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Lo stendardo

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Negli ultimi mesi della prima guerra mondiale, sul fronte balcanico ormai disfatto, nasce un amore fra l'alfiere Herbert Menis e la bella Resa Lang. Un amore travolgente, stendhaliano e hofmannsthaliano, che sembra fuori tempo, nello scenario di rovine ormai moderne in cui si situa – così come fuori tempo appare, nelle sue splendide uniformi, il reggimento di cavalleria a cui il protagonista appartiene. Ma è proprio quello scarto di tempi, quel rispecchiarsi e momentaneo confluire di mondi paralleli a dare a questo romanzo una vibrazione estrema, un'accensione esaltante, nella leggerezza e in una sorta di incosciente allegria come pure nella cupezza demoniaca. Pubblicato nel 1934, Lo stendardo, qui presentato in una nuova traduzione, rimane oggi, insieme alla Cripta dei Cappuccini di Joseph Roth, il grande messaggio di congedo della civiltà asburgica, stretto nelle mani di un alfiere della letteratura, come una logora e nobile insegna.

309 pages, Paperback

First published January 1, 1934

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About the author

Alexander Lernet-Holenia

55 books47 followers
Alexander Lernet-Holenia (1897 — 1976) was an Austrian poet, novelist, dramaturgist and writer of screenplays and historical studies who produced a heterogeneous literary opus that included poetry, psychological novels describing the intrusion of otherworldly or unreal experiences into reality, and recreational films. He was born and died in Vienna.

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4 (2%)
Displaying 1 - 25 of 25 reviews
Profile Image for Emilio Berra.
307 reviews291 followers
March 19, 2018
Quel che resta dopo il naufragio
Ho scoperto Lernet-Holenia grazie a questo sito. "Lo stendardo" si è rivelato una sorpresa al di sopra di ogni aspettativa : uno dei libri più belli della Letteratura.
Accostabile a "La marcia di Radetzky" di J. Roth, è fra i testi più significativi sul mito asburgico e sulla sua caduta. Si tratta di capolavori della narrativa mitteleuropea.

Il romanzo si apre e si chiude a Vienna, lungamente considerata capitale dell'Impero. L'ampia parte centrale, in un breve arco temporale tra fine ottobre e inizio di novembre 1918, si svolge a Belgrado e nei pressi. L'io narrante di gran parte del racconto è il giovane graduato Menis.
La presenza dello stendardo con l'aquila bicipite per "mostrare alla truppa (...) qualcosa a cui essa debba serbarsi fedele", sovrasta con la sua portata simbolica l'intera narrazione : "questo drappo (...) rappresentava la gloria insanguinata"; "aveva sventolato sulla morte di tanti soldati, in tanti scontri, in tante battaglie".

Lo sgretolamento del mito imperiale, dapprima impalpabile, avviene in fatale progressione, con uno dei momenti cruciali là dove si vedeva "brillare il Danubio, di un colore grigio fumo come l'argento ossidato".
Tra le vicende belliche e patriottiche s'insinua una storia d'amore, bruciante e inarrestabile.
Sempre più coinvolgente, la rappresentazione procede senza soste, lasciando emergere mutamenti d'atteggiamento nella gente e specularmente nel protagonista, con una coerenza storico-sociale di forte credibilità. Chi ha combattuto in guerra non è più come prima : "la guerra continuava. Continuava in tutti quelli ch'erano tornati a casa. Essi in realtà (...) erano tuttora sul campo da battaglia. Se la portavano dentro".
Splendido il finale, sontuoso e lapidario, altamente simbolico. Grandissima letteratura!
Profile Image for Patrizia.
536 reviews165 followers
May 19, 2018
Con una scrittura elegante e ben ritmata, Lernet-Holenia ci riporta al 1918 quando, in prossimità della fine della prima guerra mondiale, l’esercito austro-ungarico si sfalda e con esso un universo tenuto faticosamente insieme in nome di un Impero. Ne è simbolo uno stendardo, un drappo lacero e scolorito, che l’alfiere Menis custodisce morbosamente nell’assurda speranza che da esso possa rinascere l’unico mondo che conosce, fuori dal quale si sente perduto. Quell’idea, per lui sacra, cui ha prestato giuramento è più grande persino dell’amore, nato per caso a Belgrado, per la bellissima Resa Lang.

“Noi tornavamo all’Impero. L’Impero era sacro. Non poteva tramontare”.

Non vi sono sentimenti che abbiano significato all’infuori di quel pezzo di stoffa che rappresenta “la gloria insanguinata”. La guerra è finita, ma non per Menis, perché la guerra non può finire, continua sempre per chi ha combattuto, continua nei caduti e in quelli che sono tornati a casa, dove ormai tutto è irreparabilmente cambiato.

