Jump to ratings and reviews
Rate this book
Rate this book
"Prendere una sberla non fa male in certi casi: si sente di non dovere più niente a nessuno." Una morale amara quella di Francesco, istriano di Materada, nel momento in cui decide di abbandonare il suo paese, e strappare le radici che lo legano da generazioni a una terra aspra e fertile, ora negata e contesa. Con i nuovi trattati del 1954, la zona B dell'Istria, in cui Materada è inclusa, viene assegnata definitivamente alla Jugoslavia anche se è permesso scegliere se restare o passare a Trieste, verso l'Italia: in questo lacerante scenario storico, Tomizza, venticinquenne, ha ambientato il suo primo romanzo. Un'opera epica che attraverso la storia di una famiglia e di una proprietà frodata e inottenibile racconta il destino di un popolo diviso, alla ricerca di una nuova, definitiva identità, tra rancori, odi e vendette sanguinose.

183 pages, Paperback

First published January 1, 1960

5 people are currently reading
112 people want to read

About the author

Fulvio Tomizza

49 books5 followers
Fulvio Tomizza (Umago (then a part of Italy, now Croatia), 26 gennaio 1935 – Trieste, 21 maggio 1999) è stato uno scrittore italiano.
Nasce nel 1935 da una famiglia della piccola borghesia a Giurizzani presso a Materada (in croato Juricani), uno dei villaggi della penisola istriana, dove i suoi genitori erano proprietari di piccoli appezzamenti agricoli e si dedicavano con alterna fortuna a varie attività commerciali. In possesso di una naturale predisposizione nello scrivere e da una precoce senso dello spazio e per le arti figurative, ottenuta la maturità classica si trasferisce temporaneamente a Belgrado e a Lubiana e incomincia a lavorare occupandosi sia di teatro che di cinema.
Nel 1954, la Zona B del Territorio Libero di Trieste, con inclusa Materada, passa sotto l'amministrazione iugoslava e Tomizza, appena ventenne, benché legato alla sua terra da un sentimento d'appartenenza quasi viscerale, si trasferisce a Trieste dove risiederà per tutta la vita. La nostalgica lontananza dalla sua amata parrocchia di Materada, lo porta nel 1966 a pubblicare la raccolta Trilogia istriana che comprende i romanzi La ragazza di Petrovia (1963), Il bosco delle acacie (1966) e il suo primo romanzo Materada (1960). Gli ultimi anni della sua vita, però, li vive nella natia Materada e una volta scomparso, la locale comunità nazionale italiana gli intitolerà la propria sede sociale, con annesso teatrino.
Questi romanzi con le loro pagine di epica contadina inseriscono il giovane Tomizza nella variegata corrente europea degli scrittori di frontiera, e sono l'inizio di una estesa opera narrativa il cui tema costante è la perdita d'identità dei profughi istriani, al centro di complessi intrecci geopolitici, istituzionali e ideologici. Pubblica altri romanzi, alcuni sospesi tra la fantasia e la realtà quali L'albero dei sogni (1969), con il quale vince nello stesso anno il Premio Viareggio, altri vicini alla ricostruzione storica, si veda L'ereditiera veneziana (1989). In mezzo a questi due romanzi c'è una vasta narrativa, tra cui si ricorda La torre capovolta (1971), La città di Miriam (1972), L'amicizia (1980) e Il male viene dal Nord (1984). Con La miglior vita (1977) si aggiudica nello stesso anno il prestigioso Premio Strega.
Nel 2007 viene pubblicato Vera Verk, un dramma inedito in tre tempi (pubblicato da Ibiskos Editrice Risolo), ambientato nel 1930 in un paesino del Carso istriano. Il dramma è andato in scena per la prima volta nel 1963 a Trieste. Tra i protagonisti Paola Borboni, Fosco Giacchetti, Marisa Fabbri. Questa tragedia rusticana, che per certi versi può far pensare al Verismo di fine Ottocento o alle grandi tragedie del mondo classico - dove amore e morte, colpa ed espiazione si legano indissolubilmente una all’altra -, va in realtà inserita in un momento peculiare del teatro europeo del Secondo Novecento. È il momento in cui si incontrano le opere del Neorealismo italiana con le fortune di Brecht in tutta Europa, gli studi antropologici con la psicanalisi freudiana, il teatro del Grande Attore con la rinascita dell’Avanguardia: il tutto sullo sfondo di una sentita rivalutazione delle proprie tradizioni. Curatore dell'opera è Paolo Quazzolo (docente di drammaturgia).

