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Judenrampe: Gli ultimi testimoni

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Sono usciti vivi da Auschwitz-Birkenau, Mauthausen, Dora, Ebensee, Dachau, Buchenwald, Ravensbrück, Bergen Belsen nonostante il lavoro forzato, la fame, il freddo, le botte, gli esperimenti, gli appelli, le selezioni, le marce. Tutti loro, all’epoca adolescenti, richiamano alla memoria l’istante in cui sono stati separati dai loro genitori, l’ultimo abbraccio, i baci e le urla. E poi l’ quando tennero lo sguardo fisso sui piedi per non vedere, quando videro i soldati giocare al tirassegno con i bambini, quando videro i compagni di prigionia morire a pochi minuti dalla liberazione, quando non furono creduti al loro ritorno a casa. Tra le testimonianze raccolte da Anna Segre e Gloria Pavoncello ci sono ebrei catturati in Italia, a Fiume, a Rodi, in Grecia, in Ungheria, in Libia, oppositori politici e militari sconfitti, ci sono le loro voci in presa diretta che scavano nella memoria per restituirci non l’accurata ricostruzione storica di quegli eventi, ma gli istanti in cui persero la loro innocenza. Oggi, a distanza di oltre sessant’anni, queste parole sono un documento prezioso, l’ultima prova tangibile di una crudeltà che non dobbiamo dimenticare. Quando il ricordo dello sterminio nazista sarà affidato esclusivamente ai libri di storia, ai documenti, alle foto, ciascuno di noi non dovrà permettere che “la Shoah faccia la stessa fine delle guerre puniche, che se ne parli senza emozione”.

217 pages, Paperback

First published January 1, 2010

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Profile Image for Dolceluna ♡.
1,280 reviews176 followers
August 10, 2017
Questo libro racchiude alcune delle più preziose testimonianze di ebrei italiani e non sopravvissuti ai più famigerati campi di concentramento e sterminio nazisti, primi fra tutti quello di Auschwitz. Nomi tristemente noti che urlano o sussurrano il dolore nascosto di ciò che hanno provato sulla loro pelle: da Ida Marcheria a Shlomo Venezia, da Nedo Fiano a Liliana Segre, tutti sono passati per la "judenrampe", la banchina ferroviaria che segnava il passaggio dalla loro vita passata al futuro infernale del campo, un futuro fatto di sopruso, violenza, perdita della propria dignità. Ciò che mi ha colpito di questo libro è stato, oltre alle sfumature chiramente personali di ogni racconto, il ritratto lirico, ad opera delle curatrici, che segue ogni singola testimonianza riassumendola in maniera efficace e dando al libro stesso un taglio poetico oltre che narrativo. Esemplari sono poi le testimonianze di silenzio (volute, come nel caso di Marisa di Porto, o no, come nel caso di Settimia Spizzichino, ora deceduta), a dimostrazione dell'indicibile impossibile da restituire, in maniera filtrata, a parole. In conclusione un documento importante, di narrazione e poesia, per un monito all'umanità.
Profile Image for Ely  Danieli.
186 reviews
May 27, 2020
Leggere sull'Olocausto ti colpisce non solo come uno schiaffo in faccia ma anche come un pugno nello stomaco. Ti obbliga ad abbassarti, a sentire dolore e a vergognarti. Vergognarti di essere un uomo e pensare che altri "uomini" come te possano aver compiuto queste atrocità ad altri tuoi simili. I racconti di queste testimonianze, tra cui Lilian Segre, Pietro Terracina ecc... partono dall'arrivo alla Judenramp, il binario al centro di Auschwitz, e della paura e disorientamento che hanno vissuto. Le atrocità del campo e del loro ritorno a casa, che doveva essere fonte di gioia ma che non sempre fu così. Consiglio davvero la lettura di questo libro perché anche se è un argomento trattato in molti libri le voci delle testimonianze dei sopravvissuti non vanno mai dimenticate
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