La storia è esplicitamente 'cucita' addosso al personaggio della protagonista: lei, "l'Assunta", una figura femminile letterariamente piuttosto singolare e insolita, è una contadina poco più che analfabeta, chiusa, lenta, primordiale, tanto nella formazione culturale che nella struttura psicologica, nelle più intime componenti umane.
Mario Tobino was an Italian poet, writer and psychiatrist. A prolific writer, he began as a poet but later wrote mostly novels. His works are characterized by a strong autobiographical inspiration, and usually deal with social and psychological themes.
C’è da domandarsi se ogni essere umano, piombato in particolari circostanze, non può essere dominato dalla magia, credere a superiori influssi come in antico si imploravano gli dèi. Pag. 15
*** ALLERTA SPOILER ***
L’Assunta, costretta a lasciare il proprio lavoro da contadina, entrata a servizio presso una famiglia benestante, per la prima volta in vita sua, si trova in un ambiente che la vede; la signora, per la quale lavora, la considera ed, anzi, desidera conoscerla, in quanto pare non ritenerla una mera serva, bensì un individuo, grezzo certo, che, tuttavia, nasconde una propria personale ricchezza interiore. La responsabilità di un’esistenza autonoma stordisce l’Assunta, prende inaspettatamente atto del suo essere, è messa nelle condizioni di esprimere la propria individualità, individualità che non pensava di avere e sulla quale non si era mai interrogata. Ma, questa nuova forma umana, l’Assunta non la sa maneggiare, e, alla fine, il peso della consapevolezza della propria esistenza schiaccia la donna, che scivola in una situazione che comprometterà il nascente rapporto con la signora.
Alla fine, ognuno torna al proprio posto e tutta la vicenda sembra ridursi solo a una specie di fastidiosa parentesi nella vita dei vari attori.
*** FINE SPOILER ***
Racconto lungo, di rapida lettura. L’ho apprezzato decisamente di più rispetto a Le libere donne di Magliano, dove molto non mi ha convinta.
Personaggio principale è l’Assunta.
Non era bella, anzi brutta, il volto angoloso, quell’occhio storto in certi giorni di più strabiciava. Era anziana […] Era figlia di contadini, cresciuta sulla terra; lavorava dall’alba al tramonto. A tempo giusto l’Assunta si sposò, non per sua scelta. Dell’amore non sapeva nulla; conosceva solo gli accoppiamenti fra le bestie […] Pag. 15
Il racconto si struttura in frasi e periodi semplici, come, a mio avviso, è semplice lo stile: senza eccesso di dettagli, con descrizioni chiare, vengono delineati adeguatamente personaggi e situazioni; la narrazione è lineare ed è guarnita di riflessioni socio-culturali, che non stuccano, anzi arricchiscono. La lingua ha un sentore, meno accentuato rispetto a Le libere donne di Magliano, retrò, che, però, essendo lieve, non risulta sgradevole (! XD).
I personaggi sono pochi. Di alcuni non conosceremo nemmeno il nome. La signora sarà sempre la signora; il signore non diventerà mai nulla di più del marito della signora.
Alcune scelte linguistiche, alcune espressioni, le ho trovate azzeccate. Come, per esempio, nel periodo sotto riportato, trovo riuscito l’accostamento “nella fiorente gola gorgogliavano risate”, ma, ovviamente è solo la mia opinione.
È vero, gli uomini le piacevano, era un poco pelosa ma nell’insieme ancora in vigore, nella fiorente gola gorgogliavano risate. Pag. 41
Interessanti sono le riflessioni e le considerazioni che le due donne, l’Assunta e la signora, fanno l’una nei confronti dell’altra, durante lo svolgersi della vicenda.
Insomma, un testo che consiglio a chi ama questo tipo di narrativa.
