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La strada che scende nell'ombra

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In un mondo diviso e stanco, l'Ombra si è destata e le Otto Genti non sanno se ci sarà l'alba di una nuova èra, oppure la fine. I prescelti dalla profezia per raggiungere la Fortezza Impenetrabile e combattere il malefico potere sprigionato dalla Gemma Bianca sono i meno presentabili che si possa immaginare. Mentre la resa dei conti si avvicina e tutti i popoli entrano in guerra, il Magus guida la Compagnia più ribalda e riottosa che si sia mai vista verso il destino che trasformerà gli ultimi, i peggiori delle Otto Terre, nei nuovi Eroi.

839 pages, Hardcover

First published January 1, 2009

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About the author

Chiara Strazzulla

5 books10 followers
Chiara Strazzulla è nata ad Augusta (Sr) nel 1990. È laureata in Filologia e Storia antica e in Archeologia del mondo greco-romano. Vive a Cardiff, in Galles, dove lavora a un dottorato e insegna Storia romana. Per Einaudi Stile Libero ha pubblicato Gli eroi del crepuscolo (2008), La Strada che scende nell'Ombra (2009) e Il rocchetto di madreperla (2015).

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Displaying 1 - 5 of 5 reviews
Profile Image for Surymae.
204 reviews32 followers
March 24, 2014
Conoscete Corrado Nuzzo e Maria Di Biase? Questo sedicente duo comico ha dato i Natali alla Casacchione Immobiliare, fittizia agenzia il cui slogan recita, appunto, "E ti prendi una sòla". Lo scopo dichiarato della Casacchione é quello di truffare i clienti, cercando di rifilargli case inesistenti.
Ce ne sono tante, di Casacchione Immobiliare, nella realtà. E non si limitano solo alle case. L'Einaudi, ad esempio, é una Casacchione Immobiliare dei libri. Basta leggere "La strada che scende nell'Ombra", di Chiara Strazzulla, per capirlo. Anzi: altro che leggere, basta guardare la cartina all'inizio del romanzo. No, non mi riferisco alla sirena scostumata che indica il Nord, bensì agli evidenti segni di gomma da cancellare che sono un po' dovunque sulla mappa. Tipico della Einaudi Immobiliare: ottima qualità/prezzo. Ventidue euro per una mappa cancellata male. Wow. Ma, nonostante sentissi puzza di sòla, sono andata avanti nella lettura. E cosa ho trovato...!
Nel libro "L'italiano - lezioni semiserie" l'autore, Beppe Severgnini, include un "decalogo diabolico". Dieci regolette contenenti, secondo il giornalista, tutta la feccia possibile riguardante la scrittura. E sapete una cosa? La Strazzu-Strazzu le segue quasi tutte, alla lettera. In particolare:
- i punti I e II. Essi recitano, rispettivamente: "Usate dieci parole quando tre bastano", e "Usate parole lunghe invece di parole brevi, sigle incomprensibili e termini specialistici." Strazzu-Strazzu non usa termini specialistici, anzi (ma questo lo vedremo meglio dopo!), ma per il resto ci siamo. Ad esempio, nel prologo de "La strada..." c'è scritto: "[il dio dell'acqua] rovescia le catinelle dal cielo". Oppure, più avanti: "appariva (...) tutt'altro che all'improvviso".
E' un'attitudine che non capisco. Perché preferire "rovescia..." invece che "manda le piogge"? Perché, invece di dire "appariva..." non dire "si vedeva da lontano"? Per me non ha il minimo senso. Bah.
- il V: "Nauseatelo [il lettore] con metafore stantie." Oh, quanto ama Strazzu questo punto. Pezzi di ghiaccio al posto degli occhi, menti volitivi: sembra quasi lo faccia apposta, Chiara, a scegliere proprio le metafore più terribili.
- il X: "Siate noiosi". Su questo non c'è bisogno di spiegazioni, vero?
