«Tre furori. Tre notturni. Tre possessioni. Gli studi qui riuniti riguardano tutti situazioni estreme in cui, nella violenza o nell'inerzia, l'individuo subisce la legge di un potere superiore: Aiace massacra gli armenti; l'indemoniato di Gerasa urla tra le rocce e i sepolcri; la dormente si abbandona allo spavento. Tre poteri oppressivi: Atena, il demone Legione, l'incubo. Figure nelle quali è designato, delineato con chiaro tratto, su sfondo di tenebra, il nemico che toglie all'uomo la padronanza del proprio agire. Figure ostili, nate forse dall'interpretazione che diamo dei nostri stati di impotenza. Figure concepite anche dal desiderio perverso di abbandonarci a chi è più forte di noi, di affidarci a una forza sconosciuta, foss'anche malefica, e di precipitare, nera liberazione, la perdita, lasciando che si verifichi il peggio. Tre accecamenti: la nube fallace oscura la vista di Aiace; il demone rifiuta di sottomettersi al Salvatore; gli occhi della dormente sono chiusi. Gli ossessi sono individui separati: non hanno accesso alla luce. La sciagura, l'errore sta nell'aver cessato di disporre di sé nel momento in cui hanno cessato di dispone della luce. Ma le tre opere mostrano anche il ritorno doloroso e trionfante della coscienza potenziata, il rinascere del soggetto a se stesso, lo spossessamento superato. Dopo l'eclissi demenziale, Aiace ritrova se stesso alla luce di un sapere affilato che esige la morte. Reso libero, l'indemoniato riceve la missione di raccontare la propria liberazione e di diffondere il verbo che l'ha sottratto al Nemico. L'opera di Füssli è la testimonianza di una coscienza incantata ma non sgomenta: l'intelligenza si fa spettatrice dell'accecamento, vede e mostra, in un chiaro disegno, la donna con gli occhi chiusi, la vittima delle tenebre. Un nuovo sapere, una nuova parola, una nuova vista: ecco dove si giunge, quando si è traversato il furore e l'assenza. Ma occorre che le energie spese per il ritorno a sé siano forti a sufficienza. Altrimenti non si giunge in alcun luogo e il furore non è altro che un inabissarsi e un dissolversi nella notte».
Jean Starobinski studied classical literature, and then medicine at the University of Geneva, and graduated from that school with a doctorate in letters (docteur ès lettres) and in medicine. He taught French literature at the Johns Hopkins University, the University of Basel and at the University of Geneva, where he also taught courses in the history of ideas and the history of medicine.
His existential and phenomenological literary criticism is sometimes grouped with the so-called "Geneva School". He has written landmark works on French literature of the 18th century – including works on the writers Jean-Jacques Rousseau, Denis Diderot, Voltaire – and also on authors of other periods (such as Michel de Montaigne). He has also written on contemporary poetry, art, and the problems of interpretation. His books have been translated in dozens of languages.
His knowledge of medicine and psychiatry brought him to study the history of melancholia (notably in the Trois Fureurs, 1974). He was the first scholar to publish work (in 1964) on Ferdinand de Saussure's study of anagrams.
Jean Starobinski is a member of the Académie des Sciences Morales et Politiques (a component of the Institut de France) and other French, European and American learned academies. He has honorary degrees (honoris causa) from numerous universities in Europe and America.
Εκπληκτικό βιβλίο. Η εις βάθος ανάλυση του συγγραφέα σε αυτές τις τρεις ιστορίες μας καταδύει στα άδυτα των αρχετύπων, των συμβόλων και των εσωτερικών ενορμήσεων που η ανθρώπινη ψυχολογία ανακαλεί σε κάθε της ανάγκη για ρήξη με τα σημαίνοντα.