Il cielo dei Greci antichi – quindi anche quello dei Romani e, di conseguenza, il nostro – risale nel suo insieme all’epoca alessandrina. Ed è un cielo tutto trapunto di forme del mito, affollato di personaggi che, con cadenza esatta, attraversano la volta celeste mostrando agli occhi umani un intero mondo di narrazioni, vera e propria mitologia astrale che ogni notte si accende, sopra le teste dei mortali, come un soffitto dipinto con immagini di dèi ed eroi. Creare costellazioni – come insegna Arato – aiutò a orizzontarsi nell’apparente disordine del cielo, permise di individuare un assetto, conforme alla prospettiva umana, nello spazio infinito dell’universo, cogliendovi un ritmo cosmico. E dietro a ogni costellazione sta un racconto, o meglio una pluralità di racconti. Di questi racconti la Mitologia astrale di Igino, testo di astronomia e insieme manuale di mitografia, offre la più ampia e documentata testimonianza. Raccogliendo un’affascinante tradizione che in molti casi rimane attestata soltanto dalle sue parole, costituisce dunque la via regia per comprendere l’antica scienza del cielo fondata sul catasterismo, ovvero «trasformazione in stella», versante narrativo antitetico rispetto alla trasformazione animalesca di cui le Metamorfosi di Ovidio presentano il quadro più variegato della letteratura classica.
Gaius Julius Hyginus (c.64 BC - AD 17) was a Latin author, a pupil of the scholar Alexander Polyhistor, and a freedman of Caesar Augustus. He was elected superintendent of the Palatine library by Augustus according to Suetonius' De Grammaticis, 20. It is not clear whether Hyginus was a native of the Iberian Peninsula or of Alexandria.
Suetonius remarks that Hyginus fell into great poverty in his old age and was supported by the historian Clodius Licinus. Hyginus was a voluminous author: his works included topographical and biographical treatises, commentaries on Helvius Cinna and the poems of Virgil, and disquisitions on agriculture and bee-keeping. All these are lost.
Under the name of Hyginus there are extant what are probably two sets of school notes abbreviating his treatises on mythology; one is a collection of Fabulae ("stories"), the other a "Poetical Astronomy".
The translated version by Mary Grant was concise and easy to read next to the original Latin. I enjoy learning about mythology and this was a wonderful jump into the Latin myths.