Due commedie per mettere in scena il mondo della scuola. Sottobanco racconta uno scrutinio di fine anno, Comitato di svalutazione le piccole persistenti corruzioni scolastiche. Un microcosmo in bilico tra risata e orrore.
Grafica e illustrazione in copertina di Sergio Vezzali
Domenico Starnone (Saviano, 1943) è uno scrittore, sceneggiatore e giornalista italiano.
Ha collaborato e collabora a numerosi giornali (l'Unità, Il manifesto per cui è stato redattore delle pagine culturali) e riviste di satira (Cuore, Tango, Boxer), con temi generalmente improntati alla sua attività di insegnante di liceo.
Ha scritto con costanza su Linus, negli anni '70-'80.
Ha lavorato anche come sceneggiatore; film come La scuola di Daniele Luchetti, Denti di Gabriele Salvatores e Auguri professore di Riccardo Milani sono ispirati a suoi libri.
Il suo libro maggiormente apprezzato, Via Gemito, ha vinto il Premio Strega nel 2001.
Sottobanco, come scrive l'autore nelle prime pagine del libro, è la riscrittura per il teatro di personaggi e situazioni tratte da Ex Cattedra, un altro libro dello stesso autore. In esso si trovano tanti spaccati della realtà che ogni insegnate è costretto a vivere suo malgrado, tra uno scrutinio di fine anno tra i più surreali e le quotidiane corruzioni scolastiche. In molte parti ho riso tantissimo: il migliore per me è stato il racconto della gita d'istruzione, dov'è successo di tutto! Questo libro, insieme al già citato Ex cattedra e a Fuori registro, sempre dello stesso autore, hanno liberamente ispirato la fiction Rai Fuoriclasse, la cui seconda stagione sta andando in onda attulmente su Rai1.
Si tratta della riscrittura per il teatro di situazioni e personaggi già raccontati da Starnone in Ex cattedra. Lo spettacolo portato in scena per la prima volta da Silvio Orlando e Angela Finocchiaro dev'essere stato spassosissimo: è un peccato, non avendolo visto, non poter giudicare questo testo con più entusiasmo sulla base della loro interpretazione.
Letto il libro dopo aver visto la rappresentazione teatrale. Molto realistico “purtroppo”...perché fa intravedere alcuni aspetti molto, forse troppo, umani su persone che avendo il compito di formare i nostri figli, non dovrebbero spiccare perché rischiano di influenzarli negativamente.