“Il vecchio esercito era morto, i suoi morti ora erano i veri vivi, e i vivi erano i veri morti”.

Benché di nuovo a Vienna, con lo stendardo ormai inutile relitto del passato, il giovane protagonista si rende conto che un vero ritorno è impossibile.
Profile Image for Siti.
409 reviews167 followers
December 28, 2021
Quando gli ultimi bagliori dei fuochi del primo grande conflitto mondiale si stanno consumando, superati ormai da impellenti spinte nazionaliste che disgregano l’unità del glorioso impero austro-ungarico, l’alfiere Menis ritorna alla guerra, punito per aver osato approcciare la bella Resa, ospite nel palco dell’arciduchessa, intrufolandosi in quegli ambienti durante l’esecuzione delle Nozze di Figaro. La sua audacia dà il via a un serrato corteggiamento che neanche l’allontanamento forzato da Belgrado per il fronte fermerà, complice infatti il caso, Menis si ritroverà a meno di tre ore a cavallo dalla città, distanza che deciderà di coprire ogni notte per raggiungere la consenziente Resa, ospite del palazzo imperiale.

Come si intuisce, il romanzo calca un modulo narrativo che lo fa accostare ai canoni del romanzo d’amore, via via amplificati dal modulo del romanzo d’avventura, nel momento in cui le complicazioni renderanno più difficile incontrare la giovane ragazza. Quando però l’azione bellica entrerà in scena, facendo di questa narrazione un romanzo storico, i due filoni precedentemente calcati lasceranno il posto all’elegia, con protagonista assoluto lo stendardo, simbolo del giuramento alla corona imperiale, il vero collante di un coacervo di popoli pronti a immolarsi per un’idea ormai insostenibile, sbiadita come la seta di quell’insegna che in modo rocambolesco passa nelle mani dell’alfiere Menis, il quale se ne farà strenuo difensore anteponendolo a tutto e a tutti.

È al fronte che Menis capisce che le truppe non seguiranno gli ordini, non oltrepasseranno il Danubio, che la defezione coincide non con un interesse privato ma pubblico, collettivo: una salvifica spinta chiamata autodeterminazione per popoli, gli stessi finora assemblati in un’unica entità sovrana, percepita dalla stessa voce narrante, Menis, quale mondo. Il mondo di ieri, appunto, a dirla come Zweig, scomparso così, all’improvviso. Inconcepibile. E proprio mentre il reggimento con il quale combatte, si disperde come pula al vento, lo stendardo cade nelle sue mani, dapprima insegna privata dell’esercito che combatterà seguendo il suo sventolio, come tanti prima di questo, poi privato della sua asta e custodito infine come drappo glorioso tra il petto e la giubba. La sua fine coinciderà con quella dell’impero in un maestoso quadro finale che assembla la fuga dei reali da Schonbrunn con l’aleggiante perdurare nell’aria dei morti in battaglia.
Profile Image for Ubik 2.0.
1,077 reviews296 followers
March 22, 2021
Scacco all’alfiere

Nell’arco delle poche settimane in cui si svolge il racconto dell’alfiere Menis, il mondo viene stravolto. All’inizio si muove ancora tra uniformi impeccabili, reggimenti dai nomi altisonanti, battere di tacchi, tutto il robusto baluardo della tradizione asburgica, benchè la situazione bellica stia volgendo a sfavore dell’esercito imperiale.

Ma in poco tempo tutto è destinato a sgretolarsi e ciò che lascia esterrefatti e quasi storditi gli ultimi ufficiali fedeli non è tanto la sconfitta sul campo di battaglia quanto il venir meno della disciplina, la resistenza passiva e poi l’ammutinamento delle truppe di etnìe non più propense a sostenere e a condividere la causa dell’Impero, la dissoluzione del principio stesso dell’autorità imperiale.

Tutto ciò, attraverso le parole di Menis, viene descritto dall’autore con grande accuratezza storica e intensa partecipazione emotiva, soprattutto nell’episodio del ponte mobile sul Danubio, dove la dissociazione fra le truppe slave e i reggimenti tedeschi sfocia in un tragico scontro interno.

Simbolo di questa parabola è lo stendardo, ridotto alla fine ad un brandello di tessuto broccato che l’alfiere conserva sotto la giubba, simbolicamente vicino al cuore, ancor più dell’amore per la damigella che inizialmente sembrava costituire lo scopo predominante delle sue azioni.

Lernet-Holenia ci conduce attraverso valori e sentimenti che la nostra sensibilità contemporanea percepisce come anacronistici e obsoleti, e la stessa terminologia bellica (ussari, stendardo, dragoni, ulani) rievoca un mondo fatalmente perduto le cui coordinate affondano in un passato ormai remoto.