E la faccenda é ancora più grave del decalogo di Severgnini. Ho letto misfatti grammaticali, nel libro, che voi aNobiiani non potete neanche immaginare: coppie di due punti in un'unica frase, frasi che cominciano con il "che". Per fortuna gli errori di grammatica sono rari, ma quei pochi che ci sono valgono per dieci. Sono rari perchè Chiara Strazzulla adotta uno stile pseudo-aulico, come credo abbiate notato nei primi due punti del decalogo. Questa cosa non mi entusiasma molto. Tuttavia, neanche un linguaggio troppo moderno va bene: e Strazzu-Strazzu utilizza spesso dei termini piuttosto azzardati per un romanzo ambientato in un finto Medioevo. Sapete che cosa mi ricorda? Mi ricorda i tempi dell'infanzia, quando le ginocchia sbucciate facevano meno male dei cuori infranti, i treni arrivavano in orario e... oddio, ma che cos'è questo orrore?! Mi ricorda, comunque, l'anime giapponese "Holly e Benji", che guardavo quando avevo sei anni e... un momento! Sento già la domanda: "Ma che caspita c'entra un manga che parla di calcio con un libro fantasy?" C'entra, invece, c'entra. Seguite il mio ragionamento. Nel manga vi erano spesso errori più o meno gravi riguardanti le leggi della fisica e della medicina; campi che, per un manga il cui fulcro é uno sport, sono parecchio importanti. In un tipico episodio di "Capitan Tsubasa" (il titolo originale) si possono vedere: cardiopatici che giocano intere partite senza rimanerci secchi; microbi di dieci anni che corrono più veloci di Usain Bolt; tiri talmente potenti da far volare non solo le palle, ma anche i portieri che le parano; e altri piccoli grandi errori. Credeteci o meno, la Strazzulla ne "La strada..." fa la stessa cosa di Yoichi Takahashi, l'autore del manga. Certo, nel suo libro il calcio non esiste; ma vi sono certe espressioni linguistiche da far accapponare la pelle. Qualche esempio sparso: mordi e fuggi, succursale, grane, ecc. ecc. Provate ad accoppiare queste espressioni allo stile aulico, e ad un'epoca medioevale, e guardate che risultato cacofonico ne esce. E qui si ritorna al punto di partenza della recensione, la Casacchione Immobiliare. Perché, nel leggere, certe espressioni, mi veniva spontanea una domanda: "Ma dove genzo era l'editor...?" Spettava a lei correggere certi orrori linguistici. E allora perché non sono stati corretti? E perché pagare ventidue euro per un prodotto così fatto male?
E purtroppo i problemi, nel libro, non si limitano solo allo stile della Strazzu. Va tutto male. La storia, ad esempio, é piuttosto bruttina: sembra di vedere le case prefabbricate dei terremotati d'Abruzzo. Le case prefabbricate non sono famose per le loro strutture avveniristiche e originali: sono case, semplicemente. Lo stesso é la storia della Strazzulla. Ma se da una casa non pretendi nulla se non la stabilità, non si può dire lo stesso di un libro, fantasy per di più. In questo genere ci vuole visionarietà, creatività, fantasia; ma nel romanzo della Strazzulla non c'è niente di tutto questo. E' tutto banale, già visto. E' già vista la trama, che ricorda "Il Signore degli Anelli" di Tolkien sotto molti punti. Ma se ai tempi di Tolkien la distruzione dell'artefatto malefico da parte della Compagnia era avveniristico, lo stesso non possiamo dire ora. Eh, Strazzu? E sono già visti pure i personaggi, che in certi aspetti sfiorano l'autocitazione. Ad esempio: perché Dhannam Sulpicius ha la stessa filosofia di Lyannen de "Gli eroi del Crepuscolo", sempre della Strazzu-Strazzu? Perché Amorannon Asduvarlun, oltre ad avere un nome orribile, sembra fratello di Mardyan il Solitario? Perché Adilean Eletilla sembra la versione sciapa di Eowyn, eroina tolkeniana? Non va bene. E i personaggi che non assomigliano a nessuno... non compaiono mai. Difetto già visto ne "Gli eroi...", dove molti personaggi non dicevano praticamente nulla per tutto il romanzo, anche se sulla carta erano personaggi primari. Anche qui: chi diavolo é Arinth? E Ardrachan? E Ametista? Sono personaggi che sarebbero principali, ma alla fine non dicono e fanno nulla. Non appaiono praticamente mai nell'azione, non si sa cosa gli piaccia o cosa non gli piaccia, non fanno il minimo percorso psicologico. Non che anche gli altri protagonisti cambino tanto, nel corso della storia. Rimangono fermamente sulle loro posizioni tratteggiate male, anche se ne hanno subite di tutti i colori. Ma l'Introspezione Psicologica era insieme all'editor? Si spiegherebbero molte cose.

