Insieme incuriosito e angosciato dalla supposizione di essere morto («per estenuazione» o «per un cedimento dell’anima»), il consueto, metamorfico Soggetto dei libri di Manganelli si trova questa volta nel luogo estremo per definizione: in un inferno o meglio in un aldilà dai tratti sfuggenti e contraddittori, un universo dal «tepore malato e torbido» ove un frastornante alternarsi di tenebre assolute e di luci gelide da sala operatoria riveste il laborioso, incessante trasmutarsi di città inospitali e di spazi indecrittabili. Nella sua corsa ossessiva, tale Soggetto è guidato non da un rassicurante Virgilio ma da un cerretano logorroico, petulante e sottilmente sadico; non dal sorriso di Beatrice ma da una bambola-parassita che lo stesso cerretano ha inoculato nel suo corpo; e nelle sue peregrinazioni si imbatte non già in dannati afflitti da pene esemplari ma in creature ibride, sottocreature o brandelli di creature prigioniere di un’oscura malìa metafisica, come fantocci smembrati il cui sguardo esprime un «orrore afono» o «minuti esseri» – dalla forma di nasi, orecchie, testicoli, labbra, piedi – che fuggono «come insetti per ogni dove». Fra i romanzi di Manganelli Dall’inferno è forse il più audace, poiché si addentra profondamente in quella terra al di là di Beckett da cui ben pochi sono tornati a narrare – e raggiunge così punte acuminate di comicità e angosciosità che si alternano con equanime ritmo e talora persino coincidono.
Giorgio Manganelli was an Italian journalist, avant-garde writer, translator and literary critic. A native of Milan, he was one of the leaders of the avant-garde literary movement in Italy in the 1960s, Gruppo 63. He was a baroque and expressionist writer. Manganelli translated Edgar Allan Poe's complete stories and authors like T. S. Eliot, Henry James, Eric Ambler, O. Henry, Ezra Pound, Robert Louis Stevenson, Byron's Manfred and others into Italian. He published an experimental work of fiction, Hilarotragoedia, in 1964, at the time he was a member of the avant-garde Gruppo 63.
"Qui il nulla è curvo, qui è rettilineo, qui si impenna, qui si inabissa, qui ruota, qui goccia, qui è arsura, qui è fame, qui è sonno, qui è sogno senza immagini dentro il sonno, qui è fumo, qui è foresta, qui è radura, qui è fuga, qui è ritorno, qui è dimora, qui è desolazione, qui è consolazione, qui è mano, qui è occhio, qui è piedi, qui è correre, qui è accorrere, qui è agguato, qui è cattura, qui è liberazione".
Questo libro vergognoso e fatale risulta essere una esplorazione dei confini dell'inferno e un'analisi della natura del nulla, imprese condotte con tenebrosa osservazione e allucinatoria invenzione. Vi si incontrano una bambola interiore abitante di corpi, un virgiliano cerretano, pipistrelli, nasi, ratti, babirussa e feti divini. Soggiornando in una caverna profonda e ostile, si varcano i confini linguistici e logici della città inospitale e si viaggia nella propria coscienza onirica con il genio dell'autore, dimenticando per qualche ora le solitarie angosce e gli incontenibili orrori.
"Ora io sono internamente affatto cavo e vacuo, una sorta di caverna eloquente; che io sia abitato da un mostro, o da un fantoccio maligno, anche solo dai denti che mi logorano, fa sì che la mia cavità abbia dimensione e senso; è abitata. Forse noi abitiamo la caverna allo stesso titolo, ne siamo tortura e consolazione".
Questo è il XIII canto dell'inferno in prosa il protagonista è un suicida che tutto a un tratto si trova in un luogo che lui chiama inferno che gli sembra inferno che altro non è che il suo corpo morto...per un suicida l'inferno è il suo stesso corpo... Quindi troviamo il soggetto accompagnato da un logorroico cerretano (virgilio) e da una bambola (Beatrice) che lo divora dall'interno gli mangia le viscere e le caga fuori... Vediamo il soggetto vagare nel suo corpo incontrare creature strane creature notturne... È il finnegans wake italiano è il romanzo della notte è il terrore che arriva e mentre leggiamo il romanzo ci chiediamo... Riuscirà il soggetto a fuggire dall'inferno in cui si trova?
”Malo mondo immondo, tetre terre, sacro sterco, astri stronzi, santo escreto - qui dunque sono vissuto e vivo? Ed è il mondo imitatio inferni, o l’inferno ricalco di codesto mondo?”