Tuttavia qualcosa di quel fascino antico resta, malgrado tutto, a rievocare suggestioni visionarie da cui le conclusive fiamme liberatrici non riusciranno ad affrancare del tutto il protagonista (come il prologo retrospettivamente dimostra), né la fantasia del lettore di cento anni dopo.
Profile Image for Procyon Lotor.
650 reviews111 followers
January 27, 2014
Nel finis Austriae del '18 lui (ufficiale di cavalleria) incontra lei (bellissima giovane protetta da una arciqualcosa) entrambi dotati di tutti i paraphernalia del caso e si innamorano "a gatto". Intenderanno come la vicenda tragica e dolorosa e luttuosa nella quale si ambienta il loro amore fu ostacolo ma pure afrodisiaco e ruffiano, scoprendo che molto del fascino di una persona dipende dal contesto e che per un bel po' se l'erano raccontata. Comunque inutilmente dissipantemente romantico, molto. Bellissima la scena ctonia della fuga dalla fortezza. Fenomenale il personaggio di Hackenberg, una specie di Cassandro da brividi. Ottima la creazione di lei che sfrutta tutta l'area di autonomia che un personaggio tale poteva avere nel 1918. Utile pure, per la conoscenza storica, la scena nella quale lei gli si nega temporaneamente con modernissime, forse eterne, motivazioni e come viene vista dagli altri personaggi che per� fanno ritenere che in quel mondo in fondo, se due giovani bennati si piacevano cos� tanto era ovvio che finissero rapidamente col far l'amore. A sentire certi italiani sembra che il sesso alimentato dal desiderio libero e condiviso sia stato inventato nel 1968. Lo stendardo del reggimento che il cavaliere difende e protegge, simbolo militare e sociale, � il pretesto per narrare il contesto dell'epoca e i suoi valori al tramonto anche per il tradimento e la neghittosit� di una classe dirigente pi� dotata di orgoglio che di capacit�. Lui non � n� incapace n� neghittoso per cui, da vero pirla absburgico, difende quel nulla, amore incluso, dal nulla peggiore che intravede nel futuro. Condivisibile, del resto sono pirla pure io. (non absburgico per�) Colonna sonora: B.B. King - How blue can you get; 30 years of live performances, 2CD
Profile Image for Josef Del Processo.
48 reviews41 followers
August 7, 2017
SUBLIMAZIONE DELLA DECADENZA

grazie ancora una volta al mio amico consulente parimpari, al vertiginoso ritmo (almeno per me) di ottanta pagine al giorno, ho letto anche questo notevolissimo holenia: roba da leccarsi i baffi per un testone retrogrado come me, siamo alla sublimazione della decadenza. Storia di due amori perduti, in verità uno solo, sì perchè anche l'amore per Resa, così malinconico e destinato alla sofferenza e al disfacimento, altro non è che una seconda espressione, parallela, di quello che è l'autentico messaggio di morte del racconto, dell'incombere della tragedia, la morte dell'impero: più che facilmente presagita dal vilipendio dello stendardo, inzuppato di sangue, e della sua strenua, irragionevole difesa. Ed è proprio la malinconia della morte, del destino avverso, che aleggia sui due amanti, ma in verità sulle loro esistenze in quanto individui sudditi dell'impero. Sono i ruteni che tradiscono, ma l'autore lo fa capire bene che non c'era altro da aspettarsi che, dopo averli resi grandi, si sarebbero dimenticati la gratitudine, un sentimento troppo elevato per la loro rozzezza. Un Holenia anch'egli decadente, che accarezza e forse caldeggia l'idea mai provata di essere figlio illegittimo di un aristocratico, figlio dunque di meretrice ma di sangue blu. Ed è proprio questo suo anelito di essere parte dell'organismo-impero, la parte eletta, a trarlo poi giù nella catastrofe del disfacimento, senza una via di fuga mentale. Gran bel romanzo - a la roth, di cui però il nostro, va detto, non raggiunge mai le eccelse vette: un 4 stelle abbondante ci sta tutto anche qui (sauna e spa comprese nel prezzo)
Profile Image for Silvia.
305 reviews21 followers
March 1, 2023
Sontuoso e crepuscolare, stile più romantico ottocentesco che Céline, la dissoluzione dell'impero asburgico dal punto di vista di un ufficiale di cavalleria. Qualche bacio di troppo nel contesto di un racconto epico, pagine che parlano con autenticità e dolore della fine di un'epoca.
Profile Image for Dvd (#).
514 reviews93 followers
September 6, 2021
25/07/2021 (**** 1/2)
L'impressione, alla fine, è di aver letto un gran romanzo, uno di quei grandissimi resoconti che, per ragioni misteriose, la Finis Austriae ha saputo partorire nella prima metà del Novecento, da Roth (Joseph) e Zweig in giù.

