La storia di Medea, principessa della Colchide, è una delle più cupe nell'universo del mito antico. Innamorata del greco Giasone, per lui tradisce il padre, uccide il fratello, abbandona la patria. Ma l'evento che la caratterizza in modo assoluto è quello che Euripide ha scelto di portare in scena nel suo dramma: l'uccisione dei figli, l'atto estremo con cui essa si vendica dell'abbandono di Giasone. Per questo gesto Medea si impone all'immaginario occidentale. In Euripide il personaggio conserva la sua ambiguità e rivendica, attraverso lo schermo del mito, la sua non appartenenza all'universo dei valori umani; Seneca riversa ogni colpa sul personaggio cupo e malefico della maga straniera; le rielaborazioni moderne cercano invece di ancorare a una realtà comprensibile, ed entro certi limiti anche giustificabile, un gesto che di per sé e incomprensibile e ingiustificabile. Si fa strada così la figura di Medea vittima delle circostanze avverse e del destino (Grillparzer), e poi quella di Medea straniera ed esule, esclusa e respinta dalla comunità che la ospita (Alvaro): un percorso che tende ad alleggerire il peso della colpa chiamando in causa ragioni esterne, inevitabili e determinanti. Alla fine l'infanticidio appare dettato da un'estrema necessità di proteggere e di amare, da un esasperato senso di pietà materna. E tuttavia l'atto rimane, epilogo irreversibile e nodo irrisolto nella tragica storia di Medea.
Euripides (Greek: Ευριπίδης) (ca. 480 BC–406 BC) was a tragedian of classical Athens. Along with Aeschylus and Sophocles, he is one of the three ancient Greek tragedians for whom any plays have survived in full. Some ancient scholars attributed ninety-five plays to him, but the Suda says it was ninety-two at most. Of these, eighteen or nineteen have survived more or less complete (Rhesus is suspect). There are many fragments (some substantial) of most of his other plays. More of his plays have survived intact than those of Aeschylus and Sophocles together, partly because his popularity grew as theirs declined—he became, in the Hellenistic Age, a cornerstone of ancient literary education, along with Homer, Demosthenes, and Menander. Euripides is identified with theatrical innovations that have profoundly influenced drama down to modern times, especially in the representation of traditional, mythical heroes as ordinary people in extraordinary circumstances. This new approach led him to pioneer developments that later writers adapted to comedy, some of which are characteristic of romance. He also became "the most tragic of poets", focusing on the inner lives and motives of his characters in a way previously unknown. He was "the creator of ... that cage which is the theatre of William Shakespeare's Othello, Jean Racine's Phèdre, of Henrik Ibsen and August Strindberg," in which "imprisoned men and women destroy each other by the intensity of their loves and hates". But he was also the literary ancestor of comic dramatists as diverse as Menander and George Bernard Shaw. His contemporaries associated him with Socrates as a leader of a decadent intellectualism. Both were frequently lampooned by comic poets such as Aristophanes. Socrates was eventually put on trial and executed as a corrupting influence. Ancient biographies hold that Euripides chose a voluntary exile in old age, dying in Macedonia, but recent scholarship casts doubt on these sources.
L'edizione è spettacolare, utilissima per leggere e confrontare tra loro diverse versioni dello stesso mito. A breve prevedo, in fatti, di procurarmi anche le raccolte dedicati ad altri personaggi mitologici. La Medea di Grillparzer merita da sola 10 stelle, con un lavoro sui personaggi (tutti, anche i minori) riuscitissimo e semplicemente fantastico. Purtroppo, la versione di Alvaro l'ho trovata invece completamente distaccata dal mito e, a tratti, superficiale.
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Prima di addentrarmi nella recensione vera e propria, suppongo di dovervi confessare di provare una certa antipatia nei confronti di Seneca fin dai tempi del liceo: quindi, ecco, quanto scriverò a breve potrebbe anche essere il frutto di un cospicuo pregiudizio da parte mia.
Bene, detto questo, la peggiore Medea di questo ventaglio di pièce teatrali è senz’alcun dubbio quella di Seneca. Insomma, dai, l’unica cosa che ci trasmette Seneca è che Medea è una strega straniera e cattiva e che quindi nessuno dovrebbe stupirsi di come sono andate a finire le cose – con buona pace delle ambiguità che ancora oggi ne fanno un mito capace di farci arrovellare.
Subito dopo viene la versione di Grillparzer, dove Medea non può smettere di essere straniera agli occhi dei greci, ma non mi è parso avesse la stessa potenza espressiva di quella di Alvaro. Non so, Grillparzer ha tratteggiato una Medea così debole e così prona a quest’inevitabile destino da non rendermela credibile.
La versione di Euripide, invece, semplicemente ci mostra Medea in tutta la sua ambiguità, lasciando allo spettatore tutta la difficoltà di sbrogliare questa matassa che vede intrecciati sentimenti di umana empatia per la condizione di donna straniera abbandonata e civile condanna per i suoi crimini atroci.
Infine, la versione di Alvaro si rivela in tutta la sua attualità, trattando con molta forza, come accennavo prima, il tema dell’intolleranza e del pregiudizio nei confronti della donna straniera, un atteggiamento che scatenerà contro Medea un violenza cieca e stupida in grado di precipitare al tal punto gli eventi da generare la tragedia.
CREONTE «E d’altra parte, tante visite frequenti di mercanti, naviganti, alla tua casa, alimentano il sospetto. C’è molta gentaglia fra questi che girano le nostre terre. Feroci briganti, saccheggiatori, predatori. La gente teme. Il mondo sta diventando troppo grande. Ci sono troppi audaci che bramano i regni altrui. E ora il popolo vuole vivere in pace, col suo lavoro, tra le mura domestiche e il muricciolo del suo campo. È una bella cosa il progresso. Non sarò io a negarlo. Io sono per il progresso. Ma la gente vuole starsene tranquilla. E più si aprono le vie del mondo, più la gente si chiude. Più grande la terra, più limitata la gente.»
