Ulisse,"l'uomo dalla mente dai mille colori", l'eroe più conosciuto dell'epica occidentale, diventa in questo testo di Pietro Citati un universo da scoprire. Come nell'Odissea non traspare mai una struttura lineare e i motivi appaiono, scompaiono per riapparire di nuovo, sostituendosi agli altri e obbedendo a un sottile principio sinfonico, così il saggio di Citati attraversa temi, luoghi, personaggi omerici, in una serie di echi e rimandi, svelando le selve di enigmi dietro ogni immagine e parola: dalla venerabile Calipso, regina del centro e dea antichissima, ai "doppi" Feaci, abitanti di un mondo intermedio tra l'età dell'oro e quella moderna; da Polifemo, esponente di una civiltà bestiale-umana, alle Sirene, dalle seduzioni irresistibili.
He was a famous Italian writer and literary critic.
He wrote critical biographies of Goethe, Alexander the Great, Kafka and Marcel Proust as well as a short but unforgettable memoir on his thirty-year friendship with Italo Calvino.
In Kafka, Pietro Citati has the great writer declare: "'I am like you, I am a man like you, I suffer and rejoice as you do, like a meticulous and buoyant angel, a being who lives far away in a world that did not belong even to him."
From 1973 to 1988, he contributed to the cultural section of Corriere della Sera and had been the literary critic for la Repubblica since 1988.
I capitoli su Apollo, Ermes e le Muse, che compongono il prologo (così lo definisce l'autore) sono un miracolo di sintesi. Tutta l'opera - accessibile anche a chi non abbia familiarità con i poemi omerici - è un atto d'amore e di slancio verso il mondo greco, con alcune riflessioni davvero profonde. Citati era benedetto da una grazia che appartiene a pochi ed il libro merita più di una lettura.
Il titolo allude ad una stimolante traduzione di uno dei famosi epiteti di Ulisse: polytropon (πολύτροπον) che può essere reso con svariati vocaboli come "di multiforme ingegno" (Pindemonte), "ricco d'astuzie" (Calzecchi Onesti), "uomo multiforme" (Privitera), "del lungo viaggio" (Ciani), "dall'agile mente" (Quasimodo), "dai molti percorsi" (Ferrari). Basta questa iniziale osservazione sulla poliedricità e stratificazione di significati di un solo termine per comprendere subito come la figura di Odisseo sia complessa e ricca di infinite sfumature - e Citati eccelle nel darci una rappresentazione di questo mito letterario di grande interesse e fertile di intuizioni.
Il libro è una sorta di rilettura dell'Odissea (a volte anche eccessiva, perchè non era forse necessario commentare ogni episodio ed ogni capitolo), in cui Citati, con prosa felice e coinvolgente, riflette su questo testo fondamentale per la nostra cultura e per il nostro pensiero.
Il prologo è forse la parte più interessante, dato che presenta il dualismo alla base dell'opera omerica: Iliade - Odissea, Achille - Ulisse, Apollo - Ermes. Si evidenzia così come Ulisse sia "l'eroe ermetico", figura molto più vicina a noi uomini "moderni" nella sua complessità e nel suo colore e si oppone ad Achille, eroe apollineo arcaico e semplice, unitario e unilaterale, mito di un passato che è ormai per noi irrimediabilmente remoto. Se Ulisse è tortuoso, Achille è diritto: se Ulisse inganna, egli è veritiero; se è Ulisse è colorato, egli è bianco .
E su questa dicotomia si fonda tutto il pensiero occidentale e la letteratura quale noi la conosciamo. se, subito dopo l'Iliade, leggiamo l'Odissea, questo spettacolo teologico-mitologico scomparso o è andato in frantumi (c'è da notare che Citati aderisce all'idea che l'autore dell'Odissea è un "secondo Omero" date le consistenti differenze tra un'opera e l'altra)
Proprio nell'Odissea appaiono i primi stilemi letterari come la sospensione della risoluzione dei conflitti (quanto tempo passa prima che Ulisse riveli se stesso ad Itaca!), la narrazione parallela di diversi temi anche con incoerenze cronologiche (Telemaco, Ulisse, i Proci), i molteplici giochi di menzogne e racconti falsi che si susseguono ad Itaca. E c'è solo da aggiungere che Ulisse stesso diviene il simbolo dell'arte del racconto: avvince i Feaci, nella sua furia ad Itaca risparmia aedo e araldo, quasi si diverte ad inventarsi identità fasulle e ad ingannare gli interlocutori (fino all'episodio quasi straziante in cui mente a Laerte). Ed il rischio di davvero diventare Nessuno, quando si può essere tutti, sembra quasi emergere tra le righe in cui Ulisse si nasconde, si tramuta, si cancella....e forse l'epilogo cruentissimo che avviene sotto il segno di Apollo è anche un modo per respingere la perdita di identità, questo pericolo così moderno e quasi contemporaneo che già in Grecia cominciava a percepirsi.