Il romanzo di Lernet-Holenia inizia anni dopo la grande guerra, quando due vecchi commilitoni si incontrano per le strade di Vienna. Uno dei due, quello che poi sarà il narratore della storia, Johann Menis, mostra una strana attenzione per i reduci di guerra che mendicano per le strade della città; all'incontro con uno di questi militari menomati, Menis sbianca, poiché quest'uomo era stato un caporale del suo reggimento e parte fondamentale della storia che, seduto a un caffè, Menis si appresta sconvolto a raccontare all'amico.

Dal capitolo 2, inizia dunque la narrazione di Menis, che solo apparentemente sembra indirizzarsi verso il romanzo rosa; in realtà, le schermaglie amorose che aprono il racconto sono solo il motore narrativo che porta l'alfiere (in sostanza, un giovane ufficiale) a essere trasferito da Belgrado, capitale del Regno di Serbia che nel 1918 è occupata dall'esercito austro-ungarico, ai reggimenti di cavalleria posti al di là del Danubio, a tenere un fronte che nessuno - dopo l'uscita dalla guerra della Bulgaria e la contemporanea catastrofe in atto in Italia - sa bene dove sia.

Qui Menis, fatta amicizia con i suoi colleghi e in particolare con il suo capitano, il conte tedesco Bottenlauben, assiste all'incredibile ammutinamento di interi squadroni a cavallo composti in particolare da ucraini, cechi e polacchi, che di combattere per l'Impero non hanno più nessuna voglia e si rifiutano di avanzare verso il fronte. Ne segue un paradossale e tremendo massacro, che annichilisce il reggimento. E' in quest'occasione che Menis diviene il portatore dello stendardo, ossia di quel logoro e vecchissimo gagliardetto che identifica da secoli il reggimento Dragoni Maria Isabella, simbolo dello stesso e portato in battaglia da molte mani. Menis, giovane discendente di una famiglia di militari e parte integrante di quell'aristocrazia guerriera tipica di tutti gli eserciti dell'epoca, comincia a identificare in quello straccio tutto un mondo - quello degli Imperi, delle aristocrazie, della forma pomposa e affettata - che semplicemente sta ormai collassando.

Riesce, con una rocambolesca fuga, a scappare da Belgrado, ormai occupata dall'avanguardia dell'esercito dell'Intesa, e successivamente riesce a rientrare in Austria, dopo un altrettanto rocambolesco viaggio attraverso le frontiere degli stati che fino a pochi giorni prima componevano le regioni dell'Impero e ora stanno diventando confini nazionali, con i popoli un tempo uniti sotto la bandiera asburgica che iniziano già a armarsi l'uno contro l'altro, difendendo le regioni di confine, mentre treni e treni di profughi e militari in rotta cercano solo ognuno di raggiungere la propria casa.

Nel viaggio tutti i compagni di Menis muoiono, e lui rimane - per quel che si sa - l'ultimo superstite del reggimento Dragoni Maria Isabella, portatore di uno stendardo che ormai è solo un logoro straccio, privo di importanza; in un allucinato e bellissimo finale, Menis si muove stordito in una Vienna irriconoscibile, dove già la rivoluzione serpeggia, sentendo e immaginando le voci delle migliaia di soldati che prima di lui avevano combattuto e erano morti per un giuramento di fedeltà all'Impero, dietro quello stendardo. Resosi infine conto della realtà delle cose, decide di rendere lo stendardo secolare al proprio Imperatore; si reca a Schonbrun, ma vede solo il giovane imperatore Carlo partire per l'esilio; poco oltre, in una stanza, alcuni ufficiali stanno gettando nel fuoco bandiere e stendardi dell'esercito, al fine di distruggerli per non farli cadere in mano nemica; Menis, istintivamente, butta anche il proprio stendardo nel fuoco, guardandolo consumarsi.
Alla fine torna a casa e si sposa, aderendo a quella vita borghese che non concepisce ma che lo aspetta, come ultimo salvagente, senza riuscire tuttavia a mettersi davvero alle spalle il vecchio mondo da cui proviene.

Romanzo stupendo, a tratti magnifico. Le pagine dedicate all'ammutinamento dei cavalieri polacchi cechi e ucraini sul ponte di barche sul Danubio, al conseguente massacro, alla ritirata su Belgrado e al viaggio disperato dei protagonisti dalla Serbia all'Austria nel caos indescrivibile dell'Impero in disfacimento sono straordinarie, così come lo sbalorditivo finale.

