Per la prima volta viene proposta in Italia un'antologia delle liriche di uno dei maggiori poeti danesi contemporanei, Henrik Nordbrandt. Nato a Copenaghen nel 1945, Nordbrandt ha scelto di trascorrere gran parte della sua vita lontano dalla propria terra, sotto i cieli meridionali della Spagna, della Grecia e della Turchia, soggiornando spesso anche in Italia. Il suo interesse per i paesi mediterranei non è quello di un turista, ciò che lo ha spinto nel meridione d'Europa non è il tradizionale viaggio dell'uomo del Nord alla ricerca di mondi esotici e idealizzati, ma un sentimento di estraneità e di irrequietezza. La sua opera è costantemente attraversata dalla diffusa sensazione di trovarsi sempre nel luogo e nel momento sbagliato. In una tale condizione di spaesamento il poeta è solo: solo di fronte al mondo che osserva e descrive nelle sue metafore, solo di fronte all'amore, che della sua poesia è uno dei temi ricorrenti, solo nell'inquieto passaggio dall'uno all'altro degli innumerevoli luoghi che popolano i suoi scritti. L'autoironia, il graffiante sarcasmo, l'elementare sensualità della sua lingua impediscono tuttavia alla poesia di Nordbrandt di rinchiudersi nella commiserazione di sé e del mondo, ma la aprono, piuttosto, a un dialogo positivo con la realtà, che rende la voce di Nordbrandt atipica nel panorama della lirica danese di questi anni. Negli ultimi tempi, del resto, al confronto con l'alterità del mondo mediterraneo si è affiancata una riscoperta del paesaggio danese, dell'intimità del rapporto con i luoghi d'origine, radicata però in una prospettiva più ampia. Dal suo debutto nel 1966, con il volume Digte (Poesie), all'ultima raccolta, Drømmebroer (Ponti di sogno), del 1998, Nordbrandt ha tracciato una delle parabole più significative della Danimarca contemporanea, ricevendo numerosi riconoscimenti. "Il nostro amore è come Bisanzio" comprende una scelta dalle oltre venti raccolte pubblicate da Henrik Nordbrandt nell'arco degli ultimi trent'anni con l'obiettivo di rappresentare questo percorso.
Henrik Nordbrandt was a Danish poet. His first volume, Digte (Poems), came out in 1966. In 2000 he was awarded the Nordic Council's Literature Prize for Drømmebroer (Dream Bridges).
"E il mare è pieno di vecchie navi stanche che abbiamo affondato nei nostri tentativi di raggiungerci."
Leggere Nordbandt è morire di freddo pur essendo immersi nel caldo inviluppo dell'arancio, del verde e del blu mediterranei. E' guardare un tenero, giovane olivo della macchia sussultare sotto le raffiche del vento del nord, un vento tagliente, che non perdona, e provare pietà per quel povero arbusto che si piega come a elemosinare dalla terra un appiglio più saldo. Ma è anche cambiare prospettiva, e chiedersi se il vero mendicante non sia invece il vento, troppo gelido e maldestro per far capire all'albero che voleva solo giocare con i suoi rami, come fanno le brezze estive nelle poesie. Ma non ci sa fare. Ha barattato le sue terre battute per un olivo capriccioso e il calore di un luogo che non è il suo.
A differenza di questo vento, però, Nordbrandt si impadronisce di scenari del tutto estranei a quello del suo luogo natio, la Danimarca, costruendo i suoi testi con immagini calde, palpitanti, richiamando le culture dei Paesi che ha visitato, come la Turchia e la Grecia, a comporre visioni ardenti come il sole di questi paesi. I componimenti dello stampo "mediterraneo-orientale" risultano ancora più esotici se messi a confronto con altre poesie in cui tali riferimenti sono assenti, e che si tengono perciò su una linea differente, forse più composta, forse più rassegnata, e che ho amato né più né meno delle prime, solo in modo diverso, perché sono due rami della poetica di questo autore che -ma questo solo dal mio punto di vista- necessitano di essere non separati, ma comunque distinti.
Per me, Il nostro amore è come Bisanzio è stata una rivelazione. E' in corso la mia lotta per riuscire a racimolare qualche altro testo di Nordbrandt, sia anche solo un appunto preso dietro lo scontrino del bar. Arrivata a questo punto, ne ho un bisogno assoluto.
Oltre alla poesia che dà il titolo all'antologia italiana di questo poeta danese contemporaneo - e che da sola varrebbe tutto il libro(se la cercate in rete attenzione: spesso viene riportata solo la prima "stanza", ma ce ne sono altre tre e devono essere lette) - ne cito solo un'altra, ma giusto per ragioni brevità. Da leggere, per sprofondare nelle suggestioni senza tempo della luce orientale che illumina le città e i porti delle terre lambite dal mare che sta in mezzo alle terre. E sostarvi, indugiarvi, senza alcuna fretta. *** In un porto del Mediterraneo
Io non so cosa sia più importante: la dolcezza speziata del caffè amaro mescolata al gusto della prima sigaretta del mattino o l’odore di pesce e barche verniciate di fresco. I vestiti sbiaditi sul filo fra i mandorli in fiore o i monti che li mettono in risalto... No, nulla di ciò, ma tutte queste cose insieme rivelano che ho trascurato qualcosa e che la sua presenza mi tormenterà per il resto della vita perché l’ho ignorato mentre era qui.
Llevaba un tiempo huyendo de la poesía y las fachadas que levantan los poetas. Este es el libro que me hace regresar a ella, a la fragilidad de su violencia, de su amor, de su infantil fortaleza, que requiere del lector un acto de madurez.
No estoy poetizando, lo que estoy diciendo, es que esta es poesía de verdad.
Leer a Nordbradt es conectar con uno mismo y reflexionar acerca de la existencia y su sentido. Un recorrido muy interesante que permite al lector evolucionar junto al autor. Increíble lo que emociona su expresión poética. · · · Reading Nordbradt is connecting with oneself and reflecting on existence and its meaning. A very interesting journey that allows the reader to evolve with the author. Incredible what his poetic expression moves.
Nordbrandt es considerado uno de los mejores poetas nórdicos contemporáneos, ha sido varias veces candidato al Nobel y aunque me imagino que se debió haber perdido algo en la traducción, este libro deja ver por qué es tan laureado. Además, Francisco Uriz (el traductor) logró que el poeta revisara página por página la antología, lo cual da cierta garantía. Los poemas que más me gustaron fueron los que saben a la lejanía; escribe mucho sobre el viaje, las ciudades, la soledad, el abandono, el nomadismo, el no pertenecer a ningún lado y no llegar nunca a poseer nada; al mismo tiempo, consigue hacerte abrazar y sentir el mundo entero como un hogar. Poniéndome más abstracta, diría que es un poeta de la mañana, de esa luz transparente que toca el inicio de los días y las cosas. Siguiendo con la metáfora, a veces la luz podría ser más bien de madrugada: apenas iluminando las ruinas de los días anteriores. Pese a todo, no llegó a parecerme triste. Quizás gracias a que casi siempre tiene un vuelco irónico para cuando todo va «mal». Es una voz viva y de lo vivo para quien hasta los muertos tienen ansias.