E come posso commentare questo libro che sono tentata di definire lisergico (tra le tante definizioni che se ne potrebbero dare e che certo non lo esauriscono)? Eppure mi piacerebbe scriverne qualcosa, perché mi ha proprio entusiasmato, ma sono sicura che le mie parole risulterebbero dei miseri borborigmi in confronto alla lingua italiana prodigiosa di questo romanzo, lingua che Manganelli utilizza ai limiti delle sue possibilità espressive con una padronanza e una perizia che mi consigliano perciò di desistere da uno sforzo vano qual è il commento, ma che mi inducono altresì a consigliare caldamente la lettura. Umilmente mi taccio e m’inchino, allora, alla maestria con cui l’autore muove il suo soggetto metamorfico scatologico ed escatologico nelle regioni incubesche dello spazio interiore/esteriore del suo ossimorico inferno, spingendosi con ironia e intelligenza inaudite ai confini del pensabile e del dicibile.
”Avrai davanti a te qualcosa che potrei chiamare ombre; forme malformate di esseri che forse giudicherai irritanti, inquietanti, disperanti. Non animali, frammenti di animali; organi, luoghi di carne; luoghi di anima; nebbie di luce; schegge di tenebre; sassi dotati di piedi; prìncipi della chiesa del deserto; reggitori di oasi; anfesibene; lettere dell’alfabeto. Tu dovrai riconoscerti, tu dovrai inseguirti: poi deciderai come credi più saggio.” “Una di queste forme informi sarò dunque io stesso”. “Non è detto; è certo; forse tu sei tutte le forme, ma solo una ti appartiene assolutamente. Scegliti. Ecco, comincia il dispiegamento. Bada”.
Bello. Strano inferno pieno di pensieri e filosofia. Per fortuna non credo nei sottomondi infernali, una volta mancato resterò tranquillo di non trovarmi la bambola.
Una lettura folgorante, senza molti dubbi. Non l'ho affrontata completamente a digiuno dell'autore, ma in confronto l'Hilarotragoedia mi era risultata molto più indigesta. Qua sia lo stile che la narrazione sono qua molto più chiari, senza rinunciare però alla ricchezza e alla ricercatezza.
Già solo l'incipit è fenomenale, con questo narratore senza identità che cercando di capire se veramente si trovi all'inferno o meno riflette sul resto della propria vita, e il non riuscire a distinguere con certezza quella landa desolata in cui si ritrova dal mondo terreno è di per sé incredibilmente alienante e pessimista. Da lì in poi è una giostra infernale, una favola nera in cui si inseguono, anche freneticamente, visioni e orrori di ogni tipo. Il simbolismo e la metafora la giocano ovviamente da padroni, ma oltre a provare eventuale piacere nello scardinare questo labirintico gioco che Manganelli mette in scena, anche solo la narrazione nuda e cruda offre molto al lettore. Una creatività vulcanica, ci sono momenti di sincera meraviglia e altri di altrettanto sincero disgusto, un continuo elevarsi e affossarsi tanto del viaggio nel narratore, quanto dello stile, che segue sempre coerentemente ciò che abbiamo di volta in volta di fronte.
Un viaggio breve ma intenso, se anche non tutto sembra tornare credo valga comunque la pena andare avanti semplicemente lasciandosi trascinare, sempre di più.
La presenza di un corpo estraneo nel mio corpo non poteva alla lunga non modificare la mia linea che osavo definire classica; ché sarei stato privato di quella qualità che i trattatisti dei pregi dell’arte concordamente consideravano essenziale (fondamento, principio, qualità precipua, contrassegno) della stessa: vale a dire la reciproca convenienza delle parti, l’armonia, la congruenza, in breve ciò che già si disse concinnitas; giacché sarei stato intrinsecamente deforme, incongruo, disarmonico, disconveniente, contraffatto e irreparabilmente bruttato da una presenza estranea alla mia entelechia formale; aggiungevo che le qualità estetiche della stessa bambola sarebbero state occultate dalla sua anomala collocazione: che beltà non si dà ove non luca luce; che solo occhio altrui ammirando appulcra; che nelle tenebre laido ed eletto sono la medesima qualità; e che nessuno avrebbe mai scritto sonetti, trattati, scolpito statue, dipinto dipinti, disegnato disegni, adombrato ombre, musicato musiche dedicate a quella che per certo doveva essere la sua singolare, squisita, inverosimile, inedita beltà.