Il libro ha invece due difetti.
Il primo, le pagine dedicate alla relazione fra il protagonista e la bella Resa sono assai noiose. Non amo i modi affettati dei corteggiamenti dell'ancient regime né i resoconti degli stessi. Troppe pagine dedicate a una storia d'amore del tutto marginale (se si lascia stare la sottolineatura che l'autore ha voluto dedicare allo stravolgimento totale maturato nel carattere del protagonista - il tracollo del suo mondo diventa uno shock psicologico, e il collasso dell'Impero finisce per importare a Menis molto più dei pur bellissimi occhi di Resa, che lo avevano stregato all'inizio del racconto).
Il secondo è la fuga sotterranea dalla Belgrado assediata dagli inglesi. Seppure la narrazione sia stata a tratti potentissima, la fuga è stata dilatata a mio parere oltre misura, con connotazioni e situazioni assai poco credibili che devono molto, nello stile, a Verne, apparendo però fuori contesto rispetto a tutto il resto.

Per il resto, quasi un capolavoro.
Profile Image for Tyrone_Slothrop (ex-MB).
848 reviews114 followers
November 13, 2021
Lo Junker e la fine del mondo

Questo libro sembra scritto almeno 50 anni prima la sua effettiva data di composizione: Lernet-Holenia è quasi un archetipo di nostalgico passatista, incapace non solo di comprendere i cambiamenti del mondo in cui vive, ma neppure di accettarli.
E costruisce un romanzo con un protagonista simbolo della peggiore tradizione asburgica, classista, tardo-romantico (di quel peggior romanticismo fuori tempo massimo che diviene stucchevole e ridicolo) e totalmente scollato dalla realta'.

L'opera in sè e per sè è disomogenea e divisa in parti quasi opposte in cui l'autore pesca a piene mani dalla tradizione letteraria più diffusa e popolare dell'Ottocento:
- una prima parte di sapore stendhaliano con figure desuete e paternalistiche: un attendente pedante e noioso che si contrappone al protagonista audace e vivo (ma è normale essendo il primo un servo ed il secondo un nobile), una figura femminile evanescente e piatta, isterica nei momenti peggiori e noiosissima nei suoi interventi (ma dev'essere così, perchè le donne sono naturalmente limitate nelle loro capacità mentali).
“Me la puoi spiegare altre dieci, altre cento volte, e io non la capirò lo stesso. E non la voglio neanche più sentire! In fin dei conti sono solo una donna. E' questo tu continui a scordartelo...”
- la parte centrale più avvincente ed obiettivamente interessante, dove l'incapacità esistenziale degli ufficiali di capire la fine dell'Impero è il tema fondamentale. (E dove, per essere onesti, emerge anche una confusa spiegazione irrazionale e misterica su questa apocalisse dovuta a demoni che si impossessano di ufficiali). Ma la rappresentazione della rotta asburgica e dello sfascio inarrestabile del sistema militare è sicuramente riuscita.
- una parte finale che assume un sapore avventuroso con venature da Poe un pò fuori tempo massimo con la fuga di un manipolo di eroi attraverso un antico palazzo in un dedalo sotterraneo (con sbandate verso certe immagini cringe ante litteram come il "re dei ratti".

E quindi? Poco meritata la nomea di capolavoro al pari di Joesph Roth, a mio modesto parere -

eppure...
eppure, come coglie Alighiero Chiusano “avviene un piccolo prodigio”, c'è l'idea forte ed originale dello stendardo: un simbolo di un Impero, di un mondo, di un tempo che diviene così urgente ed impellente da conquistare anima e corpo del protagonista. C'è un passaggio davvero rilevante nel suo essere disturbante e inquietante, quando Menis si trova da solo una sera con lo stendardo:
era morbido al tatto, come la chioma di una fanciulla; quella era notte di nozze, ma non la celebravo con colei alla quale avevo promesso di venire, la celebravo con questa bandiera, che era pura come mai fanciulla era stata .
Idea notevole e potente che (forse) uno scrittore meno austero e misurato di Lernet-Holenia avrebbe potuto svolgere con meno limiti: un drappo come oggetto di amore anche fisico di un asburgico allo sbando. E Menis rimane succube fedele dello stendardo: peccato per il finale davvero convenzionale e buono per i benpensanti, avrei preferito il sacrificio finale di Menis per lo stendardo (come tutti gli altri commilitoni, d'altra parte) piuttosto che cedere alla sciacquetta.

Resta quindi un interesse storico per la mentalità di un nobile classista, sessista, paternalista che tenta di aggrapparsi con tutte le forze ad un passato già condannato alla distruzione, ma che non rinuncia ai concetti basilari di una società oppressiva, gerarchica e immobile.

