“La fenomenologia non è un metodo terapeutico, ma un tentativo di comprendere l’essere umano”
L’ansia della psichiatria di accreditarsi come scienza, sul modello delle scienze della natura, ha portato all’oggettivazione del folle nella più completa rimozione della sua soggettività. Quello che per un greco antico era un “invasato dal dio”, per un medievale un “posseduto dal demonio”, per la scienza psichiatrica diventa un “malato”. L’uso di termini come mente e corpo, apparato psico-fisico, psico-somatico, bio-psico-logico dicono che la psichiatria non ha mai riconosciuto l’unità dell’esistenza, ma solo la composizione delle parti. Sostituendo il dualismo cartesiano con la visione fenomenologica che si rifà all’immediatezza del mondo della vita, la psicologia non dovrà più spiegare i misteriosi rapporti che intercorrono tra psiche e corporeità, ma descrivere le evidenti relazioni che intercorrono tra il corpo e il mondo e le produzioni di significato che queste relazioni esprimono. Per la psicologia fenomenologicamente fondata, infatti, sia il “sano” sia l’“alienato” appartengono allo stesso mondo, anche se l’alienato vi appartiene con una struttura di modelli percettivi e comportamentali differenti, dove la differenza non ha più il significato della “disfunzione” ma semplicemente quello della “funzione” di una certa strutturazione esistenziale, ossia di un certo modo di essere-nel-mondo e di progettare, nonostante tutto, il mondo.
Nato a Monza nel 1942, è stato dal 1976 professore incaricato di Antropologia Culturale e dal 1983 professore associato di Filosofia dellaStoria. Dal 1999 è professore ordinario all’università Ca Foscari diVenezia, titolare della cattedra di Filosofia della Storia. Dal 1985 è membroordinario dell’international Association for Analytical Psychology. Dopo aver compiuto studi di filosofia, di antropologia culturale e dipsicologia, ha tradotto e curato di Jaspers, di cui è stato allievo durante isuoi soggiorni in Germania: Sulla verità (raccolta antologica), La Scuola, Brescia, 1970. La fede filosofica, Marietti, Casale Monferrato, 1973. Filosofia, Mursia, Milano, 1972-1978, e Utet, Torino, 1978. di Heidegger ha tradotto e curato: Sull’essenza della verità, La Scuola, Brescia, 1973.
• Ho letto Psichiatria e fenomenologia di Umberto Galimberti spinta da una duplice tensione interiore, da un lato la mia passione ormai radicata per la psicologia (risale agli anni del liceo e mai è scemata), dall’altro quel magnetismo sottile e persistente che la filosofia esercita su di me da sempre, che poi psicologia e filosofia sono legate a doppia mandata e indissolubilmente.
• Niente formule rassicuranti qui, lo si capisce sin dalle prime pagine dove la psichiatria viene spogliata della sua parvenza di neutralità scientifica e rimessa nel vivo della domanda fondamentale: che cos’è l’uomo?
• In questa sua opera giovanile ma già strutturata, Galimberti si muove dentro il solco tracciato dalla fenomenologia (sto attualmente leggendo dello stesso argomento ma scritto da Borgna), in particolare quella heideggeriana e rilegge la malattia mentale come modificazione del modo d’essere nel mondo e non certo come disfunzione.
• Ed è proprio questa l'interpretazione che sempre mi attrae cioè l’idea che la sofferenza psichica non sia un errore da correggere ma un linguaggio da decifrare. La follia, dice Galimberti, non è l’assenza di senso ma un altro modo di essere nel mondo. È una rottura del legame col significato condiviso e non un "guasto" cerebrale. Questo spostamento di sguardo, per chi ama la psicologia, è quasi una rivoluzione copernicana.
• Questo libro parla del disagio psichico ovviamente ma anche della mia ricerca personale di comprendere l’altro (e me stessa) senza ridurlo a categorie, quella di dare valore alla parola "esperienza" anche quando è estranea, disturbante e incomprensibile.
• La psicologia se vuole davvero essere all’altezza dell’esperienza umana non può fare a meno della filosofia. È evidente il limite di certa psicologia clinica: se non torna a interrogarsi su che cos'è l'uomo, rischia di diventare solo una tassonomia del dolore.
• Non una lettura semplice né leggera ma, per me, stimolante. Ecco forse manca un po' di cuore.
• "La follia non è un oggetto da spiegare, ma una parola da comprendere."
• "La psichiatria, dimentica della domanda filosofica, si accontenta della classificazione."
Un resoconto dotto ma piuttosto distaccato della psicologia fenomenologicamente fondata (in contrapposizione al dualismo cartesiano che espropria l’uomo dal proprio corpo), senza la passione o la freschezza di un Borgna che in questa edizione cura un saggio introduttivo.
3.75 [università] Posto che non ho le competenze filosofiche per poter fare una recensione accurata e sensata, mi limiterò a dire che potevano esserci 50/100 pagine in meno senza che ciò minasse la comprensione del testo stesso. Troppo prolisso e ripetitivo. Ma ho comunque apprezzato il punto di vista, che tutti gli studenti di psicologia dovrebbero fare proprio.