”
Ho pianto più volte in queste 129 pagine che in libri enormi, le parole mi sono entrate in vene che non pensavo di avere ancora. Grazie Mariangela Gualtieri.
Credo che in questa raccolta ci sia ogni parola necessaria a non capire chi siamo, ma il dubbio che lascia è così fitto e completo che alla fine si porta dietro un briciolo di speranza per quel destino che noi occidentali abbiamo perso.
Volevo tutte le sbandate essere viva fino allo scortico essere tavolo pietra bestiale essere bucare la vita coi morsi infilare le mani in suo pulsare di vita scavare la vita scrostarla sfondarla spericolarla battermi con lei fino ai suoi sigilli. Per amore - per amore - tutto per amore.
L'altissimo livello della prosa di Mariangela Gualtieri è un'estasi letteraria e poetica. Non si smentisce dunque, nemmeno questa raccolta, ricca di simbolismi e permeata sulla metaforica metamorfosi dell'Io attraverso la comprensione della vita e l'accettazione del Destino. Mariangela Gualtieri è una combattente, non sa accettare passivamente, dunque - come lei stessa si definisce - diventa affermativa, in un'esortazione che diventa un fortissimo inno alla vita. Nonostante ciò, la lettura a volte risulta pesante, nonostante le poesie siano stilisticamente meno complesse rispetto ad altre opere dell'autrice, come ad esempio "Caino".