Per sfuggire agli intrighi della turbolenta e infida corte di Terre D'Ange, il giovane Imriel de La Courcel, terzo in linea di successione al trono, si è stabilito sotto falso nome a Tiberium. Ma le ombre del passato lo hanno seguito: la sua amante, la bellissima Claudia Fulvia, dopo aver scoperto il suo segreto, lo ha infatti coinvolto nei loschi affari della Gilda Invisibile, una setta segreta ramificata in tutto il regno. E adesso in città qualcuno lo vuole uccidere, come dimostra l'attentato cui il ragazzo è sopravvissuto per miracolo. Perciò, stanco di nascondere la propria identità e di difendersi da nemici senza volto, Imriel capisce che l'unica soluzione è andarsene da Tiberium e affrontare i suoi doveri di principe, accettando il matrimonio combinato con Dorelei mab Bredaia, sorella dell'erede al trono di Alba. E l'occasione di partire si presenta quando l'amico Lucius gli annuncia che si sposerà e gli chiede di accompagnarlo a Lucca, dove si svolgeranno le nozze. Tuttavia, al loro arrivo, i due giovani si trovano di fronte a una scena sconcertante: la torre campanaria è in fiamme, le mura sono circondate da un esercito di mercenari e la promessa sposa di Lucius è stata rapita...
Jacqueline Carey (born 1964 in Highland Park, Illinois) is an author and novelist, primarily of fantasy fiction.
She attended Lake Forest College, receiving B.A.'s in psychology and English literature. During college, she spent 6 months working in a bookstore as part of a work exchange program. While there, she decided to write professionally. After returning she started her writing career while working at the art center of a local college. After ten years, she discovered success with the publication of her first book in 2001.
Currently, Carey lives in western Michigan and is a member of the oldest Mardi Gras krewe in the state.
Un unico commento per un unico romanzo (titolo originale: Kushiel’s Scion), diviso in due parti dall’editore italiano per motivi a me ignoti e incomprensibili e che, per la mia pace mentale, è meglio rimangano tali.
Le seconda trilogia di Carey ambientata nel mondo di Terre D’Ange ci propone un nuovo protagonista che narra le sue vicende in prima persona, come Phèdre faceva nella prima trilogia. Se non nomino il protagonista in questione è per evitare qualsiasi genere di spoiler, visto che compare come personaggio anche nella trilogia di Phèdre, fatto che rende questa serie dipendente da quella che la precede, senza la quale non può essere letta, perché i riferimenti ai fatti accaduti sono molti e importanti e perché lo splendido worldbuilding creato dall’autrice è spiegato nei dettagli nei primi libri, mentre qui molte cose sono date (giustamente) per scontate.
La prima trilogia mi era piaciuta moltissimo per vari motivi: una protagonista interessante con una caratteristica che la rende unica nel suo mondo, storie coinvolgenti e di ampio respiro e, soprattutto, una trattazione del sesso, di solito un argomento tabù, nel fantasy e non solo, spogliato dell’aura di peccato per renderlo ciò che dovrebbe essere: qualcosa di bello e naturale, quale che sia la forma che assume, perché ciò che conta è il precetto del Beato Elua ‘ama a tuo piacimento’.
Una simile premessa può già far intuire qualcosa sul mio giudizio su questo libro. Non è che non mi sia piaciuto per nulla, ma di certo l’ho trovato inferiore rispetto ai precedenti e le mie aspettative, date non solo dalla trilogia di Phèdre, ma anche dall’intrigante sinossi di Goodreads, sono state piuttosto deluse.
Mi sono piaciute la prima parte e la parte conclusiva, forse perché le più vicine alla trilogia precedente, mentre la parte centrale è un po’… meh.
La storia, rispetto ai libri precedenti, è decisamente deboluccia, un po’ provinciale e il protagonista passa dall’essere riflessivo e ombroso a causa del traumatico passato a… non saprei come dirlo, senza fare spoiler e senza risultare volgare. Diciamo che l’ottima trattazione che Carey ha fatto nei suoi libri precedenti dell’argomento sesso qui non è più così ottima, e talvolta scivola in quel cringe che io quasi sempre rimprovero nei romance.
Le aspettative create dalla sinossi di Goodreads, riguardanti uno dei personaggi migliori della prima trilogia (un villain, ma che villain!), sono state disattese perché questa parte della storia rimane molto sullo sfondo. Il finale però dà l’impressione che sarà il tema centrale del libro successivo, quindi le mie aspettative per la prosecuzione di questa serie sono di nuovo alte.
