Coefore è la seconda parte dell'Orestea, un complesso di tre tragedie (Agamennone, Coefore, Eumenidi) le cui radici affondano nella tradizione mitica dell'antica Grecia. Spaziano dall'assassinio di Agamennone da parte della moglie Clitemnestra, alla vendetta del figlio Oreste che uccide la madre, alla persecuzione del matricida da parte delle Erinni e alla sua assoluzione finale ad opera del tribunale dell'Areopago. Le coefore, ovvero le portatrici di libagioni per i defunti, si recano sulla tomba di Agamennone. Oreste, figlio del re degli argivi, dieci anni dopo l'omicidio del padre Agamennone, ucciso dalla madre Clitemnestra, torna ad Argo. Su ordine di Apollo, è determinato a portare a compimento la propria vendetta uccidendola propria madre che, con l'amante Egisto, si è macchiata di uxoricidio. Con le Coefore, Eschilo compone un inno alla Colpa e all'Espiazione che troverà il suo compimento nelle Eumenidi. Traduzione di Ettore Romagnoli.
Prosegue il dramma nella casa degli Atridi e la vendetta richiama vendetta in una spirale di brutalità. La vicinanza della sorella Elettra e il supporto del coro di schiave troiane portano il protagonista di quest'opera, Oreste, a compiere il proprio destino. Sul finale però prevalgono dubbi e sensi di colpa che già aprono la strada alla prossima opera. Il coro delle Coefore ha un ruolo importante e molto presente, per i miei gusti quasi troppo.