pp. 26-27
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Ero una bestia veloce e correndo mugliavo e defecavo, e digrignavo acuzie di denti e minaccia della femminile mitezza della nebbia; ma la bambola mi approvava, e insieme interiormente l’avvertivo come frusta o sprone, ecco ero destriero, palafreno, ronzino, ero levriero e falcone, e non avevo meta, ma sì avevo percorso, e correndo lo percorrevo.
p. 31
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«La bambola si esprime con proprietà un poco adorna, ma il suo senso è chiaro. Non è il momento di uscire. Tu sei sua tomba e sua latrina, lei è il cadavere interiore e lo sfintere dell’anima. Non è un caso, mio caro, non è un caso che la prossima prova – ché prova la direi e non gioco o cerimonia – sia la grande defecazione. Fino a questo momento abbiamo evitato di celebrare la gloria, la potenza, la dignità delle feci; ma viene, oh viene l’ora della processione trionfale della merda, l’ora in cui si celebra l’ubiquità e la grandezza degli escrementi e il loro simbolo oscuro e mefitico, quel transito da ombra a ombra, quella solida notte, quell’aurorale decomporsi da morte a vita, da vita a morte, oh nobilissima perdita corporale che ascende mentre precipita, strapiombo d’angelo tenebroso, infuocato scorrere demoniaco. Sii lieto del tuo letame, amico! Giacché ora sperimenterai la nobile e nobilitante angoscia del defecare ed essere defecato. Come dentro di te si accinge la bambola e si acquatta all’espulsione delle feci, notte nella notte, putredine nella tomba, accosciati, giacché ora sei il re degli escrementi, sovrano delle deiezioni! Manifestati, signore del nero».
pp. 42-43
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«Non invocherai il principio di contraddizione, spero. Non qui, almeno».
p. 75
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«Suppongo che lei sia un dio. Un po’ meno falso?».
«Mi esprimerei in modo più sfumato. Ho del numinoso, ecco. Una qualità sottile e non ignobile. Miracoleggio. Profeticolo. Sognazzo e i sognazzi interpreteggio. Leggiucchio le manine. Giocherello con i dadini. Sono meno falso? O più vero? O semplicemente vero? Non sono circondato da angeli ma funghi. Li vede?».
p. 84
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Incespico, male mi governo, in piedi; goffamente mi inoltro nello spazio buio, scorgo una lama di luce, tocco una porticina, la spingo, sono in una sala bassa, fiocamente illuminata, a quel gramo lume scorgo una confusa folla di vermi verticali, dignitosamente vestiti, chi da prete, chi da militare, o in buoni panni borghesi, tra avvocateschi e manageriali. M’accosto, ma vermi, ora vedo, non sono, ma della mia stessa foggia; vestiti e acconciati così che la loro minchiosa natura non appaia.
Così si apre questo straordinario romanzo. Il Soggetto, protagonista senza nome, si ritrova in un nonluogo che, arbitrariamente, chiama Inferno. Sembra Dante, vero? Ma non c'è Virgilio ad indicargli la strada attraverso la selva oscura. Non ci sono Paolo e Francesca. Nessuna Beatrice cui rivolgersi col pensiero.
In questo luogo non luogo, c'è spazio solo per bugiardi cerretani, bambole che si nutrono di interiora, caverne dove si nascondono feti che mai nasceranno. Come fossero promessa di un non futuro.
È un gioco di specchi e labirinti, questo libro. Il Protagonista si trasforma varie volte: diviene città desolate, destinate ai roghi delle streghe; strani animali, come Kafka prima di lui. Diventa la Luna stessa. E stella. E coda di cometa.
Devo leggerlo e rileggerlo per assimilarlo. Con Manganelli è così. Dopo "Centuria", un altro orgasmo letterario. Lo stile è puro Eros per gli occhi. Questo straordinario autore si inoltra in una terra dell'assurdo, anche al di là di Beckett, Joyce e Faulkner ("Mentre morivo" e l"Urlo ed il furore", per intenderci), e raggiunge "vertici d'astri" come poche volte vi capiterà di leggere.
Maestro Assoluto. Andiamone fieri. E leggiamolo di più.
"L'assenza non è immune da una sorta di fragilità, va custodita con gesti accurati e preziosi."
Secondo ragione, dovrei ritenere d'esser morto; e tuttavia non ho memoria di quella lancinante decomposizione.....
Sono finito nell'inferno come? Non ricordo di essere morto ma dove mi trovo? Il libro di Giorgio Manganelli è un viaggio in cui lui cerca di capire se è all'inferno e in questo viaggio viene accompagnato da una bambola.
La scrittura di Giorgio Manganelli ~ molto particolare ma purtroppo non è un genere e un modo di scrivere che mi ha convinto.