Confermo che avrei preferito che il primo libro della trilogia di Imriel non fosse stato diviso in due volumi. Penso che sotto alcuni punti di vista in questo libro ci sia più azione rispetto al primo, e che comunque ci sia una serie di avvenimenti anche interessanti… In ogni caso in alcuni momenti la lettura mi ha leggermente annoiata, come è stato il caso durante l’assedio di Lucca (potrebbe anche essere una semplice questione di gusto personale). Ad ogni modo ho sempre apprezzato la scrittura dell’autrice e anche il suo modo di narrare i momenti più di quiete e di introspezione interiore di Imriel. Penso che lui sia maturato nel corso delle vicende. Non ho particolarmente gradito la dinamica Lucius-Gallus Tadius, non mi ha convinta. Avrei gradito inoltre un approfondimento sulla relazione tra Imriel e Lucius. Eammon mi è piaciuto e sono stata commossa per lui alla fine, ho addirittura pensato che mi sarebbe piaciuto leggere il suo punto di vista . Canis… avevo il sospetto che fosse esattamente chi si è rivelato essere! Sono molto curiosa delle implicazioni che quella rivelazione avrà per il seguito della storia di Imriel! . Una delle mie parti preferite del libro è stata senza dubbio l’ultima, quella del ritorno a Terre D’Ange. Ormai sento anch’io un certo patriottismo per la patria degli angeline <3. Sento che le basi per i prossimi libri del ciclo di Imriel sono molto promettenti! Non vedo l’ora di leggere anche
Ma da dove salta fuori ora l'espressione Aye che nella trilogia precedente non era nemmeno accennata ed in questa invece sembra sulla bocca di tutti? Bhà, misteri del nuovo traduttore. Che comunque si fanno sentire! Per quanto riguarda invece la vicenda narrata in questa seconda parte del fui libro unico originario, ha alti e bassi. I bassi, dove ho sfiorato una certa noia e deplorevole voglia di abbandono riguardavano i momenti di vita in Caerdicca Unitas. Questo rimescolamento e la suppurazione di un retaggio italico all'interno della vicenda di Imriel e della sua scalata alla maturità e alla consapevolezza di se stesso, in un territorio a me familiare, ha reso il racconto troppo vivo e poco illusorio, al di la di territori e tempo raffigurabili che invece mi hanno animato nella vicenda di Phedre. Purtroppo un confronto tra i due è inevitabile, così come il mio approccio a un narratore maschile, ormai abituata a quello femminile consueto. Ma nonostante tutto, il fascino della vicenda, i trucchi emblematici e l'intreccio che la Carey è riuscita ad architettare hanno risollevato il morale soprattutto nelle ultime battute. Sufficientemente piacevole, ma mi aspetto di più dai prossimi due. Visto che tra sacrificio coniugale e amoroso ce ne saranno comunque delle belle! Poco più che 6 e 1/2!
INCIPIT : "Acqua". Mastro Piero si sporse sul bordo che circondava la Fontana della Carrozza, immerse nel liquido una mano a coppa e la sollevò, lasciando filtrare rivoletti d'acqua tra le dita.
Scrittura bella esattamente come siamo abituati dalla Carey, ma trama con poco spessore per questo libro. Non è all'altezza dei precedenti, includendo la trilogia della Casa della Notte, meno avvincente e con molta meno suspance...tranne nell'ultima pagina ovviamente per aspettare il seguito. E' un libro di intermezzo, se l'avesse riassunto in cinquanta pagine all'inizio del prossimo mi avrebbe fatto più piacere. Perché il libro, che scorre, l'ho letto tutto aspettando che succedesse qualcosa di eclatante che non è mai avvenuto. Poi mi mancano Phedre e Joscelin...lo so che loro hanno già avuto una saga tutta loro! Ma uffi!
Rispetto alla primo libro la parte centrale e’ stata più pesante da leggere ma verso il finale ho ripreso a divorarlo. Sara’ che come Imri avverto sempre l’iimpazienza e il desiderio di ritrovare la famiglia del cuore che ho trovato in Terre D’ange.
Kushiel's Scion, parte 2 Confermo quanto detto nella prima parte. La divisione non ha il minimo di senso, se non quella di guadagnare il doppio sul prezzo di copertina. L'intreccio infatti si snoda quasi tutto in questa seconda parte, accentuando ancora di più la sensazione che tutto il primo volume fosse soltanto una lunga introduzione. Inoltre, il romanzo completo non è di una lunghezza così insostenibile da scoraggiare i lettori per la sua mole. Quindi la scelta editoriale è bocciata su tutta la linea. Per quanto riguarda il romanzo in sé, devo spendere una nota critica. La parte sull'assedio mi ha un po' annoiata. Forse il problema è che il personaggio di Imriel non riesce, pur essendo molto ben costruito, ad avere lo stesso carisma e la stessa empatia che provocava Phèdre, che riusciva a rendere interessanti da leggere anche i momenti di relativa "calma". Insomma, avevo l'istinto di saltare interi paragrafi per mandare avanti la storia e arrivare al dunque. Poi non l'ho fatto, perché la Carey ha comunque un ottimo stile anche per gli eventi relativamente poco significativi, ma nella fattispecie più che sentire il crescere della tensione per la battaglia sentivo crescere l'impazienza perché accadesse qualcosa. Altra piccola nota critica: il rapporto tra Imriel e Lucius, secondo me, avrebbe potuto essere trattato in maniera un po' più approfondita. Stessa cosa per gli intrighi, che mi hanno suscitato molta meno curiosità per la loro risoluzione rispetto alla trilogia precedente. Però non posso dire in tutta onestà che sia un brutto libro. È corposo, attento ai dettagli, scorrevole anche nei momenti un po' noiosi, e i personaggi nuovi non fanno rimpiangere del tutto quelli vecchi, Eamonn e Lucius su tutti. Su Sidonie sospendo il giudizio al prossimo libro, ma per ora le prime briciole di un probabile rapporto tra lei e Imriel mi sembrano sparse bene. In sostanza, secondo me questo con questo primo volume la saga di Imriel si colloca un gradino più sotto rispetto alla storia di Phèdre, ma comincia comunque facendo la sua bella figura.
