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Metti il diavolo a ballare

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La terra è quella aspra e impenetrabile del Salento. Il tempo è quello in cui le tarante mordevano nelle campagne inoculando il veleno nei corpi dei pizzicati, e bisognava metterli «a ballare» per liberarli dal male.
Con il suo primo romanzo, Teresa De Sio ci porta nel cuore del Salento premoderno degli anni Cinquanta e del suo orizzonte mitico fatto di credenze ataviche, di erbe miracolose e fatali, diavoli ragni, ma anche di miseria, arroganza di casta e saggezza insospettata. Ci racconta una storia in cui l'amore è una dolcezza preclusa, e la felicità «una zattera» che non arriva mai, o quasi. È la storia di Archina Solimene, una bambina morsicata, di sua sorella Filomena, «mansueta come una mucca», del loro padre Nunzio, di donna Aurelia la vammàna, che ha suoi modi antichi per scacciare il male.
Al centro c'è una notte maledetta di Carnevale, una vicenda che finirà per travolgere la vita di molti e scompaginare l'esistenza stessa del paese di Mangiamuso. Intorno c'è una trama fatta di tanti destini, tanti personaggi. Come se fosse necessario lo sguardo di tutti (il pavido don Filino, la parrucchiera-maga-etilista La Saputa, le avare gemelle Santo, Severino ragazzo-lupo), per riuscire a evocare quel male segreto, senza consolazione, che né i suoni magici della pizzica né le diavolerie che arrivano «dritte dritte dal futuro» possono guarire.
Dopo aver suonato la musica della taranta, con il suo tempo «fuori portata», dopo aver a lungo studiato quel mondo, Teresa De Sio ne ha fatto un potente romanzo per voci sole, che finisce per sciogliersi in nerissima storia corale.

208 pages, Paperback

First published January 1, 2009

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1 (4%)
Displaying 1 - 2 of 2 reviews
Profile Image for Svalbard.
1,141 reviews66 followers
November 20, 2020
Teresa de Sio è sempre stata, per me, una delle voci più interessanti del panorama musicale italiano. Una delle artiste più complete, che compone musica e testi di canzoni bellissime, per poi cantarle con una voce di rara espressività. La sua invenzione musicale sempre nuova, mai ripetitiva, mai monotona. Mi sono quindi avvicinato al suo primo libro, Metti il diavolo a ballare, con molta curiosità e fiducia. La storia è quella di una famiglia, originaria di Procida (isola già letterariamente conosciuta a chiunque abbia letto L’isola di Arturo, di Elsa Morante, libro su cui mi sono già espresso in altro post) che va a vivere nel Salento – la parte più meridionale della Puglia, il “tacco” d’Italia, per intenderci – dove, negli anni Cinquanta, epoca in cui il libro è ambientato, ancora si praticava il rito della Taranta, ovvero l’uso di far danzare convulsamente le donne affette da “tarantismo” fino ad arrivare ad una catartica liberazione finale. La vicenda viene raccontata sotto svariati punti di vista, dando voce a molti dei personaggi in essa coinvolti per descrivere il disagio esistenziale della figlia più giovane della famiglia, Archina, che – tra l’altro – viene sottoposta alla Taranta nel tentativo di liberarla dalle sue angustie. Il tutto assume anche un tono vagamente giallistico, considerando che, oltre al mistero della personalità di Archina c’è anche la morte di uno degli abitanti del paese, che Archina frequentava assiduamente. Tutta la vicenda è raccontata benissimo, la grande cultura e capacità narrativa che è lecito aspettarsi da un’artista come Teresa de Sio sono più che presenti. Paesaggi, vicende, stati d’animo vengono schiusi e fatti vivere al lettore con grande dettaglio e coloriture. Tuttavia c’è una cosa che mi ha parecchio deluso, e ha fatto orientare verso il basso il mio giudizio su questo romanzo, altrimenti più che bello. I grandi disturbi comportamentali di Archina hanno un perché estremamente chiaro e definito, e questo perché ha un nome bruttissimo: pedofilia incestuosa. Il che sembra orientare il romanzo verso un luogo comune molto… comune, ovvero che questo tipo di realtà siano estremamente diffuse nei piccoli centri rurali. Mancava solo di leggere di pastori che si trombano le loro pecore, e il quadro sarebbe stato completo. Ora, se si voleva parlare del tarantismo forse non c’era bisogno di arrivare a questo. Non credo che ogni donna affetta da “tarantismo” – qualsiasi cosa esso sia – debba per forza essere stata violentata da bambina da suo padre, e da lui offerta al vecchio maggiorente del paese, paralizzato su una sedia a rotelle, come succede nella discutibile vicenda di Archina. Con questo non voglio comunque assolvere nessuno. L’ignoranza, la meschinità, l’egoismo, il perbenismo, l’attaccamento spasmodico alla “roba” sono tutte realtà tipiche di certe situazioni, comunque in grado di nuocere grandemente alla psiche di chi, per le più svariate ragioni, non riesce a far propri simili modi di vita, senza far pensare che sia necessario arrivare ad eccessi tanto disgustosi. Peccato. Se il nocciolo non fosse stato questo, probabilmente avremmo avuto a che fare con uno dei più bei romanzi pubblicati in Italia negli ultimi anni.
Profile Image for Lisetta.
142 reviews7 followers
September 1, 2012
Metti un paesino del Salento, Mangiamuso negli anni��� 50, al tempo in cui ���Le tarantole mordevano e ancora ci voleva la tarantella per guarire i morsicati���.



Metti l���incontro tra famiglie: padroni, convinti di poter giostrare e giocare con le vite dei loro ���servi���, povera gente che lavora e s���arrabatta come pu��.



Metti i bambini di queste famiglie e le loro storie che si intrecciano pi�� o meno velatamente.



Metti segreti , gli inganni e il destino di qualcuno, che tenta di lottare contro ataviche credenze e usanze che difficilmente si riesce a scrollare di dosso.



Ma al di sopra di tutto, metti il ���diavolo a ballare���, ma il diavolo �� dappertutto, solo che non lo si vuole vedere, fa comodo far finta che sia dentro una bambina, quando in realt�� �� fuori, �� intorno a ci�� che la circonda, che la costringe e vivere l���inferno, che la costringe a evadere in un mondo tutto suo.



Metti tutti questi elementi insieme, ben orchestrati, ben intrecciati tra loro, per far emergere ed immergere in altri tempi, e ne esce indubbiamente un romanzo forte, che si conclude con le parole gravose piene di veleno, di rancore, dell'odio covato per anni, che una volta sputate finalmente fanno uscire per sempre il diavolo arrancato nell'anima di chi, con quello, ha dovuto convivere a forza.

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