No, Strazzu-Strazzu, no. Non ci siamo proprio. Nel tuo blog avevi detto che eri tanto migliorata, che "La strada..." era un romanzo molto più maturo de "Gli eroi..."; ma a me non sembra. I difetti rimangono, e sono pure molto gravi. E sono pure a caro prezzo: ventidue euro, mica bruscolini. Ventidue euro di cartine disegnate male, raccontati e non mostrati, personaggi piatti, storia impersonale, editing schifosi. Ventidue euro, insomma, di sòla.

Profile Image for Annette.
136 reviews2 followers
August 4, 2012
Mi è capitato tra le mani (o meglio, sotto gli occhi) il prologo del nuovissimo libro di Chiara Strazzulla. Non so quanti di voi la conoscano (quelli che bazzicano anche su Gamberi, Baionette, Infiniti Sentieri e altri blog del genere l'avranno “incontrata” di sicuro), comunque per chi non l'abbia ben presente è l'autrice di un altro capolavoro fantasy edito da Einaudi, Gli Eroi del Crepuscolo. Quest'ultimo è stato un fenomeno (?) della passata stagione, tanto che pare abbia venduto 40.000 copie (??).
Ora, già l'Einaudi che punta su una diciottenne per promuovere il fantasy mi sembra un'esagerazione, ma se poi contiamo anche che la signorina, più che scrivere, "starnutisce" (lei stessa ha detto che scrivere è come starnutire), allora c'è da preoccuparsi.

Ma torniamo al prologo del secondo volume della trilogia, e cioè di La strada che scende nell'Ombra.
La prima impressione appena letto? Una lista della spesa interminabile.
La seconda? Troppo prolisso e narrazione a scatti.
La terza? Spero che il resto del libro non sia così, altrimenti si salvi chi può.
E mi fermo qui, altrimenti anch’io faccio una lista della spesa.

Andiamo con ordine: prima del prologo vero e proprio si ha una specie di cronaca di cosa sta accadendo in un mondo non meglio identificato, dove le terre hanno i nomi dei popoli che le vivono, ad esempio Terra Elfa, Terra Nana e via discorrendo. A mio avviso tutti questi nomi sono ridicoli, ma è un mio parere personale che non deve contare più di tanto.