Altra osservazione stimolate è quella sul nome di Ulisse: quando lo nega o lo nasconde (nella grotta di Polifemo, a Itaca) l'eroe se la cava ed evita le sventure, quando lo declama o si mostra eroicamente (nella dichiarazione dalla nave a Polifemo, affrontando Scilla) si mette nei guai - e da queste vicende impara il mimetismo e l'ermetismo (arte sacra del dio Ermes) che gli saranno cari nel ritorno a Itaca. Molto interessanti anche le sezioni in cui Citati riflette su destino e libertà di scelta dell'uomo, un tema complesso e non univoco, che si lega al famoso peccato di Hybris del quale i Proci, Egisto, i compagni di Ulisse si macchiano diventando colpevoli e meritevoli di punizione, anche nell'ottica di un destino già scritto (ma forse non inevitabile, come potrebbe sembrare dalle parole di Tiresia nell'Ade).
Questo saggio è polytropos e poikilometes (multiforme e variegato) come il suo protagonista Odisseo.
Seguendo la logica del simbolo e del segno, Citati ci accompagna canto per canto, tema per tema, personaggio per personaggio, dell'Odissea, il fondamento più puro della cultura e letteratura occidentale.
Non è un classico commento letterario al poeta: Citati ammette di non essere un filologo classico (di cui quel Marcel Detienne, nella postilla, è grato). Si tratta piuttosto di una lunga, eruditissima e appassionata conversazione al lume del focolare (nel palazzo di Alcinoo, nel giardino di Circe, nella stalla di Eumeo) che dispiega e svela gli strati simbolici che rivestono il poeta, creando connessioni tra le varie parti come un terzo Omero. L'epica classica, dopotutto, non è il testo scritto come ci è giunto, o meglio, non solo: sono i rimandi, i non detti, i doppi sensi, che illuminano un intero mondo, quello eroico dell'Ellade arcaica, che già inizia a morire nell'Iliade, il poema della forza, dell'ira funesta di Achille, e che nell'Odissea è capovolto al punto tale che di esso non ne intravediamo che l'ombra. L'Odissea è il poema del mondo umano, e Ulisse/Odisseo è il più grande, il più grande!, dei non-eroi occidentali proprio per questo: perché quest'uomo, che è stato il re degli inganni, dalla mente colorata e dalle mille tortuosità, che è in tutto l'erede dell'astuzia pragmatica e beffarda di Hermes, dei trucchi di Atena, quest'uomo, e non gli iliadici, è il capostipite del genere umano.
Scusate, mi sono fatta prendere la mano, ma Ulisse è speciale. E questo saggio è una piccola lente per aiutarci a capirlo meglio.
Un buon saggio letterario sull'Odissea. Come scrive Citati stesso nella nota finale, il suo lavoro non è quello del filologo, e infatti il libro non è inquadrabile esattamente nel campo della critica quanto forse più in quello della divulgazione. Citati infatti ci racconta l'Odissea di Omero con continui rimandi all'universo letterario e mitico che costituisce il tessuto del poema, lasciandoci alla fine con una conoscenza ampliata non solo sulle vicende di Ulisse ma anche sulla teogonia greca. Sicuramente un ottimo libro che permette di addentrarsi nel vasto mondo omerico con una guida affidabile e una scrittura che trasuda amore e conoscenza della materia trattata.