Dal punto di vista stilistico, una scrittura senza elementi notevoli che si colloca in una stantia e pedante tradizione ottocentesca e che raramente mostra caratteri originali.
Quasi incredibile che negli stessi anni veniva scritto quel capolavoro che è "L'uomo senza qualità" - la tematica è in fondo la stessa, ma sembrano testi provenienti da ere geologiche opposte.


Profile Image for Massimiliano.
410 reviews85 followers
August 5, 2018
Lernet-Holenia, altro grande cantore della 'finis Austriae', riesce in Lo Stendardo nell'impresa di scrivere un romanzo semplice eppure incredibilmente approfondito a livello storico.
Sul finire della prima guerra mondiale e dunque all'alba dell'assetto politico europeo che vediamo ancora oggi, l'alfiere austriaco Menis e la bella e nobile Resa Lang vivono una grande storia d'amore mentre il loro mondo, e con "mondo" intendo sia l'impero austro-ungarico geografico quanto tutto l'insieme di valori e ideali ad esso associato, va rapidamente in frantumi.
È uno dei migliori romanzi che abbia letto che abbiano una tale ambientazione e in certi passaggi l'autore descrive, a parer mio anche meglio di Joseph Roth, cui inevitabilmente va accostato, le dinamiche che governano la dissoluzione dell'imperial-regio esercito; è il trionfo dei nazionalismi, ogni etnia vuole ormai difendere solo la propria regione, che di lì a poco diventerà nazione, e ai soldati non interessa più badare ai confini dell'impero lontani miglia dalla loro casa.
Impressionante come l'autore riesca ad accostare e a dare il giusto peso sia alla favola dei due amanti, sia alla componente storica del romanzo, profondamente intriso di nostalgia e di epica, riassunte nell'emblematico Stendardo imperiale, la cui presenza incombe nel corso di tutta la lettura e affascina noi così come, forse anche più della bella Resa, il nostro protagonista.
Profile Image for Alice.
38 reviews9 followers
October 10, 2020
Parla di un'epoca che sta volgendo al termine questo libro, un tempo che per noi è ormai parte di un passato non più tangibile fatto di parole, gerarchie, sentimenti e doveri quasi incomprensibili. Un drappo di stoffa portato con orgoglio, un'aquila bicipite a simboleggiare un impero diventato troppo vasto e multiforme per poter continuare a restare unito.
Non esiste più un sentire comune capace di spingere a sacrificare la propria vita per un onore e un dovere più alto. Tutto si sta disgregando: dapprima sono piccolo crepe a comparire, stonature fastidiose che volgono al più presto a squarciare un velo ormai troppo usurato per coprire la voragine che si è aperta al di sotto di esso.

"Avanti" è il grido di un comandante dell'esercito, ma i soldati rimangono fermi. Atteggiamento inaudito per l'impero, a noi forse più comprensibile.
Lo stendardo oscilla tra fuoco fratricida anche se non esiste più una fratellanza, cosicché non è più un solo popolo che quel vessillo simboleggia ma un insieme di individui ciascuno alla ricerca di una nuova identità. Quel simbolo ormai vuoto, nostalgia di un mondo già finito ma che si sta tragicamente rendendo consapevole di questo.

"L’impero era sacro. Non poteva tramontare." E invece il tramonto giunge.
"L’impero era sacro. Doveva risorgere." E invece non può più rinascere.

L’impero diventa un sogno, un'illusione che abbandonare significa rinunciare all'unica esistenza conosciuta. Smettere di credere in esso significa morire, e per restare legati alla vita non rimane che avvinghiarsi al corpo della persona amata.

Mi sono trovata ad innamorarmi di questo libro nell’atto di voltarne le pagine. Più leggevo e più questo mondo scomparso, quest’amore tragico e romantico, questa sofferenza per l’abbandono di un’esistenza mi incidevano solchi nel cuore.
Profile Image for Olivia.
41 reviews25 followers
August 23, 2016
Una historia de amor en el contexto del fin imperio Imperio austrohúngaro. Me encantan las descripciones de los soldados, las fortaleza, los símbolos... Las pasiones de los protagonistas se funden en una atmósfera bélica en la que se recrea una de las épocas más interesantes de la historia contemporánea europea.

Muy recomendable.
Profile Image for SilveryTongue.
425 reviews68 followers
July 31, 2023
4,5 estrellas


Ante Dios Todopoderoso, prestamos sagrado juramento...no abandonar nuestras tropas, cañones, banderas y estandartes...