Il prologo sembra sia la lista della spesa di mia madre sia la Genesi (che è stata ripresa anche da Tolkien nel Silmarillion), e questa cosa mi ha fatto storcere parecchio il naso. Insomma stai scrivendo fantasy, perché devi andare a riprendere cose e idee già avute da altri? Va bene, il tuo mito è Tolkien, ma non vedo perché lo si debba copiare così spudoratamente; nel primo libro (e anche in questo) c'è la Compagnia che intraprende un viaggio, questo non è stato copiare spudoratamente Tolkien? In questo il prologo è identico ad altri, cambiano solo alcune piccole cose, che senso ha?
Piccolo appunto, prima di continuare: la cara Strazzu, comunque, si ritiene un po'(?) sopra le parti e si permette di riprendere in toto idee avute già da altri (appunto personale nell'appunto: tesoro, a dispetto di quello che pensi, questo si chiama plagiare, non «tributo a Tolkien»), ammettendo che non fa nulla di male, ma che «già i Latini lo facevano», perché «la letteratura non deve essere originalità a tutti i costi» e anche Omero ha ripreso situazioni, canoni, stili e altro da letterature precedenti. Questo, però, non vuol dire che sia una cosa permessa a tutti, visto che lei non ha messo niente di «nuovo, brillante e divertente da qualcosa già visto». E paragonarsi ad autori Greci e Latini è eccessivo anche per una diciottenne.

Ma andiamo avanti, mi sono già persa troppo. Se poi andiamo a vedere il prologo vero e proprio ci troviamo brutture del genere:

"In principio c’era il grande Mare di Fiamme, infinito in ogni direzione, e nel mezzo del Mare di Fiamme l’isola beata di Adhon-dil, con le sue spiagge bianche e le torri d’oro e le vette alte da non poterne vedere la cima, sede dei Dodici Dèi."

Quando ho letto questo pezzetto mi sono chiesta se realmente il panorama italiano non possa offrire di meglio. Poi ho ripensato a Cecilia Randall e mi sono detta che in Italia c'è di meglio.
L’editor che ha rivisto (sempre che ci sia stato un lavoro di editing) questo libro non ha pensato che avrebbe potuto consigliare di eliminare un “Mare di Fiamme” di troppo? Forse si è addormentato dopo aver letto la prima lista della spesa e qui non si è ripreso abbastanza in fretta?

Proseguendo con la lettura troviamo la descrizione del ricco Pantheon creato dalla nostra Strazzu e anche qui l'originalità si spreca, ma purtroppo gli elementi sono quattro, gli dei greci e latini avevano gli stessi poteri e lei si è rifatta a loro, no?
E qui, in queste belle descrizioni caratteriali, nonché nei dialoghi, troviamo mille impedimenti alla lettura, fatti di tante piccole "e" sfuggite al controllo della grande diciottenne. Un piccolo esempio:

"Darlyon, dio della parola e delle arti, che parla con le voci di tutti i canti e di tutte le storie, e sa tutte le lingue di tutte le cose viventi e non.[...]
Sirna, dèa madre della terra, il cui ventre genera la vita, signora di tutte le cose che nascono, e crescono, e respirano del suo respiro.[...]
Nadaret, dèa del pianto, che sanguina per tutti i mali e segue in lutto i cortei di battaglia, e sconta con la sua pena le colpe di tutti i mortali.[...]
Al principio gli dèi vivevano nell’isola beata in mezzo al Mare di Fiamme la loro vita immortale, e avevano lì i loro troni e la loro dimora, e un secolo era per loro meno che un attimo;[...]
– Signore, se faremo il mondo, verranno le Genti ad abitarlo, e verrà il male a corromperlo e a nascondersi nelle sue ombre, e ci saranno guerre e morte, e odio e sofferenze, e molte cose buone saranno distrutte mentre cose malvagie sorgeranno, e nulla di questo si potrà evitare.[...]"


Altra questione è quella delle descrizioni con parole altisonanti che rallentano la lettura, come se le "e" non avessero fatto abbastanza danni. Tutte le descrizioni del prologo sono assolutamente inutili, scritte in quel modo, e rendono tutto ancora più prolisso, impedendo il proseguo della lettura.
Un esempio per tutti:

"Poi Lilya e Sirdar si recarono al cospetto di Anman, e lo trovarono assiso sul suo alto seggio bianco, sulla fronte una corona intrecciata di fili d’acqua e di fuoco, lo scettro del potere stretto in pugno."