Premetto che pur adorando le opere di Citati, ho dovuto comprare questo libro per l'esame di Letteratura Greca. E in genere, anche se si tratta di opere piacevoli, i libri imposti mi mettono in una brutta disposizione d'animo sin dalla prima pagina. In questo caso la lettura, che in altre occasioni sarebbe stata piacevolissima, mi è risultata faticosa. Si tratta di una raccolta di saggi scritti per discutere il senso degli eventi e dei personaggi dell'Odissea: non soltanto Odisseo dunque, come il titolo farebbe pensare. Molto spazio viene dato anche all'Iliade, ad Achille, alle figure divine che simboleggiano i due poemi omerici, Ermes e Apollo. Ottimo e affascinante proprio il saggio sul dio dei ladri e dei bugiardi, Ermes, nel quale naturalmente Odisseo si rispecchia. Citati non è un filologo, lo ammette tra le stesse pagine della sua opera, ma una cosa è certa: sa come narrare la materia che egli tratta, incatenando significati archetipici con una visione poetica della vita. Per lui la letteratura è vita e prova per essa un amore profondo che nessuna delle sue opere può occultare. Il suo amore per l'ermeneutica è palese, per questo ho letto che in molti non apprezzano le sue opere. Per quanto mi riguarda, le ho apprezzate molto, perché conosco anche la sua passione per i romanzi di fine ottocento (avevo già letto l'opera Il Male Assoluto, che ho adorato, anche perché comprato per mio gusto personale e non per un esame) e vedo in lui il tentativo di spiegare ai lettori come tutta la letteratura sia collegata da un filo rosso di emozioni e temi. La sua passione per i collegamenti, per i rimandi tra opere antiche e moderne, mi affascina e me lo fa adorare. Vorrei solo non dover studiare questo testo per uno sterile esame che mi costringerà molto probabilmente, come spesso accade, a fare dello sterile citazionismo. In definitiva, una lettura consigliata per chi abbia appena terminato la lettura dell'Illiade e dell'Odissea e senta il bisogno di vederci chiaro tra simboli divini e presagi antichi di un'epoca che non tornerà mai più.
Je triche, mais pour une bonne raison ! J'ai décidé de ne pas finir ce livre car, bien que la première section était magnifique, le reste n'est qu'un résumé (bien que splendidement commenté) de l'Odyssée et ce n'est clairement pas pour ceci que j'ai acheté ce livre.
J'ai adoré les chapitres sur Apollon, Hermès et Achille, je pense que le meilleur est celui sur Hélène/Protée mais tout était splendide, magnifiquement écrit et découlant de douce poésie (non pas qui nous plonge dans l'oubli mais bien celle tellement tragique qu'elle nous rend heureuse = oui Homère, j'ai compris). Seul point négatif, le chapitre d'Ulysse + la deuxième section lui étant consacrée m'ont paru bien moins intéressant (dommage pour un livre basé sur ce dernier 😭)
Un resoconto poetico. Quasi il diario del saggista che si fa lettore, i suoi appunti su Ulisse, abbandonati tra le pagine dell'Odissea, di fronte ad una finestra da cui entri il Mediterraneo. La prosa, evocativa e non filologica, assomiglia davvero al fendere morbidamente le acque di questo antico mondo eroico in mutazione, alla deriva, alle porte della modernità. L'ultima traccia confusa di Omero, una sua impronta sulla sabbia di Ogigia, lo sperduto centro del mondo e della letteratura è nel mare e nell'Odissea.
Citati è sempre una conferma. In questo suo saggio ci accompagna nella sua interpretazione narrata con riflessioni mai banali lungo tutto l'interminabile viaggio di Odisseo. E lo fa con una semplicità che ci stupisce. ⠀ Con l'Odissea nasce il romanzo europeo. Le peripezie del re di Itaca ci proiettano nei libri che verranno: Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister, Anna Karenina, la Recherche. ⠀ È bellissimo e commovente vedere come alla fine la nostra cultura, la nostra letteratura derivi da questi due poemi. ⠀ 🌟🌟🌟🌟 stelline per queste riflessioni così magiche.
Un'analisi brillante, scorrevole e delicatamente connessa. Non mi sono affatto dispiaciuti i capitoli iniziali, poiché parte integrante della comprensione del tutto, a mio parere. Il primo libro in cui io abbia mai sottolineato delle frasi, ad opera chiusa mi ha immediatamente spinto a rileggere e approfondire ancor meglio i titoli epici di cui parla.