“La rivolta dei santi e degli indemoniati, che io invoco e preparo, non ha da essere l’esecuzione di un piano teorico di quattro o quattrocento chiappanuvole. Non muterà gli stati, ma abolirà lo stato, non darà autorità e potere a un nuovo governo. Perché distruggerà governo, potere autorità. E io, la inizierò e che la scatenerò, avrò la tristezza e la degradazione dell’essermi dovuto imporre, uomo, agli uomini, d’aver dovuto dominare e comandare. E dunque io per primo non mi fiderò più, dopo, di me stesso, e desidero fin d’ora che il giorno prima dell’età nuova sia per me l’ultimo della mia vita mortale. Io sentirò vergogna di vivere fra gli uomini liberati da me, perché avrò dovuto comandarli”
Bakunin ormai di salute malandata, senza più un soldo e reduce dalle tante sconfitte sia sul campo che all’internazionale socialista, vive in una locanda a Locarno. Quando il giovane Carlo Cafiero va a trovarlo e gli espone il suo piano per dare vita a delle rivolte in Italia che porteranno alla rivoluzione internazionale, il suo animo torna ad ardere. Cafiero ha ereditato una grande somma e vuole metterla a disposizione della causa dell’internazionalismo anarchico. Insieme elaborano il piano che si sviluppa in due fasi: acquistare una tenuta in cui andrà a vivere Bakunin per fare credere alle autorità che ormai ha abbandonato i suoi ideali rivoluzionari e si è ritirato a vita privata tra le comodità e gli agi; la tenuta, in oltre, servirà per far fruttare il patrimonio ed avere maggiori risorse da devolvere alla causa rivoluzionaria. Raggiunto questo obiettivo si potrà passare alla seconda fase, la sollevazione, a partire dalle zone dell’Emilia Romagna in cui diverse sezioni socialiste sono attive e le proteste per una deludente politica post unitaria si sommano a quelle per la crescente povertà. Il piano in realtà si dimostrerà di difficile attuazione. Bakunin e Cafiero si riveleranno pessimi nella gestione del patrimonio che venne sperperato nei lavori della villa “La Baronata”, del podere e nell’ospitalità a chiunque ne facesse richiesta. L’arrivo della moglie di Cafiero metterà in luce queste criticità e spingeranno i due ad un aspro litigio, in seguito al quale, Bakunin maturerà la decisione di abbandonare la Baronata e recarsi in Italia senza il suo compagno Carlo Cafiero. Una volta giunto a Bologna, nelle spoglie del ricco tedesco Armfeld inizierà il suo ultimo tentativo di innescare una rivolta che avrebbe dovuto investire il mondo intero, abbattendo ogni stato, governo e regime.
Ho iniziato a leggere questo libro per caso e con scarso entusiasmo. Avevo ordinato dei volumi che tardavano ad arrivare, ho visto questa vecchia edizione in libreria (del 1972) e ho iniziato a leggerla. In realtà si è rivelata una bellissima scoperta. E’ un romanzo storico ricco di avvenimenti e personaggi reali. La prosa è antiquata quindi ho dovuto abituarmi un po’ prima che la lettura divenisse scorrevole ma è stato assolutamente appassionante. I dialoghi sono stupendi e conditi con un’ironia eccezionale. Racconta la parabola di Bakunin, uscito sconfitto dall’internazionale, tenta un’ultima volta di realizzare il suo sogno. Essendo un romanzo, ai fatti storici, si aggiunge l’umanità dei personaggi che rende la lettura piacevole e stimolante. Devo ringraziare i ritardi del corriere perché altrimenti, con tutta probabilità, non l’avrei mai letto.