In questo libretto sono raccolti i saggi brevi che Proust dedicò ai pittori amati lungo tutto l'arco della sua vita. Nei ritratti affettuosi e partecipati che l'autore della Recherche traccia di Chardin e Rembrandt, di Watteau, Moreau e Monet emerge uno dei più alti esempi di pensiero figurativo, di critica d'arte capace di fermarsi sulle immagini, senza fuggire nell'emozione sterile o nei gelidi tecnicismi. Una scrittura che vive di nulla, frequentando la sottile epidermide della pittura, là dove le cose del mondo stanno per finire, tra tizzi che muoiono, foglie che imputridiscono, vestiti che si logorano, uomini che passano... L'arte, e l'amore per essa, come momenti quasi mistici per accedere, non a un aldilà, ma a questo mondo fragile e finito che ci contiene. Esercizi di osservazione per apprendere, infine, a vedere.
Marcel Proust was a French novelist, best known for his 3000 page masterpiece À la recherche du temps perdu (Remembrance of Things Past or In Search of Lost Time), a pseudo-autobiographical novel told mostly in a stream-of-consciousness style.
Born in the first year of the Third Republic, the young Marcel, like his narrator, was a delicate child from a bourgeois family. He was active in Parisian high society during the 80s and 90s, welcomed in the most fashionable and exclusive salons of his day. However, his position there was also one of an outsider, due to his Jewishness and homosexuality. Towards the end of 1890s Proust began to withdraw more and more from society, and although he was never entirely reclusive, as is sometimes made out, he lapsed more completely into his lifelong tendency to sleep during the day and work at night. He was also plagued with severe asthma, which had troubled him intermittently since childhood, and a terror of his own death, especially in case it should come before his novel had been completed. The first volume, after some difficulty finding a publisher, came out in 1913, and Proust continued to work with an almost inhuman dedication on his masterpiece right up until his death in 1922, at the age of 51.
Today he is widely recognized as one of the greatest authors of the 20th Century, and À la recherche du temps perdu as one of the most dazzling and significant works of literature to be written in modern times.
“Prendete un giovine, di modesti beni di fortuna, di gusti artistici, seduto nella sala da pranzo nel momento banale e triste in cui si è appena finito di desinare e la tavola non è ancora completamente sparecchiata. Con la fantasia piena dello splendore dei musei, delle cattedrali, del mare, delle montagne esso guarda con disagio e fastidio, con una sensazione prossima al disgusto, con un sentimento vicino allo spleen, un ultimo coltello abbandonato sulla tovaglia già mezzo sollevata che pende sino a terra, accanto a un resto di costoletta sanguinolenta e insipida. Sulla credenza, un po' di sole, toccando allegramente il bicchier d'acqua che labbra dissetate han lasciato quasi pieno, sottolinea in modo crudele, come un riso ironico, la dozzinalità tradizionale di quello spettacolo inestetico. Nel fondo della stanza, il giovine vede sua madre, già seduta al lavoro, la quale dipana lenta, con la sua tranquillità quotidiana, un gomitolo di lana rossa. E, dietro di lei, accanto a una porcellana tenuta di riserva per le «grandi occasioni», un gatto grosso e corto sembra il genio malvagio e senza grandezza di quella mediocrità domestica.”
Gli artisti visti dal più pittorico degli scrittori
Come ben argomentato nella postfazione di Federico Ferrari: la scrittura di Proust è il tentativo insuperato di pensare il tempo delle immagini, delle immagini della memoria e della memoria delle immagini . Ecco quindi che le pagine del grande autore francese dedicate ad alcuni artisti riflettono la sua poetica e ricordano spesso le sue opere letterarie: osservare le opere di Chardin e Rembrandt porta a concludere che gli oggetti non sono nulla: vuote orbite la cui luce è l'espressione mutevole . Il pezzo migliore è forse una splendida descrizione dell'apparizione di John Ruskin anziano che si trascina fino ad una mostra di Rembrandt, che stimola Proust ad un confronto sconcertante tra quel vecchio corpo e l'idea spirituale ed eterna del poeta Ruskin. Concludono l'opera alcune pagine dedicate a Watteau e a Monet, per un piccolo ma prezioso libro in cui risalta chiaramente come Proust sia stato uno scrittore prima di tutto pittorico ed immaginifico.
questo libro mi ha fatto vedere l'arte sotto una luce nuova, con quella sua lente riflessiva e delicata che solo Proust sa usare. ogni saggio sembra un piccolo viaggio tra memoria e sensibilità, dove il pittore non è solo un creatore, ma qualcuno che riesce a catturare l'anima del mondo. mi è piaciuto molto il suo modo di legare la pittura alla percezione, ma in alcuni momenti mi è sembrato un po' troppo tecnico e distante.
4 stelle. un libro che ti fa pensare, ma che richiede una lettura calma per cogliere davvero tutto.