Ratings & Reviews

What do you think?
Rate this book

Friends & Following

Create a free account to discover what your friends think of this book!

Community Reviews

5 stars
33 (27%)
4 stars
51 (42%)
3 stars
26 (21%)
2 stars
8 (6%)
1 star
2 (1%)
Displaying 1 - 18 of 18 reviews
Profile Image for Frabe.
1,201 reviews56 followers
August 11, 2017
Mi piacciono i percorsi letterari, un libro che stimola la lettura d'un altro. Nel suo recente “La città interiore”, Mauro Covacich parla di vari scrittori triestini, di origine o di adozione, tra cui Fulvio Tomizza: classe 1935, nato a Materada di Umago, nell'Istria allora italiana, Tomizza esordì nel 1960 con questo romanzo, che ha per titolo il nome del suo paese e per sottotitolo “Il dramma della frontiera nell'Istria sconvolta dalla guerra”. Dopo anni di trattative post-belliche, nell'ottobre 1954 la parte nord-occidentale dell'Istria, la “Zona B” del “Territorio Libero di Trieste”, era stata assegnata definitivamente alla Jugoslavia, sicché nei mesi successivi molti istriani avevano optato per il trasferimento in Italia: così i Tomizza, e così i protagonisti di questo romanzo-verità, i Coslovich: un momento di svolta, doloroso e pieno di incognite, che in “Materada” Fulvio Tomizza racconta molto bene.
Profile Image for Chiara Basile.
241 reviews141 followers
March 21, 2021
Questo libro inizialmente non mi ha preso molto: l'incipit in medias res tende a confondere il lettore, che si vede proiettato in una narrazione non sempre chiara, a questa confusione è da aggiungere la mia scarsa conoscenza del contesto storico che fa da sfondo alla narrazione (nel 1954 la zona B dell'Istria passa definitivamente dall'Italia alla Jugoslavia).
In realtà andando avanti sia la storia che il contesto appaiono più chiari e si viene rapiti dalla narrazione di Tomizza, il quale mette su carta il dramma dell'appartenenza al proprio luogo, i conflitti familiari e quelli con la dittatura titina.
Non mi spiego perché questo autore del secondo Novecento sia praticamente dimenticato, assolutamente da recuperare
Profile Image for Baylee.
886 reviews151 followers
February 10, 2018
Puoi trovare questa recensione anche sul mio blog, La siepe di more

Oggi si celebra il Giorno del Ricordo per “conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”: tuttavia, fin dalla sua nascita, questa giornata si è rivelata piuttosto smemorata, revisionista e molto lontana da ogni accuratezza storica.

Nel mio piccolo, per ovviare a qualunque “svista” vi capiti di sentire in questa giornata, vi consiglio questo bellissimo speciale che Internazionale pubblicò lo scorso anno, la consultazione degli articoli di Giap sotto il tag foibe e questo piccolo riassunto della faccenda uscito su Huffington Post.

Inoltre, visto che questo è un blog che parla di libri, vi consiglio di leggere Materada di Fulvio Tomizza, che visse in prima persona gli eventi di Istria (Materada era proprio il suo paese d’origine).

Già dalle prime pagine possiamo renderci conto che la retorica del Giorno del Ricordo poco si confà alla realtà dei fatti e che nessuno slogan politico potrà rendere giustizia alla complessità di una terra di confine come quella di Istria, dove le culture di mescolavano in maniera così naturale che solo l’ottusità della violenza istituzionalizzata poteva distruggere quella pace.

