Terza liceo 1939 è la memoria di un episodio vero, incredibile e penoso, occorso a una studentessa di liceo: e potrebbe accadere anche oggi, e forse accade un suo simile. Sicché questo libro in primo luogo fa interrogare sull'urgenza di rivedere ogni situazione in cui - per necessità d'ordine o d'efficienza - persone umane siano esposte per un lungo periodo a un potere regolare e insieme arbitrario, come vige nelle istituzioni educative di ogni livello. Ma nel racconto di Marcella Olschki (che data 1956, ricevendo in quell'anno un premio significativo) a quell'episodio, centro e acme del libro, si arriva gradualmente, alla fine di un attento viaggiare dentro a una classe di liceo fascista. Gli alunni di sempre, i professori alcuni bravi altri miseri con un in più di conformismo servilistico e, a segnare il divario tra la scuola di ieri e quella d'oggi, un'invadente propaganda fascista tanto imbecille da originare effetti esilaranti. E Piero Calamandrei, nella Prefazione al volume, faceva notare quanto diversa la risata di quei giovani dai visi di ferro dei loro coetanei biondi che presto gli italiani avrebbero conosciuto nella divisa nera delle SS. Non aderivano, gli studenti della III Liceo dell'A. S. 1939, alla sostanza di una scuola in cui la mancanza di ogni libertà di scelta autonoma, inibiva ogni interesse sincero e meditato. E quella estraniazione, nel contesto del totalitarismo, aveva effetti di libertà. Ma la stessa estraneità, in un liceo che, a parte la mistica fascista, in realtà, non è cambiato molto nemmeno per la legge, in una società pluralistica come è quella d'oggi, che effetti avrà? È la domanda di questo ricordo degli anni di scuola.
Un bel libro, davvero, semplice e, nonostante tutto, profondo al punto giusto. L’autrice ripercorre con gentile tenerezza gli anni della scuola, raccontandoci di episodi che le sono accaduti per davvero destreggiandosi con estrema abilità tra descrizioni di alcuni suoi compagni e professori ed esperienze che hanno segnato più o meno la sua vita. Il fatto principale, si potrebbe chiamare fattaccio per come viene trattato non solo dall’autrice, al tempo diciottenne, ma anche dalla controparte, avviene dopo la prima metà del libro. Si tratta di uno scherzo fatto al professore più odiato, uno scherzo che lui, fiero nella sua camicia nera di pubblico ufficiale fascista, interpreta come il più spietato degli insulti e porta la ragazza ad un penoso processo che mette in discussione sia il gioco della ragazza sia le sue origini. Un fatto che oggi diremmo scandaloso, eppure non così impossibile come vorremmo pensare, che ci mostra la cruda realtà di un regime che ama soffocare la libertà anche in piccoli gesti apparentemente innocenti.
Storia vera raccontata con l'aria disincantata di una liceale che descrive il suo quotidiano non rendendosi forse in fondo conto del momento storico che si trova a vivere ... alcune pagine sono addirittura divertenti. Ma non mi ha catturato in pieno.
Vale però assolutamente l'acquisto la prefazione di Piero Calamandrei scritta in occasione della prima edizione del libro nel 1955... ho trovato assolutamente indimenticabile la descrizione della figura del maestro
Este libro me llamaba la atención tanto por la temática como por estar narrado en primera persona por la autora, pero la verdad es que me he llevado una pequeña decepción. Es breve, se lee con facilidad y está bien escrito. Además, se centra sobre todo, en la adolescencia de la protagonista, en el trato que recibía el alumnado en aquel momento en el instituto y en una experiencia negativa que tuvo que soportar por el hecho de ser judía, entre otras cosas. Son sin duda acontecimientos interesantes, pero que solo se plasman los hechos, sin profundizar más. Creo que lo más impactante de la novela sucede casi al final y aunque es un libro corto, habría ganado si se planteara ese conflicto mucho antes. Desde mi punto de vista se queda demasiado en la superficie, me hubiera gustado saber cómo se vivía aquel año en otros ámbitos de la vida de la protagonista o de la de su familia. Es, como dice el título, una postal que narra determinados detalles que fueron significativos en aquel año 1939. Me ha parecido interesante, pero demasiado breve, me he quedado con las ganas de más. Como siempre digo, de cualquier lectura se pueden sacar cosas positivas e interesantes, así que me quedo con ese pensamiento.
Ricordi di scuola dell'autrice, che non fece mai mistero di avere un carattere peperino e indipendente, volitivo ma non capriccioso. Viene chiamato 'romanzo', ma è più un breve diario di una parte della sua vita scolastica sotto il fascismo, una narrazione che parla in modo anche sregolato della sua quotidianità tra i banchi di scuola, culminante in un evento destinato a cambiarla. Una bella penna, indubbiamente, con del gusto ma poca sostanza.
Uno spaccato della vita scolastica (e non) di un'adolescente alle prese con le assurdità della disciplina fascista, alle cui interferenze con la quotidianità ella si ribella con conseguenze sproporzionate rispetto all'offesa, giustificata. Scrittura scorrevole e gradevole nella lettura.
Una joyita que gana enteros en su final. Italia 1939, el fascismo en el liceo contra una alumna no aria que gasta una broma protesta Y todos callaron de nuevo.
Impressiona per il contrasto tra l'inizio nostalgico, lieve e divertente e l'assurda meschinità del processo alla cartolina. Peccato risenta di essere poco approfondito. Acuto Piero Calamandrei nella prefazione, che imputa al periodo fascista l'introduzione del conformismo in un certo tipo di rapporti col potere, oggi ancora diffuso ad es. nell'ipocrita relazione politica-chiesa.