Dalle pagine di Calamandrei balza un quadro vivacissimo e pieno di realismo, illuminato da un'aneddotica professionale e da una ricca messe di regolette preziose sulla difficile convivenza tra i due banchi dell'udienza: "l'avvocato deve sapere in modo così discreto suggerire al giudice gli argomenti per dargli ragione, da lasciarlo nella convinzione di averli trovati da sé". Calamandrei insiste particolarmente sul motivo della comunanza delle vite parallele: "il segreto della giustizia sta in una sempre maggior umanità e in una sempre maggiore vicinanza umana tra avvocati e giudici nella lotta contro il dolore.
Piero Calamandrei, fine giurista, grande avvocato e padre costituente, era anche un toscano di spirito e ironia taglienti: in questo volume sono raccontati episodi ed aneddoti della sua lunga esperienza legale, che forniscono una visione vivissima della professione forense di un tempo che fu, oramai un ricordo per gli avvocati più anziani che lo raccontano, con emozione, ai giovani che frequentando oggi i tribunali non possono credere che una volta le cose andassero in questo modo: udienze in aule ampie e spaziose, con giudici che ascoltano le difese degli avvocati. Oramai non esiste più neanche nell’immaginario collettivo il mito della sacralità dell’udienza, espressione del contraddittorio tra le parti in cui il giudice terzo super partes dirige il dibattito e dirime le questioni tra i due litiganti. Ma non c’è solo questo in Calamandrei, c’è anche, vissuta in prima persona , una vicinanza personale, una vera “colleganza” nel nome e nell’interesse della giustizia, che non solo non c’è più, ma è vista oggi soprattutto da parte dei giovani magistrati, come un “orrore”, una cosa da evitare assolutamente: mai parlare con un avvocato al di fuori delle due parole che ci si scambia, tra uno spintone e una gomitata, senza che alzi lo sguardo sull’interlocutore, in una stanza affollata da centinaia di persone, tristemente ammucchiate le une sulle altre con i loro fascicoli in mano ad affrontare file chilometriche –questa è la realtà-. Insomma, le situazioni descritte non sono certo attuali. Tuttavia, e questa è la grandezza dell’opera, penso che ogni giovane magistrato ed ogni giovane avvocato dovrebbero leggere questo saggio e meditarci, soprattutto in questi giorni terribili per la giustizia e in particolare per l’avvocatura italiana, la cui natura e funzione vengono travisate quotidianamente e attaccate da provvedimenti legislativi che dimenticano l’art. 24 della Costituzione, norma che riconosce la difesa come un diritto inviolabile attribuendo alla professione forense una valenza costituzionale tale da potersi ritenere come uno dei cardini dello Stato democratico. Dobbiamo riflettere sia noi avvocati, spronati da Calamandrei nella cura quasi materna da apprestare alla fede nei giudici; ma debbono riflettere anche i magistrati, che tale fede in loro debbono saper coltivare negli avvocati, come chiaramente dice Calamandrei con le sue sagge parole : “I giudici son come gli appartenenti a un ordine religioso: bisogna che ognuno di essi sia un esemplare di virtù, se non vuole che i credenti perdano la fede”. Ed infine tutti dobbiamo riflettere sulla inscindibilità delle due professioni forensi, le quali invece che guardarsi in cagnesco nel campo di battaglia dei tribunali, farebbero meglio ad unire gli sforzi ed abbandonare ognuno le proprie roccaforti di privilegi nell’interesse della giustizia, prima che uno dei fini pubblici su cui lo Stato si fonda venga definitivamente affossato (e purtroppo la strada è già stata intrapresa, ma questo è un altro discorso).
Questa raccolta di aneddoti giudiziari è accompagnata da brillantezza, umanità e ironia uniche nel suo genere e rimane attuale nonostante siano passati molti decenni dalla sua uscita. Lettura imprescindibile per avvocati e magistrati.
Spezzoni esilaranti, storie interessanti, brani che fanno riflettere. Consiglio la lettura al praticante avvocato durante le attese del proprio turno nelle interminabili file dinnanzi agli uffici di giustizia e agli sportelli. Infonderà speranza, ma farà anche tristemente ragionare su cosa sia ad oggi la professione forense. Di agevole lettura, un must per il giurista.
Muito legal a pegada mais leve acerca do ambiente forense em meados do século passado. Além disso, aprendi que não se deve confiar em um homem careca kakakaka.
Un poeta del diritto: questo è Calamandrei. Nel libro il celeberrimo avvocato condensa tutta la sua carriera, narrando episodi e aneddoti della sua vita professionale. Le pagine si sfogliano avidamente perché si è curiosi di conoscere di quale altra storia stravagante sia stato testimone l'autore. Non è un libro per i soli addetti al settore; bensì per chiunque abbia intenzione di esplorare la complessa macchina giudiziaria.
Libro di aforismi e aneddoti di qualità alterna. Meno divertente - e meno sincero - dell' "Avvocatino impara" di Coarelli (http://www.mori.bz.it/humorpage/avvoc...)