Non si ricava alcun sentimento di amor patrio leggendo Materada: è un romanzo che trasmette un grande squallore. Tomizza inizia il romanzo così: La guerra tutti l'abbiamo provata, e anche la Liberazione che si portò dietro altri lutti e altre miserie. È un incipit che mi ha colpito molto ed è la lunghezza entro la quale si dipaneranno le vicende del protagonista, Francesco, italiano con un cognome slavo, partigiano (di quelli che oggi vorrebbero farci credere fossero solo “stranieri cattivi”), bilingue e vittima degli italiani furbi, di quelli che riescono sempre a girare la frittata (e le leggi) a loro favore, e carnefice di quelli più poveri, di quelli che non hanno nulla e cercano di andare avanti come possono.

«[…] Ero diventata come un chiodo e poi ho capito che neanche tu eri meglio di tua madre e non mi meritavi, anche se non avevo né manzi né terre. E volevi anche tu avere e avere, e non ti importava di altro. Sì, ero troppo povera per voi. [...]»

Non fatevi fregare dalla propaganda revisionista.
Profile Image for Roberto.
12 reviews
December 7, 2010
One must be from the region, in order to *fully* understand this book.
Materada is probably Tomizza's most loved and most known book.
I had the privilege to meet Tomizza personally in Trieste, and actually have one of his books autographed by him. A great write, and along with Sgorlon, essential reading to understand the complexity of this region, at the crossroads of so many different cultures.
Profile Image for Marco Svevo.
434 reviews21 followers
June 7, 2022
Parte un po' in sordina, forse, poi è un crescendo. Di emozioni. Forti.
Profile Image for Andrea.
142 reviews11 followers
August 3, 2025
description
https://www.youtube.com/watch?v=O7Exd...

Romanziere di frontiera, mosso dal bisogno di raccontare, Tomizza è uno di quegli scrittori ingiustamente confinati ai margini del canone, la cui opera meriterebbe oggi una piena riscoperta. Il suo esordio letterario del 1960, Materada , è un testo lucido ma evocativo, in cui i virtuosismi elitari vengono sacrificati per rievocare e tramandare una verità amara, raccontata con coraggio sotto al velo della malinconia, senza mai abbandonarsi ai facili patetismi.

"Guarda un po' cosa è restato di Dugazza" disse Berto, e io guardai quel muro, il gelso dove la vecchia teneva legata la capra, la tavola di pietra dove i due giovanotti pranzavano nei giorni di calura e ogni volta passavi ti chiamavano a bere il bicchiere.
"Come covoni dentro la trebbia sono andati" dissi, "ed erano uno più bravo dell'altro." E pensai che quella era stata la guerra, la guerra per tutti. Ma che dopo c'era stata un'altra guerra, riservata a noi soli, la quale aveva avuto anch'essa i suoi morti, i suoi dolori, ed aveva avuto inizio proprio quando tutto il mondo gridava alla pace e alla liberazione; quando i partigiani erano usciti dai boschi, avevano sfilato per le vie di Buje e di Umago lanciando all'aria i berretti, e si era istituito il nuovo regime.

(Materada - III)

La narrazione prende forma dalle cicatrici della storia, quelle invisibili ai più. Infatti, a seguito del Trattato di Parigi (1947), gran parte dell'Istria venne ceduta alla Jugoslavia (oggi Croazia), e migliaia di italiani furono costretti a scegliere tra l'esilio o l'assimilazione; in entrambi i casi, una scelta dolorosa. Sotto tale profilo, il testo è un efficace "in medias res" storico senza proclami politici né giudizi: Tomizza non mostra le cause, bensì racconta gli effetti della pace e del presunto equilibrio geopolitico su un popolo costretto a combattere una guerra intestina contro la propria storia e memoria. Una guerra silenziosa, che si consuma dentro la sofferenza interiore di persone poste di fronte a un bivio esistenziale: espatriare oppure no? Rimanere italiani oppure diventare jugoslavi?