4,5 stelle* non gli do 5 stelle solo perché effettivamente la versione di alvaro si discosta dalla medea della tradizione e perciò in certi punti risulta anche fuori contesto; ma effettivamente conferisce un tocco di novità al susseguirsi della stessa storia per quattro volte e ho saputo apprezzare soprattutto la parte finale della sua versione, che dà anche una visione più moderna della vicenda. in tutte le versioni mi è piaciuto molto il fatto che si siano soffermati sullo sgomento di medea nell’essere ritenuta l’unica colpevole dei delitti che giasone l’aveva spinta a compiere! e per il resto mi piacerebbe davvero costruire un dibattito su ognuna delle versioni perché la storia in sè porta una controversia non abbastanza discussa e lasciata sempre in sospeso, ovvero la consapevolezza di tutti che l’atto di medea sia di una crudeltà immane, ma anche la tendenza comune (o almeno spero) ad attenuare la sua colpa guardando al suo passato e al tradimento subìto. davvero una delle tragedie che non dovrebbero scomparire mai e su cui non si dovrebbe mai smettere di riflettere
Wow! I was sort of expecting it to be a Girlboss revenge story but instead it was a moving lesson on the lengths we go to to hurt people in the name of justice.
Medea di Euripide (431): **** la più potente e efficace "MEDEA [...] noi donne per natura siamo incapaci di belle azioni ma nelle arti del male siamo molto esperte." pag. 35
Medea di Seneca: ** troppo raccontata, molte cose sono riportate e non agite sulla scena; troppe divagazioni "NUTRICE Taci, ti prego, soffri nel tuo cuore. Chi sopporta in silenzio e con pazienza i colpi ricevuti, può ricambiarli: pericolosa è l'ira che si cela; l'odio palese perde la facoltà di vendicarsi. MEDEA Lieve è il dolore in grado di ragionare e di dissimularsi: i grandi mali sono senza velo." pag. 70
Medea di Franz Grillparzer (1821): *** troppo lungo e si cerca di presentare una Medea in massima parte innocente "MEDEA Il mondo intero mi maledice per causa tua, io stessa mi odio e mi detesto per causa tua, e tu mi abbandoni?" pag. 155 "MEDEA Mi hanno detto malvagia e non lo ero, ma ora sento che si può diventarlo. Ah, che cose orribili, atroci stanno nascendo e prendendo forma dentro di me, è spaventoso, mi fa rabbrividire eppure anche me ne rallegro, di una gioia feroce." pag. 165 "MEDEA A te sembra che la morte sia il peggiore dei mali, ma io ne conosco uno molto più crudele: l'infelicità." pag. 183
Lunga notte di Medea di Corrado Alvaro (1949): *** Creusa che non muore a causa di Medea ma per un suggerito suicidio e i figli uccisi per non farli linciare dalla folla invece che per fare del male a Giasone snaturano a mio parere il finale "NOSSIDE Orribile a vedere le cose che accadono mentre noi siamo assenti. Deve essere come la morte. MEDEA (sfinita) Peggio, Nosside, perché ai morti il cuore non duole." pag. 198-9 "PERSEIDE [...] Nessuno conosce quanta forza l'uomo deve alla sua donna. S'egli trionfa, è lui. S'egli perde, è colpa della sua donna. S'egli la abbandona, è di lei disonore e vergogna. Se ella partorisce un maschio, ci si rallegra con lui. Se lui dovesse partorire, il mondo sarebbe spopolato. Se lei dovesse combattere, farebbe meno fatica che a custodire un uomo." pag. 245
Sono sempre stata affascinata dalla storia di Medea, tanto che al liceo mi feci regalare per il compleanno la versione di Christa Wolf (che rimane la mia preferita). Quando all'università mi venne data la possibilità di scegliere il tema del corso monografico, non ebbi dubbi (e il 30 e lode conferma la mia scelta!). Ho letto un decina di versioni diverse, ho visto il film di Pasolini e il 5/11/2013 ho visto Maria Paiato interpretare Medea a teatro.
Medea di Seneca Qui Giàsone è un padre amorevole, un vero greco, razionale, che non si può separare dai figli. Il coro approva il suo comportamento. Medea è straniera, barbara, una maga spietata e diabolica. Forse è la versione che mi piace meno, Seneca non nasconde la sua misoginia, attacca Medea per la sua diversità. Teatro: voto 7. Scenografia ottima, pessimi costumi (Creonte con il cappello da cowboy?!?), interpretazione esagerata: Medea come una pazza (invece in Seneca è lucida, fa ciò che fa consciamente; ma la Paiato fa solo ruoli da schizzata, dopo 6 suoi spettacoli ne sono sicura), gli altri bravini. Un po' delusa dal coro composto da un solo uomo.
Este fue un libro que sorprendentemente me gustó más de lo que esperaba. No suelo leer teatro u obras griegas pero esta es una muy buena y que disfrute mucho. Me gusto todo el salseo que trae el libro y siento que mejoro la lectura para mi. Algunas partes eran difíciles de entender pero por lo demás el vocabulario no se me hizo tan complicado a pesar de que fuera una historia de hace siglos. El final pudo haber sido un poco mejor pero no me quejo. Me hizo reflexionar de cosas importantes como el tema de la mujer o la venganza. Jason te odio 🫶.
Es corto, con buen prologo y epilogo para contextualizar la obra. La obra en si me ha encantado, lo leí por conocer el origen del deus ex machina, y me ha sorprendido lo entretenido y fácil de leer que resulta al estar escrito en verso.