Ma era troppo difficile scrivere una cosa tipo:

Poi due di loro si recarono da Anman, seduto al suo seggio alto e bianco, sulla sua fronte c'era una corona di fili d'acqua e fuoco intrecciati e lo scettro del potere in mano.

Non mi soffermo oltre sul prologo perché rischio di ripetermi e l'ultima cosa che mi sento di dire è che, come altri, anche questo libro avrebbe bisogno di un editor vero, non di uno che si addormenta dopo due righe o che non sa leggere. Non so quanto possa essere originale (= «nuovo, brillante e divertente da qualcosa già visto») un libro che già in partenza copia da altri autori e di cui l'autrice si considera al pari di geni greci e latini.
A me il prologo è più che bastato per farmi un'idea di come scriva la cara Strazzu e che a questo punto il suo stile non faccia per me, visto che considera il lettore non come un suo pari, ma come qualcuno da prendere per i fondelli.

A un mio amico sono sorte spontanee alcune domande, dopo la lettura di questo grande capolavoro:

1. Ma allora dove ci troviamo? In un qualche universo parallelo? Aldilà? Salotto di casa mia?
2. Il dio dell'acqua può uscire dall'isola o evaporerebbe?
3. Se questi sono dèi, cos'è questo "male" che corromperà le genti? Un'entità superiore?
4. (Considerazione) "Lilya donò al mondo il tempo" ma allora dillo che questi vivono in uno spazio senza tempo, ma non può scrivere di tizi che vivono in mezzo al fuoco e su un'isola e poi dire che il mondo non esiste, cioè, deve spiegare le cose.


Continua a starnutire, cara Strazzu, prima o poi arriverà lo starnuto giusto e riuscirai a fare qualcosa di decente.
___________________________

Recensione scritta per il blog Veiled Mirror
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Profile Image for Letizia Bevilacqua.
6 reviews
Read
October 25, 2023
Antieroi apparentemente spregevoli devono salvare il mondo. Ovviamente lo salvano e ovviamente invece che morire male si redimono. Detta così sembra banale ma i personaggi sono costruiti benissimo e ovviamente, li si ama tutti.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Profile Image for Werehare.
772 reviews29 followers
March 21, 2015
2/10

Riscrittura del suo precedente romanzo, con tutti gli stessi difetti (personaggi cartonati, scopiazzi da Tolkien a tutto andare, cliché a piene mani, scrittura verbosa e noiosa, trama che gira tutta intorno alla solita quest da GDR, manicheismo portato ad estremi imbarazzanti, profezie "perché sì", trovate WTF e plot holes a tutto andare) e tante altre idiozie nuove di zecca: party di "esclusi" che guarda un po' sono tutti uomini etero cis abili tranne... una (1) donna etero cis abile; "bastardi asociali" che vanno d'amore e d'accordo senza alcun problema; toponimi che anche all'asilo infantile di Brusagnolo di Sotto sarebbero motivo di vergogna (Terra Nana, Terra Fata, Terra Elfa... voglio morire); kattivo sgamabile più o meno da pagina 15 la cui identità dovrebbe essere il colpo di scena finale; e tante altre cose che ho rimosso per riuscire a dormire la notte.
In più, c'è l'aggravante che non si tratta nemmeno di un'opera prima. La Strazzulla parrebbe proprio incapace di migliorare, anche col passare del tempo e con le migliori intenzioni. D'altra parte, per migliorare queste due cose da sole non bastano: sembra che l'autrice non abbia proprio voluto rimboccarsi le maniche e studiare un po', ma abbia vomitato su carta un rimasticamento dell'unica storia che le ronza in testa da anni e anni a questa parte, avvolta in una sottile patina di "novità" dagli addetti del marketing.
Profile Image for Marco.
20 reviews6 followers
July 8, 2014
Un po' meglio del primo ma nulla più.
Displaying 1 - 5 of 5 reviews

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