Lo lasciai cianciare e me ne tornai all'aperto, sotto il rovere, nel buio della notte fonda. E lì di nuovo maledissi quella terra per sempre. Ricordavo campo per campo, siepe per siepe, pianta per pianta, solco per solco; e li maledivo, li maledivo. Che non dessero più frutto, non più semenza, cadesse ogni anno la grandine e si seccassero, si seccassero, come la mano di un morto.
(Materada - VIII)

Uno dei passi più efficaci del libro è quello in cui Francesco Koslovic, la voce narrante, si abbandona all'odio e maledice la propria terra, deciso a volersene staccare anche nell'intimo, ed è il punto in cui l'incomunicabilità fa intrusione nella tragedia di cui Tomizza rende testimonianza, rafforzando l'elemento rievocativo ma non lirico della sua scrittura, tradendo al contempo una qualità di stampo quasi verista. Dopo lo stupore, l'odio è lo stadio successivo attraverso cui le coscienze che animano le pieghe di questo romanzo si frantumano irrimediabilmente.

Cessarono le altre campane; soltanto la nostra resistette ancora per poco. Poi mostrò di voler finire anch'essa; ormai dava soltanto qualche forte e singolo rintocco, come scrollandosi tutta prima di morire. Anche il canto cessò.
[...]
Guardavo le tombe, e con tutta quell'erba parevano cumuli di terra sollevatisi sotto la schiena di grosse talpe. E pensavo ai nostri morti dalle orecchie e le nari piene di basilico; pensavo a tanta altra gente che era nata e cresciuta e poi finita là con un rosario e un libro nero tra le mani, e di cui ora non restava che ossa e ossa, le une sulle altre, e libri e rosari sparsi tra la terra. Mezzo ettaro di quella terra senza pietre era bastata per tutti; poteva bastare anche per noi e i nostri figli.
"Addio ai nostri morti" disse forte una donna.

(Materada - XVI)

Allo stupore e all'odio sopraggiunge la rassegnazione, il sentimento che permea l'atmosfera del romanzo nelle sue pagine conclusive, e che trova compiuta espressione nel rito collettivo attraverso cui si congeda una civiltà intera, una storia circoscritta e privata. Tomizza, infine, esce dal filtro simil verista con un ultimo atto di rivendicazione a difesa della memoria individuale e comunitaria. Si chiude una pagina di storia, ma non di letteratura. La voce che Tomizza ha affidato alla carta continua a risuonare oggi, sommessa ma ostinata, chiedendo di essere ascoltata, accolta, e compresa.
Profile Image for Il Pech.
363 reviews24 followers
April 1, 2025
Kim entra in casa con 'sto pacchetto sotto braccio e mi dice che Federica mi ha regalato un libro, così a sentimento -grande! Ne ho solo 70 da leggere e più di 100 in lista, avevo proprio bisogno di un libro a caso, mannaggiallei ora mi tocca anche leggerlo perché sono gentil-e l'ha scelto perché dice che le pareva giusto per me- ok proviamo l'incipit-
"La guerra tutti l'abbiamo provata, e anche la liberazione che si portò dietro altri lutti e altre miserie; ma per me tutto ha avuto inizio in uno di quei giorni di pasqua quando lo zio si è aggravato."- mmmh non è male, lo inizio e
zaaac l'ho già finito! (Sono poche paginette)

Storia ambientata in Istria post WW2, Francesco non sa se è italiano o croato e se la vive male. Anche perché suo zio è una persona di merda.
All'inizio pensavo sarebbe stato un libro alla Steinbeck e invece mi ha ricordato più Senilità di Svevo, va a capire perché, forse perché è un libro del 1960 ma parla di una realtà che oggi pare molto più remota, forse perché i due autori sono geograficamente vicini (Svevo era di Trieste, Tomizza 50km più a sud), vabbè.

Materada è un romanzo contadino mixato con problemi etnico-politici: campi, sudore, feste di paese, vigne, balli ma anche liti, soprusi, assemblee popolari e identità perdute.