Holenia plasma de una forma tan vivida la desintegración del imperio
Austrohúngaro que en sus ultimas paginas, sentí el corazón en un puño.
Profile Image for Carlos B..
404 reviews30 followers
December 18, 2016
Una novela de aventuras que narra los últimos días del Imperio Austrohúngaro desde el punto de vista de un soldado destinado en Belgrado. La historia es sencilla, amena y está escrita con mucha pasión. No obstante a veces es un poco inverosímil, sobre todo la relación de amor y la obsesión del protagonista con el estandarte, parece que la psicología- carácter de Menis no está muy bien trabajada. En resumen, una buena novela que si se hubiese cuidado más ciertos aspectos de la misma sería genial.
Profile Image for Eddy64.
595 reviews17 followers
May 26, 2025
Un romanzo a sfondo storico sulla caduta dell’impero asburgico, repentina e inimmaginabile, dopo la disfatta nella prima guerra mondiale, con i crismi del classico racconto di avventura, amore e guerra,

L’alfiere Menis ha vent’anni, tre cavalli un attendente e un servitore, quando alla fine di ottobre del 1918 viene aggregato all’alto comando austriaco presso Belgrado. Impulsivo e sfrontato nel giro di una notte riesce a innamorarsi a prima vista di una bella ragazza, violare tutte le regole di etichetta, quindi farsi rispedire al fronte, da cui tornare a cavallo ogni notte in visita all’amata per rientrare al reggimento all’alba… Amore e avventura con un esercito che sta per sfaldarsi, e un impero prossimo al crollo. Ogni giorno i comandanti passano in rassegna le truppe, si eseguono le previste esercitazioni, i generali fanno pronunciare i giuramenti di fedeltà alla patria e all’imperatore ma sono ormai stanchi e vuoti rituali. Succede l’indicibile: di fronte all’ennesimo ripiegamento del fronte i soldati di varie nazionalità si rifiutano di combattere, si ammutinano chiedono di tornare a casa; durante lo scontro a fuoco per sedare la rivolta lo stendardo, il vessillo del reggimento con le aquile e simboli imperiali finisce nelle mani dell’alfiere. Pochi giorni e l’intero esercito è in rotta: l’alfiere con un piccolo gruppo di irriducibili, compresa l’amata cerca di arrivare Vienna con lo stendardo da salvare e consegnare (a chi?). colpi di mano, scaramucce, fughe rocambolesche percorsi segreti sotterranei nel segno dell’avventura; ultimi a non arrendersi (e alcuni a morire) per un mondo ideale spazzato via in una notte, con i consigli dei sodati alla guida di ciò che resta dell’esercito e l’imperatore che scioglie le truppe dal giuramento di fedeltà per permettere l’autodeterminazione dei popoli e scongiurare altri conflitti. Per l’alfiere lo stendardo è scopo e ragione di vita, missione da compiere a ogni costo, persino la passione così bruciante per l’amata passa in secondo piano. Dieci anni dopo Menis, borghese benestante con moglie e figli, ma ancora in preda ai fantasmi della guerra racconterà (nel prologo) l’intera vicenda allo scrittore.