Commento unico Il trono e la stirpe - Il sangue e il traditore
Con il primo libro di questa seconda trilogia ambientata in Terre d'Ange, posso dire di non essere rimasta delusa da una autrice che amo tantissimo. Inizialmente non mi è stato facile abituarmi al nuovo punto di vista, mi sembrava che certi aspetti che tanto ho apprezzato della trilogia di Phèdre fossero scomparsi, in primis quella sorta di delicatezza con cui l'autrice era solita trattare temi molto forti. Riflettendoci, non siamo più nella testa di un donna ma di un giovane uomo, per cui certe scelte stilistiche - che non saprei sinceramente se attribuire all'autrice o al traduttore - le ho trovate effettivamente più adeguate nonostate i miei puri gusti personali. Superato questo "ostacolo" ammetto di non aver comunque trovato la stessa bellezza di personaggi che invece avevano popolato la prima saga, altro aspetto che avevo assai amato (eccetto lo stesso Imriel, lui è assolutamente adorabile). Forse questi "caerdicci" sono un tantino più insipidi di angeline, cruithne e dalriada? Forse, resta il fatto che quando Jacqueline decide di farti venire la pelle d'oca ci riesce in una sola frase, con pochissime parole. E allora capisci che nulla è cambiato, che quando chiuderai l'ultima pagina del libro avrai già pronto il seguito in mano per sapere cosa ancora succederà.
Imriel, Imriel, che dire? Al netto dell'impietosa scelta di dividere il primo volume della trilogia a metà, il libro si fa leggere benissimo. Certo, Imriel non è Phèdre e francamente lo preferivo quand'era solo un bambino e ragionava, per così dire, meno con gli ormoni e più coi sentimenti. Ma d'altra parte parliamo di un ragazzo adolescente, per giunta angeline, e di un discendente di Kushiel... il lato oscuro fa parte del pacchetto, e potrebbe essere interessante vedere in che modo questo influenzerà le vicende di Imriel in futuro. Finalmente la parte introduttiva finisce e, col prossimo, si entrerà nel vivo della storia. Certo Phèdre era un personaggio magnifico e sarà difficile eguagliare i fasti della prima trilogia, ma sono molto curiosa anche di conoscere i risvolti del rapporto con Sidonie e, in generale, come andrà la storia di Terre d'Ange d'ora in avanti.
Gli eroi troppo buoni sono un bel po' noiosi, il pio Enea insegna, e anche Ettore alla fine fa sbavare per un po' della cattiveria di Achille. E qui Imriel fa venire voglia che si materializza la sua cattivissima madre a fare qualche sfracello di popoli e regni. Imri - che ha finalmente smesso di piagnucolare a ogni piè sospinto - si trova invischiato nelle trame della Gilda segreta (talmente segreta che non ci si capisce niente) per finire nell'assedio di Lucca, uno dei più noiosi nella storia del fantasy. Ci sarà un motivo se Omero della guerra di Troia non ha narrato tutti i 10 anni, ma giusto gli ultimi giorni? Ecco, Carey dovrebbe rileggersi Omero e imparare a tagliare qua e là. Ps: sempre sia ringraziato l'acquisto del Kindle.
Come tutti i libri della Carey questa seconda parte del primo volume é particolarmente incentrata sulla guerra. Allo stesso tempo gli avvenimenti sono necessari per capire come evolva il personaggio di Imriel. Sono scossa dagli ultimi capitoli e da Imriel che dice continuamente che "c'è tempo", cosa che mi fa pensare che forse non ce ne sarà. Quindi ora non vedo l'ora di proseguire con la storia!
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Decisamente sotto sotto tono rispetto agli altri libri e il motivo è il personaggio. A me Imriel non sta piacendo affatto e nel pezzo dell'assedio a Lucca mi sono bloccata leggendo una riga al giorno. Basta, una noia mortale.