Mi ha fatto pensare a mio nonno Gildo, che era del '22, ha lavorato i campi e ha fatto la guerra.
Ma io non so niente di lui, so solo che per colpa di un incidente con qualcosa che è esploso è stato in ospedale più di un anno.
Il Gildo aveva una cicatrice su tutto il fianco destro, dal piede alla gola.
Pelle bruciata, lucida.
A parte questo non gli ho mai chiesto nulla e lui non mi ha raccontato mai niente.
È morto che avevo dieci anni, non so cos'ha fatto in guerra, non so dov'è stato.
Non so neanche come ha conosciuto mia nonna e perché ottant'anni dopo sono qui a scrivere che mi sento triste di aver perso le mie radici.
164 reviews93 followers
May 30, 2020
Bello, bello, bello.

ho letto questo Materada di Fulvio Tomizza perché me lo sono ritrovata tra le mani un po' per caso - storie di scambi di libri. mi ha fatto pensare a Verga (e mi ha addirittura fatto venire voglia di rileggerlo, Verga), mi ha fatto pensare a Tozzi (e ha confermato il mio desiderio di continuare a leggere Tozzi), mi ha fatto anche pensare molto a Furore, tanto da farmi dire: Materada è un po' il Furore italiano. ma soprattutto mi ha fatto venire voglia di leggere altro di Tomizza, autore che non solo non conoscevo, ma che non avevo MAI neppure sentito nominare. e io che ultimamente mi sto facendo dei gran viaggi alla scoperta del 900 italiano, ogni volta, resto senza parole. da una parte perché ormai sono convinta che a scuola ci abbiano fatto leggere poco e male, imponendoci spesso libri veramente brutti, e dall'altra parte perché mi chiedo per quale ragione certi libri, veramente belli, siano finiti nel dimenticatoio, e perché nessuno si prende la briga di farli tornare alla ribalta.
Profile Image for Elena Vatta.
Author 1 book14 followers
August 7, 2023
Un romanzo "difficile" e duro come le vicende che racconta. Una storia che appassiona alle vicende del suo protagonista ma che insieme ammalia col suo respiro corale.
Profile Image for Antonella Imperiali.
1,277 reviews146 followers
February 8, 2019
Recita Wikipedia:
Il Giorno del ricordo è una solennità civile nazionale italiana, celebrata il 10 febbraio di ogni anno. Istituita con la legge 30 marzo 2004 n. 92, vuole conservare e rinnovare «la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo degli istriani, dei fiumani e dei dalmati italiani dalle loro terre durante la seconda guerra mondiale e nell'immediato secondo dopoguerra (1943-1945), e della più complessa vicenda del confine orientale».

Esordisce Tomizza:
La guerra tutti l’abbiamo provata, e anche la Liberazione che si portò dietro altri lutti e altre miserie.

E poco più avanti:
L’intricata questione di Trieste, bene o male, era stata ormai risolta. Pochi mesi prima, nel novembre del ‘54, i ministri avevano firmato il Memorandum di Londra, secondo il quale Trieste ritornava all’Italia, la zona B passava definitivamente alla Jugoslavia. La gente, alla quale non accomodava di restare, poteva prendersi le sue poche robe e andarsene in Italia: si poteva optare liberamente.

E allora, che fare? Restare... Partire...

Partire, per trovare cosa? Magari una baracca, due pasti al giorno, il latte al mattino, un po’ di sussidio ogni mese. [...] E poi partire per l’Australia, l’America o il Canada. Diventare gente che parla un’altra lingua e mangia e vive differente. Oppure spendere un po’ di soldi e girare l’Italia e trovar da lavorare qualche terra.

Questo romanzo innesca sentimenti cosi contrastanti che quasi serrano la gola. Rabbia, prima di tutto. E marcato disprezzo per alcuni personaggi e per le posizioni che assumono. Poi, inevitabile, un forte senso di perdita, di sradicamento forzato, di sbandamento.
Squallore e tristezza, ma anche fatalismo e speranza: queste le parole che mi sono venute in mente leggendo; negative alcune, è vero, ma tutte ugualmente bellissime perché hanno forza fa vendere e danno spessore ad una storia semplice, ma pesante per i contenuti, come quella che Tomizza riporta in queste pagine con una bella scrittura, con belle descrizioni che evocano odori e suoni ed offrono spaccati di vita paesana che sembrano immagini magistralmente montate per un film.

Dal mare veniva su un po’ di tramontana e portava con sé il profumo della terra appena arata: profumo di terra rossa, che non se ne trova un altro eguale

Aggiogammo i manzi e tornammo verso casa. Era già l'avemaria e le campane suonavano. A quelle di Buje avevano risposto subito quelle di Verteneglio e di Carsette, poi la nostra di Materada poi quelle di Petrovia e San Lorenzo. Come tante altre mai volte io tenevo l'aratro alzato perché non urtasse nelle pietre, Berto fischiava cacciando avanti le bestie.