E’ stata una piacevolissima sorpresa leggere questo romanzo. L’accostamento con La marcia di Radetzky di Roth è corretto, entrambi raccontano la fine dell’impero asburgico, ma Lo stendardo ha anche il brio e il gusto dell’avventura dei romanzi di Leo Peruz (e guarda caso Lernet - Holenia è stato suo grande amico e mentore). Un felice connubio per un romanzo riuscito e consigliatissimo. Quattro stelle
Profile Image for Gil Jourdan.
55 reviews6 followers
July 31, 2022
Parte quasi come una farsa, Lo stendardo di Alexander Lernet-Holenia (e già il doppio cognome dà idea di classe, vedasi David Hyde-Pierce), perchè le prime pagine parlano del tentativo abbastanza rocambolesco di un giovane ufficiale austriaco della 1° Guerra Mondiale di conoscere una giovane e bellissima ragazza della nobiltà austroungarica in quel di Belgrado. Ma proprio a seguito di questo tentativo, il giovane Menis (attualmente a riposo dopo una ferita in battaglia) viene spedito nelle zone di combattimento e anche più lontano possibile, in Ucraina, addirittura! Se non fosse che ormai l'Ucraina è persa e il reggimento a cui è stato assegnato si trova a pochi chilometri da Belgrado.
Durante gli sforzi di Menis di mantenere i contatti con la ragazza di cui si è innamorato, va in scena la distruzione dell'impero degli Asburgo. L'esercito non risponde agli ordini, i soldati imperiali sono tornati ex contadini cechi, polacchi, croati o slovacchi e non hanno intenzione di rischiare la pelle per una causa o lo stendardo con l'aquila bicipite, quando ormai sventolano le bandiere rosse, bianche e verdi.
Di fronte alla fine di un'era, ognuno reagisce a modo suo: chi nega l'evidenza con tipico rigore tedesco, chi riconosce la situazione per quella che è e magari pensa già alla propria nuova nazionalità, chi non riesce ad accettare e si aggrappa ai simboli e chi semplicemente si prende una pallottola e raggiunge il grosso dell'esercito.
In definitiva, non un romanzo consolante.
Profile Image for Bezimena knjizevna zadruga.
230 reviews159 followers
July 30, 2017
Pravi vojnički roman. Oficiriski. Ratni. Književno klasični. Strogo stilizovani.
Dinamičan, aristokratski nastrojen, pomalo razmažen, impulsivan i premlad glavni junak u centru priče, dobrovoljac u austrougarskoj armiji, u poslednjim danima velike monarhije, u poslednjim nedeljama prvog velikog rata, u Beogradu, u povlačenju, u porazu jedne vojske, jednog sistema i jednog carstva.
Roman prepun jednostavnih i nemilosrdnih metafora na čijem pijedestalu stoji ona koja govori o tome da je ova knjiga zapravo opelo jednoj državi, uveliko mrtvoj čak i u vremenu dok je još naizgled disala, dok traje sama radnja među koricama. Sva su joj poglavlja takva. Novembarska, blatnjava, zlosutno predskazujuća, mračna.
Tromo i pomalo dosadno pisanje ima svoj red, diše svoj ritam, pravo je vojničko i dolikuje temi. Dolazi iz pera (a saznaću to u odlično pripremljenog pogovoru priređivača i prevodioca) nagrađivanog i nekada priznatog nemačkog autora iz prve polovine prošlog veka, očigledno veoma kontroverznog, desničarski nastrojenog i zaguljenog čoveka kojeg je, moguće iz svih od navedenih razloga, ovaj književni prostor do sada preskakao.
38 reviews
September 20, 2024
Lo cogí prestado de la biblioteca antes del viaje a Praga, Viena y Budapest. Y aunque me ha costado bastante terminarlo, porque se me hacía pesado y aburrido a veces, la temática era muy adecuada para el viaje, ya que lo que relata es el final de Imperio Austrohúngaro, y todo el libro está atravesado por el sentimiento de pérdida y desorientación que produce la caída de lo que había regido la vida de tanta gente, el cambio que supuso la desintegración de un gran estado.
Profile Image for Andrea.
145 reviews42 followers
June 20, 2023
Bellissimo romanzo sulla fine dell'impero austro-ungarico, che muta registro assieme alle anime dei suoi protagonisti, passando da un registro brillante iniziale, ad un'analisi delle assurdità della guerra, a spaccati visionari con più di un'assonanza con lo Stalker di Tarkovskij per concludere il tutto quasi come in una storia di fantasmi (dei tempi che furono). Caldamente consigliato.
Profile Image for Emilio.
8 reviews
August 1, 2024
Un libro que desde un punto de vista muy pequeño -cómo lo podría ser una persona- ante un evento histórico y geopolítico sin niveles precedentes: el fin de un imperio, en este caso el del Imperio Austro-húngaro. Puede sentirse una atmósfera de tensión y desconcierto, propio del momento y de la fidelidad histórica del relato (recordando que el propio Alexander vivió aquello en carne propia).
Profile Image for Alejandro Ayala.
15 reviews3 followers
October 16, 2016
A caballo entre la novela de aventuras y la romántica, «El estandarte» narra una historia que destila melancolía y añoranza por los cuatro costados. A través de los ojos de su protagonista, el lector es testigo de los estertores del Imperio Austrohúngaro durante los últimos compases de la Primera Guerra Mundial.
Llevaba años queriendo leer «El estandarte» y el mes pasado me decidí a hacerlo, aunque el resultado ha sido un tanto agridulce. La historia arranca lenta y permanece así durante el primer tercio, hasta la aparición del objeto que da título al libro. A partir de ahí, la acción se desarrolla a una velocidad mucho mayor y crece el interés hasta el momento final, cuando la melancolía lo cubre todo y pone el broche a una historia potente que destila caballerosidad, honra y honor, valores que tan importantes eran en aquellos días y que tan poco lo son ahora. El único punto negativo viene por mi parte, pues me hubiera gustado leerla más de corrido, pero me ha sido imposible. Aún así, me ha gustado mucho y me ha dejado con ganas de leer más sobre ese momento histórico. (8/10)
Profile Image for Christian Oltra.
287 reviews4 followers
December 9, 2016
Quizá la trama es sencilla y el libro, en general, no esté a la altura de las novelas de Miklos Banffy o Zweig. Pero es un libro ameno, bien escrito, con personajes bien caracterizados y con un trasfondo histórico interesante.
Profile Image for Pili.
178 reviews1 follower
March 17, 2014
I'm not into war literature, but it's an interesting novel that captures the atmosfere of a decaying empire
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