Mi avevano parlato benissimo di questo famosissimo autore, ma in effetti non ho iniziato con il suo libro più conosciuto. Tuttavia, non mi ha lasciato affatto delusa. E’ breve, lo stile molto semplice e scorrevole, i personaggi realistici e molto credibili. La trama non è delle più originali, ma l’ambientazione e le situazioni che vengono descritte sono molto affascinanti… sembra quasi di vedere e sentire il Sole della Toscana che accarezza il volto della ladra, in certi momenti. Nonostante gli avvenimenti siano piuttosto prevedibili sin dalle primissime pagine, devo dire che lo studio profondo delle reazioni di ciascun personaggio a qualsiasi fatto della vicenda è molto interessante e delicato, per nulla scontato. Quindi, nel complesso, mi è piaciuto.
Una storia semplice e lineare che si rivela più complessa di quella che appare. Assunta è una rozza contadina, dall’occhio torvo e lo zigomo sporgente che ha sposato Giobetto, stupidotto scaltro, per decisione delle famiglie, non certo per amore, visto che è arrivata a cinquant’anni e due figlie maritate senza conoscere altro che lavoro, obbedienza e abbozzare in qualunque circostanza, anche se il marito è il ganzo di qualcun’altra. Poi l’occasione di entrare entrambi a servizio nella villa di signori di città, buona paga e sicurezza economica. Lei diventa la cameriera personale della padrona, che la prende a benvolere, le compra gli occhiali perché possa leggere qualche rotocalco, per arrivare a un rapporto franco tra due donne che si parlano ogni mattina, durante la colazione a letto e la vestizione, superando il naturale muro di diffidenza tra serva e padrona. Assunta, trattata e considerata come persona, è frastornata oltre che orgogliosa, tanto che quando pensa di poter essere trascurata e dimenticata, segue gli stupidi consigli di rivolgersi a un sedicente mago che la abbindola e la rende complice di un furto, che ovviamente metterà la parola fine alla sua permanenza nella villa. Tobino racconta senza fronzoli, in maniera molto colloquiale la figura di Assunta, sciocca fino all’inverosimile se vogliamo, ma coriacea e capace di tenere testa a chiunque, compresi i carabinieri, quando si sente accerchiata. L’improvvisa “fortuna” di affacciarsi a una dimensione sociale che non conosce e alla quale non sarebbe difficile adattarsi, finisce per spaventarla e per farla richiudere nella sua realtà, fatta di poche regole e leggi proprie, che non lasciano spazio ai sentimenti. Alla cocente delusione della signora, che ha visto fallire i suoi propositi si contrappone l’apparente stolida felicità di Assunta, tornata a vivere in campagna. Una visione amara per una piacevole lettura di un paio d’ore. Tre stelle e mezzo
La storia comincia descrivendo due ordinari contadini, la cui vita subisce un cambiamento radicale quando si recano a lavorare presso una villa di campagna, dove Assunta, la protagonista e meritevole del titolo del romanzo, comincia a prendere coscienza di sé, ad affacciarsi al mondo reale. Instaura una grande confidenza con la padrona di casa, a tal punto da essere inserita nel suo testamento, ma lei viene rapita da un timore incontrollato di perdere quel privilegio, che a seguito di una consultazione la porta a compiere un atto disdicevole. Attraverso questa situazione prende talmente tanta coscienza di sé che torna felicemente alla sua vita di prima. Il messaggio è chiaro, oltre alla magistrale caratterizzazione dei personaggi, Tobino insegna che adattarsi a un contesto che ci mette a disagio non sarà mai la scelta giusta. Inoltre emergono degli interessanti spunti di critica sociale circa il benaltrismo, la volontà di aiutare solo per mostrare le proprie qualità altruistiche. Lo consiglio ma non è il migliore di Tobino a mio parere, essendo molto breve non dà spazio a particolari sviluppi di trama, ma l'analisi psicologica è sempre impeccabile.
La storia mi è lasciato confuso un paio di volte, perché cambia tante volte di fuoco. All'inizio si parla del suo marito (Giobetto); dopo sulla casa della signora (padrona); alla fine ritorna all'Assunta.
Questo libro è un romanzo lineare, facilissimo da leggere. La trama si svolge principalmente sui pensieri e sentimenti dei personaggi, magari perché Mario Tobino era anche psicologo.
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