Ancora ‘sti quatro giorni,
poi semo de partenza;
Materada resta senza,
senza la gioventù.
[...]
A me quel canto faceva male. Lo si cantava una volta quando si era di leva e non si pensava alle parole, si badava solo alla musica e a far baldoria, come se le parole fossero state inventate per altri o solo per accompagnare la musica. E adesso sentivo solo le parole e niente musica; e pensavo che cos'era un paese senza gioventù e che cosa quella gioventù appena fiorita, e che ha già respirato di questa aria e mangiato di questo pane, senza il suo piccolo paese. E sentivo anch'io di lasciare per sempre da queste parti la mia giovinezza ormai trascorsa, sparsa e consumata un po' qua e un po’ là, in una siepe, dietro a un pagliaio, nell'aria, ai piedi di uno dei tanti muriccioli che dividono le nostre campagne.



🌺 10 febbraio: Giorno del Ricordo 🌺

🔠 RC 2019 - Alphabet Autori -> T
📚 RC 2019 - Abbatti la TBR -> 20
📚 RC 2019 - Lo scaffale traboccante
🤔 RC 2019 - Esimio sconosciuto
🤝 GRI 2019 - Passato e presente -> task 9/a
Profile Image for Josué.
59 reviews
August 24, 2024
«E vedendo che io me ne stavo ancora zitto, prese forte a stringermi il braccio e, pigliando la cosa in scherzo, «Sai cosa ti dirò, Franz?» disse. «Morto un papa se ne fa un altro.»
Ma io lo guardavo come per chiedergli altre spiegazioni, e lui sentenziò: «Voglio dire che morto un padrone, ne viene subito fuori un altro».
E dal modo come mi parlava allargando le braccia, lamentandosi e vantando diritti, capii che nemmeno lui si era reso conto della verità che era contenuta nelle sue parole.»


Materada è uno di quei romanzi che descrivono una problematica in particolare, di un punto geografico in particolare. In questo caso, la società multietnica della località di Materada, in Umago, nell'Istria del dopoguerra. In poche parole, dopo la guerra fu conformato il Territorio Libero di Trieste, diviso tra la zona A (l'attuale Trieste) e la zona B (l'Istria). La zona A era stata amministrata dalle forze alleate, mentre la zona B, dalla Jugoslavia. Questa zona B però, conteneva un'alta popolazione italiana che non si sentiva al suo agio con il discorso slavocentrico di Tito e della Jugoslavia, nonché della riforma agraria imposta dai nuovi padroni dell'Istria. Questo risultò in un esodo massivo della demografica italiana verso Trieste.

Lo sfondo politico si mescola con la storia di un padre e un figlio che si contendono qualche ettaro di terra a causa della riforma agraria. È come Padri e Figli di Turgenev, ma molto, molto meglio. Si può apprezzare come la politica cerca di fare cambiamenti con uno scopo chiaramente ideologico in mente, piuttosto che di auitare i concittadini con i loro problemi veri e palpabili. Umago è stata controllata dagli austriaci, dai nazisti, dagli alleati e dai jugoslavi, ma la loro gente soffre e lavora lo stesso.

È un pezzo di storia di cui non si parla spesso, ma che l'autore racconta con una vivacità che ci mette in chiaro che lui stesso l'ha vissuto, essendo nato a Umago e poi radicato a Trieste. I dialoghi bilingue e l'ambientazione in un paese così piccolo e umile sono verosimili e difficilmente duplicabili per chi non è nativo della regione. La nozione del sentido di appartenenza appare ripetutamente nel racconto. Cosa lega una persona al mondo? È la famiglia? Il suo popolo? Il posto dove si nasce?

C'è da dire che questo romanzo va da meno a più e, purtroppo, i personaggi non sono veramente profondi, le loro personalità solo si mostrano in torno al conflitto della terra, e poco di più. Tenterò di leggere il resto della trilogia istriana, però.
Profile Image for Fabo.
219 reviews2 followers
November 13, 2024
"E io avevo capito, allora e adesso, come fossero in fondo giuste quelle sue parole non dette: come in mezzo a tutti i guai, a tutti i lutti e le miserie di questo triste periodo ci fosse sempre stato lo zampino della nostra stessa gente"

Una storia verista calata in un contesto così precario e tragico.
Un racconto potentissimo
Profile Image for Silvia Ponte.
26 reviews1 follower
September 23, 2021
la letteratura di confine ha un valore imprescindibile per le testimonianze dirette di chi ha vissuto quel periodo, però questo libro non mi ha coinvolto, l’ho ripreso insano più volte e ho fatto fatica a finirlo
Profile Image for Ratratrat.
619 reviews8 followers
July 15, 2019
per conoscere la realtà dell'esodo, almeno in un caso
Profile Image for Orlando Fato.
153 reviews19 followers
September 28, 2024
English:
Interested in Istria, I bought Materada, which is the name of a community near Umago in what is now Croatia. The story is narrated in a simple way by its main character, a farmer deceived by his uncle.

The story of Francesco and his uncle is interesting as a family drama. However, the book also deals with the complex history of Istria, which used to be part of Italy and was then ceded to Yugoslavia after WWII, creating one of the biggest exoduses ever known in European history.

I had a basic understanding of this part of history, but it wasn't enough. Francesco's narration is that of an insider, of course, but it made me feel like an outsider, especially during the first half. In the second half of the story, it focuses more on Francesco and what it meant to consider leaving his homeland, finishing with a beautiful chapter featuring the inhabitants of Materada attending a mass they improvised themselves.

The book left me wanting to read more about this part of the world, although it wasn't as satisfactory as I thought it would be because of my lack of understanding of the matter.

Italian:
Interessato all'Istria, ho comprato Materada, che è il nome di una comunità vicino a Umago, in quella che è ora la Croazia. La storia è narrata in modo semplice dal suo protagonista, un contadino ingannato dallo zio.

La storia di Francesco e suo zio è interessante come dramma familiare. Tuttavia, il libro tratta anche della complessa storia dell'Istria, che un tempo faceva parte dell'Italia e poi fu ceduta alla Jugoslavia dopo la Seconda Guerra Mondiale, creando uno dei più grandi esodi mai conosciuti nella storia europea.

Avevo una comprensione di base di questa parte della storia, ma non era sufficiente. La narrazione di Francesco è quella di un insider, ovviamente, ma mi ha fatto sentire come un outsider, specialmente durante la prima metà. Nella seconda metà della storia, si concentra di più su Francesco e su cosa significasse considerare di lasciare la propria patria, finendo con un bellissimo capitolo in cui gli abitanti di Materada partecipano a una messa che hanno improvvisato loro stessi.

Il libro mi ha lasciato la voglia di leggere di più su questa parte del mondo, anche se non è stato soddisfacente come pensavo, a causa della mia mancanza di comprensione della questione.
Profile Image for Raimondo Visintin.
37 reviews
July 3, 2020
A mio avviso il migliore di Tomizza. Tra le righe vi è intrisa materia viva, vissuta, sofferta e non ancora digerita.
L'autore tocca il tema profondo e insondabile dell'identità. Tra quegli Istriani chi è italiano, chi è croato? E perché lo è se da secoli vivono in perfetto bilinguismo e nomi e cognomi sono ormai mescolati? Ciascuno di loro sceglierà, anzi optera', secondo i termini di allora, tra Yugoslavia e Italia; ma lo farà in base a ragioni di opportunità politica o in risposta alla collettivizzazione dei beni.
104 reviews
January 13, 2011
Tomizza me tudi s to knjigo ni pustil na cedilu. Štirico sem ji dal bolj zato, ker nad Materado nisem bil tako silovito presenečen in navdušen kot nad njegovim Boljšim življenjem. Menim, da sta obe knjigi povsem enakovredni, a ta ocena naj ostane kot opomin, da druga sladica na požeruha pač nima več tako močnega učinka kot prva. ;-)
Displaying 1 - 18 of 18 reviews

Can't find what you're looking for?

Get help and learn more about the design.